{"id":5761789,"date":"2015-04-20T12:04:33","date_gmt":"2015-04-20T10:04:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5761789"},"modified":"2015-04-20T17:40:58","modified_gmt":"2015-04-20T15:40:58","slug":"ricordo-di-mastro-innocenzo-bertoldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5761789","title":{"rendered":"Povera e nuda vai &#8230; Poesia. Un pezzo di storia tricaricese"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019Universit\u00e0 di Mastro Innocenzo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Questo ricordo di mastro Innocenzo Bertoldo<\/strong> riprende con marginali varianti il ricordo che pubblicai alcuni anni fa. Aggiungo quindi la storia della seconda amministrazione Scotellaro e divago su un lemma del <strong>Dizionario del Dialetto Tricaricese dell\u2019arch. Domenico Carmine Langerano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><strong>Inizio dal Dizionario, un\u2019pera che mi ha lasciato a <\/strong>bocca aperta. Lo legger\u00f2 tutto, parola per parola: un impegno che \u00e8 anche l\u2019augurio che mi resti uno scampolo di vita sufficiente, perch\u00e9 l\u2019impresa sar\u00e0 lunga e faticosa. E sulla lunghezza, alla mia et\u00e0, non posso garantire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A una prima scorsa mi sono fermato al lemma (pag. 60) <strong>Don-Piskop\u00e8tt <\/strong>\u201cSoprannome dato da <em>mast\u00eb-Nuc\u00e8nz u-mmastaridd <\/em>(v) a un celebre avvocato (Leopardi) <em>\u2026<\/em>\u201d, spiega Langerano. <em>M<em>ast\u00eb-Nuc\u00e8nz u-mmastaridd <\/em><\/em>era il sopranome di mastro Innocenzo Bertoldo, e di qui il ricordo di lui che intendo rinnovare. Perch\u00e9 era soprannominato u-mmastaridd ? Perch\u00e9 il padre faceva il bastaio, fabbricava, vendeva e aggiustava basti per animali da soma. Mastro Innocenzo non segu\u00ec le orme del padre, fece il calzolaio e suonava il clarinetto nella banda locale. <strong>E per alcuni anni frequent\u00f2 una prestigiosa Universit\u00e0, di cui dir\u00f2 pi\u00f9 avanti<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don Piskopett non era l&#8217;avv, Leopardi, come scrive Langerano, ma il tricaricese avv. Mario Gaetano, che, agli inizi degli anni Cinquanta fu segretario provinciale della DC. Preciso tuttavia, se mai ce ne fosse bisogno, che Mario Gaetano non \u00e8 il giovane avvocato di cui in seguito parler\u00f2 a lungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019avv. Leopardi, a torto citato,\u00a0 nei miei ricordi si collega al film <em>I Basilischi <\/em>di Lina Werthm\u00fcller. Certamente vorr\u00f2 e dovr\u00f2 parlare di Rebuzzini, pure citato nella spiegazione del suddetto lemma. Come pure vorr\u00f2 e dovr\u00f2 raccontare la mia versione diversa e, secondo me, preferibile e pi\u00f9 razionale \u2013 se \u00e8 possibile che una simile storia contenga un che di razionale -, rispetto a quella raccontata da Mimmo Langerano (p. 213) della sarda salata che, nei duri momenti di siccita, quando i raccolti minacciavano di bruciare, veniva messa in bocca a Sant Nucenz perch\u00e9 provocasse la pioggia. Credenza o burla che richiama la dabbenaggine di alcuni paesani di Albano, che, sempre in un momento di siccita, pensarono di dar da mangiare al loro asino un ciuffo d\u2019erba che, giallo e moribondo, ancora resisteva in cima al campanile. Legarono all\u2019asino una corda al collo per issarlo. L\u2019asino tir\u00f2 le cuoia con una smorfia e i suoi padroni si felicitavano, dicendo: &#8211; Vir com rir u ciuccio, i\u00e8 cuntent, ca stai p mangi\u00e0! -.