{"id":5763287,"date":"2017-06-23T11:55:33","date_gmt":"2017-06-23T09:55:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763287"},"modified":"2017-09-22T09:15:19","modified_gmt":"2017-09-22T07:15:19","slug":"i-racconti-dello-specchio-del-como-di-mario-trufelli-2-qualche-lira-di-bonta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763287","title":{"rendered":"I racconti dello Specchio del com\u00f2 di Mario Trufelli &#8211; 2. Qualche lira di bont\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>Qualche lira di bont\u00e0<\/strong>, secondo dei tre racconti de <strong>Lo specchio del com\u00f2<\/strong><em>, <\/em>fu composto nel 1958 e mai pubblicato. Esso non vale gli altri due racconti e le sue quattordici pagine mi sembrano giuste servite da mero riempitivo. La collana di narrativa <strong>Clessidra <\/strong>dell\u2019editore Guida di Napoli tende ad apparire quello che il nome promette e non pu\u00f2 mantenere, tant\u2019\u00e8 che si compone di un unico volumetto a due facce, che contiene due raccolte di racconti, ciascuna di quarantatr\u00e9 pagine. Una faccia annuncia i tre racconti dello Specchio e l\u2019altra, intitolata <strong>L\u2019ombra degli altri, <\/strong>annuncia un racconto di <strong>Pellegrino Sarno. <\/strong>Le due facce del volumetto non sono assimilabili ai due coni conici intercomunicanti di una clessidra, perch\u00e9 i racconti, cos\u00ec diversi, nonch\u00e9 non fluire come acqua o sabbia in una clessidra, non si fondono in un discorso unitario. Sbagliata \u00e8 la pretesa editoriale della clessidra, giudizio che non si riflette sui singoli racconti. Almeno il primo e il terzo dei racconti dello Specchio sono bellissimi e il terzo, <strong>Il piccininno, <\/strong>nel suo piccolo \u00e8 un capolavoro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>\u201cQualche lira di bont\u00e0\u201d <\/strong>racconta un fatto realmente accaduto, come il primo e il terzo, ma questo secondo fatto non era \u2026 raccontabile, ovvero avrebbe aperto la stura ai pettegolezzi. Forse per questo motivo non era stato pubblicato. Leggendolo si capir\u00e0 cosa intendo dire. Quando il tempo rende inconoscibile la protagonista del fatto e le paginette scritte nel 1958 si rendono utili a riempire la met\u00e0 di propria spettanza nella Clessidra, il problema si \u00e8 risolto da s\u00e9.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Santa Lucia, giorno onomastico della madre di Mario Trufelli, annuncia il clima natalizio. Si festeggia la santa di famiglia, ma in fretta, perch\u00e9 il nonno, che, per antica consuetudine, provvede ad allestire il presepio nella Chiesa di Santa Maria dei Lombardi, ha fredda di recarsi in soffitta con i nipoti per recuperare carte e statuette. Egli crede nel detto \u201cSanta Lucia il giorno pi\u00f9 corto che ci sia\u201d e teme che le tenebre, calate prima d\u2019ogni altro giorno, non consentano di portare a termine il lavoro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">La trama del racconto \u00e8 semplice. Sul presepio veniva posato un vassoio per la raccolta delle offerte: centesimi, soldi, nichelini, monete d\u2019argento di cinque lire, banconote da dieci lire.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Lasciano cadere nel vassoio preziose monete d\u2019argento da cinque lire la signora Tulipani e un emigrato ritornato dagli Stati Uniti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Sparisce una moneta d\u2019argento da cinque lire e si incolpa il pi\u00f9 piccolo, Mario. Sparisce una banconota da dieci lire, nonostante le precauzioni. Il nonno si nasconde nel confessionale e scopre, con sgomento e incredulit\u00e0, che la mano di donna Finella, l\u2019ultima rimasta di una famiglia di censo e di rispetto,\u00a0 la figlia del \u201cgenerale\u201d, si impossessa di una seconda banconota. Donna Finella non pu\u00f2 essere denunciata, per rispetto della famiglia e del nome \u2013 cos\u00ec erano quei tempi; e il nonno ha una pensata geniale: sostitu\u00ec il vassoio con un panciuto salvadanaio di terracotta! Panciuto e, soprattutto, sicuro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Nel racconto si accenna a due personaggi, di cui ora svelo l\u2019identit\u00e0, a parte la signora Tulipani e l\u2019emigrato, che \u00e8 vano cercare di individuare e forse sono inventati.