{"id":5762051,"date":"2015-07-20T08:03:36","date_gmt":"2015-07-20T06:03:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5762051"},"modified":"2015-07-20T08:03:36","modified_gmt":"2015-07-20T06:03:36","slug":"il-sanaporcelle-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5762051","title":{"rendered":"Il sanaporcelle"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sfogliando il Dizionario del dialetto tricaricese di <strong>Domenico Langerano<\/strong>, la mia attenzione \u00e8 attratta dalla asciuttezza del lemma <strong>sana_p\u00ebr\u00e7\u00ecdd\u00eb<\/strong> = Chi castra i suini, cos\u00ec discordante con la cultura e la fantasia, l\u2019inventiva e la curiosit\u00e0 di cui il Dizionario \u00e8 ricco. Perch\u00e9 si castrano i suini? Si castrano anche altri animali? Per quale motivo? Il Dizionario non da alcuna risposta. E, allora, vediamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La castrazione degli animali \u00e8 operata sui vari animali per produrre individui con carni pregiate, pi\u00f9 tenere (capponi, castrati) o per rendere docili e mansueti gli animali da lavoro (cavalli, asini, buoi). La castrazione dei suini assumeva il carattere di cerimonia pubblica, siccome ogni famiglia allevava un maiale e anche pi\u00f9 di uno. La carne di maiale adulto, durante la cottura e l\u2019alimentazione, manifesta un odore o sapore molto sgradevole, l\u2019odore di verro, ossia del maiale destinato alla riproduzione, che, per l\u2019appunto, si controlla con la castrazione o sanatura, una volta praticata dai sanaporcelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La cosa, per i maiali, non era difficile e provvedevano gli stessi contadini quando gli animali erano molto giovani. Ma alle femmine bisognava togliere le ovaie, e questo richiedeva una vera operazione di alta chirurgia, eseguita da operatori specializzati, mezzi sacerdoti e mezzi chirurghi, che si tramandavano l\u2019arte di generazione in generazione. Sanap\u00ebr\u00e7\u00ebdd\u00eb (sanaporcelle), dunque, e non sana_p\u00ebr\u00e7\u00ecdd\u00eb, chiarendo subito, peraltro, che il lemma del Dizionario di Langerano \u00e8 corretto, perch\u00e9 un lemma ha appunto la funzione di rappresentare tutte le forme di una flessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il castratore di porci \u00e8 stato per tradizione un personaggio sacrale che incuteva terrore. Il prof. <strong>G.B. Bronzini <\/strong>(<em>Il viaggio antropologico di Carlo Levi: da eroe stendhaliano a guerriero birmano<\/em>, Edizioni Dedalo, p. 119) riferisce, per esempio, che nelle zone di confine tra friulani e sloveni, il castratore, detto \u0161kopit, \u00a0avvolto in un mantello nero, tinto il viso di fuliggine, copricapo e cerchio ornato di piume di galline, con catena e tenaglie minaccia e accalappia le vittime. A mo\u2019 di maschera infernale. il nostro sanaporcelle incuteva il timore reverenziale di uno stregone, che operava con gesti per l\u2019appunto stregoneschi, tra gli schiamazzi stremati delle scrofe, e la folla in circolo nello spiazzo riservato alla sanatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <strong>Carlo Levi<\/strong>, in quattro pagine del <em>Cristo si \u00e8 fermato a Eboli<\/em>, 172-174 della quinta edizione, 1947, ci ha lasciato una stupenda descrizione di una mattinata di sanatura \u2013 che mi riportano agli anni della mia giovanissima et\u00e0 -. La narrazione leviana dell\u2019operazione chirurgica con il suo protagonista, le sue vittime e il suo pubblico non altera la scena reale alla quale talvolta mi capit\u00f2 di assistere, attratto dal suo simbolismo misterioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma da dove deriva il termine \u201csanare\u201d, voce che riportano i dizionari col significato di castrare, togliere od inattivare le ghiandole sessuali, maschili o femminili? Come mai un termine che dovrebbe significare \u201crendere sano\u201d, \u00e8 