{"id":5763258,"date":"2017-06-10T08:00:32","date_gmt":"2017-06-10T06:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763258"},"modified":"2017-06-09T22:18:03","modified_gmt":"2017-06-09T20:18:03","slug":"10-giugno-1940-un-bambino-di-10-anni-ricorda-lentrata-in-guerra-dellitalia-77-anni-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763258","title":{"rendered":"10 GIUGNO 1940 &#8211; Un bambino di 10 anni ricorda l&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia 77 anni fa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il 10 giugno 1940, 77 anni fa, mancavano pochi giorni al compimento del mio decimo anno di vita. Fu annunciato un discorso del duce e si sapeva che avrebbe comunicato l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia a fianco della Germania, che aveva praticamente conquistata tutta l\u2019Europa. La Francia era allo stremo e stava per chiedere l\u2019armistizio. L\u2019Italia doveva entrare in guerra per sedersi tra i vincitori al tavolo della pace: cos\u00ec dicevano tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 sembrare incredibile che ogni dettaglio di quel giorno, che mi accingo a raccontare, sia rimasto per tutta la vita impresso nella mia mente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abitavamo ad Accettura, allo Scarrone. Tutto il vicinato, una ventina di persone, si riunirono a casa della vedova Romano. Io credevo che la signora Romano fosse una farmacista e che avesse la farmacia a casa sua. In realt\u00e0 il marito, farmacista, era morto improvvisamente, e la signora continu\u00f2 ad esercitare da casa sua il servizio farmaceutico. Non so se il \u201cvero\u201d farmacista, il dott. Onorati, avesse reagito a questa situazione illegale. La farmacia del dott. Onorati si chiamava farmacia del corvo e nella farmacia, su un trespolo, c\u2019era un corvo nero parlante. Ad Accettura un grande monolite di arenaria, detto Pietra del Corvo, domina la valle della Salandrella, i corvi erano padroni della foresta che circondava il paese e tuttora offre uno stupendo panorama, e Carlo Levi ricorda &#8220;il vecchissimo corvo Marco che sta da secoli nella piazza come un dio locale e svolazza nero sulle pietre&#8221;. Ricordo peraltro credenze popolari secondo cui il corvo, essendo in contatto con il Grande Spirito, pu\u00f2 guarire la persona che lo invoca. Sono molte le spiegazioni, dunque, che spiegano la presenza del corvo nella farmacia. Il corvo si ciba di carni e lasciava le sue feci puzzolenti nella farmacia, non pulita con cura: il puzzo, nonch\u00e9 il timore delle beccate del corvo, tenevano lontani i potenziali clienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eravamo circa una ventina ad ascoltare il discorso del duce. Credo che tutto il vicinato avesse voluto vivere unito quel grave momento storico. Ascoltammo il discorso in assoluto silenzio, non si sentiva volare una mosca, in piedi. Nella mia mente \u00e8 rimasta impressa, persino nel tono di voce, la seguente frase: \u00abLa dichiarazione di guerra \u00e8 stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia\u00bb.\u00a0Per un po\u2019 di tempo mi prese il rovello di capire cosa fosse successo degli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia, giacch\u00e9 per consegnare loro la dichiarazione di guerra, essi dovevano essere in Italia. Qualcuno, forse mio padre, il rovello me lo sciolse subito. Ma non avevo mai riflettuto sul fatto che diplomatici di Paesi in guerra con l\u2019Italia andavano ai e venivano dai loro Paesi come ambasciatori e diplomatici addetti alle Ambasciate accreditate presso la Citt\u00e0 del Vaticano. Tali ambasciate avevano sede a Roma!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il discorso del duce mi recai di corsa in piazza. Mi aspettavo una imponente manifestazione popolare. La piazza era deserta, una quindicina di ragazzi tentarono, senza riuscirci, di dar corpo a una manifestazione. Con tutto il fiato che aveva in gola qualcuno gridava: \u201cPer le due Potenze vincitrici eia eia\u201d, gli altri rispondevano \u201calal\u00e0\u201d, ma nessuno si univa al minuscolo corteo, che corteo non si pu\u00f2 chiamare, perch\u00e9 non si mise in marcia. Rimasi deluso, ma non compresi il significato del fallimento della manifestazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella sera le luci dell\u2019illuminazione pubblica rimasero spente. Aveva avuto inizio l\u2019oscuramento, che si protrasse per tutto il periodo bellico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno dopo mio padre comper\u00f2 \u201cIl Popolo d\u2019Italia\u201d\u201d, quotidiano fondato da Benito Mussolini. Il giornale aveva un grosso titolo a tutta pagina: \u00abPopolo italiano corri alle armi\u00bb. Sotto, al centro della pagina c\u2019era il discorso del duce \u00abParla Mussolini\u00bb, a sinistra un articolo intitolato \u00abGuerra\u00bb, firmato Giorgio Pini, a destra c\u2019erano i \u00abMessaggi del F\u00fchrer al Re Imperatore e al Duce\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ricordo dall\u201911 giugno del 1940! Anche, e lo sottolineo, quel nome Giorgio Pini, che firmava l\u2019articolo a fianco del discorso del duce. Giorgio Pini! Non ho mai dimenticato quel nome, sebbene non sapessi chi fosse, non l\u2019avessi mai sentito nominare tra i gerarchi del fascismo o visto nei film Luce. Perch\u00e9 gli era stato concesso tanto onore?