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Il colonnello Carbone: religiosissimo, presente a tutte le funzioni, grande invalido della prima guerra mondiale. Trufelli descrive la mutilazione con discrezione e precisione: del resto tutti ne erano a conoscenza. In esso si riconosce il colonnello Rocco Sanseverino, che, nel racconto di Trufelli, faceva cadere nel vassoio monete da una lira, con apprezzabile generosit\u00e0, bench\u00e9 non pari alla signora Tulipani e all\u2019emigrato. \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Le monete da cinque lire erano d\u2019argento e se ne saggiava l\u2019autenticit\u00e0 facendole battere con forza su una lastra di marmo per sentire il suono argentino. Ogni negozio aveva sul balcone una lastra di marmo generalmente della dimensione di un mattone. L\u2019aveva sul suo bancone anche il tabaccaio sotto la piazza, di fronte al fontanino, Minguccio Soldo. Ma lui era sordo come una campana \u2013 circostanza che, invero, senza intendere contestare la libert\u00e0 dello scrittore, non mi risulta &#8211; e si dannava l\u2019anima per distinguere chiaramente l\u2019argenteo suono della moneta. Aggiungo un mio ricordo. L\u2019avvocato De Maria, quando ci mandava a comperare le sigarette, si raccomandava di non comperarle da Soldo, perch\u00e9 \u2013 diceva l\u2019avvocato &#8211; le sue sigarette avevano l\u2019odore acre e pungente del pesce fritto. E aveva ragione: infatti solo le scansie del negozio \u2013 non muri divisori \u2013 separavano il locale per la vendita di sale e tabacchi dalla cucina-stanza da pranzo, impregnando il tabacco delle sigarette di odori culinari, in specie del descritto odore acuto del pesce fritto.\u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>QUALCHE LIRA DI BONT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno di Santa Lucia, onomastico della mamma che sapeva cogliere e apprezzare il nostro desiderio di festeggiarla, il nonno dava il via ai preparativi per il presepio. Per quel che ricordo, la giornata era sempre grigia e piovosa e, sempre, nel tardo pomeriggio, arrivava la nebbia a invadere il paese. Si consumava il pranzo della festa, si rinnovavano gli auguri alla Lucia di famiglia con la crostata di amarena e l&#8217;immancabile caff\u00e8 all&#8217;anice, e si partiva, nonno e nipoti, per i meandri della soffitta. L\u00ec ci aspettavano, da un anno all&#8217;altro, le carte sporche di calce e i pupazzetti di creta. Nella scarsa luce pomeridiana, una luce che penetrava a stento dall&#8217;abbaino (\u00ab Qui fa notte presto\u00bb, ricordava il nonno, \u00abquesto \u00e8 il giorno pi\u00f9 corto dell&#8217;anno \u00bb), tutto si faceva pi\u00f9 solenne: il cammello con le gambe rotte, la stella di latta, il pastorello senza testa. Ma il Bambino Ges\u00f9 col pannolino candido sulle gambette levigate ingigantiva la fantasia, e l&#8217;attesa di tante settimane si sfrenava nel delirio della riscoperta, mentre il nonno ci invitava alla calma, ammonendoci: \u00abLe cose rotte non si possono pi\u00f9 sostituire\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questo primo inventario cominciava, il giorno dopo, il lavoro per il presepio che il nonno, per vecchia consuetudine, allestiva tutti gli anni nella Chiesa di Santa Maria dei Lombardi, in un quartiere del paese che ricordava, anche in alcune decorazioni superstiti delle case, l&#8217;architettura araba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si cominciava dallo