attribuito invece a una pratica mutilante? Bisogna risalire alle concezioni mediche antiche, soprattutto medievali, quando alcune fasi dei cicli sessuali o delle regole femminili, erano ritenute impure e quindi non sane. Si riteneva che i cicli sessuali femminili e\u00a0soprattutto alcune loro fasi (il calore o estro nelle femmine animali e\u00a0le mestruazioni nella donna) comportassero una \u201cturbolenza degli umori\u201d capace di rendere cattivo l\u2019accrescimento corporeo, ma soprattutto peggiorare la qualit\u00e0 delle carni e la loro conservazione. Si credeva, quindi, che, per le femmine, la castrazione eliminasse le \u201cimpurit\u00e0\u201d\u00a0di umori cattivi, purificasse l\u2019animale e lo rendesse \u201csano come il\u00a0ferro\u201d, con una carne \u201cfredda\u201d e stabile come il metallo, di facile\u00a0conservazione. Per il maschio ci si era accorti che la presenza degli organi sessuali comportava variazioni significative nel colore delle carni e\u00a0nella quantit\u00e0 di grasso (carni magre).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel passato castrare, dunque, non significava mutilare, ma guarire (da cattivi umori) e risanare o\u00a0sanare, ottenere una \u201csanit\u00e0\u201d che permette un rapido accrescimento e, in modo particolare, avere carni bianche, grasse e \u201csane\u201d. Carni sulle quali si\u00a0\u00e8 costruita una cucina tradizionale di gran pregio, in tutte le specie,\u00a0ma in modo particolare vitelli, vitelloni e buoi \u201csanati\u201d, maiali\u00a0\u201csanati\u201d e, non ultimi, i capponi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sanato, soprattutto in Piemonte, \u00e8 il vitellone castrato, dal quale deriva il bue grasso, che ha dato tanti celebri piatti della cucina locale, ad iniziare dai bolliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sanaporcelli \u00e8 un termine che ricorre in altre regioni, e soprattutto in quelle meridionali d\u2019Italia. Nell\u2019Italia centrale erano particolarmente apprezzati i castratori di maiali di Norcia, detti norcini, termine che \u00e8 ancora rimasto esteso ad ogni forma di lavorazione e di vendita delle carni di maiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chi castrava i maiali? La castrazione dei maschi era eseguita dai contadini, che intervenivano sui maialetti di poche settimane, asportando i testicoli. Per le femmine le cose erano diverse, in quanto le ovaie sono interne e si sviluppano solo ad una certa et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La ricerca che ho compiuto in materia mi ha portato a scoprire altre incredibili applicazioni e una vastit\u00e0 di argomenti, incluso il genere burlesco teatrale. E\u2019 impossibile esporre, anche per accenni, queste ultime e, riguardo ad ulteriori applicazioni, mi limito a precisare che la castrazione, eseguita dai castratori di animali e in particolare di suini,\u00a0 era un\u2019operazione che s\u2019associava all\u2019intervento di riduzione dell\u2019ernia\u00a0inguinale, una condizione, un tempo ben pi\u00f9 frequente da\u00a0quell\u2019odierna, molto probabilmente per le cattive condizioni di\u00a0nutrizione e quindi di rilassamento dei tessuti addominali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma ho troppo divagato. Leggiamo quindi le stupende pagine di Carlo Levi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00ab<span style=\"color: #993300;\"> Una sera che un vento selvaggio aveva portato qualche squarcio di sereno, udii squillare la tromba del banditore, e rullare il tamburo; la strana voce del becchino ripeteva, davanti a tutte le case, con la sua unica nota alta e strascicata, il suo appello. \u2013 Donne, \u00e8 arrivato il sanaporcelle! Domattina, alle sette, tutte al Timbone della Fontana con le vostre porcelle. Donne, \u00e8 arrivato il sanaporcelle! \u2013 La mattina il tempo era incerto, ma fra le nuvole basse appariva qualche lembo di cielo. La neve