{"id":5762020,"date":"2015-07-19T19:31:48","date_gmt":"2015-07-19T17:31:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5762020"},"modified":"2015-07-19T22:28:08","modified_gmt":"2015-07-19T20:28:08","slug":"una-testimonianza-diretta-di-maurizio-valenzi-del-ritorno-di-togliatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5762020","title":{"rendered":"Una testimonianza diretta (di Maurizio Valenzi) del ritorno di Togliatti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/TOGLIATTI.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-5762021 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/TOGLIATTI-219x300.jpg\" alt=\"TOGLIATTI\" width=\"219\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/TOGLIATTI-219x300.jpg 219w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/TOGLIATTI.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 219px) 100vw, 219px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><em>Ercoli, l&#8217;uomo che veniva da Mosca, Palmiro Togliatti, il capo leggendario che nessuno conosceva, si present\u00f2 alla porta della cadente federazione napoletana del Pci la sera del 27 marzo deI 1944. Dopo un viaggio asiatico levantino mediterraneo pi\u00f9 adatto al trench di Humphrey Bogart che ai suoi occhialetti da intellettuale anni Trenta. Nessuno lo aveva mai visto tra i dirigenti napoletani, e nessuno lo aspettava cos\u00ec d&#8217;improvviso. Nessuno immaginava soprattutto le scelte che i suoi primi cento giorni italiani preparavano, dopo diciotto anni di esilio e di lunga familiarit\u00e0 coi capi superstiti del bolscevismo della vecchia Internazionale (e con Stalin, il mito in terra). Vestiva una giacca di tweed marrone, un maglione di lana, e coi suoi cinquantun anni portati male e la pipa in mano, apparve a Valenzi come uno dei tanti ufficiali inglesi che nella Napoli dei fal\u00f2 per le strade e delle segnorine giravano in cerca di fortuna. Napoli era allora la capitale di un&#8217;Italia virtuale divisa dalla guerra, e viveva i suoi grandi momenti di miseria e di orgoglio, poverissima e ferita, ma insieme vivissima di fermenti e di speranze, e di ricordi di antica capitale. L&#8217;attesa era dei comunisti &#8211; divisi tra eretici e ortodossi; intransigenti e fautori di una via democratica, nessuno sapendo dove sarebbe stata l&#8217;eresia e dove la virt\u00f9 -; ma aspettavano le prime mosse di Togliatti anche gli altri antifascisti, e Croce e il suo gruppo, politici e politicanti, intellettuali, questuanti vari, ex-fascisti timorosi. E sembra, leggendo questa cronaca del giorno per giorno di un protagonista di allora, che, come il sasso caduto nello stagno, Togliatti, sbarcando a Napoli, mettesse in moto tutto, e tutti quanti, uniti e divisi, mettesse in una marcia prefigurante l&#8217;Italia di poi. E che lui, Togliatti, fosse mosso, nelle svolte di quei cento giorni, dalla visione di quella Napoli capitale: immagine, sintesi, storia e cronaca, specchio e spaccato di un&#8217;Italia sconosciuta e vera. (A cura di Pietro Gargano)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #008000;\">Maurizio Valenzi, pittore, senatore e parlamentare europeo, \u00e8 stato il sindaco di Napoli forse pi\u00f9 popolare del dopoguerra. Nei primi anni Trenta, a Tunisi, ha iniziato l\u2019attivit\u00e0 politica antifascista, che lo porter\u00e0, tra il Nordafrica e Parigi, prigionia e campi di concentramento, a diventare membro del CLN e dirigente del Pci, e, dal 1944, esponente di primo piano della vita culturale e politica napoletana.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>Di seguito incollo le pagine 17. \u00a018, 19, 20 e 21 del volumetto di Valenzi, ricevute da Gilberto Marselli, che ringrazio (a.m.)