scheletro, assi e stecche di legno, che nel linguaggio scarno delle linee davano l&#8217;idea delle piazzuole, dei paesi sulle montagne. Dal fondo della chiesa il nonno dirigeva le operazioni con gli occhiali appoggiati sulla punta del naso. Noi nipoti (ognuno aveva un ruolo confacente alla propria et\u00e0, io, il pi\u00f9 piccolo, avevo il compito di allineare le carte da parati), eravamo gli operai di turno che il capo cantiere apprezzava o denigrava: quasi tutte ineccepibili le sue indicazioni, sbagliate o discutibili le proposte dei miei fratelli che lui definiva capricciose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUn po&#8217; pi\u00f9 alto quel pizzo di montagna &#8230; pi\u00f9 a sinistra il ponte &#8230; la cantina l\u00ec non va, mettila all&#8217;inizio del paese\u00bb; e vi era chi alzava montagne, chi spostava il, ponte, chi s&#8217;industriava per trovare un posto onorevole ai quattro giocatori di carte, che nella veglia di Natale a tutto pensavano fuorch\u00e9 a Ges\u00f9, che nasceva in una grotta profonda, con la ragnatela sul fondo: e Dio sa quanta fatica per poterne trovare una larga e senza smagliature che incontrasse il gusto dell&#8217;allestitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il momento pi\u00f9 atteso, il pi\u00f9 eccitante per noi ragazzi scattava nel momento in cui si decideva la sistemazione dei personaggi, della neve sulle cime dei monti e degli alberi. Per gli alberi il nonno aveva un riguardo particolare che lasciava in forse gli operai pi\u00f9 adulti. In un paesaggio di carta con montagne e dirupi coperti fino all&#8217;inverosimile di neve, lui si preoccupava, con un impegno che rasentava la pignoleria, di sistemare qua e l\u00e0 palme rigogliose in pannolenci, a dispetto del parroco che in fatto di botanica era considerato un esperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec decorato, con un&#8217;enorme stella di stagnola che sovrastava la grotta, il presepio era pronto per rinnovare il mistero della nativit\u00e0 di Nostro Signore. E anche per questa cerimonia il nonno si rendeva prezioso. Saliva sull&#8217;organo e accompagnava alla men peggio, sempre con la compiacenza del parroco, un gruppo di ragazze che cantavano gli inni natalizi, non prima di aver sistemato davanti alla capanna un luccicante vassoio per la raccolta delle offerte. A guardia di quell&#8217;imprevedibile tesoro vi era, naturalmente, uno dei nipoti. Il primo turno quell&#8217;anno spett\u00f2 a me, che non ero stato impiegato a tempo pieno nella preparazione del presepio. Col primo bacio al bambino, dopo i riti tradizionali della liturgia, cadeva nel vassoio anche la prima offerta, quella del parroco, una offerta piuttosto consistente che tutti ci attendevamo come rimborso spese. E l&#8217;ordine era di ritirarla subito per scoraggiare qualche male intenzionato. Sul concetto del rimborso spese il nonno insisteva, ma poi non riusciva a nascondere la soddisfazione quando tornava a casa con un sacchettino di tela zeppo di soldi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti noi distinguevamo perfettamente, dal rumore della moneta caduta nel vassoio, se l&#8217;offerta era lauta o modesta. Le monete da uno e da due soldi si annunziavano chiare a vassoio vuoto, altrimenti si sperdevano nel groviglio delle lire, delle mezze lire e dei nichelini. Ma la moneta d&#8217;argento da cinque lire ci faceva sobbalzare. Non a caso, quando si voleva mandare in bestia il tabaccaio della piazza bastava mettergli sotto il naso cinque lire. Sordo come una campana, non riusciva a sentirne il canto: regola voleva, infatti, che &#8216;l&#8217;argentina&#8217; venisse battuta sopra un frammento di marmo per verificarne, nel tintinnio pulito e squillante, sillabato da una, due, anche da tre battute, l&#8217;autenticit\u00e0. Perci\u00f2, quando la moneta cadeva nel vassoio, si correva dal nonno per annunciargli il lieto