{"id":5761712,"date":"2015-03-10T17:05:47","date_gmt":"2015-03-10T16:05:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5761712"},"modified":"2015-03-10T17:05:47","modified_gmt":"2015-03-10T16:05:47","slug":"rocco-scotellaro-noi-che-facciamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5761712","title":{"rendered":"Rocco SCOTELLARO, NOI CHE FACCIAMO ?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><strong>ROCCO SCOTELLARO \u2013 E\u2019 FATTO GIORNO &#8211; CAPOSTORNO<\/strong><\/p>\n<p><strong>NOI CHE FACCIAMO ?<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Ci hanno gridato la croce addosso i padroni<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">per tutto che accade e anche per le frane<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">che vanno scivolando sulle argille.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Noi che facciamo? All\u2019alba stiamo zitti<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">nelle piazze per essere comprati<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">la sera \u00e8 il ritorno nelle file<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">scortati dagli uomini a cavallo,<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">e sono i nostri compagni la notte<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">coricati all\u2019addiaccio con le pecore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Neppure dovremmo ammassarci a cantare,<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">neppure leggerci i fogli stampati<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">dove sta scritto bene di noi!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Noi siamo i deboli degli anni lontani<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">quando i borghi si dettero in fiamme<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">del Castello intristito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Noi siamo i figli dei padri ridotti in catene.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Noi che facciamo?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Ancora ci chiamano<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">fratelli nelle Chiese<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">ma voi avete la vostra cappella<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">gentilizia da dove ci guardate.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">E smettete quell\u2019occhio<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">smettete la minaccia<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">anche le mandrie fuggono l\u2019addiaccio<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">per qualche stelo fondo nella neve.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Sentireste la nostra dura parte<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">in quel giorno che fossimo agguerriti<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">in quello stesso Castello intristito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Anche le mandrie rompono gli stabbi<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">per voi che armate della vostra rabbia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Noi che facciamo?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Noi pur cantiamo la canzone<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">della vostra redenzione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Per dove ci portate<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">l\u00ec c\u2019\u00e8 l\u2019abisso, l\u00ec c\u2019\u00e8 il ciglione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">Noi siamo le povere<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">pecore savie dei nostri padroni.<\/span><\/p>\n<h6>______________________________<\/h6>\n<h6>II ed. dicembre 1954 di <em>E\u2019 fatto giorno <\/em>con<\/h6>\n<h6>10 Tavole di Aldo Turchiaro, p. 70-1<\/h6>\n<h6>Pubblicata in \u00ab The New York Times Magazine \u00bb, 13 marzo 1949 e in \u00ab Avanti \u00bb, 7 aprile 1949.<\/h6>\n<h6>________________________________________<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Carlo Muscetta sembra quasi contrappore la poesia <em>Noi che facciamo?<\/em> a <em>Sempre nuova \u00e8 l\u2019alba<\/em>. In <em>Noi che facciamo?