{"id":5765236,"date":"2020-06-10T00:06:14","date_gmt":"2020-06-09T22:06:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765236"},"modified":"2020-06-10T10:48:48","modified_gmt":"2020-06-10T08:48:48","slug":"10-giugno-1940-80-anni-fa-scocca-lora-del-destino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765236","title":{"rendered":"10 giugno 1940, 80 anni fa: scocca l&#8217;ora del destino"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-background has-vivid-red-color has-pale-cyan-blue-background-color\"><strong>ALLE CINQUE IN PUNTO DELLA SERA \/ UN BAMBINO PORTO&#8217; UN LENZUOLO BIANCO ALLE CINQUE DELLA SERA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-vivid-red-color has-pale-cyan-blue-background-color\">Quel giorno di ottanta anni fa &#8211; il 10 giugno 1940 &#8211; come nella canzone di Garc\u00eca Lorca cominci\u00f2 alle cinque della sera. Parla il duce! Il duce, alle sei, si affacci\u00f2 al balcone di palazzo Venezia &#8211; la piazza era strapiena. Avevo dieci anni, ricordo ogni momento di quel giorno e li ho raccontati in questo blog. Questo \u00e8 il link &nbsp;<a href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763258\">http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5763258<\/a> per chi eventualmente intendesse conoscere la testimonianza di un bambino di dieci anni, bianca come un lenzuolo bianco.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-vivid-red-color has-pale-cyan-blue-background-color\">Sono passati ottant&#8217;anni dal quell&#8217;annunzio fatidico e tragico risuonato da balcone di Palazzo Venezia: &#8220;Combattenti di terra, di mare e dell&#8217;aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d&#8217;Italia, dell&#8217;Impero e del regno d&#8217;Albania! Ascoltate! L&#8217;ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L&#8217;ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra \u00e8 gi\u00e0 stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell&#8217;Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l&#8217;esistenza medesima del popolo italiano. Alcuni lustri della storia pi\u00f9 recente si possono riassumere in queste parole: frasi, promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell&#8217;edificio, l&#8217;ignobile assedio societario di cinquantadue stati. La nostra coscienza \u00e8 assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero \u00e8 testimone che l&#8217;Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l&#8217;Europa; ma tutto fu vano. \u2026&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Lo storico Emilio Gentile \u2013 che firma la copertina della Domenica del Sole 24 Ore &#8211; entra nel vivo della vicenda cercando di ricostruire, passo dopo passo, che cosa Mussolini stesso pensasse di quell&#8217;annuncio e che cosa di fatto si attendesse dagli eventi bellici da lui scatenati con lo storico discorso. Si tratt\u00f2 del discorso pi\u00f9 difficile della sua trentennale avventura politica, nel momento supremo della sua vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Ma \u00e8 tempo di cedere la parola a Emilio Gentile ed entrare nel vivo della vicenda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Sette giugno 1940, venerd\u00ec. Mancano tre giorni alla dichiarazione di guerra. Il 2 giugno il duce ha scritto al F\u00fchrer: \u00abIl mio programma \u00e8 il seguente: luned\u00ec 10 giugno, dico 10 giugno, dichiarazione di guerra; e dal giorno 11 mattina, inizio ostilit\u00e0\u00bb. Il 4 ha detto ai ministri: \u00abQuesta \u00e8 l\u2019ultima nostra riunione in tempo di pace\u00bb. L\u2019Italia combatter\u00e0 a fianco della Germania, per mantenere fede alla parola che lui aveva dato pubblicamente a Berlino il 28 settembre 1937: \u00abIl fascismo ha la sua etica, alla quale intende rimanere fedele, ed \u00e8 anche la mia morale personale: parlare chiaro e aperto e, quando si ha un amico, marciare con lui fino in fondo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Un \u201cpatto d\u2019acciaio\u201d ha consolidato l\u2019impegno con l\u2019amico germanico. Da qualche giorno, il duce medita sul discorso per annunciare al popolo la dichiarazione di guerra. \u00c8 il discorso pi\u00f9 difficile della sua trentennale avventura politica, nel momento supremo della sua vita. E per la vita degli italiani. \u00abUn\u2019ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria\u00bb. \u00c8 la prima frase che gli viene in mente, e subito l\u2019annota. Il destino! Lo ha sempre sottomesso alla sua volont\u00e0. E sempre ha vinto: contro il socialismo riformista, contro il neutralismo, contro il bolscevismo, contro l\u2019antifascismo, contro l\u2019Etiopia, contro la Societ\u00e0 della nazioni. Ora contro Francia e Gran Bretagna: \u00abVinceremo!