{"id":5765330,"date":"2020-06-26T09:57:34","date_gmt":"2020-06-26T07:57:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765330"},"modified":"2020-10-01T12:24:42","modified_gmt":"2020-10-01T10:24:42","slug":"angelo-colangelo-novita-in-paese-nellanno-viii-dellera-fascista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765330","title":{"rendered":"Angelo COLANGELO: Novit\u00e0 in paese nell&#8217;anno VIII dell&#8217;era fascista"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">IN CAUDA VENENUM ovvero DULCIS IN FUNDO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-text-align-center has-vivid-red-color\">Antonio Martino, nato a Palazzo San Gervasio (PZ) il 18 giugno 1930, anno VIII E.F. (<em>rabatana<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Si preannunciava proprio come una bella giornata di sole, quel marted\u00ec del 28 ottobre 1930. <strong>M\u00ebr\u00ebkand\u00f2n\u00ebj\u00eb<\/strong>, Domenicantonio, ne prese atto con soddisfazione, mentre alle prime luci dell&#8217;alba si preparava per andare in paese dalla sua casa colonica, che si trovava non molto distante dallo storico Palazzo di Santo Spirito. Per questo, durante il giorno, mentre lavorava, aveva la possibilit\u00e0 di guardarlo da diverse angolazioni e sempre ne rimaneva estasiato. La monumentale Masseria Fortificata, che sembrava avere una straordinaria energia magnetica, calamitava lo sguardo e lo incantava con la maestosit\u00e0 delle sue linee architettoniche severe ed armoniose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Appena fu pronto, M\u00ebr\u00ebkand\u00f2n\u00ebj\u00eb si mise in viaggio. Respirava a pieni polmoni l&#8217;aria finissima del mattino, mentre se ne saliva di buon&#8217;ora verso Stigliano. Quell&#8217;aria era un confortevole balsamo per il corpo e per l&#8217;anima. Lui, perci\u00f2, si lasciava dondolare beatamente in groppa a Stellina, la superba&nbsp; e docile giumenta, con la quale da tempo viveva quasi in simbiosi. Ora stavano per affrontare con andatura regolare e sicura la ripida faticosa salita <strong>d\u00eb Ll\u00e9u\u00ebc\u00eb<\/strong>, di cui animale e padrone conoscevano a memoria i tratti pi\u00f9 disagevoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">M\u00ebr\u00ebkand\u00f2n\u00ebj\u00eb, nel frattempo, cercava di ripassare bene nella&nbsp; mente tutte le faccende che avrebbe dovuto sbrigare, senza perdere tempo, prima di recarsi alla \u201cbenedetta\u201d adunata, della&nbsp; quale avrebbe fatto volentieri a meno. Ma, per evitare guai, non se ne poteva purtroppo sottrarre. Per questo, aveva anche ritardato di qualche giorno il suo viaggio al paese, dove si recava ogni mese per l&#8217;approvvigionamento di viveri e di tante altre cose, che erano necessarie alla famiglia e che non si trovavano in campagna. Sperava solo che, una volta fatta ogni cosa per bene, al campo sportivo avrebbe potuto incontrare e salutare <strong>Macc\u00ebu\u00e0nn<\/strong>, il calzolaio Mastro Giovanni, suo vecchio amico e compare di antica data. Gli piaceva intrattenersi con lui e da lui essere informato puntualmente sulle novit\u00e0 della vita stiglianese. Il calzolaio, infatti, non si lasciava sfuggire nessun fatto, piccolo o grande che fosse, ed era poi capace di raccontarlo con particolare maestria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Arrivato, dunque, a destinazione, M\u00ebr\u00ebkand\u00f2n\u00ebj\u00eb si mosse quanto pi\u00f9 in fretta possibile. Fece prima rifornimento di farina e crusca al Mulino a Fuoco e poi di sale e trinciato forte al tabacchino di Vincenzino Ciruzzi alla Villa, pass\u00f2 dalla mascalc\u00eca di Mastro Vincenzo Diruggiero, noto Taccarr\u00f3n\u00eb, per far ferrare Stellina, si rec\u00f2 all&#8217;Ufficio Postale e, infine, si diresse con passo spedito verso il campo sportivo sopra la fontana d\u00eb l\u00eb \u201c<strong>Tr\u00e9 cann\u00e9u\u00ebn\u00eb<\/strong>\u201d. Voleva evitare ad ogni costo di fare tardi e di avere poi delle noie da parte dei fascisti, che ne avrebbero magari ritardato il ritorno in campagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">\u00ab<em>\u201c<\/em><em>Quelli\u201d , &#8211;<\/em> diceva tra s\u00e9 e s\u00e9 &#8211; nullafacenti e perdigiorno come sono, sarebbero capaci per ripicca di trattenermi per ore e ore con le scuse pi\u00f9 strambe e di irritarmi con le loro chiacchiere odiose. E io non posso permettermelo, perch\u00e9 i miei rimarrebbero in pensiero, se non mi vedessero tornare prima di sera\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Per fortuna, arriv\u00f2 giusto in tempo per ascoltare il gerarca locale al quale era stato affidato l&#8217;incarico del discorso ufficiale. Questi con oratoria magniloquente ricord\u00f2 il fatidico giorno della marcia su Roma, che era avvenuta otto anni prima e aveva aperto nuovi e luminosi orizzonti all&#8217;Italia e a Stigliano. Alla prima, lasciando balenare il fulgido destino che tocca a una vera potenza mondiale; alla seconda, dischiudendo finalmente le porte a un futuro di benessere e di serenit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Si capiva a lume di naso che il povero oratore, sudato e affannato, si sforzava in ogni modo di imitare il \u201cPrincipale\u201d, quello che in quello stesso momento stava tuonando dal famoso balcone romano con atteggiamenti da vero istrione. Ma i risultati furono meschini, ahilui, sicch\u00e9 ricevette appena qualche timido applauso, scattato peraltro a comando, su invito perentorio degli uomini che lo circondavano. Una ventina di uccellacci neri che, impettiti, gli facevano corona e mostravano ostentatamente di assentire alle sue vuote parole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Del lungo e reboante discorso dai numerosi presenti fu apprezzato con un applauso sincero e prolungato solo il passaggio in cui si ricordava l&#8217;evento che Stigliano aveva vissuto tre mesi prima, quando il 31 luglio era stato inaugurato, dopo molte traversie, il Monumento ai Caduti della Grande Guerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Era stata, quella, una manifestazione davvero solenne con la benedizione della scultura di Giuseppe Ciocchetti, la concelebrazione della Messa del Vescovo Raffaello Delle Nocche e dell&#8217;arciprete don Rocco Longo, l&#8217;esecuzione di marcette della banda locale diretta dal Maestro Giuseppe Colangelo e l&#8217;esplosione di bombe carta preparate dal fochista Pancrazio Di Napoli. Grande e commossa era stata la partecipazione del popolo, che aveva voluto in tal modo onorare la memoria dei 131 caduti stiglianesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">M\u00ebr\u00ebkand\u00f2n\u00ebj\u00eb, intanto, facendo finta di prestare attenzione, in realt\u00e0 girava e rigirava continuamente la testa nel tentativo di rassicurarsi della presenza dell&#8217;amico Giovanni. Finalmente lo individu\u00f2 e riusc\u00ec a incrociarne lo sguardo. Con muti cenni d&#8217;intesa i due concordarono di incontrarsi non appena l&#8217;oratore avesse concluso il suo infervorato discorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Cos\u00ec fu. Si avvicinarono e si salutarono, mentre nel campo sportivo figli e figlie della lupa, balilla e avanguardisti, piccole e giovani italiane, si esibivano in difficili esercitazioni ginniche e in improbabili manovre paramilitari. Si mossero, ad un certo punto, con movimenti studiati per formare dapprima la parola \u201cDux\u201d, poi una gigantesca \u201cM\u201d. Ma, nonostante la buona volont\u00e0 di tutti, i risultati non furono certo lusinghieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Ai due amici, per\u00f2, la cosa importava ben poco. Anzi, approfittando della confusione che si era creata, Macc\u00ebu\u00e0nn ne approfitt\u00f2 per ragguagliare sugli ultimi avvenimenti del paese l&#8217;amico che veniva dalla campagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Si sofferm\u00f2, in particolare, a raccontare in maniera&nbsp; dettagliata un fatto che negli ultimi giorni era stato sulla bocca di tutti gli stiglianesi. Lui raccont\u00f2 i fatti tali quali glieli aveva esposti Francesco, un invalido della Grande Guerra, che alla sede del fascio svolgeva le mansioni di