{"id":5765355,"date":"2020-07-02T22:01:14","date_gmt":"2020-07-02T20:01:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765355"},"modified":"2020-10-01T12:21:39","modified_gmt":"2020-10-01T10:21:39","slug":"una-possibile-postfazione-di-giuseppe-mastromarino-a-storie-dalla-terra-dellosso-di-angelo-v-colangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765355","title":{"rendered":"Una possibile postfazione di Giuseppe Mastromarino a STORIE DALLA \u201cTERRA DELL\u2019OSSO\u201d  di Angelo V. Colangelo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"518\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Itaca-1366x691-1-1024x518.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5765356\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Itaca-1366x691-1-1024x518.jpg 1024w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Itaca-1366x691-1-300x152.jpg 300w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Itaca-1366x691-1-768x388.jpg 768w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Itaca-1366x691-1.jpg 1366w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>ITACA<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">L&#8217;amico Angelo Colangelo ha avuto l&#8217;amabilit\u00e0 di inviarmi la &#8220;possibile postfazione&#8221; di Giuseppe Matromarino alle sue storie dalla &#8220;Terra dell&#8217;Osso&#8221;, dopo averci presentato su questo blog le \u201c<strong>Lettere di Giustino Fortunato a don Giovanni Minozzi e la nascita dell\u2019Opera<\/strong>\u201d, (Giannatelli, Matera, 2020, \u20ac 16, pp. 158) del prof. Mastromarino come una preziosa tessera musiva, che va ad aggiungersi alle molte altre realizzate in precedenza attraverso una lunga, intensa e meritoria attivit\u00e0 di studio e di ricerca. Egli &#8211; scriveva Colangelo &#8211; \u00e8 andato cos\u00ec componendo nel corso degli anni un ideale mosaico del Mezzogiorno, di cui risaltano non solo gli eterni e irrisolti problemi, ma anche le potenziali risorse, troppo spesso sprecate o depredate, ma ancora, per fortuna, non del tutto dilapidate. Ora, appena finito di leggere quest&#8217;altra recensione del prof. Mastromarino, ricca di profonda cultura e cultura, sensibilit\u00e0 e spirito di amicizia, ho deciso senz&#8217;altro di pubblicarla immediatamente, scusandomi col professore e con Angelo per non averli preavvertiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">TESTO DELLA &#8220;POSSIBILE POSTFAZIONE&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">\u00c8 risaputo che il n\u00f2stos, eterno ritorno delle stagioni della natura, ovvero metafora del viaggio del percorso esistenziale, \u00e8 simbolicamente un archetipo dello spirito che ritroviamo in tutte le letterature e, in particolare, con il mito di Ulisse, immortalato nell\u2019Odissea di Omero. Ancora oggi, in vari scrittori e nelle opere di speculazione filosofica e psicanalitica rimane un mito esistenziale, icona di quell\u2019itinerario interiore alla ricerca della propria identit\u00e0 e delle proprie radici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Nei racconti brevi, efficaci, leggibili di Angelo Vito Colangelo di \u201cLe storie dalla terra dell\u2019osso\u201d vi \u00e8 il filo conduttore della fabula realistica che non indugia a crogiolarsi sulla memoria romantica o nel riflusso compiacente in un passato scomparso, ma \u00e8 vigorosa visione di ricordi che si confrontano con il presente. La dinamica passato-presente \u00e8 dialogica, \u00e8 un\u2019interrogazione sugli avvenimenti, sul piccolo grande mondo dei paesi lucani con i significati reali e prospettici che, in definitiva, consentono una conoscenza veridica e profonda di un certo vissuto, inverato nell\u2019interiorit\u00e0 dello spirito, ma anche come catarsi, liberazione interiore di quanto accumulato con l\u2019esperienza di vita. Si tratta di ritornare sui propri passi per andare oltre, per conoscere meglio se stessi, i luoghi e le persone dei nostri incontri vitali, che danno senso alle nostre radici e, contemporaneamente, ci proiettano verso l\u2019ignoto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Il premio Nobel in letteratura, lo scrittore portoghese