<\/em> egli sente esprimersi la forza impetuosa dei momenti epici che affiorano alla coscienza pi\u00f9 evoluta delle masse, legge un canto bellissimo, pieno di popolare energia. Ma non gli sembra che Rocco andasse oltre, che egli avesse l\u2019animo per innalzarsi a una \u201c Marsigliese contadina \u201d. \u00abUna \u00abMarsigliese\u00bb non pu\u00f2 che esprimere una rivoluzione nella sua fase esplosiva ed espansiva, e come inno politico non pu\u00f2 non avere estremamente chiari i motivi ideologici e di classe che guidano un popolo alla lotta in un determinato momento. Sempre nuova \u00e8 l\u2019alba [ \u2026 ] finisce l\u00e0 dove dovrebbe cominciare, dove il giovane poeta, piuttosto che abbandonare il capo a un idilliaco struggimento \u00ablungo il perire dei tempi\u00bb avrebbe dovuto svolgere il concetto, rimasto generico e vago, che \u00abnei sentieri non si torna indietro\u00bb.<\/h6>\n<h6 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Giuliano Ladolfi, nella rivista trimestrale di poesia, arte e letteratura Atelier, legge l\u2019intera produzione poetica scotellariano sotto l&#8217;aspetto\u00a0stilistico e\u00a0tematico. Sotto questo secondo aspetto ritiene che le tematiche affrontate da Scotellaro sono estremamente varie, al punto che suona fortemente riduttivo definire Scotellaro cantore dei poveri e dei diseredati meridionali (con buona pace di Gaetano Cappelli e Marina Valensise). <em>Noi che facciamo<\/em>?, nell\u2019analisi di Ladolfi, apre la tematica della denuncia sociale, che, secondo il suo giudizio, assume una funzione importante ma non predominate e si propone come una denuncia corale di uno sfruttamento che abbruttisce l\u2019essere umano pi\u00f9 sotto il profilo della dignit\u00e0 che dal lato economico, come ribellione a una situazione insostenibile.<\/h6>\n<h6 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pu\u00f2 essere interessante, come contributo alla comprensione d\u2019insieme di un motivo della poetica scotellariana, riportare il paragrafo del saggio di Ladolfi che si occupa della tematica in questione. La domanda \u00abnoi che facciamo?\u00bb non prospetta risposte, mira ad una presa di coscienza prima ancora che ad un programma politico. Anche il riferimento all\u2019uguaglianza evangelica si traduce in un atto di accusa contro chi stravolge il messaggio di Ges\u00f9 Cristo, interpretato come parola che trasforma i rapporti umani e non come ritualit\u00e0: \u00ab<em>Sappiamo tutti la tua vera gloria \/ Signore della Croce \/ che non hai pi\u00f9 bisogno di incens<\/em>i\u00bb (<em>\u00c8 fatto giorno<\/em>, in <em>Tutte le poesie di Rocco Scotellaro, Oscar Mondadori 2004, <\/em>p. 279). Profondamente religiosa con intonazioni liturgiche \u00e8 la Messa a \u00ablo Spirito Santo\u00bb (<em>op. cit. <\/em>p. 180):<\/h6>\n<h6>\u00abNo, Signore, io non son degno!\u00bb<\/h6>\n<h6>tre volte<\/h6>\n<h6>ed il silenzio lungo.<\/h6>\n<h6>\u00abDilanio, Signore, le tue carni,<\/h6>\n<h6>il tuo sangue mi bevo.<\/h6>\n<h6>Per ogni secolo nei secoli<\/h6>\n<h6>su questo crudo altare noi ti abbiamo<\/h6>\n<h6>nuovamente ucciso, Signore.\u00bb<\/h6>\n<h6>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pure profondamente evangelica \u00e8 la chiusura <em>di Pasqua \u201947<\/em> (<em>op. cit. <\/em>p. 217): \u00ab<em>E sento il dolore della miseria \/ dei servi ammessi ai tavoli \/ nelle case dei padroni, oggi<\/em>\u00bb per una concessione che appaga la coscienza, ma non muta la situazione.<\/h6>\n<h6>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Rare, ma operanti, sono anche le immagini bibliche: \u00abGallo cant\u00f2. Mi lacerava il sonno. \/ Cantarono pi\u00f9 galli il tradimento \/ il mio spergiuro innocuo d\u2019ogni sera\u00bb (Bugiarda l\u2019anima, <em>op. cit. <\/em>p. 189).<\/h6>\n<h6>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La poesia di Scotellaro raggiunge anche il tono della protesta:<\/h6>\n<h6>Gridano al Comune di volere<\/h6>\n<h6>il tozzo di pane e una giornata<\/h6>\n<h6>e scarpe e strade e tutto.<\/h6>\n<h6>E ci mettiamo a maledire insieme,<\/h6>\n<h6>il sindaco e le rondini e le donne,<\/h6>\n<h6>e il nostro urlo si fa pi\u00f9 forte. (<em>E ci mettiamo a maledire insieme<\/em>, <em>op. cit. <\/em>p. 65)<\/h6>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E proprio sulla fondamentale onest\u00e0 dell\u2019uomo Scotellaro si innesta la delusione per la sconfitta del Fronte Popolare alle elezioni del 1948, vissuta come fallimento di un programma di rinnovamento delle condizioni della povera gente:<\/p>\n<h6>I padroni hanno dato da mangiare<\/h6>\n<h6>quel giorno si era tutti fratelli,<\/h6>\n<h6>come nelle feste dei santi<\/h6>\n<h6>abbiamo avuto il fuoco e la banda.