{"id":5763241,"date":"2017-05-31T18:37:48","date_gmt":"2017-05-31T16:37:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763241"},"modified":"2017-05-31T21:41:05","modified_gmt":"2017-05-31T19:41:05","slug":"ritorno-a-tricarico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763241","title":{"rendered":"Ritorno a Tricarico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 ritorno senza sofferenza: al ritorno spinge la nostalgia, che \u00e8, appunto, il dolore del ritorno: <em>nostos <\/em>(ritorno) e <em>algos <\/em>(dolore). La nostalgia oscilla tra la tristezza, per ci\u00f2 che abbiamo perduto e non pu\u00f2 ritornare, e la pienezza del rivivere, immaginando, ci\u00f2 che \u00e8 stato. Ma per rivivere immaginando bisogna tornare a casa. Non a caso la parola fu inventata nel secolo XVII da un medico, che registr\u00f2 i casi di uno studente e di una cameriera, che soffrivano gravi problemi di salute, che li portarono sul punto di morire. Per ragioni diverse entrambi vennero riportati a casa, per morire in famiglia, ma dove, miracolosamente, entrambi recuperarono una florida salute. Una volta c\u2019erano medici che per debellare forme di depressione e di malinconia consigliavano l\u2019 \u00abaria natia\u00bb: di questo suggerimento benefici\u00f2 anche mia madre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Casa non sono (solo) le quattro mura in cui s\u00e9 vissuti, ma \u00e8 l\u2019infanzia; sono i giochi dell\u2019infanzia e gli amici d\u2019infanzia, che tali restano per tutta la vita, anche se ci si sperde per le strade del mondo e non ci si tiene in contatto; e, quando non ci sono pi\u00f9, il sentimento che ci univa a loro si riversa nei loro figli; la casa \u00e8 la sorpresa crescente della scoperta del mondo, sono i vicini di casa, il vicinato, la piccola comunit\u00e0 del paese per chi ha avuto la fortuna di nascere in un paese. Un paese \u00e8 la storia di una piccola comunit\u00e0 in cui si nasce per caso, ma a cui si rimane legati per sempre; anche chi tende a fuggire e a dimenticare,\u00a0 a costruirsi una identit\u00e0 metropolitana o cosmopolita non taglia, non riesce a tagliare il cordone ombelicale. Il proprio paese si abbandona per la crudelt\u00e0 del destino o per esigenze di vita o per libera scelta o per vocazione, e vuol dire, come scrive Cesare Pavese ne \u00abLa luna e i fal\u00f2\u00bb, non essere soli, vuol dire sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c\u2019\u00e8 qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando frequentavo la prima media a Napoli, a unici anni, il tram che mi portava a scuola, aveva una fermata davanti la reggia di Capodimonte, che era la residenza della duchessa Elena di Francia, moglie del Duca d\u2019Aosta, cugino del re e valoroso comandante militare della prima guerra mondiale, e madre del duca d\u2019Aosta jr., che sull\u2019Amba Alagi difese valorosamente l\u2019ultimo pezzo dell\u2019effimero impero mussoliniano, e mor\u00ec dopo un anno di prigionia per una grave forma di tubercolosi. Di fronte c\u2019era un pezzo della Napoli vera e popolana: un negozio di generi alimentari, una rivendita di Sali e tabacchi e alcune case di abitazione, e strade dove circolavano carretti con cibo di strada. Lo squilibrio sociale annullava il rapporto di vicinato,\u00a0 e specialmente quando giunse la notizia della\u00a0 morte del duca, e anche quella mattina il tram si ferm\u00f2 davanti all\u2019ingresso della reggia, avvertii il senso di un irreparabile mancamento di umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostalgia \u00e8 un sentimento dell\u2019anima. Se torni, quando torni, trovi cambiamenti che non riconosci e non accetti. La casa non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. E\u2019 stato il motivo del dissenso tra me e mia moglie, che ci tiene lontani da Tricarico. Cercavo di convincerla che ci rimane il prezioso scrigno dei ricordi;\u00a0 ma lei opponeva il rischio, tornando, di sciuparli, i ricordi, di perderli definitivamente. Con la sua fredda razionalit\u00e0 matematica ha fatto restaurare la cappella cimiteriale della sua famiglia per l\u2019estremo nostro ritorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il conferimento della cittadinanza onoraria a Gilberto Marselli, mio amico carissimo da circa settant\u2019anni, dai tempi di Portici con Rocco, e il riconoscimento di cittadino illustre attribuito al fratello Giovanni, l\u2019ha convinta che il ritorno non fosse pi\u00f9 eludibile. Ma proprio allora cominciarono mie ridicole ansie, che mi trattengo dal confessare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si parte. All\u2019aeroporto di Bologna mia moglie incespica nel pavimento sconnesso e cade distesa a terra. Prende un colpo alla testa e alla \u00a0mano, che qualche anno fa sub\u00ec una frattura scomposta. Per fare la cosa giusta saremmo dovuti tornare a Ferrara e mi pento, perch\u00e9 non tornare