Jos\u00e8 Saramago nel libro \u201cViaggio in Portogallo\u201d descriveva questa condizione umana: <em>\u201cil viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si \u00e8 seduto sulla sabbia delle spiaggia e ha detto: \u201dNon c\u2019\u00e8 altro da vedere\u201d, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio \u00e8 solo l\u2019inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si \u00e8 visto, vedere di nuovo quel che si \u00e8 visto, vedere in primavera quel che si \u00e8 visto in estate, vedere di giorno quel che si \u00e8 visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l\u2019ombra che non c\u2019era. Bisogna ritornare sui passi gi\u00e0 fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Una delle poesie pi\u00f9 significative di un poeta greco anticonvenzionale, Costantino Kavafis (1863-1933) \u00e8 quella dedicata a Itaca, l\u2019isola greca patria di Ulisse, inconfondibile metafora del n\u00f2stos e del viaggio esistenziale. In questa poesia del 1911 di Kavafis, l\u2019ispirazione interiore del poeta si proietta alla ricerca della propria identit\u00e0 attraverso il ritorno e dopo un lungo viaggio nell\u2019esplorazione di ci\u00f2 che \u00e8 in noi e fuori di noi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Stigliano, il bel paese appoggiato sulla montagna materana, terra di origine di Angelo Vito Colangelo rappresenta non un approdo definitivo, ma una m\u00e9ta continua di un cammino a r\u00e9bours che non potr\u00e0 mai essere insignificante o deludente, ma diventa un bisogno, la chiave di volta di un\u2019esperienza di vita, riguardata attraverso la via della mente e del cuore, per rivivere i segni, le ragioni, i valori, i dolori, le magie di una vita vissuta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Quella Itaca di Kavafis richiama per sinallagma, pur nella concreta differenza ma identit\u00e0 di spirito, la Stigliano di Colangelo che, nonostante tutto, misteriosamente lo affascina e nello stesso tempo lo costringe a ripartire. Itaca per Kavafis e Stigliano per Colangelo sono un motivo forte e paradigmatico del viaggio e della conoscenza, motivo che si pu\u00f2 ben leggere nella stessa poesia di Kavafis:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sempre devi avere in mente Itaca-<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>raggiungerla sia il pensiero costante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Soprattutto, non affrettare il viaggio;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>metta piede sull\u2019isola, tu, ricco<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>dei tesori accumulati per strada<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>senza aspettarti ricchezze da Itaca.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Itaca ti ha dato il bel viaggio,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>senza di lei mai ti saresti messo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>in viaggio: che cos\u2019altro ti aspetti?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avr\u00e0 deluso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Gi\u00e0 tu avrai capito ci\u00f2 che Itaca vuole significare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">E Angelo Colangelo sa molto bene ci\u00f2 che Stigliano, con i paesi viciniori, vuole significare! Qui Colangelo, in questo duro crinale della terra dell\u2019osso, ma anche di quella polpa incommensurabile che \u00e8 la vegetazione boschiva della montagna materana, egli ha attinto una linfa di conoscenza degli ambienti e delle persone che costituisce l\u2019antitesi alla solitudine e dove \u00e8 possibile ritrovare il gusto, l\u2019odore, i sapori antichi e gli inveterati stigmi della miseria e della povert\u00e0, ma anche i valori della solidariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Per questo, Stigliano, Aliano, Cirigliano, Gorgoglione, Accettura restano paesi dell\u2019anima, dove, nonostante tutto, si riesce ancora a respirare l\u2019humus di un incanto ancestrale di perduta umanit\u00e0 e diventano un\u2019oasi evocativa e significativa della propria \u201crecherche\u201d. A Stigliano, molti viaggiatori non ci