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Me \u00e8\u00a0bene che torni serio e finalmente mi dedichi al ricordo di mastro Innocenzo Bertoldo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<strong> Mastro Innocenzo Bertoldo ha un posto di rilievo nella storia di Tricarico<\/strong> come vice di Rocco Scotellaro: vice segretario della sezione socialista e vice sindaco in tutte due le sindacature di Scotellaro. Era stato un grande amico e compagno di mestieri di Vincenzo Scotellaro, padre di Rocco. Tutte due calzolai, tutte due suonatori nella banda locale: di clarinetto mastro Innocenzo, di trombone mastro Vincenzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si diceva \u2013 per scherzo o per cattiveria \u2013 che mastro Innocenzo fosse analfabeta e avesse imparato solo a scrivere la sua firma per superare la prova di alfabetismo, che \u00e8 condizione di eleggibilit\u00e0, senza conoscere le singole lettere dell\u2019alfabeto che componevano il suo nome. Mastro Innocenzo, dicevano calunniando o scherzando, la firma la disegna, non la scrive. Ma ha stancato la mano, mastro Innocenzo ad apporre la sua firma su carte d\u2019identit\u00e0, certificati e documenti in vece del sindaco, in ufficio e per strada. &#8211; Mast Nuce\u2019, mitt&#8217;m na firm \u2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La diceria dell\u2019analfabetismo lo faceva sorridere. \u2013 Io \u2013 si vantava &#8211; ho fatto l\u2019Universit\u00e0, eccome. La mia Universit\u00e0 v\u2019la sunnata -. L\u2019Universit\u00e0 mastro Innocenzo l\u2019aveva fatta alle Tremiti, al confino, e in carcere, e aveva avuto come Maestri nomi illustri di intellettuali antifascisti, confinati o carcerati come lui. Per ricordare il tempo del confino diceva: \u00abQuand\u2019ero all\u2019Universit\u00e0\u00bb o, pi\u00f9 raramente, \u00abQuand\u2019ero all\u2019isola\u00bb. <strong>Fu una Scuola che gli dette testa e cuore per capire quando il mondo gira dritto e quando gira storto. Una vera Universit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I socialisti e i comunisti di Tricarico, che non avevano fatto l&#8217;universit\u00e0 come lui,\u00a0covavano il complesso della mancanza di un laureato tra le proprie fila che li dirigesse, e quando un laureato si fece avanti ci fu chi immagin\u00f2 che bisognasse mettere da parte Rocco Scotellaro, che laureato non era, o, quanto meno, che bisognasse collocarlo in seconda fila.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto accadde nell&#8217;anno di grazia\u00a01948. Il 18 aprile di quell&#8217;anno Rocco Scotellaro aveva scelto il Fronte Popolare, contro il parere dei suoi grandi amici Manlio Rossi Doria e Carlo Levi e aveva addirittura provocato la crisi della sua amministrazione, di cui facevano parte repubblicani e indipendenti, che si dimisero in dissenso con la scelta frontista del sindaco. Si doveva quindi eleggere la nuova amministrazione. Si fece avanti un giovane avvocato. Precisamente: un giovane dottore in giurisprudenza non ancora avvocato e, forse, data la giovane et\u00e0, non ancora procuratore legale, ma a Tricarico chiamavano avvocato anche uno studente in legge al primo giorno d\u2019iscrizione. Il giovane avvocato aveva un recentissimo passato incompatibile con la democrazia: se la tragedia che sconvolse l\u2019Italia fu una guerra civile, ebbene, l\u2019avvocato si era schierato dall\u2019altra parte. (Togliatti, il capo dei comunisti, chiuse la partita con un gran perdono. E fece bene). Insomma &#8211; tornando a noi &#8211; il giovane avvocato tricaricese\u00a0era stato un repubblichino. Ma non\u00a0ne fece un problema, n\u00e9 lui n\u00e9 chi qualche domanda avrebbe dovuto porsela. Il giovane avvocato indoss\u00f2 una casacca saragattiana e si fece avanti. Negli anni a venire cambi\u00f2 altre volte casacca, spostandosi da sinistra a destra e da destra a sinistra, coerentemente sempre alle estremit\u00e0, e le federazioni materane dei due gloriosi partiti della classe operaia, cieche e mute, naturalmente