{"id":5765315,"date":"2020-06-21T22:25:14","date_gmt":"2020-06-21T20:25:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765315"},"modified":"2020-10-01T12:26:08","modified_gmt":"2020-10-01T10:26:08","slug":"angelo-colangelo-storie-dalla-terra-dellosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765315","title":{"rendered":"Angelo COLANGELO: Storie dalla &#8220;terra dell&#8217;osso&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">PREFAZIONE DI GIOVANNI CASERTA<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"705\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/colangelo-705x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5765316\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/colangelo-705x1024.jpg 705w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/colangelo-207x300.jpg 207w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/colangelo-768x1115.jpg 768w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/colangelo-1058x1536.jpg 1058w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/colangelo-1410x2048.jpg 1410w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/colangelo-rotated.jpg 1716w\" sizes=\"(max-width: 705px) 100vw, 705px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Angelo Colangelo dedica alla memoria di <strong>Rocco Brancati<\/strong>, instancabile apostolo della lucanit\u00e0, undici storie della \u00abterra dell\u2019osso\u00bb, \u00abtessute col filo resistente dei ricordi\u00bb, pubblicate dalle ERRECIEDIZIONI-ALIANOPARCOLEVI con la Prefazione di <strong>Giovanni Caserta<\/strong>. Colangelo \u00e8 lontano dal suo paese e \u2013 scrive il prof. Casera \u2013 non ci vuole molto a capire che il paese lo si scopre quando si \u00e8 lontano e quasi sempre a una certa et\u00e0. Scrive anche che Angelo sa che arriver\u00e0 un giorno in cui al paese non potr\u00e0 pi\u00f9 andare, perch\u00e9 gli ultimi conoscenti o parenti non ci saranno pi\u00f9. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Per queste ed altre ragioni da tempo quel giorno \u00e8 giunto per me e mia moglie, che dal nostro comune paese siamo lontani da tutta la vita e non andremo pi\u00f9. Ma torneremo. L\u00ec c\u2019\u00e8 un campo su una distesa di vigne che scendono al fiume e domina la valle del Basento, lungo le cui mura esterne torneranno a maturare le more dolcissime che raccoglievo e mangiavo quando ero ragazzo. L\u00ec c\u2019\u00e8 il nostro nido e ci sono genitori e amici che erano rimasti o sono tornati. Ci aspettano, l\u00ec torneremo, perch\u00e9, come diceva  Cesare Pavese, nella terra c&#8217;\u00e8 qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Manlio Rossi-Doria, senatore eletto nel collegio &nbsp;di Sant\u2019Angelo dei Lombardi (AV), chiamava &#8220;Terra dell\u2019osso&#8221; l\u2019Alta Irpinia. Il suo primo discorso parlamentare fu tutto centrato su una diagnosi dei problemi dell\u2019Alta Irpinia e il suo pensiero spaziava nella simile terra confinante cos\u00ec studiata e amata, dove aveva sofferto l\u2019ingiustizia del confino, perch\u00e9 a lui importava solo capire l\u2019oscuro processo in atto nella campagne. Lascio quindi alla Prefazione del prof. Caserta dirci del \u201cpaese\u201d nella sua ricca e articolata presentazione dei racconti di Angelo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><strong><em>Prefazione di<\/em><\/strong> <em><strong>Giovanni Caserta<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">\u201cUn paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c\u2019\u00e8 qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti\u201d. Queste parole, registrate nell\u2019ultimo romanzo dello scrittore piemontese, cio\u00e8 in <em>La luna e i fal\u00f2<\/em>, rappresentano la estrema conclusione cui egli giunse, dopo aver fatto il giro dell\u2019Italia ed essere stato trai protagonisti della cultura italiana del primo Novecento, e del secondo dopoguerra. Sono, infatti, parole scritte nel 1949 e pubblicate nel 1950. Solo pochi mesi dopo Cesare Pavese, nel mese di agosto, in una grande citt\u00e0 come Torino, vuota, si uccideva. Accadeva nell&#8217;anonima stanza dell\u2019albergo \u201cRoma\u201d, a pochi passi dalla stazione di Porta