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Immaginiamo fossero questi i pensieri di Mussolini, il 7 giugno di ottanta anni fa, mentre nella sala del Mappamondo, a Palazzo Venezia, leggeva i rapporti sull\u2019atteggiamento della popolazione verso la guerra. \u00abSi fanno infinite congetture sull\u2019andamento degli eventi\u00bb, riferiva quel giorno un fiduciario da Milano: \u00abIn Borsa si era sparsa la voce che per autorevole intervento del Papa e di Roosevelt, dopo le ottime disposizioni di Francia e Inghilterra a renderci gran parte di quanto da noi richiesto, le cose sarebbero state fermate. Unanime \u00e8 sentito il bisogno di pace e di lavoro e di ordine\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Il duce si domand\u00f2 se opinioni cos\u00ec idiote fossero del fiduciario o espressione di quel che pensava la gente. Certo, Roosevelt e il Papa gli avevano scritto per esortarlo a non portare l\u2019Italia in guerra. Anche Churchill gli aveva scritto, ricordando i loro incontri romani: \u00abNon sono mai stato nemico del popolo italiano, n\u00e9 mai sono stato nel mio cuore avversario di chi governa l\u2019Italia\u00bb. Ma poi aveva sfoderato l\u2019arroganza britannica: \u00abL\u2019Inghilterra proseguir\u00e0 fino alla fine, anche se completamente sola, come abbiamo gi\u00e0 fatto altre volte, e io ritengo con qualche buon motivo che saremo aiutati in maniera crescente dagli Stati Uniti d\u2019America e anzi da tutte le Americhe\u00bb. Il duce gli aveva risposto ricordando \u00abl\u2019iniziativa presa dal vostro governo per organizzare a Ginevra le sanzioni contro l\u2019Italia\u00bb per mantenerla nello \u00abstato di schiavit\u00f9 vero e proprio nel quale l\u2019Italia si trova nel suo stesso mare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Che le democrazie plutocratiche e imperialiste, nemiche irriducibili del fascismo, fossero disposte a soddisfare le sacrosante rivendicazioni italiane, era un\u2019illusione generata nella gente dalla vilt\u00e0. Gli italiani erano agnelli: quando sarebbero diventati lupi? Da diciotto anni, lui ci stava provando a forgiare la nuova razza dell\u2019Italia fascista. La guerra era necessaria anche per questo: avrebbe inculcato negli italiani l\u2019odio per il nemico, e la volont\u00e0 di annientarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Tuttavia, nei mesi di \u201cnon belligeranza\u201d, lui stesso era stato travagliato da dubbi. Soprattutto non si fidava dell\u2019alleato, che gi\u00e0 lo aveva ingannato: a sua insaputa, Hitler aveva fatto un accordo con Stalin. Peggio ancora: non aveva mantenuto l\u2019impegno di attendere almeno due anni, prima di dar fuoco alle polveri, per consentire all\u2019Italia di completare la preparazione militare. E poi, c\u2019era un\u2019incognita che impauriva: il F\u00fchrer ammirava il duce, ma disprezzava gli italiani: quale sarebbe stata la sua reazione verso l\u2019Italia, se tradiva l\u2019alleato in guerra, come nel 1914?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Non c\u2019era alternativa: la guerra a fianco della Germania era inevitabile. Erano in gioco l\u2019onore e il futuro dell\u2019Italia. Lo aveva detto chiaramente ai ministri, il 23 gennaio: \u00abNessuno penser\u00e0 che noi possiamo rimanere del tutto fuori. Non possiamo lasciarci iscrivere nel girone B. Sarebbe una declassazione dell\u2019Italia\u00bb. Lo aveva ribadito il 23 marzo nel promemoria segretissimo inviato al re: \u00abSe la guerra continua, credere che l\u2019Italia possa rimanersene estranea sino alla fine \u00e8 assurdo e impossibile\u00bb, perch\u00e9 \u00ab\u00e8 in mezzo ai belligeranti, tanto in terra, quanto in mare. L\u2019Italia non pu\u00f2 rimanere neutrale per tutta la durata della guerra, senza dimissionare dal ruolo, senza squalificarsi, senza ridursi al livello di una Svizzera moltiplicata per dieci\u00bb. Era inevitabile perci\u00f2 intervenire a fianco dell\u2019alleato germanico, ma conducendo una \u201cguerra parallela\u201d, con propri obiettivi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Per