Architettura

La Rabatana (in origine denominata Arabetana, poi Arabatana, cioè “tana degli Arabi”, ma più probabilmente da Ribat che significa città fortificata, borgo) ha una complessa struttura architettonica difensiva di chiara impronta saracena, con cunicoli, un diffuso sistema di grotte interno alle abitazioni, strettoie e volte a vela (denominate anche a schiena d’asino). Il quartiere è caratterizzato da un tipo di costruzione in pietre non squadrate, costituite spesso da un assortimento dimensionale che va dal ciottolo al masso informe. Ne risulta un tipo di muratura non perfettamente uniforme con pietre assemblate in maniera approssimata.
È probabile che le case e i palazzi vennero costruiti simultaneamente per essere comunicanti tra di loro con finestre e feritoie. Queste ultime consentivano di tenere sotto controllo una vasta area  senza essere visti dall’esterno. Tutta la Rabatana è dotata di un sistema di protezione a prova di sfondamento, con strade strette e scoscese, portoni fortificati e sbarramenti progressivi disposti in modo concentrico ascendente verso la sommità collinare. Ripide viuzze d’accesso erano state realizzate solo all’esterno dell’intero caseggiato. Passanti sotto arcate, i vicoli, simili a corridoi interni, attraversano le costruzioni abitate, che in passato consentivano i controlli e gli interventi anche dall’alto, eludendo improbabili attacchi a sorpresa.

Gradinata

La gradinata, denominata la “pietrizze”, in dialetto tursitano, è un’ampia e irta strada che si estende per oltre 200 metri di lunghezza, poggia su un costone di timpa e all’origine era un selciato a gradini di pietre calcari. Venne costruita nel 1600 circa da Carlo Doria, nipote di Andrea Doria e signore di Tursi, in sostituzione di un viottolo più pericoloso. Il committente la fece costruire con lo stesso numero di gradini di un suo palazzo a Genova che in seguito denominò Palazzo Tursi (l’attuale palazza dell’amministrazione).