evento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E fu proprio per un pezzo da cinque lire che venni ritenuto ladro e bugiardo dai miei fratelli. Per un intero pomeriggio fui sottoposto a perquisizioni (mi rivoltarono pi\u00f9 volte le fodere delle tasche), e a petulanti interrogatori: il primo obolo consistente, cinque lire appunto, che discretamente aveva fatto cadere nel vassoio la signora Tulipani, notoriamente benestante, in pochi secondi era scomparso. Quella volta il guardiano di turno ero io, di qui l&#8217;accanimento dei miei fratelli. L&#8217;offesa fu grande ma pi\u00f9 grandi furono la rabbia e la beffa. Il giorno successivo, sempre io a guardia del presepio, altra moneta d&#8217;argento, dono di un vistoso emigrato che tornava dopo anni d&#8217;assenza dagli Stati Uniti, spariva tra i vezzi e gli stupori di un gruppo di bambini accompagnati e controllati da una suora. Ma suora e bambini non avevano mai varcato lo scoglio dell&#8217;inginocchiatoio che divideva il presepio dal &#8216;rimborso spese&#8217;, il vassoio intendo. Erano sfilati lentamente, mano nella mano, davanti alla grotta illuminata da una lampadina blu, che spandeva luce fioca e un po&#8217; sinistra sul bambinello e sugli afflitti genitori, occhi bassi e pensosi. Ma quella fu giornata da lasciare il segno. \u00abA parte suor Cesira e i bambini dell&#8217;asilo, chi c&#8217;era davanti all&#8217;inginocchiatoio? \u00bb. Il colonnello Carbone, che ha pure lasciato una lira, e donna Finella, la figlia del generale (il &#8216;donna&#8217; per rispetto al censo, Finella diminutivo di Filomena), persone di tutto rispetto. Il colonnello, grande invalido, considerato quasi un eroe della prima guerra mondiale (era stato raggiunto da una pallottola nemica che lo aveva ripulito per sempre di ci\u00f2 che in un uomo si identifica con la virilit\u00e0), era persona timorata di Dio, pregava e cantava in chiesa a voce piena, tra questue e incensi. Donna Finella invece era donna timida e riservata, davanti a un uomo persino s&#8217;imbarazzava: e s\u00ec che era stata donna virtuosa e leggiadra. Questa, perlomeno, era la voce corrente nel paese. Una storia sentimentale l&#8217;aveva pure avuta, certo, una storia che si era arricchita di silenzi e di misteri mai chiariti per la grande riservatezza nella quale era sempre vissuta la sua famiglia composta dal padre, generale del genio in pensione, dalla madre, che fuori di casa non rinunziava mai al cappellino con la veletta nera sugli occhi, e da un anziano attendente, combattente valoroso e pluridecorato, ridotto al rango di servitore. Quando mor\u00ec per una broncopolmonite, ebbe funerali degni di un alto ufficiale: il generale in persona, che aveva indossato la grande uniforme, aveva impartito gli ordini di rito a un picchetto d&#8217;onore giunto per l&#8217;occasione dal pi\u00f9 vicino distretto militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la scomparsa dell&#8217;attendente, un napoletano che riusciva a tenere allegra la famiglia, s&#8217;incup\u00ec la grande casa di Vico Pendino, propriet\u00e0 della moglie del generale, una casa un po&#8217; tenebrosa con tanti mobili antichi, scuri e austeri, distribuiti lungo le pareti delle stanze. E fu proprio l&#8217;interesse per quei mobili che un giorno aveva spinto un giovane antiquario a chiedere di essere ricevuto dai padroni di casa. Permesso accordato, vi rimase per un paio d&#8217;anni, tra annunci e smentite di matrimonio con la giovane figlia del generale. Ma poi non se ne fece pi\u00f9 nulla, anzi non se ne seppe pi\u00f9 nulla e la casa di Vico Pendino si chiuse definitivamente per gli estranei. Vi potevano accedere, per le esigenze di ogni giorno, il bottegaio, il barbiere e, qualche volta, il parroco, che andava a confessare le due donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma di l\u00ec a poco, figlia unica di genitori anziani, seppur