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sera napolitana del 27 marzo 1944\u00a0 una delle tante di quel tempo, deserta e cieca. All\u2019imbrunire il coprifuoco svuota le strade. i lampioni restano spenti, fragile scudo di buio contro le incursioni degli Junker 88 della Luftwass. Ma qui a volte anche la natura congiura col nemico: il Vesuvi0 accende i suoi bracieri e indica la rotta nell\u2019oscurit\u00e0 agli aerei tedeschi, il 14 marzo le bombe naziste hanno fatto subito 3oo morti e cumuli di rovine. Il 19 il vulcano, liberatosi dalla lava pressante, ha fatto 5 vittime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La montagna lancia ancora cenere nell\u2019aria umida e fumosa. Stasera rari lumi filtrano dalle finestre delle case. Nelle stanze finalmente silenziose della federazione comunista di San Potito siamo rimasti in tre, Salvatore Cacciapuoti, Clemente Maglietta e io. Abbiamo fame e sonno, ma restiamo. Soprattutto Cacciapuoti, il segretario, insiste per fare un bilancio della giornata: quanta gente ha consumato le scale dell\u2019ottocentesco palazzetto grigio, quali nodi politici restano implicati, quanto manca al bilancio del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 21 Maglietta rinuncia, \u201cio stacco, non ce la faccio pi\u00f9\u201d. L\u2019obiezione di Cacciapuoti \u00e8 un sussulto di tosse, il suo modo nervoso di dissentire. Sto per dare ragione a Maglietta, mi fermano due colpi alla porta, decisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019occhiata all\u2019orologio e ci mettiamo all\u2019erta. \u00c8 un\u2019ora insolita per le visite, abbiamo qualche avversario, la citt\u00e0 \u00e8 infestata di bande di disertori americani pronti ad usare le armi per pochi spiccioli o per una gratuita violenza. Cacciapuoti va alla porta. Sentiamo il cigolio del battente e un vago mormorio. Decifriamo una frase appena: \u00ab\u00e8 troppo tardi, la federazione \u00e8 chiusa, tornate domani\u00bb. Scorrono i secondi. Che cosa sta accadendo? Sono gi\u00e0 in piedi, mi blocca un urlo di Cacciapuoti. \u00ab\u00e8 lui, \u00e8 arrivato. Correte, Ercoli \u00e8 qui\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Palmiro Togliatti, il compagno Ercoli, \u00e8 pallido e smagrito, pi\u00f9 vecchio e stanco dei suoi 51 anni. Ha gli occhiali, con un\u2019antiquata montatura di metallo, in mano una pipa di radica. Una giacca marrone di tweed sopra un pullover a girocollo grigio da marinaio gli d\u00e0 un\u2019aria trasandata e un po\u2019 straniera. L\u2019avessi incontrato sul lungomare di Napoli o alla Marina di Tunisi l\u2019avrei ottimisticamente scambiato per un ufficiale britannico in borghese e in attesa di fortuna. Invece \u00e8 il capo del partito comunista italiano che torna dopo diciotto anni di esilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 in ritardo, lo aspettavamo da settimane. Il suo ritorno \u00e8 stato ostacolato. Egli stesso, il 4 novembre del 1943, ha inviato da Mosca un telegramma in francese a Badoglio per sollecitare il ritorno in Italia. Il 19 dicembre Reale, Spano e Marroni hanno premuto sulla Commissione alleata. Poi Reale si \u00e8 rivolto a Viscinski, chiedendo anche il rimpatrio di Eduardo D\u2019Onofrio, Ruggiero Grieco. Giovanni Germanetto e Luigi Bianco. Soltanto il 16 febbraio la Commissione alleata ha detto s\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Togliatti \u00e8 accompagnato dall\u2019avvocato Adriano Reale, fratello del nostro compagno Eugenio. Adriano non ha mai aderito al Pci, milita nel Partito d\u2019Azione. Con una solennit\u00e0 in cui \u00e8 evidente l\u2019ironia, dice: \u00abSignori, permettete che vi presenti il segretario del vostro partito\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione \u00e8 buffa. Togliatti oppone una curiosit\u00e0 benevola alla nostra sorpresa. Dopo le strette di mano, finalmente parliamo. L\u2019italiano di Togliatti \u00e8 corretto ma pieno di pause, come a cercare le parole appropriate. E\u2019 sbarcato dal mercantile britannico Tuscania\u00a0 dopo un viaggio estenuante che, cominciato a Mosca il 18 febbraio, lo ha portato a Baku, a Teheran, al Cairo e ad Algeri. Ha cercato invano Eugenio Reale, infine \u00e8 approdato allo studio legale, a Materdei, del fratello Adriano, che lo ha accompagnato qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiede di visitare la sede, si sofferma in ognuna delle cinque camere frustate dagli spifferi nonostante la primavera. Lancia domande: come va il lavoro? Quando vi riunite? Come vi siete organizzati?