{"id":5762701,"date":"2016-06-13T15:45:33","date_gmt":"2016-06-13T13:45:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5762701"},"modified":"2017-09-22T09:22:52","modified_gmt":"2017-09-22T07:22:52","slug":"mario-trufelli-lombra-di-barone-leoni-a-guardia-donore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5762701","title":{"rendered":"Mario Trufelli, L&#8217;OMBRA DI BARONE &#8211; XI Leoni a guardia d&#8217;onore"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">XI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LEONI A GUARDIA D&#8217;ONORE<\/p>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0 Chi conosce Venosa sui libri e sulle guide turistiche, dove si coniuga ogni cosa al passato, \u00e8 facile che poi pensi di trovarvi anche la casa dove nacque e visse Orazio. Nulla di pi\u00f9 opinabile. Chi va alla scoperta di un&#8217;immagine, di un&#8217;emozione che lo possa collegare agli itinerari oraziani, deve contentarsi di una terma romana, la casa del \u00abpresunto Orazio\u00bb, come la presentava un innocente custode, o della monumentale statua di marmo che i venosini eressero al poeta nel bimillenario della nascita.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00ab\u00c8 vero che Orazio nacque a Venosa nel 65 prima di Cristo, ma \u00e8 anche vero che mori altrove e che nel luogo dov&#8217;era nato non torn\u00f2 pi\u00f9\u00bb. Veloce annotazione con la quale cerco di consolare una coppia di turisti stranieri che si aggirano tra i ruderi dell&#8217;anfiteatro romano alla ricerca della tomba del poeta. A tutta prima si sentono amareggiati e smarriti, ma poi scoprono che qualcosa di misterioso aleggia intorno, tra pietre e mura sepolcrali, tra le ombre dei ruderi della chiesa della Trinit\u00e0 che il sole allunga a dismisura, mutevoli come le nuvole. Curiosi, si immergono nel mistero del tempio incompiuto, che ha per volta il cielo. Di sicuro vivranno momenti di emozione davanti alla tomba dell&#8217;infelice moglie di Roberto il Guiscardo, la ripudiata, che sull&#8217;epigrafe del sarcofago ti avverte: \u00abQui giace Aberada, se vuoi sapere del figlio Boemondo sappi che \u00e8 sepolto a Canosa\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ripasso un po&#8217; di storia e mi conforta l&#8217;idea che nessun sospetto su quel che stanno vedendo i viaggiatori stranieri possa passare come una messinscena.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nell&#8217;aria si diffonde un sentore di religiosa malinconia e all&#8217;improvviso rivivo una sublime irrealt\u00e0. Si risvegliano voci e suoni, nel ricordo avanza una figura irrequieta, piccola di statura, il volto attraversato da due rughe profonde. \u00c8 il poeta, traduttore di classici, Enzio Cetrangolo per il quale Orazio era un simbolo, lo specchio in cui riflettersi. Ha un basco nero sulla testa che gli mette in evidenza gli occhi scuri, lucenti, occhi saraceni. Ha sempre parlato di Orazio, anche nelle lunghe frequentazioni private, come di un compagno di strada, dell&#8217;uomo-poeta che dopo duemila anni gli rimandava lezioni di vita.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lo rivedo, Cetrangolo, in uno squarcio della memoria, seduto sulle scalinate dell&#8217;anfiteatro romano, a raccontare, a recitare versi come in un giuoco fantastico: \u00abUna volta, nei tempi lontani, bambino, uscito un giorno dalla casa della mia nutrice Pellia, l\u00e0 sul monte Vulture, in Apulia, mi addormentai stancato dal giuoco. Le colombe favolose mi coprirono insieme alle foglie novelle. Che meraviglia si sparse fino ad Acerenza, elevato nido di aquile, fino ai pascoli di Banzi e alle campagne vallive di Forenza, al sapere com&#8217;io dormissi al sicuro dalle vipere e dagli orsi, col corpo ricoperto di mirti e lauri, fanciullo coraggioso, sotto la cura manifesta degli dei\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Con la voce roca, sciupata dal fumo, Cetrangolo si esaltava quando parlava del carattere, libero da ogni soggezione, del poeta, il quale si vant\u00f2 dell&#8217;umilt\u00e0 della nascita anche quando il suo ingegno, la sua fama, lo avevano distinto dalla folla e lo avevano elevato alla pari dei potenti.