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passano gli anni e i decenni. Lavoravo a Bologna, un mio collega, col quale si stabil\u00ec una cordiale reciproca amicizia, si chiamava Guido Pini. Guido era comunista. E dire i casi della vita: Guido aveva conosciuto Gilberto Marselli, se proprio non erano diventati amici, quando la famiglia di Gilberto si era trasferita a Bologna Erano due ragazzi. Un giorno venni a sapere che Guido era il nipote di Giorgio Pini, proprio quello che aveva firmato l\u2019articolo intitolato \u201cGuerra\u201d pubblicato a sinistra del discorso di Mussolini. Giorgio Pini era stato un giornalista, fascista della prima e dell\u2019ultima ora. Aveva partecipato all&#8217;assalto di Palazzo d\u2019Accursio, era stato direttore del bolognese Il Resto del Carlino, aveva lavorato in alcuni giornali. Nel 1936 Mussolini lo nomin\u00f2 redattore capo del \u201csuo\u201d giornale. Nominalmente il direttore era Vito Mussolini, figlio di Arnaldo, fratello del duce, ma, tranne un periodo di tre o quattro mesi, non esercit\u00f2 mai la funzione. Di fatto, quindi, le funzioni di direttore del giornale del duce furono svolte da Giorgio Pini, dal 1936 al 25 luglio 1943. Mussolini, che aveva una bella tempra di giornalista, tutte le sere telefonava a Pini per discutere e dare disposizioni sull&#8217;impostazione del giornale. Pini annotava il contenuto della conversazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019armistizio Giorgio Pini aveva aderito alla repubblica sociale, del cui governo fece parte come sottosegretario al ministero dell\u2019interno, fu quindi tra i fondatori del Movimento sociale e fautore di altre effimere iniziative nostalgiche del fascismo, e mai rinneg\u00f2 la sua fede fascista, direi, meglio, mussoliniana. Egli di Mussolini era innamorato. Mi diceva Guido, il nipote, che pare che una volta lo zio avesse votato Nenni, perch\u00e9 Nenni gli ricordava Mussolini per l\u2019aspetto e l\u2019antica amicizia tra le rispettive famiglie. Ora, vedovo, senza figli e avanti negli anni, viveva solo con i suoi libri e i suoi ricordi. Guido, il nipote comunista, gli stava vicino e spesso gli faceva visita. Io l\u2019accompagnai due o tre volte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devo dire che molti anni prima, per ragioni di lavoro, avevo incontrato Dino Grandi, l\u2019autore dell\u2019ordine del giorno al gran consiglio del fascismo che caus\u00f2 la caduta di Mussolini. Fu molto cortese, e fu una cortesia che apprezzai quella di essere lui a riceverci (me e un mio collega incaricati di non ricordo che), al posto del personale addetto alla modernissima azienda agricola, visitata persino dal ministro della meccanizzazione agricola dell\u2019Unione Sovietica, motivo della nostra missione. Saputo che sono lucano, Grandi mi disse: &#8211; Il vostro Colombo \u00e8 uno statista, uno dei pochi statisti che vanta il nostro Paese. Quando vado a Londra (dove Grandi era stato ambasciatore) i miei amici mi dicono: &#8211; Voi italiani siete proprio strani. Avete un uomo come Colombo e non lo fate ministro degli esteri! \u2013 Con questa apertura vinsi la mia timidezza e il mio ritegno e tentai di far scivolare la conversazione sulla seduta del gran consiglio. A lui piaceva conversare e farci visitare l\u2019azienda (intestata non a lui, ma alla nuora), ci trattenne a lungo, convers\u00f2 molto, ma naturalmente, con la sua consumata arte politica \u00a0e diplomatica, pur non dandolo a vedere, non disse nulla che non si sapesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torno a Giorgio Pini. Egli aveva pubblicato una selezione delle conversazioni con Mussolini in un libro intitolato \u00abFilo diretto con Palazzo Venezia\u00bb, che conobbe diverse edizioni, ma era divenuto introvabile. Gli chiesi di prestarmelo, volentieri me lo prest\u00f2 e ne fu felice. Di quel libro ricordo il racconto dell\u2019ansia, ogni sera, dell\u2019attesa (attesa di ascoltare la voce di Mussolini e di parlare con lui), e l\u2019infelicit\u00e0 di quei tre o quattro mesi in cui Vito Mussolini esercit\u00f2 \u00a0le funzioni di direttore, e lui, con Mussolini, non parl\u00f2.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il 10 giugno 1940, 77 anni fa, mancavano pochi giorni al compimento del mio decimo anno di vita. Fu annunciato un discorso del duce e si sapeva che avrebbe comunicato l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia a fianco della Germania, che aveva praticamente conquistata tutta l\u2019Europa. 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