longevi, Finella rimase orfana. Continu\u00f2 a fare vita ritirata, casa e chiesa, con rare apparizioni in pubblico. Quell&#8217;anno era rimasta colpita dal presepio di Santa Maria dei Lombardi se pi\u00f9 di una volta l&#8217;avevamo vista (e ossequiata) in visita al nostro capolavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una domenica, a cavallo tra il primo dell&#8217;anno e l&#8217;Epifania, a guardia del presepio fu destinato uno dei miei fratelli. Si era sistemato all&#8217;interno del confessionale, un posto strategico, dal quale poteva seguire, senza essere visto, tutto quel che accadeva al di l\u00e0 dell&#8217;inginocchiatoio. Ma per qualche attimo, quella volta, si appisol\u00f2. Quando, diciamo cos\u00ec, riprese conoscenza, ebbe un sussulto: cinque lire d&#8217;argento e cinque o sei monete da una lira erano scomparse dal vassoio. \u00abPerch\u00e9 non le ho ritirate prima! \u00bb, imprec\u00f2. L&#8217;indagine si fece serrata, ci fu addirittura consulto di famiglia. Vennero esaminate tutte le possibili circostanze del trafugamento, perch\u00e9 proprio di trafugamento si trattava, eseguito con destrezza e rapidit\u00e0. \u00abDunque, in quelle tre ore che sei stato di guardia, se \u00e8 vero che non hai dormito per tutto il tempo, chi si \u00e8 avvicinato al vassoio?\u00bb. Il nonno era furibondo, non riusciva a darsi pace. In dieci giorni avevano preso il volo quaranta e forse, anche cinquanta lire, chi poteva fare un conto preciso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mio fratello pass\u00f2 in rassegna, mentalmente, fedeli e visitatori occasionali, scart\u00f2 la sorella e i nipoti del parroco, scart\u00f2 le suore di Santa Chiara che avevano pregato ad alta voce, scart\u00f2 donna Finella che si era unita al coro delle suore in preghiera. \u00abMa pregano pure davanti ai pupazzi? \u00bb, sbott\u00f2 il nonno che non poteva capire la prepotenza della fede. \u00abHanno pure cantato\u00bb, aggiunse imbronciato mio fratello, che non si perdonava quei pochi attimi di assenza. Ma in quel momento sembr\u00f2 a tutti che l&#8217;unico rimedio a tanto dileggio fosse la presenza stessa del nonno davanti al presepio, meglio ancora, nel confessionale, acquattato dietro la tendina che nasconde il prete durante le confessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nonno ci pens\u00f2 un momento, si lisci\u00f2 i grandi baffi, accese la pipa con una lentezza inconsueta e, alla fine, decise di accettare l&#8217;incarico: avrebbe fatto la guardia anche per dimostrare a noi nipoti che ci eravamo comportati, perlomeno, da negligenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;indomani si present\u00f2 in chiesa prima della messa cantata, e il chierichetto andava accendendo le candele. Entr\u00f2 in incognito, cio\u00e8 in silenzio: come ai sagrestani, soltanto a lui, quando allestiva presepio e sepolcro, era permesso parlare a voce alta nella casa del Signore. Giunto il parroco e cominciate le visite al presepio, il nonno si chiuse nel confessionale e attese, dietro la complicit\u00e0 della tendina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanti commenti a voce alta per la lavandaia che tirava l&#8217;acqua dal pozzo vuoto, per i quattro giocatori che si guardavano stupefatti nella fioca luce della cantina, per il calzolaio che lavorava anche la notte di Natale. E il vassoio si riempiva di offerte. Il pretore aveva lasciato dieci lire, altre dieci lire la moglie dell&#8217;avvocato Giuliani. Dal suo nascondiglio, il nonno guardava, apprezzava e stava all&#8217;erta. Il primo istinto era stato quello di mettere subito al sicuro quei doni della provvidenza, ma lo fermarono l&#8217;orgoglio (il concetto del rimborso spese non poteva essere smentito), e il pensiero di apparire indelicato agli occhi dei fedeli. Passarono davanti e dietro l&#8217;inginocchiatoio, chi per lasciare l&#8217;obolo e vedere da vicino