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00abVenosa ha dato i natali al pi\u00f9 lirico della letteratura latina, a un personaggio legato alle atmosfere e ai luoghi della \u00absua\u00bb terra, quella del \u00absuo\u00bb fiume, l&#8217;Ofanto impetuoso, un nome epico che ritrovi al passaggio di un ponte\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Parlava ispirato Cetrangolo. La voce, le cadenze con le quali continuava a recitare versi: \u00abscendi dal cielo e un canto lungo intona, Calliope\u00bb, mi risuonano nelle orecchie come un inno. Gli faceva eco Antonio La Penna, altro mirabile traduttore dei classici, a Venosa per il \u00abCertamen Horatianum\u00bb, competizione alla quale partecipano da anni studenti dei licei classici italiani ed europei.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In perfetta sintonia i due studiosi rintracciavano quel geloso affetto che legava il poeta alla terra dov&#8217;era nato, \u00abe che molto presto abbandon\u00f2. L&#8217;emigrazione, soprattutto quella intellettuale, era una costante anche ai tempi di Orazio, quando si guardava a Roma come alla meta pi\u00f9 ambita, alla Roma imperiale\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L&#8217;amico, che si \u00e8 guadagnato sul campo la qualifica di storico per la competenza con la quale guida studiosi e turisti in visita a Venosa, ha avuto il potere di dissolvere le figure, il ricordo stesso di Cetrangolo e La Penna, mi riporta alle frequentazioni del quotidiano.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ha deciso che devo ritornare con lui &#8211; parla di importanti novit\u00e0 &#8211; nei camminamenti del castello del 1400. Non mi sottraggo all&#8217;invito. Si ripercorrono le varie epoche romane di Venosa, le raccontano soprattutto le epigrafi sulle pietre tombali, sui mosaici, sui cippi funerari con figure ad alto rilievo esaltate dalla solennit\u00e0 della morte. Qui si devono fare i conti anche con il passato pi\u00f9 remoto della citt\u00e0. \u00abL&#8217;elefante antico\u00bb, un progenitore, pare, del Mammut era di casa sulle colline di creta che segnano il territorio.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tra gli accompagnatori occasionali c&#8217;\u00e8 Giuseppe, l&#8217;operaio che per vent&#8217;anni ha scavato nei recinti archeologici. La scoperta delle zanne, lunghe quasi quattro metri, dell&#8217;elefante preistorico, \u00e8 tutto merito suo. Ma lui non lo capi neppure quando arriv\u00f2 un paleontologo e gli mise una mano sulla spalla per offrigli riconoscenza. Le zanne di quel pachiderma sono bene in vista, con altri reperti del periodo neolitico, nelle bacheche del Museo suggestivamente custodite nel castello, che solo da qualche anno ha ritrovato la dignit\u00e0 di contenitore culturale.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Fuori, all&#8217;aria aperta, la vita di Venosa scorre tra piazze storiche e un lungo viale alberato, con palazzetti moderni, animati di gente pi\u00f9 o meno affaccendata. Gli stupori sono rimasti nel castello: il passato trasmette sempre dei messaggi, non scivola via facilmente, si trasforma in sentimento, d\u00e0 un&#8217;emozione quasi fisica.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La \u00abPuglia piana dove sta la mia patria e lo mio core\u00bb, la Puglia che faceva tremare il cuore di re Enzo, lo sfortunato figlio di Federico Secondo, prigioniero degli aguzzini bolognesi, si apre al tramonto in un fuoco di riflessi.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sul piazzale del castello un gruppetto di anziani su due panchine di ferro sembra in posa per una foto-ricordo. C&#8217;\u00e8 chi parla pi\u00f9 degli altri e spia con la coda dell&#8217;occhio l&#8217;effetto che produce su di me: mi ha riconosciuto, ci siamo ritrovati, \u00e8 Domenico, ex contadino, ex sindacalista, ottantacinque anni ma assai sicuro di s\u00e8 e del tempo vissuto. Misi \u00e8 piantato di fronte tra due leoni di pietra a guardia d&#8217;onore sul ponte levatoio: e pare proprio che la storia di Venosa la possono raccontare i leoni, che trovi dovunque, aggressivi o pacificati, anche davanti alle chiese.