{"id":5765599,"date":"2020-09-30T16:22:18","date_gmt":"2020-09-30T14:22:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765599"},"modified":"2020-10-01T09:31:43","modified_gmt":"2020-10-01T07:31:43","slug":"antonio-varsori-emilio-colombo-e-la-politica-estera-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765599","title":{"rendered":"Antonio VARSORI: Emilio Colombo e la politica estera italiana"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">PREMESSA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">La presentazione su questo<em> blog<\/em> di un libro su Emilio Colombo edito a cura dell\u2019Istituto Luigi Sturzo, a causa di incompresi inconvenienti, non \u00e8 stata vista sui computer che l\u2019hanno ricevuta con la <em>mailinglist <\/em>del<em> blog <\/em>. In ogni caso pu\u00f2 essere opportuna la seguente premessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><em>Il 9 dicembre del 2019, presso l\u2019Istituto Luigi Sturzo, si \u00e8 tenuto il Seminario di studi Emilio Colombo. Protagonista della storia italiana ed europea del Novecento. L\u2019incontro si \u00e8 svolto alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e sotto l\u2019altro patrocinio del Parlamento europeo.<\/em> <em>Il Seminario ha inteso rendere omaggio alla figura di uno dei pi\u00f9 importanti protagonisti della storia italiana, ed europea, del Novecento, offrendo un ricordo dell\u2019attivit\u00e0 da lui svolta sia a livello nazionale che internazionale. E dando conto del suo impegno come uomo del Sud, come statista e come europeista.<\/em> <em>L\u2019incontro ha rappresentato, altres\u00ec, l\u2019occasione per presentare l\u2019archivio personale di Emilio Colombo, recentemente acquisito da parte dell\u2019Istituto Sturzo, e per il cui riordinamento \u00e8 stata, contestualmente all\u2019evento, firmata una Convenzione con l\u2019Istituto Universitario Europeo di Firenze (Archivi Storici del\u201d Unione europea).Il libro riporta interventi che rappresentano la sistemazione, da parte degli autori, delle relazioni svolte in quella giornata, nonch\u00e9 un profilo biografico dell\u2019autore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">UN RICORDO PERSONALE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><em>Mi sia consentito un ricordo personale. Il prof. Varsori afferma (come si vedr\u00e0 leggendo la sua sistemazione dell\u2019intervento) che agli  inizi il coinvolgimento di Emilio Colombo&nbsp; nella politica estera italiana ebbe origine in maniera abbastanza singolare. Le compagini ministeriali guidate da Amintore Fanfani, destinate a preparare la formula politica del centro sinistra, si mostrarono particolarmente attive in campo internazionale, in una fase in cui la politica estera italiana cerc\u00f2 di imporre la presenza di una paese animato da uno spirito ottimistico in vari contesti. Alla fine del 1961, in una difficile situazione, si apr\u00ec a Bruxelles un negoziato che vide partecipare la delegazione inglese e quelle degli allora sei Stati membri della Cee. A guidare la delegazione italiana fu indicato il giovane Emilio Colombo. I negoziati si rivelarono difficili e complessi; Colombo si distinse subito per la capacit\u00e0 di mediazione e per l\u2019attenzione nello studio di dossier tecnici si particolare complessit\u00e0. In quel periodo, per ragioni di ufficio, mi capit\u00f2 la straordinaria ventura di un incontro col conte Dino Grandi, uno dei maggiori esponenti del fascismo, presentatore al gran consiglio del fascismo dell&#8217;ordine del giorno che provoc\u00f2 la caduta di Mussolini e la fine del fascismo. L\u2019incontro si sarebbe dovuto esaurire in pochi minuti e sarebbe dovuto avvenire non con lui ma con un addetto alla sua modernissima azienda agricola, che volle visitare persino il ministro della meccanizzazione agricola dell\u2019Unione Sovietica. Fui invece ricevuto da lui stesso, che mi us\u00f2 la straordinaria cortesia di trattenermi quasi l&#8217;intera mattinata.  