non vedevano e non parlavano. Al Nostro &#8211; socialcomunista nel 1948 &#8211; non si sa cosa ne fu dell\u2019ascendenza saragattiana immediatamente precedente -, missino-monarchico nel 1953, socialcomunista nel 1957, e via andando alternando nelle successive elezioni comunali, riusc\u00ec una sola volta\u00a0di occupare per un breve periodo la poltrona di sindaco di Tricarico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Detto pane al pane e vino al vino, la poltrona la strapp\u00f2\u00a0a Rocco Scotellaro in occasione (non dico approfittando) dell\u2019ingiusta detenzione di Rocco. Ma su quella poltrona\u00a0sedette per poco e ne fu sloggiato, destituito dalle sue cariche in quanto ineleggibile per il suo passato repubblichino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quando si era fatto avanti\u00a0non gli si disse \u00abNo, grazie. Abbiamo Rocco Scotellaro\u00bb, ma ci fu chi ritenne che fosse stata trovata l\u2019alternativa a Rocco Scotellaro, che a venticinque anni una laurea non l\u2019aveva ancora, e a trent\u2019anni, quando mor\u00ec, continuava a non averla. La lista dell\u2019Aratro col cappello frigio (simbolo della sinistra) per l\u2019elezione del nuovo consiglio comunale fu il frutto di un faticoso compromesso e di un misterioso imbroglio. Il compromesso fu che la lista dei candidati sarebbe stata presentata in ordine alfabetico; l\u2019imbroglio che l\u2019ordine alfabetico sub\u00ec un disguido in testa. Il coltivatore diretto Baratta Francesco Paolo fu n. 2 e l\u2019avvocato, che, per l\u2019ordine alfabetico, avrebbe dovuto seguire Baratta, fu n. 1. Capolista! Il nome di Rocco Scotellaro nella lista fu sedicesimo, ultimo, secondo il patto dell\u2019ordine alfabetico. Egli aveva dovuto subire una candidatura incompatibile con la natura stessa della sinistra, e non solo della sinistra, aveva accettato il compromesso della lista in ordine alfabetico, ma non avrebbe assolutamente consentito l\u2019inversione in testa alla lista, non per motivi personali ma perch\u00e9 il capolista qualifica la lista. Ma l\u2019inversione misteriosamente si materializz\u00f2. Un primo schiaffo a Rocco Scotellaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vot\u00f2. La lista Aratro vinse a stento (16 a 4 consiglieri). Ce ne sarebbe da raccontare, ma mi limito a dire che i 16 consiglieri della maggioranza erano divisi in due tronconi, chi a favore di Scotellaro e chi a favore dell\u2019avvocato, nessuno dei quali aveva i numeri per eleggere il sindaco e la giunta. Una seduta and\u00f2 deserta per mancanza del numero legale, ci vollero tre mesi di misteriosi conciliabili e segrete trattative per eleggere il sindaco, che fu Scotellaro, e la giunta. Si era giunti al punto che, secondo la legge elettorale nel tempo vigente, poco mancava allo scioglimento della \u201cnuova\u201d amministrazione. Ci fu quindi un atto di resipiscenza e Scotellaro fu eletto sindaco sul filo di lana. Secondo schiaffo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dopo un anno (1949), approfittando di un\u2019assenza di Scotellaro, ad iniziativa dell\u2019avvocato, che, non lo si dimentichi, era consigliere di maggioranza, e con l\u2019appoggio di consiglieri di maggioranza a lui fedeli, fu presentata una mozione di sfiducia contro il sindaco: c\u2019era ancora chi non si rassegnava ad avere un sindaco non laureato, pur essendoci un laureato che avrebbe potuto prenderne il posto. Terzo schiaffo, anche se la posizione di Rocco ne usc\u00ec rafforzata, perch\u00e9 la sfiducia fu respinta nonostante che essa fosse stata votata anche dalla minoranza democristiana, come logica comandava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un altro anno (1950) Rocco Scotellaro sub\u00ec l\u2019ingiusto arresto e, all\u2019uscita dal