sono pi\u00f9, anche le case sono spesso chiuse e abbandonate ed hanno cambiato aspetto, aggredite dal verderame e sembra, a volte, un paese ferito. Non vorrei essere chiamato in un fittizio duello, come avvenne tra Alfonso di Lamartine e Gabriele Pepe, per aver paragonato il poeta Lamartine, in una poesia del 1825, l\u2019Italia alla \u201cterra dei morti\u201d, a \u201c<em>monumento crollato, abitato solo dall\u2019eco! \/Polvere del passato, sollevata da un vento sterile \/Terra dove i figli non hanno pi\u00f9 il sangue degli avi! \/Dove, su un suolo invecchiato gli uomini nascono vecchi\u201d. Nonostante che ci\u00f2 non fosse vero allora, n\u00e9 oggi, \u00e8 indubitabile che nella \u201cterra dell\u2019osso\u201d l\u2019emigrazione, l\u2019abbandono per tante ragioni della propria terra, la mancanza di lavoro, l\u2019indecorosa viabilit\u00e0, il dissesto idrogeologico ecc., hanno reso dolorosamente queste terre un ospizio per anziani o, forse, il luogo dove, nel piccolo cimitero, vengono deposte, in un ultimo afflato, le spoglie di paesani emigrati che hanno espresso in vita il desiderio di riposare per sempre accanto ai loro avi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Stigliano \u00e8 per Colangelo il paese del continuo ritorno come per il poeta della raccolta \u201cMyricae\u201d (1891) nella poesia \u201cRomagna\u201d: <em>\u201cSempre mi torna in cuore il mio paese\u201d <\/em>e, forse di pi\u00f9 richiama, come ha notato il critico letterario Giovanni Caserta, il tema del ritorno al paese come necessit\u00e0 interiore, espresso nel romanzo ultimo di Cesare Pavese \u201cLa luna e i fal\u00f2\u201d (1950): <em>\u201c\u2026 Un paese ci vuole, non fosse altro che per il gusto di andarsene via,. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c\u2019\u00e8 qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non \u00e8 facile starci tranquillo\u201d. <\/em>Questo bisogno \u00e8 insito nell\u2019anima di Angelo Colangelo, vi \u00e8 un\u2019empatia continua con le sue vecchie piazze, con le vie, con i fantasmi delle persone che non ci sono pi\u00f9 e che ancora parlano con l\u2019eco delle loro voci, con le movenze dei loro atteggiamenti, con le icastiche espressioni dialettali, attraverso cui la narrazione assume in Colangelo i connotati di un realismo magico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Tra i temi evocativi ricorrenti nella \u201cfabula\u201d realistica delle \u201cStorie dalla terra dell\u2019osso\u201d, dal prologo all\u2019epilogo, vi \u00e8 quello del ritorno e del ricordo, afferenti alla terra d\u2019origine. I paesi \u201cdell\u2019osso\u201d, oggi, cio\u00e8 della dorsale appenninica lucana non si contrappongono con i paesi \u201cdella polpa\u201d, secondo la dicotomia visionaria dell\u2019etnologo Manlio Rossi Doria, ma hanno una loro identit\u00e0 e potenzialit\u00e0 paesaggistica, di tradizioni e di vivibilit\u00e0 che rende quello che era uno squilibrio una opportuna integrazione di caratteristiche e di risorse, nonostante non manchino gli antichi problemi della deforestazione, del dissesto idrogeologico, della emigrazione intellettuale, della carenza di lavoro, dell\u2019abbandono dei borghi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Giovannino, immortalato nella famosa tela di Carlo Levi durante il suo confino ad Aliano tra fine 1935 e il 1936, rappresentato con la capretta Nennella, oggi, ormai anziano, con il carico della sua esperienza, mantiene viva la capacit\u00e0 di ricordare, accompagnata da \u201cindecifrabili sospiri\u201d che provocano attimi di sospensione tra un passato che parla e un presente muto che ascolta e, forse, non capisce. Il suo racconto non \u00e8 nostalgia del passato, ma un presente del preterito e la figura del medico pittore torinese Carlo Levi si erge al di sopra dei muri alti e delle cancellate della solitudine in quel fotogramma indelebile in cui la creativit\u00e0 artistica si congiunge con la magia, la giovanile baldanza, la innocente e genuina curiosit\u00e0 dei bambini che ad uno ad uno si rivedono riprodotti, tal quali sono, nella misteriosa tela. Sono proprio i brandelli del passato che restano inamovibili