a Ferrara \u00e8 stata una mancanza di riguardo verso mia moglie e un mio atto di egoismo. Visite ai Pronto soccorso degli aeroporti di Bologna e di Bari, all\u2019ospedale di Tricarico, perch\u00e9 col passare del tempo aumentava il dolore alla mano e il gonfiore; l\u00ec le hanno ben steccata la mano, ma non effettuata un\u2019indagine radiologica, per la rottura dell\u2019apparecchio radiologico, l\u2019assenza del tecnico, il sopraggiungere della domenica. L\u2019indagine \u00e8 stata finalmente eseguita nel supertecnologico Poliambulatorio Ballarin di Ferrara, dove \u00e8 stato accertato che la caduta non ha lasciato alcuna conseguenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Bari a Matera non ho riconosciuto le strade, che si percorrevano ai miei tempi e mi davano ansia per il loro andamento noioso e monotono, con frequenti dune, che spuntavano improvvisamente, provocando talvolta incidenti anche mortali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Matera, per Tricarico, c\u2019era un\u2019ora e mezzo di viaggio col postale della SITA attraverso un tratto dell\u2019Appennino lucano della romana via Appia, che noi, senza alcuna ironia, chiamavamo Via Nuova. Il postale congiungeva Matera a Potenza, e viceversa, con una sola corsa giornaliera, attraversando quattro Paesi, che dominano dall\u2019alto la valle del Basento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Miglionico, dove sono le origini della famiglia D\u2019Alema. Alcuni D\u2019Alema, prima e dopo l\u2019Unit\u00e0, sono stati sindaci. L\u2019ultimo sindaco D\u2019Alema continu\u00f2 per un anno ad amministrare il comune come podest\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grottole, una diecina di anni fa balzato alla notoriet\u00e0 per merito di un felice romanzo, forse un capolavoro, di Mariolina Venezia, \u00abSono mille anni che sto qu\u00ec\u00bb, edito da Einaudi, che narra la saga di una famiglia grottolese dal 1860 alla caduta del Muro di Berlino. \u00abNon \u00e8 facile raccontare questa storia \u2013 scrive Mariolina Venezia \u2013 a chi non conosce la valle del Basento, il cielo celeste come i colori a matita dei bambini, i pendii che il grano rende verdi a primavera e gialli d\u2019estate, i fuochi nelle stoppie, i tralicci per l\u2019estrazione del petrolio, i paesi agonizzanti sulle colline, il volo del nibbio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pagine indimenticabili di letteratura e poesie di Rocco Scotellaro, tra le pi\u00f9 alte e significative del nostro tempo, come autorevolmente le giudic\u00f2 Eugenio Montale, accompagnano il resto del percorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Grottole segue Grassano, sede dei primi due mesi del confino di Carlo Levi, al quale soggiorno sono dedicate le prime pagine del \u00abCristo s\u2019\u00e8 fermato a Eboli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Grassano, appena si scende con rapidi tornanti dall\u2019alta collina dove il paese si stende come morbide trecce, ci si avvia verso Tricarico, lambendo un campo con una pompa di benzina, che fu la Repubblica di Michele Mulieri, figlio del Tricolore. sofferente di dolori burocratici, una delle cinque vite di contadini narrate da Rocco Scotellaro nei \u00abContadini del Sud\u00bb.\u00a0 Ogni squarcio di paesaggio ritorna nelle poesie di Rocco Scotellaro, o nelle pagine dell\u2019Uva puttanella. Ritorna il brigantaggio: Spuntano ai pali ancora le teste dei briganti\/ e la caverna, l\u2019oasi verde della triste speranza\/ lindo conserva un guanciale di pietra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo percorso, ora, potevo solo immaginarlo. Quello attuale, quasi\u00a0 tutto nell\u2019area di Ferrandina, secondo quanto segnalava il mio smartphone, ha dimezzato la distanza tra Matera e Tricarico. Non mi pare o non ricordo di aver visto, segno di indifferenza, i tralicci per l\u2019estrazione del petrolio, ma minacciose donchisciottesche grandi eliche eoliche. Al bivio ritorna la mia strada, ma, aggirata la Serra, non si scorge il semplice e nudo paesaggio di Tricarico, scivolante verso la torre Saracena, che Rocco, studente liceale, canta nella lirica \u00abLucania\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro alloggio era a fianco del casino Gigli, a circa due chilometri. C\u2019era una volta il casino Lippolis; di fronte, sulla tempa di Santa Maria, il casino De Maria, dominante la vallata del Basento, di fronte alle Dolomiti lucane e alla foresta di Cognato; in curva, di fronte alla chiesetta di Sant\u2019Antun, il villino Maria di un viceprefetto o prefetto residente a Bari, che a Tricarico non ricordo di aver mai visto. A destra, qualche centinaio di metri avanti, c\u2019era il casino Gigli, col suo lungo bel viale alberato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ricordo mi attraversa la mente e non posso non raccontarlo. D\u2019estate studiavo con Benito