il bambinello biondo con gli occhi azzurri, e chi per avere una visione d&#8217;insieme del presepio, adulti compunti e bambini frenetici, e le ragazze del coro che si stavano preparando per la messa di mezzogiorno. E fu proprio durante la celebrazione della messa che entr\u00f2 in chiesa donna Finella: con grazia e discrezione aveva doppiato l&#8217;angolo dell&#8217;inginocchiatoio per andarsi a sistemare proprio davanti al vassoio, stracolmo di offerte. \u00ab Non \u00e8 possibile\u00bb pens\u00f2 il nonno, perplesso, e sent\u00ec addirittura l&#8217;umiliazione d&#8217;essersi fatto cogliere dal dubbio. La messa volgeva al termine e donna Finella era sola davanti al presepio, come in adorazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019interno del confessionale il nonno, che avrebbe voluto ossequiare la figlia del generale, si strinse nelle spalle, quasi si raggomitol\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incallito fumatore di pipa, avvert\u00ec lo stimolo della tosse, ma si controll\u00f2: perch\u00e9 farsi scoprire in agguato? Non vi era motivo, tutto andava bene. Ma subito dopo fu costretto a cambiar parere. Con un gesto rapido della mano inguantata donna Finella raccolse dal vassoio una banconota da dieci lire e la fece sparire nella borsetta. Il nonno era sbalordito. Dall&#8217;interno del confessionale avrebbe voluto interrompere il gesto insano della donna, ma gli manc\u00f2 il coraggio, in quel momento, in chiesa, con tanta gente. E quante domande, quante congetture, tutte in quell&#8217;istante! Ma una risposta al suo stupore, e al suo sgomento (in fondo era stato derubato di una bella somma di de- naro), dentro di s\u00e9 non la trovava. E intanto donna Finella, imperturbabile, raccoglieva un&#8217;altra banconota da dieci lire, quella che, con tanta discrezione, mezz&#8217;ora prima, aveva deposto nel vassoio la moglie dell&#8217;avvocato. \u00abOra \u00e8 troppo!\u00bb esclam\u00f2 a mezza voce il nonno, e stava l\u00ec l\u00ec per irrompere dall&#8217;interno del confessionale, quando una mano spost\u00f2 la tendina che lo celava agli occhi dei fedeli: era il parroco che, ancora in camice e pianeta, chiedeva di riprendere il suo legittimo posto di confessore. E proprio in quegli attimi, tra una battuta spiritosa del prete e un confuso brontolio del nonno, che cedeva il posto di guardia, donna Finella guadagnava in fretta l&#8217;uscita della chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risoluto, il nonno si fece largo tra una piccola folla di bambini cinguettanti, raggiunse il vassoio, tir\u00f2 fuori dalla tasca il sacchettino di tela, vi fece scivolare, tra un tintinnio convulso, le monete residue e senza indugi (&lt;&lt; al diavolo \u00bb, proprio cos\u00ec, \u00abal diavolo\u00bb disse), spense la luce nella capanna. Cadde il buio su tutto il presepio. Poi, senza tener conto del disappunto dei visitatori, usc\u00ec quasi di corsa dalla chiesa: avrebbe voluto chiedere spiegazioni. Ma si ferm\u00f2 esitante sul sagrato: la figlia del generale scompariva all&#8217;angolo della strada. Era accaduto qualcosa d&#8217;inaspettato che mandava all&#8217;aria finezza e rispetto. Il nonno non si capacitava. Quale scoperta penosa, umiliante, era costretto a fare. \u00abMa \u00e8 uscita pazza, o &#8230; \u00bb. Interruppe la riflessione, fulminato dal dubbio: gli tornarono in mente tutte quelle voci, da lui sempre considerate pettegolezzi, sulle disavventure economiche che si erano abbattute sulla casa del generale. Chi aveva detto, una volta, e lui non approfond\u00ec l&#8217;informazione, che per via di certe operazioni finanziarie sbagliate, donna Finella se la passava male?