era quasi tutta sciolta: restava, a chiazze, qua e l\u00e0, nei luoghi dove il vento l\u2019aveva accumulata. Uscii presto di casa, e mi avviai. Il Timbone della Fontana era un largo spiazzo, quasi piano, fra i ponticelli di argilla, nei pressi dell\u2019antica sorgente, un po\u2019 fuori del paese, a destra della chiesa. Quando ci arrivai, nella luce ancora grigia lo vidi gi\u00e0 pieno di folla. Quasi tutte le donne, giovani e vecchie, erano l\u00e0; e molte tenevano al guinzaglio, come un cane, la loro scrofa: le altre le accompagnavano, e venivano ad assistere alla sanatura. Veli bianchi e scialli neri ondeggiavano al vento: un gran sussurr\u00eco, un frastuono di voci, di grida, di risa, di grugniti, si spargeva nell\u2019aria tagliente. Le donne erano tutte eccitate, rosse in viso, piene di apprensione e di appassionata attesa. I ragazzi correvano, i cani abbaiavano, tutto era movimento. In mezzo al Timbone stava ritto un uomo alto quasi due metri, e robusto, col viso acceso, i capelli rossi, gli occhi azzurri e dei gran baffi spioventi, che lo facevano assomigliare a un barbaro antico, a un Vercingetorige, capitato per caso in questi paesi di uomini neri. Era il sanaporcelle. Sanare le porcelle significa castrarle, quelle che non si tengono a far razza, perch\u00e9 ingrassino meglio, e abbiano carni pi\u00f9 delicate. La cosa, per i maiali, non \u00e8 difficile, e i contadini la fanno da soli, quando le bestie sono giovani. Ma alle femmine bisogna togliere le ovaie, e questo richiede una vera operazione di alta chirurgia. Questo rito \u00e8 dunque eseguito dai sanaporcelle, mezzi sacerdoti e mezzi chirurghi. Ce ne sono pochissimi: \u00e8 un\u2019arte rara, che si tramanda di padre in figlio. Quello che io vidi, era un sanaporcelle famoso, figlio e nipote di sanaporcelle; e passava, di paese in paese, due volte all\u2019anno, ad eseguire la sua opera. Aveva fama di essere abilissimo: era ben raro che una bestia gli morisse dopo l\u2019operazione. Ma le donne trepidavano ugualmente, per il rischio e l\u2019amore per l\u2019animale familiare.\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019uomo rosso si ergeva possente in mezzo allo spiazzo, e affilava il coltello. Teneva in bocca, per aver libere le mani, un grosso ago da materassaio; uno spago, infilato nella cruna, gli pendeva sul petto; e aspettava la prossima vittima. Le donne esitavano attorno a lui: ciascuna spingeva la vicina o l\u2019amica a portare per prima la sua bestia, con grandi esclamazioni e deprecazioni. Anche le scrofe pareva sapessero la sorte che le aspettava, e puntavano i piedi, o tiravano sulle corde per fuggire, e strillavano come ragazze impaurite, con quelle loro voci cos\u00ec umane. Una giovane donna si fece innanzi con la sua bestia, e due contadini che facevano da aiutanti afferrarono subito la maialina rosea, che si dibatteva e gridava di spavento. Tenendola ben ferma per le zampe, che legarono a dei paletti conficcati in terra, la sdraiarono a pancia all\u2019aria. La scrofa urlava, la giovane si fece il segno della croce, e invoc\u00f2 la Madonna di Viaggiano, fra il mormor\u00eco di partecipe consenso di tutte le altre donne; e l\u2019operazione cominci\u00f2. Il sanaporcelle, rapido come il vento, fece un taglio col suo coltello ricurvo nel fianco dell\u2019animale: un taglio sicuro e profondo, fino alla cavit\u00e0 dell\u2019addome. Il sangue sprizz\u00f2 fuori, mescolandosi al fango e alla neve: ma l\u2019uomo rosso non perse tempo: ficc\u00f2 la mano fino al polso nella ferita, afferr\u00f2 l\u2019ovaia e la trasse fuori. L\u2019ovaia delle scrofe \u00e8 attaccata con un legamento all\u2019intestino: trovata l\u2019ovaia sinistra, si trattava di estrarre anche la destra, senza fare una seconda ferita. Il sanaporcelle non tagli\u00f2 la prima ovaia, ma la fiss\u00f2 con il suo grosso ago, alla pelle del ventre della scrofa; e, assicuratosi cos\u00ec che non sfuggisse, cominci\u00f2 