Lauria, meglio, studiavamo, ciascuno le sue materie, sul fresco terrazzo di casa Lauria. Ci davamo appuntamento alle sei in piazza; ciascuno aveva nella <em>petturina <\/em>una grossa fetta di pane; entrambi non avevamo una vigna e ci ritenevamo in diritto di effettuare un esproprio proletario; la nostra passeggiata durava fino al casino De Maria, l\u00ec, protetti da sicura immunit\u00e0 garantitaci da don Mim\u00ec, staccavamo dalle viti due scelti grossi grappoli d\u2019uva. La conoscevamo bene la vigna De Maria, sapevamo ogni filare di viti, che indicavamo a Giovanni, quando al casino andavamo con lui, che la sua vigna non la conosceva affatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo alloggiato in un villino a fianco dell\u2019ex casino Gigli. Questo \u00e8 tolto alla vista da un orribile portone di metallo. Un cancello, a fianco, mostra la discreta esistenza di un casino, per dirla alla tricaricese. Si chiama villa Rosmarino, ben armonizzata con l\u2019ambiente, confortevole ed elegante, munita di ogni comodit\u00e0, sicuramente progettata dai bravissimi architetti tricaricesi. Di fronte c\u2019\u00e8 lo stupendo panorama di Tricarico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla Preta, che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, fino alla curva di Santa Maria, c\u2019\u00e8 un ammasso di case, costruite alla rinfusa, senza alcun piano (posso sbagliarmi, ma io cos\u00ec le ho viste). Ora, se la popolazione di Tricarico si \u00e8 dimezzata (ricordo che a un censimento ci aspettavamo che la popolazione avesse raggiunto i diecimila abitanti, per passare dal sistema maggioritario a quello proporzionale per l\u2019elezione del consiglio comunale), se ancora di pi\u00f9 si \u00e8 dimezzata la classe dei contadini, e, oltre al Villaggio, un altro paese \u00e8 stato costruito lungo la via Appia, pare evidente che il centro storico si \u00e8 svuotato e che le grandi case civili di Tricarico, delle famiglie, che hanno fatto la sua storia, sono chiuse e condannate al decadimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci \u00e8 stata negata la vista dell\u2019incomparabile paesaggio della valle del Basento, di Cognato e delle Dolomiti lucane; al cimitero non sono riuscito a trovare la sepoltura di Antonio Albanese n\u00e9 la cappella di mio cognato Paolo Carbone, alla cui sepoltura, dopo 58 anni di vedovanza, \u00e8 stato unito un pugno di cenere della moglie, mia sorella Maria; sulla tomba di Rocco Scotellaro non si leggono i cinque versi finali della Marsigliese contadina (Sempre nuova \u00e8 l\u2019alba) e, dietro, alte e fitte erbacce coprono la vista della valle del Basento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troppo breve e impegnato, peraltro, \u00e8 stato il nostro soggiorno e non mi azzardo a sputare sentenze. Il restaurato palazzo Lizzadri, il meraviglioso restauro della torre Normanna, mostratoci e illustratoci con grande competenza e cortesia da Mimmo Langerano, il Museo del palazzo Vescovile, alla conoscenza del quale, con altrettanta competenza e cortesia, ci ha condotti Carmela Biscaglia, mi fanno capire che mi ero incamminato su un terreno scivoloso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho capito, abbiamo capito che il vero\u00a0 ritorno, il compimento del <em>nostos, <\/em>ha luogo e pu\u00f2 aver luogo nella realt\u00e0 stessa di Tricarico. Qui \u00e8 chiaro quanto sia forte il dolore che si soffre quando si desidera tornare a casa e si scopre che quel ritorno \u00e8 a pieno titolo impossibile. Chiedo scusa per il paragone col ritorno di Ulisse. Quando Ulisse si sveglia dal sonno che lo ha colto sulla barca dei Feaci, egli non riconosce Itaca \u00abda tanto che era lontano\u00bb. Tutte le cose gli sembravano estranee: i lunghi sentieri, i comodi porti, le rocce inaccessibili e gli alberi floridi (Odissea, XIII). Minerva, che gli si manifesta in forma di giovane pastore, gli rivela che la terra in cui si trova \u00e8 ricca di grano e di vino, la pioggia la bagna, capre e buoi la popolano, \u00e8 un\u2019isola famosa che si chiama Itaca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche a noi \u2013 a me e a Titina \u2013 si \u00e8 rivelata la nostra Minerva in una sembianza plurima. Si chiama Sabrina Lauria, Domenico Langerano, Lina Marchisella, Carmela Biscaglia. Grazie a loro, al loro calore e affetto, alla loro calda amicizia, al loro produttivo amore per Tricarico, si \u00e8 compiuto il nostro vero ritorno a Tricarico nella realt\u00e0 stessa del nostro paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 ritorno senza sofferenza: al ritorno spinge la nostalgia, che \u00e8, appunto, il dolore del ritorno: nostos (ritorno) e algos (dolore). La nostalgia oscilla tra la tristezza, per ci\u00f2 che abbiamo perduto e non pu\u00f2 ritornare, e la pienezza del rivivere, immaginando, ci\u00f2 che \u00e8 stato. 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