bidello e che frequentava quotidianamente la bottega del calzolaio, di cui era grande amico. Si preoccup\u00f2 solo di aggiungere, ed \u00e8 superfluo sottolinearlo, una piacevole cornice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Era ormai sera ed era giunta perci\u00f2 l&#8217;ora in cui capi, capetti e galoppini, insomma tutti gli abituali ospiti della Casa del Fascio, stavano per andare via, quando irruppe Giuseppe, un contadino che abitava al Casale. Lo chiamavano Peppe \u201cil fascista\u201d, appellativo di cui egli andava fiero, perch\u00e9 se lo era guadagnato sul campo per la solerte, o per meglio dire fanatica, attivit\u00e0 spesa a favore della causa, che aveva sposato fin dalla prima ora. Non per nulla era sempre in prima linea&nbsp; e si dava un gran da fare, quando si trattava di impartire qualche lezione agli antifascisti, o presunti tali, dispensando un po&#8217; di botte o&nbsp; imbottendoli di olio di ricino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Peppe, dunque, quella sera era riuscito a trascinare a viva forza dietro di s\u00e9 la moglie Matalena, che invano aveva tentato di opporre resistenza. E, appena fu entrato, le vene del collo taurino gonfie da far paura e gli occhi fuori dalle orbite, continuando a tenere ferma per un braccio la povera donna, prese a urlare come un ossesso: \u00abArrestate questa donna \u2026 ha parlato male di Mussolini \u2026 questa disgraziata si \u00e8 permessa di parlare male del nostro amato Duce \u2026 merita di essere arrestata!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Rimasero tutti senza parole. Il segretario del Fascio Vincenzo Dinisi, che fra i camerati si segnalava anch&#8217;egli per impulsivit\u00e0 e&nbsp; intransigenza, era gi\u00e0 pronto a intervenire e ad assecondare la richiesta perentoria del contadino. Ma il Podest\u00e0 don Ciccillo Campobasso, bravo medico e uomo assennato, intuendone le minacciose intenzioni, lo prevenne e chiese di far parlare la donna, per conoscere meglio i motivi dell&#8217;insolita denuncia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Allora Matalena, incoraggiata dalle parole del dottore, non esit\u00f2 a spiegare davanti a tutti le sue ragioni e, seppure con il cuore in tumulto, riusc\u00ec a dare la sua versione e a ricostruire i fatti cos\u00ec come si erano realmente svolti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Rivolgendosi poi direttamente al Podest\u00e0, spieg\u00f2 che, in effetti, aveva pi\u00f9 volte redarguito il marito per il comportamento che teneva ormai da diversi mesi. E anche stasera lo aveva rimproverato aspramente perch\u00e9, con la scusa degli impegni \u201cpolitici\u201d, trascurava ormai completamente la famiglia, evitava di andare a lavorare e, per completare l&#8217;opera, spesso se ne tornava a casa a notte fonda e perdipi\u00f9 mezzo ubriaco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><strong>\u00abDon C\u00ebcc\u00e9, &#8211; grid\u00f2&nbsp; Matalena esasperata e incapace di trattenere la rabbia &#8211; inz\u00f2mm l&#8217;\u00e0gg d\u00e9tt sck\u00e9tt ka p\u00eb la sk\u00e9u\u00ebs\u00eb d\u00eb M\u00ebs\u00ebl\u00e9j\u00ebn j\u00e9 d\u00ebv\u00ebnd\u00e0t\u00eb n\u00eb m\u00f2l\u00eb fat\u00ebgat\u00f3r\u00eb e n\u00eb mbriok\u00f3n\u00eb!\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Il Podest\u00e0, che aveva ben compreso fin dal primo momento che bersaglio delle accuse della donna non era certo Mussolini, ma il marito sfaccendato e dedito pi\u00f9 al vino che al lavoro e alla famiglia, non ebbe bisogno di sentire altro e conged\u00f2 tutti. Disse alla donna di non avere paura a rimanere da sola e le sugger\u00ec di trascorrere la notte l\u00e0, nella Casa del Fascio. Non era per punizione, tenne subito a rassicurarla, ma per evitare possibili inconsulte reazioni contro di lei da parte del marito, che era stato pubblicamente svergognato. Convinta la donna, il buon don Ciccillo pot\u00e9 andare via tranquillo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Terminato l&#8217;incredibile racconto del calzolaio, M\u00ebr\u00ebkand\u00f2n\u00ebj\u00eb