il duce, il dilemma cruciale non era se entrare in guerra, ma quando. Tuttavia, all\u2019inizio della \u201cnon belligeranza\u201d, non aveva scommesso sulla vittoria dei tedeschi, ma sulla resistenza dei loro nemici. All\u2019inizio di aprile, la scommessa era persa: Hitler aveva occupato la Norvegia e la Danimarca; all\u2019inizio di maggio aveva invaso il Belgio, l\u2019Olanda e il Lussemburgo, e marciava dritto su Parigi. La \u201cguerra lampo\u201d dissolse i dubbi: bisognava entrare in guerra prima della resa francese, per essere al fianco del F\u00fchrer nel momento di decidere il futuro del continente. La guerra sarebbe finita in pochi mesi, con la vittoria dell\u2019Asse. Dopo gli strepitosi successi tedeschi, anche il re, i gerarchi, i generali, prima contrari alla guerra, accettarono la decisione del duce, riconoscendo che poteva avere ragione, come nel 1935, quando dichiar\u00f2 guerra all\u2019Etiopia, e vinse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Da ogni parte d\u2019Italia, i fiduciari facevano sapere che la \u201cguerra lampo\u201d aveva convertito anche gran parte della popolazione: \u00abI successi germanici hanno fatto riflettere molta gente. Nessuno dubita pi\u00f9 che l\u2019azione finale italo-germanica condurr\u00e0 alla vittoria\u00bb; \u00abtutti sono convinti che detta guerra potr\u00e0 durare solo qualche mese e che la vittoria si otterr\u00e0 facilmente\u00bb. Anche sua sorella Edvige gli aveva confermato quel che pensava la gente: \u00abChe diavoli quei tedeschi! E come \u00e8 stato saggio il duce ad allearsi con loro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Ma Edvige gli aveva riferito anche il messaggio inquietante di una suora con le stimmate, che scongiurava il duce di non entrare in guerra, perch\u00e9 aveva avuto la visione di \u00abcitt\u00e0 distrutte, armate straniere e genti esotiche accampate sul suolo italiano, gli italiani intenti ad odiarsi e ad uccidersi\u00bb. Il duce sapeva che la suora aveva fama di santit\u00e0, e rest\u00f2 sopra pensiero. Poi disse: \u00abLa Francia \u00e8 caduta, l\u2019Inghilterra continua la guerra nel suo modo, \u00e8 venuta anche per l\u2019Italia l\u2019ora del destino. Certo la santit\u00e0 e le visioni sanno di amaro per chi \u00e8 impegnato nella Storia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Il duce non aveva dubbi sulla vittoria dell\u2019Asse. Immaginava gi\u00e0, colorata sul mappamondo, l\u2019espansione italiana in Europa, nel Mediterraneo, in Africa. Pens\u00f2 anche ai conti in sospeso con la monarchia subdola, i generali bugiardi, la borghesia egoista, la popolazione recalcitrante alla rigenerazione totalitaria: incoronato con la gloria e la potenza di una nuova e pi\u00f9 grande vittoria, avrebbe usato il pugno di ferro per eliminare questi pesi morti, che per un ventennio avevano frenato le sue ambizioni. E avrebbe saldato anche i conti con la Chiesa. E rafforzato l\u2019orgoglio razzista e l\u2019antisemitismo inculcati negli italiani, relegando in qualche sperduta regione dell\u2019impero gli ebrei espulsi nel 1938 dalla comunit\u00e0 nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Il 10 giugno, alle ore 18, il duce apparve alla folla che rumoreggiava in piazza Venezia, immenso ondeggiante lago di teste umane. Dopo averla osservata per un attimo sorridendo, con sguardo severo impose il silenzio. E parl\u00f2: \u00abCombattenti di terra, di mare e dell\u2019aria&#8230;\u00bb. Dalle prime parole, le italiane e gli italiani capirono che, per loro, la pace era finita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">[<em>nda<\/em>: Poich\u00e9 circolano voci su anonimi untori, pare travestiti da storici, intenti a propagare un nuovo virus del \u00abfascismo eterno\u00bb, \u00e8 opportuno precisare che i pensieri attribuiti al duce sono tratti da documenti autentici].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"has-text-color has-background has-vivid-red-color has-pale-cyan-blue-background-color\">ALLE CINQUE IN PUNTO DELLA SERA \/ UN BAMBINO PORTO&#8217; UN LENZUOLO BIANCO ALLE CINQUE DELLA SERA<\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-vivid-red-color has-pale-cyan-blue-background-color\">Quel giorno di ottanta anni fa &#8211; il 10 giugno 1940 &#8211; come nella canzone di Garc\u00eca Lorca cominci\u00f2 alle cinque della sera. Parla il duce! 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