con le due mani a estrarre l\u2019intestino, dipanandolo come una matassa. Metri e metri di budella uscivano dalla ferita, rosate viola e grigie, con le vene azzurre e i bioccoli di grasso giallo, all\u2019inserzione dell\u2019omento; ce n\u2019era sempre ancora, pareva non dovesse finir pi\u00f9. Finch\u00e9 a un certo punto, attaccata all\u2019intestino, compariva l\u2019altra ovaia, quella di destra. Allora, senza usare il coltello, con uno strattone, l\u2019uomo strapp\u00f2 via la ghiandola che era uscita allora, e quella che aveva appuntata alla pelle; e le butt\u00f2, senza voltarsi, dietro a s\u00e9, ai suoi cani. Erano quattro enormi maremmani bianchi, con le grandi code a pennacchio, i rossi occhi feroci, e i collari a punte di ferro, che li proteggono dai morsi dei lupi. I cani aspettavano il lancio, e li prendevano al volo, nelle loro bocche, le ovaie sanguinanti e poi si chinavano a leccare il sangue sparso per terra. L\u2019uomo non si interrompeva. Strappate le ghiandole, rificc\u00f2, pezzo a pezzo, spingendolo con le dita, l\u2019intestino dentro il ventre, ricacciandolo a forza quando quello, gonfio d\u2019aria come un pneumatico, stentava a rientrare. Quando tutto fu rimesso a posto, l\u2019uomo rosso si cav\u00f2 di bocca, di sotto i gran baffi, l\u2019ago infilato, e con un punto, e un nodo da chirurgo, chiuse la ferita. La scrofa, liberata dai ceppi, rest\u00f2 un attimo come incerta, poi si rizz\u00f2 in piedi, si scroll\u00f2, e strillando si mise a correre per lo spiazzo inseguita dalle donne, mentre la giovane padrona, liberata dall\u2019ansia, cercava nella tasca, sotto la sottana, le due lire di compenso per il sanaporcelle. \u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019operazione non era durata in tutto che tre o quattro minuti; e gi\u00e0 un\u2019altra bestia era afferrata dagli aiutanti, e coricata con la schiena a terra, pronta al sacrificio. La scena di prima si ripet\u00e9: e, una dopo l\u2019altra, per tutta la mattina, senza interruzione, le scrofe furono sanate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il giorno era chiaro ormai, con un gran vento freddo, che portava qua e l\u00e0 degli stracci di nuvole. L\u2019odore del sangue gravava nell\u2019aria: i cani erano ormai sazi di quella carne ancor viva. La terra e la neve erano rosse; le voci delle donne si erano fatte pi\u00f9 alte, le scrofe sanate e quelle ancora da sanare strillavano insieme, ogni volta che una era buttata in terra, rispondendosi e commiserandosi, come un coro di lamentatici. Ma la gente era allegra, nessuna bestia pareva dovesse morire. Era ormai mezzogiorno; il meraviglioso sanaporcelle si rizz\u00f2 in tutta la sua statura, e disse che avrebbe rimandato al pomeriggio quelle poche bestie che restavano da sanare. Le donne cominciarono ad andarsene, con i loro animali al guinzaglio, commentando: il sanaporcelle, seguito dai suoi cani, contando le monete del suo guadagno, si avvi\u00f2 alla casa della vedova per mangiare; e anch\u2019io me ne andai dietro a lui. Per qualche giorno, in paese, non si parl\u00f2 d\u2019altro: si trepidava al pensiero che qualche complicazione potesse far morire qualcuna delle scrofe sanate: ma tutto and\u00f2 bene, i cuori si rassicurarono e ogni apprensione spar\u00ec. Il sanaporcelle era partito la sera stessa per Stigliano, coperto di benedizioni, con i suoi baffi rossi da sacerdote druidico, e il coltello del sacrificio \u00bb<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sfogliando il Dizionario del dialetto tricaricese di Domenico Langerano, la mia attenzione \u00e8 attratta dalla asciuttezza del lemma sana_p\u00ebr\u00e7\u00ecdd\u00eb = Chi castra i suini, cos\u00ec discordante con la cultura e la fantasia, l\u2019inventiva e la curiosit\u00e0 di cui il Dizionario \u00e8 ricco. Perch\u00e9 si castrano i suini? Si castrano anche altri animali? 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