carcere, pienamente assolto con una motivazione che chiaramente alludeva alla ragione politica dell\u2019incriminazione, fu costretto a dimettersi. Quarto schiaffo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tricarico ebbe finalmente un sindaco laureato, ma per poco, perch\u00e9 il sindaco-laureato, come ho gi\u00e0 detto, non era eleggibile a causa del suo passato repubblichino. Il consiglio comunale elesse nuovo sindaco il falegname Nicola Locuoco, detto Porcogiuda per la sua mania di ricorrere frequentemente a questa innocua e innocente invettiva. Porcogiuda era un brav\u2019uomo, raccolse i cocci e fece del suo meglio per portare in porto quella che sarebbe dovuta essere la seconda amministrazione di Rocco Scotellaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il 7 gennaio 1953 l\u2019amministrazione comunale fu rinnovata con elezioni democratiche. Le cose erano messe male per la sinistra, che, per turare le falle, invi\u00f2 a Tricarico un folto stuolo di propagandiste, belle fanciulle emiliane politicamente ben preparate, dirette da un dirigente comunista di un paese vicino, che col tempo diventer\u00e0 senatore. Il bersaglio del futuro senatore fu l\u2019amministrazione uscente. Egli escogit\u00f2 la comica tesi che quella amministrazione si era comportata cos\u00ec male, ma cos\u00ec male, che si era trasformata in un\u2019amministrazione \u2026 democristiana. Per la cronaca, di questa amministrazione Rocco Scotellaro rimase disciplinatamente a farne parte fino all\u2019ultimo giorno del mandato. Con le propagandiste emiliane io e Gino Lauria non dico che stabilimmo rapporti di amicizia, ma certamente di stima e di rispetto. Erano ragazze intelligenti e, in privato, sfogandosi con noi due, criticavano l\u2019impostazione della loro campagna elettorale. Avrebbero voluto che si spiegasse il buono (i due anni di amministrazione Scotellaro e l\u2019onesta gestione Locuoco) e il cattivo (le beghe per far fuori Scotellaro) e che si sostenesse che, nel complesso, quella era stata una buona amministrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1956 la sinistra candid\u00f2 alle elezioni provinciali Antonio Albanese, che allora era comunista. Antonio non era ancora laureato e i compagni entrarono moderatamente in crisi, cercando di farsene una ragione. Mi confidava Antonio che tra i compagni c\u2019era chi si consolava \u00abMah, pur Rr\u2019ccuccio (Rocco Scotellaro) nun\u2019 er laureat\u00bb \u2013 e chi lo esortava: \u00abAnto\u2019, ma pecch\u00e9 nun ti pighia pur tu na\u2019 laurea da poeta com\u2019a Rr\u2019ccuccio?\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Refugium peccatorum <\/em>si diceva della facolt\u00e0 di giurisprudenza. A Tricarico riuscirono a riabilitare questa gloriosa facolt\u00e0. Il <em>refugium <\/em>divenne la poesia. <strong>Povera e nuda vai &#8230; Poesia! <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">L\u2019Universit\u00e0 di Mastro Innocenzo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Questo ricordo di mastro Innocenzo Bertoldo riprende con marginali varianti il ricordo che pubblicai alcuni anni fa. Aggiungo quindi la storia della seconda amministrazione Scotellaro e divago su un lemma del Dizionario del Dialetto Tricaricese dell\u2019arch. Domenico Carmine Langerano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Inizio dal Dizionario, un\u2019pera che [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[16],"tags":[698],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow\" \/>\n<meta name=\"googlebot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta name=\"bingbot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5761789\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Povera e nuda vai ... 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