nel cuore di quel Giovannino di ieri e di oggi nel cielo incantato dei ricordi e la sua narrazione diventa anche una \u201cestatica contemplazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Dopo Carlo Levi, appare un\u2019altra figura di solitario, il poeta Giovanni Pascoli, le cui poesie sono state apprese a memoria da tante generazioni di studenti delle scuole elementari e medie. Tanti ricordano a mente brevi versi di poesie famose come \u201cLa cavallina storna\u201d, \u201cValentino\u201d \u201cLa nevicata\u201d, \u201cX Agosto\u201d, \u201cLa quercia caduta\u201d e quella nevicata del 1956 aleggia ancora nel ricordo di quelle persone che allora avevano dai 6 anni in poi. Durante una delle tante nevicate, il racconto di nonna Ippolita \u00e8 impressionante e si riferisce a un ritrovamento di cadaveri a seguito del crollo della Chiesa. Oggi si tende ad oscurare il senso della morte e i cimiteri sono spazi extraterritoriali, dove la visita ai morti \u00e8 un fatto rituale di una sola giornata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Nella cultura contadina, come hanno dimostrato gli etnologi e in particolare per la nostra regione, Ernesto De Martino, vi era un rapporto magico tra i vivi e i morti, costruito attraverso i riti, le nenie, le tradizioni e tale relazione diveniva segno di civilt\u00e0 e di memoria, una continua interrogazione esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Cirigliano, il pi\u00f9 piccolo borgo della provincia di Matera e l\u00ec, solo, paese dell\u2019anima, che non vuole essere fagocitato dal \u201csuperiore\u201d, nel senso che geograficamente si trova sopra, paese di Gorgoglione, n\u00e9 tantomeno dagli altri paesi viciniori come Stigliano e Accettura. In questo racconto vi \u00e8 la parabola di un cambiamento umano, sociale e spirituale di Donato Gruosso, da brigante a vigilante, da penitente ad orante nella Santa Grotta di Cirigliano e, perfino, insegnante al servizio gratuito di tanti analfabeti per insegnare loro a leggere e a scrivere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Nel racconto \u201cLe statue della discordia\u201d, il pomo della discordia deriva dalla contesa di due statue dei Sacri Cuori, a seguito di un ventilato diritto di propriet\u00e0 e di possesso, avanzato da un prete della folta comunit\u00e0 sinodale dei preti stiglianesi, il quale non intendeva restituire le statue alla chiesa di provenienza, sostenendo l\u2019inamovibilit\u00e0 del bene immobile. Questa tragicommedia ventennale trova, poi, la sua fine soltanto in ambito giuridico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">La storia personale di un reduce della Prima Guerra Mondiale, cio\u00e8 di Salvatore, figlio di Giuseppe e Maria, s\u2019innesta nel magma di una storia collettiva di coloro che non sono tornati, dei caduti, degli invalidi di guerra, di coloro che hanno subito traumi psichici permanenti. Salvatore \u00e8 un fortunato, ma nel suo cuore non manca nessuna croce di quel ricordo. Il problema principale della sua famiglia umile e decorosa consiste nel dare una dote e un marito alla figlia Filomena. C\u2019\u00e8 una platea di gente che fa da cornice, i genitori, qualche bravo giovine, onesto lavoratore, i sensali che fanno le ambasciate e sembra che la protagonista Filomena non valga nulla e debba subire la volont\u00e0 genitoriale. Ma Filomena \u00e8 un tipo sveglio ed \u00e8 anche bellina e non \u00e8 insensibile alle attenzioni di un terzo incomodo, un potatore allegro ed esperto. Filomena rifiuta ogni proposta e finalmente il potatore, un certo Felice Sasanelli diventa suo marito. Sembra un matrimonio felice, interrotto dalla necessit\u00e0 di Felice di emigrare in America per lavoro. Filomena resta molto delusa, diventa una di quelle vedove bianche che popolarono citt\u00e0 e paesi nel primo e nel secondo dopoguerra, a causa dell\u2019emigrazione. Nacquero relazioni extraconiugali e figli illegittimi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">La storiella del capitolo 6, s\u2019inquadra in una scena leviana del \u201cCristo si \u00e8 fermato ad Eboli\u201d, dove all\u2019alterigia e prepotenza dei signori, pretenziosi di formale