Nuova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Era necessario cominciare con questo preambolo, per ricordare come Pavese, tutto sommato, non abbia avuto un paese, perche&#8217; a Santo Stefano Belbo, dove era nato, ci andava solo d\u2019estate. Ma era bastato. E anzi il tema lo sentiva, per questo, pi\u00f9 forte che altri, visto che la citt\u00e0 di Torino e la citt\u00e0 di Roma, in certo qual senso, lo avevano tradito, facendolo sentire pi\u00f9 che mai solo, dopo che dalla citt\u00e0 e nella citt\u00e0 aveva cercato il miracolo del superamento della sua solitudine e del suo mancato rapporto con gli altri. Da giovane, anzi, per sentirsi vivo, aveva pensato di trasferirsi in America, affascinato dalla decantata e mossa democrazia americana, contrapposta al grigiore imposto dal fascismo. E invece, quando ormai dalla citt\u00e0 aveva ottenuto tutto quanto poteva ottenere in termini di successo letterario e riconoscimenti mondani, cap\u00ec che gli mancava il sangue, la vita, l\u2019uomo, l\u2019af\ufb01nit\u00e0 con gli altri. E sogn\u00f2, ultima risorsa, fallita, la soluzione del ritorno al paese, che aveva conosciuto solo d\u2019estate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Non ci vuol molto a capire che il paese lo si scopre quando si \u00e8 lontano, e quasi sempre ad una certa et\u00e0. E vero, infatti, che, quando nel paese si vive, i rapporti quotidiani, gli impegni di lavoro e di famiglia sono come l\u2019aria che si respira. Non ci si accorge di quel che si ha e di cui si gode. Anzi, pu\u00f2 anche succedere, come nel caso stesso di Pavese e di Leopardi, che si senta il bisogno di fuggire, perch\u00e9 sembra che quel luogo, che ti d\u00e0 l\u2019aria, ti dia anche un senso di soffocamento. Non pochi, in giovent\u00f9, fuggirono anche e solo per questo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">C&#8217;\u00e8 anche stato, per\u00f2, chi, come nell\u2019<em>Addio di Lucia<\/em>, dal paese non avrebbe mai voluto allontanarsi. E ha dovuto farlo. Questo, in Italia, \u00e8 sempre accaduto nel Sud, almeno dall&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia in qua. In un racconto di Colangelo <em>Gi\u00e0, deve partire<\/em> si dibatte il problema. \u00c8 ozioso dice uno dei protagonisti domandarsi se ha ragione chi \u00e8 andato via, o chi \u00e8 rimasto. Si direbbe che, nella condizione meridionale, a parte lo strappo doloroso iniziale di chi va via, \u00e8 da ritenersi pi\u00f9 coraggioso chi rimane, spesso anche perch\u00e9 pensa che la partenza sia un tradimento verso i propri affetti. Il paese \u00e8 pur anche gli amici, i parenti, i genitori, coloro che ti vogliono bene, ai quali hai dato e dai quali hai avuto. E, spesso, chi \u00e8 rimasto, vero \u201cpazzo malinconico\u201d (secondo una espressione che fu di Gaetano Salvemini), \u00e8 anche colui che pensa, generosamente, di migliorare le condizioni della propria comunit\u00e0. Purtroppo anche per costui, quasi sempre deluso, arriva il momento, ben pi\u00f9 doloroso, in cui la partenza diventa ineludibile. \u00c8 vero, infatti, che, nel Sud, soprattutto in quello \u201cdell\u2019osso\u201d, di cui parl\u00f2 Manlio Rossi Doria e parla Colangelo, l\u2019emigrazione, prima o poi, diventa inevitabile. Non per nulla, tra gli undici racconti di Colangelo, ben quattro toccano il tema della emigrazione. \u00c8 come dire che, nella \u201cterra dell\u2019osso\u201d, non c\u00b0\u00e8 famiglia che non abbia un parente che vive lontano. \u00c8 solo questione di tempo. Si tratta di vedere se ad emigrare saranno prima i \ufb01gli e poi i genitori, o viceversa. Ormai \u00e8 quasi un destino, che, come un destino, viene, nell\u2019inconscio collettivo, serenamente accettato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Colangelo \u00e8 stato tra i coraggiosi che, con una laurea in lettere classiche, pens\u00f2 di fermarsi. Erano gli anni in cui nel Sud si lottava e si sognava. Colangelo fece il professore di scuola media nel paese di con\ufb01no di Carlo Levi. Tutto il suo lavoro lo svolse in perfetta simpatia ed empatia col paese e i paesani, non assente un sentimento di religiosa piet\u00e0. Non \u00e8 azzardato pensare che molto l\u2019abbia suggestionato proprio Carlo Levi, che, venuto dal Nord, in Lucania conobbe i contadini e in loro vide il volto autentico dell\u2019uomo, e quindi il fratello. Non per nulla a Levi, diventato suo nume tutelare, Colangelo ha dedicato affettuosa attenzione, cos\u00ec come non per nulla, in uno dei suoi racconti, lo ricorda pittore accerchiato da incantati bambini con capretta, \ufb01nalmente buona essa pure.