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Domenico, del quale non raccolgo le nostalgie di fervente socialista, trascina gli amici nella sua passione municipale. \u00abSe Orazio \u00e8 nato qui, e non vi sono dubbi, gli antichi dicevano che camminava per le campagne avvolto in un mantello, perch\u00e9 non torna qui la sua tomba? Che bel colpo sarebbe per Venosa\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A distoglierlo da simili fantasie ci pensa lo storico locale impaziente di abbandonare l&#8217;umile agor\u00e0. \u00abLa tomba del poeta sta bene dove sta, a Roma, sull&#8217; Esquilino, accanto al tumulo del grande Mecenate\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il tono deciso, e quel \u00abMecenate\u00bb scandito, evocato come il nome di un eroe, produce quel particolare stato d&#8217;animo che solo il silenzio riesce a raccontare. Non si parla pi\u00f9. Nessuno si sente in grado, tra gli anziani della piazza, di prendere la parola. Si scambiano appena qualche battuta disadorna, cos\u00ec come disadorne sono le nostre poche frasi di saluto.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lungo il corso Vittorio Emanuele, lungo non soltanto in senso figurato, che taglia in due la citt\u00e0, nel bel mezzo di un vivaio di glorie locali (abbondano infatti le lapidi sui muri dei palazzi), sfilano le pietre miliari di Venosa. Antiche fontane che rievocano incontri di vicinato con i soliti irreprensibili leoni di pietra a guardia di nulla, ti danno suggestioni che, per\u00f2, niente hanno a che vedere col tempo del poeta.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A Venosa Orazio visse infanzia e adolescenza e per la missione che il destino gli riservava, questo ambiente \u00abtra Apulia e Lucania\u00bb, dove i romani avevano una colonia militare, concesse non poche occasioni alle sue profezie poetiche.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Le voci, l&#8217;atmosfera sonora della strada si fissano nella memoria pi\u00f9 di quel che si vede. Cammini, vai spiando gli umori della gente, le abitudini e pensi di percorrere, idealmente, le strade che rivelavano alla poesia di Orazio la pacata meditazione del mondo degli uomini.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A Venosa il poeta latino fa notizia, si offre con generosit\u00e0 alla cronaca. C&#8217;\u00e8 in molti la convinzione che il rapporto quasi ancestrale col figlio pi\u00f9 illustre pu\u00f2 dare molto alla cittadina lucana anche in termini di sviluppo culturale ed economico. Ma Orazio va tutto immaginato, qui, anche se da sempre sta nella testa della gente. Hai da risalire pi\u00f9 di venti secoli di storia per poterlo ritrovare. Non \u00e8 facile, ma non \u00e8 impossibile.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Attacco discorso con un commerciante che attende clientela appoggiato allo stipite della porta del suo negozio. Con quali occhi mi guarda, tra rassegnazione e ironia. Non incoraggia il dialogo, sta sulle sue, ma poi non rinunzia a dare dettagliate informazioni sulla \u00abcasa\u00bb di Orazio a un gruppo di turisti che si sono attardati nella visita alla citt\u00e0. \u00abSe ce l&#8217;abbiamo, e nessuno ce lo pu\u00f2 togliere, cerchiamo di approfittarne\u00bb, dice. Saluta e si chiude la porta del negozio alle spalle.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Orazio \u00e8 una bandiera, tiene vivo l&#8217;orgoglio municipale. La segnaletica stradale \u00e8 dappertutto, quasi ossessiva: \u00abVenosa, citt\u00e0 di Orazio\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lo storico locale sedotto dal poeta sul quale ha fatto fiorire la leggenda che accompagna i semidei, si mette a recitare versi, o qualcosa del genere: \u00abCos\u00ec dovrebbe parlare un poeta, ad ogni cantore la terra natia dovrebbe essere cara con i gravi e delicati contorni delle sue sacre colline\u00bb. Parole dette tutte d&#8217;un fiato, a cantilena, come se evocasse la presenza del poeta che abbiamo di fronte, nel monumento, nel bel mezzo della piazza a lui intitolata.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Una giovane coppia si fa fotografare ai piedi della statua, imponente, si, ma non convincente. L&#8217;occasione \u00e8 festosa per la coppia, e per gli amici che si accendono di allegria. Il flash illumina la scena. \u00c8 questione di un attimo e mi accorgo che \u00e8 gi\u00e0 sera.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nel cielo, sgombro di nuvole, \u00absi svelano le stelle\u00bb, e la luna non rinunzia a farsi notare.<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">XI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">LEONI A GUARDIA D&#8217;ONORE<\/p>\n<p> \u00a0\u00a0 Chi conosce Venosa sui libri e sulle guide turistiche, dove si coniuga ogni cosa al passato, \u00e8 facile che poi pensi di trovarvi anche la casa dove nacque e visse Orazio. Nulla di pi\u00f9 opinabile. 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