rispetto, si contrappone dapprima il silenzio e, quindi, un moto di ribellione dei contadini contro quel servilismo atavico che si manifestava con riverente inchino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">La razzia di guerra, in un contesto della Seconda guerra mondiale, si riveste di una vena umoristica e tragica, scaturita dalla fame dei giovani soldati tedeschi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">La filastrocca dei 12 mesi e la lauta cena post mortem, il cosiddetto \u201cc\u00f2nsolo\u201d, sono racconti che sembrano derivare dalla fantasia di Giambattista Basile de\u2019 \u201cLo cunto de\u2019 li cunti\u201d ed invero, sono realistici e la battuta finale in dialetto \u00e8 paradigmatica per la soluzione dei lunghi digiuni, tanto da perorare, se fosse possibile, la morte della mamma almeno una volta al mese, in modo da poter riempire, con il \u201cc\u00f2nsolo\u201d, adeguatamente, lo stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">La storia di Vincent Santo \u00e8 esemplare. \u00c8 la storia dell\u2019emigrazione verso le Americhe, attraverso la singolare storia di una famiglia di emigrati, attraverso cui si possono leggere gli aspetti positivi, ma anche quelli negativi (nostalgia, perdita della propria identit\u00e0, sfruttamento ecc.) di quel fenomeno sociale studiato dai grandi meridionalisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">L\u2019ultima storia \u00e8 autobiografica, \u00e8 quella dell\u2019emigrazione sociale ed intellettuale, presente pi\u00f9 che mai, purtroppo, nella realt\u00e0 meridionale. Il professore, alias Angelo Colangelo, per varie ragioni \u00e8 stato costretto ad emigrare, ma il suo attaccamento alla terra d\u2019origine, per la lontananza, \u00e8 divenuto un dolce assillo, una condizione del suo spirito. I paesi dell\u2019anima sono come uno stigma impresso in chi va via e, come dice un vecchio adagio latino \u201comnia mea mecum porto\u201d. Pur nella lontananza, attraverso la scrittura, si pu\u00f2 dire che egli \u00e8 sempre presente a Stigliano, una specie di ubiquit\u00e0 tra Parma, Stigliano, Aliano e i paesi del circondario, che sono un richiamo continuo del vissuto di ieri e di oggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">La \u201cvariatio\u201d tematica tendente al bozzetto \u00e8 funzionale alla lettura concisa e piacevole da parte del lettore, sempre pi\u00f9 orientato al racconto breve. Ma tale sensazione non implica uno slegamento, perch\u00e9 dominano due principi unitari che sottendono a tutti i racconti: l\u2019unit\u00e0 del clima narrativo del mondo descritto nelle caratteristiche di un paesaggio tipico della \u201cterra dell\u2019osso\u201d e l\u2019unit\u00e0 derivante dal semeion narrativo della scrittura fluida, attraente, piacevole che si esprime nella descrizione dei personaggi e nel sentimento di partecipazione al loro vissuto. A mio parere, l\u2019unit\u00e0 stilistica evocativa dei sentimenti scaturisce dalla consonanza di Angelo Colangelo ai temi leviani, alla sua formazione classica e all\u2019osservazione diretta delle maschere e dei volti che popolano quel mistero di luce e di dolore, di pazienza e di determinismo naturale e sociale di quel mondo quasi verghiano \u201cdei vinti\u201d. Ma, in fondo, il volume \u201cStorie dalla terra dell\u2019osso\u201d \u00e8 un invito a riconsiderare l\u2019attuale condizione della realt\u00e0 di questo territorio, per uscire dal retaggio del passato e sfruttare tutte le potenzialit\u00e0 per farla rivivere non certamente come una periferia abbandonata, ma come borghi popolati, attivi, vivibili, attraenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ITACA <\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">L&#8217;amico Angelo Colangelo ha avuto l&#8217;amabilit\u00e0 di inviarmi la &#8220;possibile postfazione&#8221; di Giuseppe Matromarino alle sue storie dalla &#8220;Terra dell&#8217;Osso&#8221;, dopo averci presentato su questo blog le \u201cLettere di Giustino Fortunato a don Giovanni Minozzi e la nascita dell\u2019Opera\u201d, (Giannatelli, Matera, 2020, \u20ac 16, pp. 158) del prof. 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