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Colangelo non sarebbe mai andato via dal suo paese, se i \ufb01gli, giunto il momento della scelta di vita, e cio\u00e8 del lavoro, non fossero partiti, contribuendo al lento, inesorabile consumarsi demogra\ufb01co del paese, anzi dei paesi. E furono mille chilometri di distanza da colmare. Il paese divent\u00f2 il paese dei ricordi. Non poteva essere altro ormai, salvo qualche salto tra un Natale e una Pasqua, e gli inesorabili funerali. Negli intervalli, a sera soprattutto, o alla vigilia della domenica e la domenica, bussavano frequenti, e bussano ancora, non chiamati, persone, eventi, storie avvenute 0 non avvenute, ma date per awenute. Sono ricordi di visi e fatti che segnarono l\u2019infanzia dell\u2019autore, avendone egli conoscenza diretta o indiretta. Riguardano una particolare area, dove oggi diventa sempre pi\u00f9 dif\ufb01cile arrivare, a causa di uno straordinario aumento di frane e smottamenti, che vanno di pari passo con lo svuotamento demogra\ufb01co. N\u00e9 poteva essere altrimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Colangelo sa che arriver\u00e0 un giomo in cui al paese non potr\u00e0 pi\u00f9 andare, perch\u00e9 gli ultimi conoscenti o parenti non ci saranno pi\u00f9. Ogni anno ce n\u2019\u00e8 sempre qualcuno in meno. Perci\u00f2 il paese se lo sta costruendo sulle carta, attraverso la memoria. Compare la nonna che, vicino all&#8217;immancabile focolare, raccontava le \ufb01abe al nipotino, cui piacevano le poesie di Giovanni Pascoli. Compare il paese sotto la neve, che sempre meno, pur essa, si vede. Si rievocano \ufb01gure straordinarie, come il Sud ne ebbe sempre, tra il grottesco e il patetico. Per esempio, c\u2019\u00e8 l\u2019ex detenuto che si adopera perch\u00e9 altri non seguano la sua via. Perci\u00f2, si fa missionario di bont\u00e0, fede e cultura. C\u2019\u00e8 la lunga serie di zii, zie, cugini, cugine, che sparvero nella lontana America. C\u2019\u00e8 il ricordo di giovani soldati tedeschi che, in fuga sotto l\u2019incalzare degli Alleati, per necessit\u00e0 devono far razzia di galline in una masseria. Festosamente, forse per l\u2019ultima volta allegri ragazzi, le rincorrono per l\u2019aia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">A mille chilometri di distanza, ovviamente, tutto diventa pi\u00f9 sfuocato, pi\u00f9 diffuso, ma anche pi\u00f9 ampio e corale. Al posto dell\u2019occhio subentra l\u2019immaginazione, il sogno e, quindi, il cuore. Le figure perdono i contorni netti, per lasciar posto a fantasmi, anche quando sono colti in comportamenti ruvidi, che facevano parte della \u201cgenuinit\u00e0\u201d del personaggio e dei personaggi, spesso al di qua del bene e del male. Proprio per questo, per\u00f2, essi avevano bisogno di maggiore attenzione e comprensione. Bisognava aspettare che lo scoprisse e lo dicesse il pittore forestiero. Di qui il sentimento, non di rabbia, non di nostalgia, ma, piuttosto, di contenuta sofferenza. Dopo anni d\u2019impegno per cambiarne le sorti attraverso il lavoro quotidiano e iniziative culturali, Colangelo prende atto che, nella \u201cterra dell&#8217;osso\u201d, forse tutto si sta perdendo per sempre. L\u2019anno venturo, a Natale, ci saranno ancora abitanti in meno. Quasi sicuramente, un altro pezzo di paese sar\u00e0 sceso a valle.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">PREFAZIONE DI GIOVANNI CASERTA<\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Angelo Colangelo dedica alla memoria di Rocco Brancati, instancabile apostolo della lucanit\u00e0, undici storie della \u00abterra dell\u2019osso\u00bb, \u00abtessute col filo resistente dei ricordi\u00bb, pubblicate dalle ERRECIEDIZIONI-ALIANOPARCOLEVI con la Prefazione di Giovanni Caserta. 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