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Improvvisamente il nonno, e sorprendentemente, si sent\u00ec diverso. Si lisci\u00f2 i baffi, si pass\u00f2 una mano sulla fronte sguarnita: un gesto a noi ben noto quando decideva di interrompere le ostilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sagrato si animava di gente, i bambini cinguettanti gli si affollarono intorno, lo pregarono di ridare luce al presepio. Lui li accontent\u00f2, e quelli sciamarono oltre l&#8217;inginocchiatoio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi il nonno torn\u00f2 a casa col vassoio sotto il braccio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due giorni dopo, festa dell&#8217;Epifania, si fece venire un &#8216;idea che non ebbe difficolt\u00e0 a definire geniale. Davanti alla capanna sistem\u00f2 un salvadanaio di terracotta, panciuto e pomposo, che si rivel\u00f2 subito discreto e, soprattutto, sicuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E noi nipoti, finalmente, fummo esonerati dalla guardia al presepio, per quello e per gli anni successivi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Qualche lira di bont\u00e0, secondo dei tre racconti de Lo specchio del com\u00f2, fu composto nel 1958 e mai pubblicato. Esso non vale gli altri due racconti e le sue quattordici pagine mi sembrano giuste servite da mero riempitivo. La collana di narrativa Clessidra dell\u2019editore Guida di Napoli tende ad apparire quello che [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[773,854],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow\" \/>\n<meta name=\"googlebot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta name=\"bingbot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763287\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"I racconti dello Specchio del com\u00f2 di Mario Trufelli - 2. Qualche lira di bont\u00e0 - Rabatana\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Qualche lira di bont\u00e0, secondo dei tre racconti de Lo specchio del com\u00f2, fu composto nel 1958 e mai pubblicato. Esso non vale gli altri due racconti e le sue quattordici pagine mi sembrano giuste servite da mero riempitivo. La collana di narrativa Clessidra dell\u2019editore Guida di Napoli tende ad apparire quello che [...]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763287\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Rabatana\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2017-06-23T09:55:33+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2017-09-22T07:15:19+00:00\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/\",\"name\":\"Rabatana\",\"description\":\"Bagatelle e cammei Tricaricesi\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763287#webpage\",\"url\":\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763287\",\"name\":\"I racconti dello Specchio del com\\u00f2 di Mario Trufelli - 2. Qualche lira di bont\\u00e0 - Rabatana\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#website\"},\"datePublished\":\"2017-06-23T09:55:33+00:00\",\"dateModified\":\"2017-09-22T07:15:19+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#\/schema\/person\/8ae44538803ac6a67f0cd815db619f41\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763287\"]}]},{\"@type\":[\"Person\"],\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#\/schema\/person\/8ae44538803ac6a67f0cd815db619f41\",\"name\":\"antonio-martino\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/a486d333e02364a09fa3f55794b910ec?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"antonio-martino\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5763287"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5763287"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5763287\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5763291,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5763287\/revisions\/5763291"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5763287"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5763287"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5763287"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}