salut\u00f2 in fretta l&#8217;amico, perch\u00e9 gli rimaneva da fare un&#8217;ultima cosa urgente,&nbsp; vale a dire tagliarsi la barba e i capelli, che da troppo tempo aspettavano ansiosamente il momento di una buona tosatura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Era l&#8217;una passata, ma per fortuna tra la folla intravide <strong>M\u00e0st Savat\u00f3r\u00eb<\/strong>, il barbiere, che stava per tornarsene a casa per il pranzo. Lo preg\u00f2 vivamente di fare un sacrificio e di andare a raparlo, nonostante l&#8217;ora tarda. Lo convinse e si avviarono. Appena messo piede nel salone, il contadino si trov\u00f2 di fronte all&#8217;altra incredibile sorpresa della giornata: un bel recipiente di alluminio, lucido e tondeggiante. Non aveva mai visto prima una roba del genere. Era situato sul lato sinistro della poltroncina destinata ai clienti e sembrava essere stato messo l\u00e0, di proposito, come un elegante oggetto ornamentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">\u00abSi vede proprio &#8211; pens\u00f2 M\u00ebr\u00ebkand\u00f2n\u00ebj\u00eb &#8211; che Salvatore ha buongusto e ci tiene ad abbellire il suo salone, anche se \u00e8 frequentato pi\u00f9 da cafoni che da galantuomini. Che pure non mancano, per\u00f2, tra i suoi clienti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Cos\u00ec arzigogolando, prese posto senza dire una parola e appariva quasi intimidito da quella strana novit\u00e0. Fu naturale, pertanto, che mentre il barbiere indossava il camice, egli ne approfittasse per girarsi e sputare sul pavimento dal lato opposto a quello dove si trovava l&#8217;oggetto misterioso. Avendolo adocchiato, Salvatore, prese allora delicatamente il misterioso oggetto e, senza dire nulla, lo spost\u00f2 dalla parte destra. Incominci\u00f2 cos\u00ec ad insaponare l&#8217;ispida barba del cliente, che dopo un po&#8217;, mentre il barbiere provvedeva ad affilare il rasoio, gir\u00f2 appena la testa e sput\u00f2 sul lato sinistro. Sempre, cio\u00e8,&nbsp; dalla parte opposta rispetto all&#8217;elegante vaso ornamentale. Che fu allora di nuovo spostato da Salvatore, pazientemente, dall&#8217;altra parte. La&nbsp; scena si ripet\u00e9 ancora un paio di volte, fino a quando M\u00ebr\u00ebkand\u00f2n\u00ebj\u00eb, spazientito, esclam\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><strong>\u00abM\u00e0st Savat\u00f3, s\u00eb n\u00f2 la f\u00ebrn\u00ecsc d\u00eb fa m\u00f9va m\u00f9va, v\u00e0j\u00eb a f\u00ebrn\u00e8sc ka ng\u00eb sc\u00ebpp\u00e9u\u00ebt\u00eb d&#8217;aj\u00e9nd. P\u00f3, non t\u00eb la p\u00ebgghi\u00e0 k\u00eb mm\u00e9\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Insomma, il buon contadino, ignaro che si trattasse di una sputacchiera, divenuta obbligatoria per salvaguardare l&#8217;igiene nei locali pubblici, dove era abitudine diffusa sputare per terra, aveva detto al barbiere che, se non avesse posto fine a quei suoi continui spostamenti, avrebbe finito per sputarci dentro. In tal caso non avesse, poi, da lamentarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Ben rasato, \u201cdecespugliato\u201d e soddisfatto di aver fatto tutto ci\u00f2 che si era ripromesso di fare, finalmente M\u00ebr\u00ebkand\u00f2n\u00ebj\u00eb pot\u00e9 tornarsene a casa. Qui, dopo aver preso velocemente un boccone per acquietare lo stomaco che da tempo brontolava rumorosamente, sistem\u00f2 per bene ogni cosa, mise il basto a&nbsp; Stellina, vi caric\u00f2 i due cofani e si avvi\u00f2 sulla strada del ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Era contento, perch\u00e9 portava con s\u00e9 anche una bisaccia piena delle curiose novit\u00e0 trovate al paese. Il loro pensiero gli avrebbe tenuto compagnia fino alla prossima rimpatriata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Angelo Colangelo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">IN CAUDA VENENUM ovvero DULCIS IN FUNDO<\/p>\n<p class=\"has-text-color has-text-align-center has-vivid-red-color\">Antonio Martino, nato a Palazzo San Gervasio (PZ) il 18 giugno 1930, anno VIII E.F. 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