{"id":5765381,"date":"2020-07-07T17:10:44","date_gmt":"2020-07-07T15:10:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765381"},"modified":"2020-07-07T17:10:46","modified_gmt":"2020-07-07T15:10:46","slug":"la-piacevole-compagnia-di-rocco-scotellaro-su-una-pagina-del-sole-24-ore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765381","title":{"rendered":"La piacevole compagnia di Rocco Scotellaro su una pagina del Sole 24 Ore"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-text-align-left has-vivid-cyan-blue-color has-very-light-gray-background-color\">Sulla stessa pagina del supplemento DOMENICA del Sole 24 Ore dove \u00e8 pubblicata la recensione di Eliana DI CARO all&#8217;<em>Album di fotografie di Rocco Scotellaro,  <\/em>a destra, Giuseppe LUPO firma un articolo intitolato <em>Memorie nascoste tra chiodi e bulloni<\/em>, che sar\u00e0 subito appresso riportato; in calce, Gaetano PECORA, citando un perfido pensiero di Ennio FLAIANO (<em>Era bruttissima. Pass\u00f2 tre ore a truccarsi: divenne brutta<\/em>) ricorda Gaetano Salvemini e il suo antigiolittiano <em>Il ministro della malavita. <\/em>Giuseppe Lupo ci dice che Leonardo Sinisgalli<em> <\/em>fu il primo a invocare l&#8217;uso di chiodi per rappresentare l&#8217;esercizio della scrittura e che qualcosa del genere capita di incontrare nel libro di Ernesto Franco, <em>Vite senza fine<\/em>, Einaudi, 1999, riedito a distanza di vent&#8217;anni, che gli valse il Premio Viareggio. La cerchia della compagnia di Rocco comprende ancora: Giulio Einaudi, Carlo Levi, Primo Levi, Adriano Olivetti, Amelia Rosselli<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/ERNESTO-FRANCO_VITE-SENZA-FINE.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5765383\" width=\"250\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/ERNESTO-FRANCO_VITE-SENZA-FINE.jpg 250w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/ERNESTO-FRANCO_VITE-SENZA-FINE-192x300.jpg 192w\" sizes=\"(max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><figcaption>Vite senza fine Ernesto Franco Einaudi, Torino, pagg. 116, \u20ac 10 &nbsp;<br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-cyan-blue-color has-very-light-gray-background-color\"><strong>Giuseppe LUPO: Memorie nascoste tra chiodi e bulloni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">\u00c8 stato Leonardo Sinisgalli, nel secolo scorso, uno dei primi a invocare l\u2019uso di chiodi e bulloni per rappresentare l\u2019esercizio della scrittura: oggetti umili e dimenticati, spesso tenuti poco in considerazione per la loro scarsa visibilit\u00e0 nell\u2019insieme di un mobilio, eppure cos\u00ec fondamentali per qualsiasi progetto di costruzione, dal semplice gioco del Meccano allo sforzo che induce a edificare grattacieli. Riportarli dalla periferia in cui noi tutti li releghiamo al centro di un\u2019indagine letteraria non \u00e8 soltanto una forma di riabilitazione, ma anche un riconoscere in essi la funzione di archetipo, quel posizionarsi a met\u00e0 strada tra l\u2019idea artigianale del fare e la sospensione del tempo, che cessa di essere cronaca e intende trasformarsi in memoria. Qualcosa del genere capita di incontrare nel libro di Ernesto Franco,&nbsp;<em>Vite senza fine<\/em>&nbsp;, riedito a distanza di vent\u2019anni da quel 1999 in cui era stato pubblicato per la prima volta e che gli era valso il Premio Viareggio-R\u00e8paci. Di chiodi, viti e bulloni qui si narra a lungo e si racconta anche di bottoni, asole, cuciture, quasi ci fosse un misterioso legame fra questi articoli infinitamente piccoli, ma dotati di una sacrale dignit\u00e0, reperibili nei negozi da ferramenta e nelle mercerie, e le sorti di un\u2019epoca non cos\u00ec distante dalla nostra, che ha invocato il moderno, anzi lo ha strappato agli dei, come fa Prometeo con il fuoco, e lo ha costruito ricorrendo