<\/p>\n<p>\u00abQuanti sono i compagni napoletani iscritti?\u00bb chiede poi.<\/p>\n<p>\u00abDodicimila\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sembrava entusiasta della cifra, ma non replica. All\u2019improvviso domanda ancora: \u00abE Bordiga, che cosa fa Bordiga?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNiente\u00bb rispondo.<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 possibile, cercate di capire\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di partire Togliatti ha confidato a Umberto Cerreti, suo collaboratore alle trasmissioni in italiano di Radio Mosca, di temere una sorte simile a quella di Lucia Mondella al suo arrivo a Bergamo: tutti la immaginavano molto bella e rimasero delusi. Ma se ci sono preoccupazioni e tormenti dietro questa espressione severa \u2013 e certamente ci sono \u2013 non sono percettibili. Togliatti ha un moto di insofferenza soltanto quando lo informiamo che il Consiglio nazionale del partito si terr\u00e0 a Napoli fra pochi giorni, \u00e8 gi\u00e0 stato convocato. \u00abE se non fossi arrivato in tempo?\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli abbiamo riservato una stanza nell\u2019appartamento di via Broggia, che \u00e8 lontana non pi\u00f9 di cento metri da San Potito. Raggiungiamo la casa con l\u2019automobile di Adriano Reale, sfidando i fal\u00f2 e le segnorine, dopo una tappa nello studio dell\u2019avvocato Reale per ritirare il bagaglio che Togliatti vi aveva lasciato. La stanza destinata a Togliatti, una delle otto, ha un balcone che s\u2019affaccia sulla strada. Spartana: un letto, una sedia, un tavolino. Ma \u00e8 pi\u00f9 ampia e ariosa delle nostre. Mancano tuttavia le lenzuola. In tutta fretta le procura la sorella di Maglietta, Varsavia Cataldi, moglie di un medico azionista che diverr\u00e0 sottosegretario di Omodeo nel Governo Badoglio. Varsavia prepara anche due uova al tegame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Togliatti ispeziona tutto l\u2019appartamento. Si ferma pi\u00f9 a lungo nella sala da pranzo dal grande tavolo, stipata di altri mobili scuri in stile fiorentino, che elegger\u00e0 a suo studio; e nella cucina dalla dispensa languente: qualche barattolo di piselli e un castelletto di cachi, unici frutti disponibili al di fuori del mercato nero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attendiamo un cenno di gradimento. Lui ci chiede ancora dell\u2019organizzazione del partito. \u00c8 contento di sapere che le cellule operaie nelle grandi fabbriche sono la nostra base. Snocciola altre domande: quale influenza hanno gli altri partiti sull\u2019opinione pubblica napoletana? Qual \u00e8 lo stato dell\u2019economia della citt\u00e0? Come sono i rapporti fra la gente\u00a0 e i militari americani? Chi sono i dirigenti socialisti locali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oramai \u00e8 notte fonda. \u00c8 tempo di dormire. Salutando, Togliatti mi dice: \u00abscrivimi una tua biografia\u00bb. E\u2019 una prassi corrente nella burocrazia comunista. C\u2019\u00e8 sempre l\u2019ombra del sospetto. Tu racconti la tua vita, specialmente la tua militanza, e tre mesi dopo qualche altro dirigente ti chiede una seconda biografia, e pi\u00f9 tardi un\u2019altra ancora. Se la riscrivi uguale, magari pensa che hai paura di contraddirti o hai qualcosa da nascondere. Se cambi, setaccia ogni parola alla ricerca delle contraddizioni con la prima versione. Cos\u00ec si \u00e8 sviluppata l\u2019inevitabile tendenza a sottolineare gli errori commessi, a fare autocritica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mattina dopo tento di scrivere la mia prima biografia in Italia. Comincia a Tunisi e per ora si chiude a Napoli, la citt\u00e0 che per me ha scelto il partito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/TOGLIATTI.jpg\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ercoli, l&#8217;uomo che veniva da Mosca, Palmiro Togliatti, il capo leggendario che nessuno conosceva, si present\u00f2 alla porta della cadente federazione napoletana del Pci la sera del 27 marzo deI 1944. 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