<\/h6>\n<h6>Ma \u00e8 finita, \u00e8 finita, \u00e8 finita<\/h6>\n<h6>quest\u2019altra torrida festa<\/h6>\n<h6>siamo qui soli a gridarci la vita<\/h6>\n<h6>siamo noi soli nella tempesta.<\/h6>\n<h6>[&#8230;]<\/h6>\n<h6>Noi siamo rimasti la turba<\/h6>\n<h6>la turba dei pezzenti,<\/h6>\n<h6>quelli che strappano ai padroni<\/h6>\n<h6>le maschere coi denti. (Pozzanghera nera il diciotto aprile, <em>op. cit. <\/em>pp. 53-54)<\/h6>\n<h6 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Di fronte al disorientamento delle giovani generazioni che <em>\u00abnon sanno che sperdersi \/ davanti alle lucide vetrine \/ alle dicende dei bar \/ ai tram in rapida corsa \/ alla pubblicit\u00e0 \/ padrona delle piazze<\/em>\u00bb, che \u00ab<em>tanto perch\u00e9 il tempo si ammazzi \/ cantano una qualsiasi canzone<\/em>\u00bb oppure \u00ab<em>son sprofondati talvolta in salotti \/ a far orgia di fumo e di esistenzialismo \/ giovani malati [\u2026] di niente\u00bb, per i quali la \u00abgiovinezza \u00e8 \/ il pi\u00f9 crudo dei tormenti<\/em>\u00bb, il poeta apre una prospettiva: \u00ab<em>\u00c8 tempo di crucciarsi \/ di dir di s\u00ec all\u2019Uomo che saremo \/ e che ci aspetta \/ alla Cantonata \/ con falce e libro in mano<\/em>\u00bb (<em>Giovani come te<\/em>, <em>op. cit. <\/em>pp. 203-205).<\/h6>\n<h6 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Qui troviamo la medesima aspirazione presente nelle ultime composizioni di Margherite e Rosolacci, in cui viene ripreso il tema politico. Nella prima il poeta si rivolge <em>Ai giovani comunisti<\/em> (<em>op. cit. <\/em>pp. 282-284) con l\u2019entusiasmo di chi condivide la loro passione, ma sa anche abbracciare idealmente gli avversari Americani:<\/h6>\n<h6>Io sono con voi, con i giovani comunisti<\/h6>\n<h6>che mi promettono, come io prometto, che mai<\/h6>\n<h6>ci sar\u00e0 una trincea e un mirino<\/h6>\n<h6>puntato sul petto di mio cugino americano.<\/h6>\n<h6>Io sono con voi per convincere il guardiano<\/h6>\n<h6>che tutta la pianura afosa del mondo<\/h6>\n<h6>aspetta l\u2019irrigazione dalla notte scura e silenziosa.<\/h6>\n<h6>Venga il mattino per i giovani del 1953<\/h6>\n<h6>e sulle bocche arse rispunti il sorriso,<\/h6>\n<h6>o quest\u2019anno o saremo invecchiati,<\/h6>\n<h6>e voi mostrerete i giardini sovietici<\/h6>\n<h6>ricresciuti dai fossi delle bombe naziste,<\/h6>\n<h6>e i miei amici americani dovranno riconoscerli,<\/h6>\n<h6>e ognuno buttando alla deriva i fucili puntati,<\/h6>\n<h6>noi impareremo la via sottomessa dove bisogna andare<\/h6>\n<h6>e molti, forse anch\u2019io, non moriremo affogati.<\/h6>\n<h6 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sotto il segno dello stesso ideale di fraternit\u00e0, di pace e di giustizia viene elevato un inno a Stalin in occasione della sua morte:<\/h6>\n<h6>L\u2019uomo che vide suo padre calzare<\/h6>\n<h6>gli uomini e farli camminare<\/h6>\n<h6>impar\u00f2 da quell\u2019arte umile e felice<\/h6>\n<h6>la meraviglia di servire l\u2019uomo.<\/h6>\n<h6>[&#8230;]<\/h6>\n<h6>Quell\u2019uomo muore. Attorno attorno<\/h6>\n<h6>alla ceppaia gigantesca che \u00e8<\/h6>\n<h6>agili frullano i vivai che piant\u00f2 nel mondo.<\/h6>\n<h6>Ogni uomo che d\u00e0 agli uomini amore profondo<\/h6>\n<h6>e il pane e le scarpe e la casa e le macchine<\/h6>\n<h6>pu\u00f2 dire chi era Stalin e la ragione del mondo. (<em>L\u2019uomo<\/em>, <em>op. cit. <\/em>p. 285)<\/h6>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A nessuno che si prefigga la comprensione della poesia di Scotellaro \u00e8 delegato il compito di valutarne gli orientamenti politici, perch\u00e9 sullo statista russo, in quei tempi mitizzato dalla propaganda politica, egli proietta il proprio ritratto di attivista pochi giorni prima della morte. A lui lo legava anche la professione paterna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\">ROCCO SCOTELLARO \u2013 E\u2019 FATTO GIORNO &#8211; CAPOSTORNO<\/p>\n<p>NOI CHE FACCIAMO ?<\/p>\n<p>Ci hanno gridato la croce addosso i padroni<\/p>\n<p>per tutto che accade e anche per le frane<\/p>\n<p>che vanno scivolando sulle argille.<\/p>\n<p>Noi che facciamo? 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