proprio alla forza di questi arnesi. Chiodi, nodi, bottoni servono a congiungere, non a dividere. Rispondono alla vocazione di tenere unite parti lontane, si prefiggono l\u2019utopia del dialogo e non la disperata lacerazione del litigio. C\u2019\u00e8 un\u2019idea di mondo in queste pagine: \u00abDicono che i nodi siano l\u2019avanguardia di ogni chiodo\u00bb. E quest\u2019idea assume le fattezze di Gio Marasco: uomo leggendario e silenzioso, giardiniere, operaio d\u2019arsenale, navigatore su piroscafi, manovale durante la costruzione di una ferrovia, fondatore di un esercizio commerciale, una vita spesa tra la Torino, dov\u2019\u00e8 nato, e la Genova, dov\u2019\u00e8 morto, passando attraverso il Sudamerica e l\u2019Etiopia degli altipiani. Gio Marasco discende dall\u2019albero genealogico di Tino Faussone, il protagonista della&nbsp;<em>Chiave a stella<\/em>&nbsp;di Primo Levi, anche se cronologicamente vive prima. Ed \u00e8 un personaggio da assumere a specchio di un\u2019epoca che fa del progresso il suo mito e rende gli uomini che ci credono dei connettori di storie, addizione di memorie a cui gi\u00e0 solo il fastidio di un attrito pu\u00f2 scatenare la mirabile invenzione della carta vetrata, come avviene a quel nobile polacco, Jan Potocki, la cui esistenza si lega a quel capolavoro intitolato&nbsp;<em>Manoscritto trovato a Saragozza<\/em>&nbsp;. Ecco perch\u00e9&nbsp;<em>Vite senza fine<\/em>&nbsp;lo si pu\u00f2 leggere a diversi livelli. Certo \u00e8 una biografia sul fondatore di uno dei pi\u00f9 importanti empori per la vendita di ferramenta. Ma questa definizione sta gi\u00e0 stretta nel momento in cui viene pronunciata. Il libro \u00e8 anche altro e questo altro lo apparenta al&nbsp;<em>conte philosophique<\/em>&nbsp;: un repertorio di passi perduti, un andirivieni tra situazioni ipotetiche e mai realizzate (l\u2019amore per una donna che il protagonista vede in qualsiasi altra donna incontrata successivamente), un atto di omaggio al Novecento che ostinatamente ha creduto di offrire all\u2019umanit\u00e0 le ragioni per cui sentirsi felice, salvo poi esigere pegno per un tempo che ha detto addio alla civilt\u00e0 di ieri ma ha riempito di malinconia anche la pi\u00f9 sperduta porzione di geografia. Malinconia per quel che non \u00e8 stato, per quel che gli uomini hanno sperato ma non hanno ottenuto e al cui fondo rimane un senso di smarrimento. Quel tempo sospeso di cui Gio Marasco diventa emblema quando la sua vita, scrive Ernesto Franco, cerca di meritare lo \u00absforzo profetico di diventare un ricordo\u00bb. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-text-align-left has-vivid-cyan-blue-color has-very-light-gray-background-color\">Sulla stessa pagina del supplemento DOMENICA del Sole 24 Ore dove \u00e8 pubblicata la recensione di Eliana DI CARO all&#8217;Album di fotografie di Rocco Scotellaro, a destra, Giuseppe LUPO firma un articolo intitolato Memorie nascoste tra chiodi e bulloni, che sar\u00e0 subito appresso riportato; in calce, Gaetano PECORA, citando [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[32],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow\" \/>\n<meta name=\"googlebot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta name=\"bingbot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765381\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La piacevole compagnia di Rocco Scotellaro su una pagina del Sole 24 Ore - Rabatana\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Sulla stessa pagina del supplemento DOMENICA del Sole 24 Ore dove \u00e8 pubblicata la recensione di Eliana DI CARO all&#8217;Album di fotografie di Rocco Scotellaro, a destra, Giuseppe LUPO firma un articolo intitolato Memorie nascoste tra chiodi e bulloni, che sar\u00e0 subito appresso riportato; 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