Persona gentile, molto disponibile, loquace e ironica mi accompagn\u00f2 nella visita dell&#8217;azienda, illustrandomi ogni novit\u00e0 tecnologica che mi lasciava a bocca aperta. Saputo che sono lucano, mi parl\u00f2 delle sua visite (non ufficiali) delle sue visite in Lucania e di Maratea e della Certos di Padula e ironicamente mi disse:  \u2013 Ah! lucano. Voi avete Colombo, un democristiano nonostante che sia un fervente cattolico. E ci\u00f2 nonostante e nonostante che sia molto giovane e ostacolato, un grande statista, uno dei pochissimi che pu\u00f2 vantare il nostro Paese. Mi spieg\u00f2 il momento politico in Italia e in Europa, gli incontri di Bruxelles agli inizi degli anni 60, e comment\u00f2: &#8211; Quando vado a Londra (dove Grandi era stato ambasciatore) i miei amici mi dicono: \u2013 Voi italiani siete proprio strani. Avete un uomo come Colombo e non lo fate ministro degli esteri! \u2013 Con questa apertura vinsi la mia timidezza e il mio ritegno e tentai di far scivolare la conversazione sulla seduta del gran consiglio che decret\u00f2 la fine del fascismo. Sembrava che fosse disposto ad accontentarmi, ma naturalmente, con la sua consumata arte politica e diplomatica, pur non dandolo a vedere, non disse nulla che non si sapesse.<\/em> <em>Cosa non da poco, peraltro, visto che avevo la conferma del ministro degli esteri fascista e dell&#8217;ambasciatore del duce a Londra!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-text-align-center has-vivid-red-color\">Profilo biografico di ANTONIO VARSORI<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:0\" class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><em>Professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali presso l\u2019Universit\u00e0 di Padova: \u00e8 presidente della Societ\u00e0 Italiana di Storia internazionale e membro della Commissione per la pubblicazione dei documenti diplomatici&nbsp; italiani del Ministero degli Affari esteri. \u00c8 direttore della rivista \u00abVentunesimo secolo\u00bb. Fra le sue pi\u00f9 recenti pubblicazioni in volume tutte per la casa editrice il Mulino: L\u2019Italia e la fine della guerra fredda. La politica estera dei governi Andreotti 1989-1992 (2013); Radioso maggio. Come l\u2019Italia entr\u00f2 in guerra (2015); Le relazioni internazionali dopo la guerra fredda 1989-2017 (2018); Mogadisio 1948. Un eccidio di italiani fra decolonizzazione e guerra fredda, con A. Urbano (2019^; Storia internazionale dal 1919 a oggi (2020).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">Intervento del prof. Antonio VARSORI<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Nato a Potenza nel 1920, Emilio Colombo, dopo la laurea in Giurisprudenza e un periodo di militanza nell\u2019Azione cattolica, entr\u00f2 ben presto a far parte del nuovo partito cattolico, la Democrazia cristiana; a soli 26 anni fu eletto all&#8217;Assemblea costituente e da quel momento sarebbe sempre stato membro del Parlamento fino alla nomina a senatore a vita. Durante la sua lunga carriera politica che attravers\u00f2 tutta la cosiddetta Prima repubblica, Colombo ricopri una serie di importanti incarichi governativi: da ministro dell\u2019Industria e Commercio a ministro del Tesoro, a responsabile del dicastero delle Finanze, a Presidente del Consiglio tra il 1970 e il 1972, infine a ministro degli Affari esteri in due diversi periodi &#8211; 1980-1983 e 1992-1993 <strong>[1]<\/strong>. Emilio Colombo svolse dunque a pi\u00f9 riprese una parte signi\ufb01cativa nella determinazione della politica estera italiana, divenendo noto soprattutto per il suo impegno nei confronti della costruzione europea, non solo quale conseguenza della sua presidenza del Parlamento di Strasburgo, ma soprattutto per l\u2019iniziativa assunta in collaborazione con il ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher, nota come Atto Colombo-Genscher. Ci\u00f2 nonostante, la sua azione di natura internazionale \u00e8 relativamente poco studiata e le conoscenze restano in ampia misura super\ufb01ciali, in particolare se si effettua un confronto con altre \ufb01gure rappresentative della Dc negli anni della Prima repubblica, quali De Gasperi, Gronchi, Segni, Fanfani, Moro e Andreotti <strong>[2]<\/strong>. Fra le ragioni di tale limitato approfondimento circa l&#8217;attivit\u00e0 politica di Emilio Colombo, in particolare in campo internazionale, va indicata la mancanza di fonti primarie italiane &#8211; una deficienza a cui dovrebbe ora porre rimedio il versamento del suo archivio privato presso l&#8217;Istituto Sturzo. \u00c8 dunque prevalentemente su fonti indirette provenienti dagli archivi di altri paesi e dagli archivi comunitari che \u00e8, almeno in parte, possibile ricostruire la funzione avuta da Colombo nella determinazione della politica estera italiana. Obiettivo della presente breve relazione \u00e8 appunto il tentativo di offrire qualche spunto su alcuni episodi &nbsp;significativi dell\u2019impegno del leader democristiano nel contesto internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Il coinvolgimento di Emilio Colombo nella politica estera italiana ebbe origine in maniera abbastanza singolare. Dopo essere stato sottosegretario, poi ministro dell&#8217;Agricoltura nel I governo Segni e nel governo Zoli, nonch\u00e9 del Commercio estero nel secondo governo Fanfani, pass\u00f2 poi a guidare il dicastero dell&#8217;Industria, Commercio e Artigianato nel secondo governo Segni, mantenendo questo ruolo nei successivi &nbsp;gabinetti presieduti da Ferdinando Tambroni e Amintore Fanfani. Le compagini ministeriali guidate da Fanfani, destinate a preparare la nascita della formula politica del centro-sinistra, si dimostrarono particolarmente attive in campo internazionale, in una fase in cui la politica estera italiana cerc\u00f2 di imporre la presenza di un paese animato da uno spirito ottimistico quale esito della rapida crescita economica, in vari contesti: dal dialogo Est-Ovest, al rapporto con gli Stati Uniti, dal processo di decolonizzazione soprattutto nel Mediterraneo, alla costruzione europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Nell\u2019ambito del processo di integrazione, dopo la fiirma dei Trattati di Roma, le neonate comunit\u00e0, soprattutto la Cee, e i leader della cosiddetta Europa \u201cdei sei\u201d dovettero confrontarsi con l&#8217;arrivo al potere in Francia del generale de Gaulle e con la sua visione di una \u201cEuropa delle patrie\u201d che confliggeva con i pur vaghi obiettivi di integrazione sovranazionale condivisi dai paesi del Benelux e dall\u2019Italia, nonch\u00e9, seppur in parte, dalla Germania di Adenauer. Tra il 1960 e il 1961 aveva avuto inizio il negoziato fra i \u201csei\u201d intorno al progetto di \u201cunione europea\u201d avanzato da Parigi con il cosiddetto piano Fouchet<strong>[3]<\/strong>. Nell&#8217;estate del 1961 inoltre il governo conservatore britannico, presieduto da Harold Macmillan, aveva uf\ufb01cialmente espresso l\u2019intenzione di aderire alla Comunit\u00e0 economica europea. Si trattava di un cambiamento radicale nella posizione di Londra la quale in una prima fase si era dimostrata scettica, se non persino ostile verso il \u201crilancio dell\u201dEuropa\u201d che aveva condotto alla firma dei Trattati di Roma. La candidatura inglese era vista con sospetto da Parigi, mentre a suo favore si era apertamente schierata l&#8217;Italia <strong>[4.]<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">L\u2019atteggiamento di Roma era determinato soprattutto da ragioni politiche: la possibilit\u00e0 di contare su uno stato membro che bilanciasse le mire egemoniche di de Gaulle, il sostegno dell\u2019amministrazione Kennedy alla scelta di Macmillan, i legami presenti con la Gran Bretagna nel quadro&nbsp; dell&#8217;alleanza atlantica. Sebbene l\u2019inclusione della Gran Bretagna rivestisse un&#8217;ovvia valenza politica, in prima battuta si ritenne che le trattative possedessero un carattere economico. Alla \ufb01ne del 1961 si apr\u00ec dunque a Bruxelles un negoziato che vide partecipare, oltre ai rappresentanti della Commissione, la delegazione inglese e quelle dei sei Stati membri dellaCee. A guidare la rappresentanza italiana fu indicato il giovane Emilio Colombo &#8211; aveva allora quarantuno anni &#8211; nella sua funzione di ministro dell&#8217;Industria. I negoziati si rivelarono difficili e complessi per le eccessive richieste inglesi sul tema dei rapporti commerciali con i paesi terzi e per l&#8217;evidente diffidenza francese. Fu questa trattativa il primo banco di prova europeo per Colombo. Questi si distinse subito per le capacit\u00e0 di mediazione e per l\u2019attenzione nello studio di dossier tecnici di particolare complessit\u00e0. Nel corso del 1962, a dispetto di varie difficolt\u00e0, Colombo assumeva la presidenza della conferenza ed era in grado di raggiungere una serie di accordi di massima sulla questione relativa alla futura importazione di prodotti industriali provenienti da nazioni del Commonwealth e che, se la Gran Bretagna fosse entrata a far parte della Comunit\u00e0, sarebbero stati sottoposti alla tariffa esterna comunitaria. Sebbene le trattative di Bruxelles finissero con l&#8217;arenarsi nel gennaio del 1963 a causa del veto francese alla candidatura britannica, l\u2019immagine di Colombo ne usc\u00ec rafforzata e negli ambienti diplomatici comunitari egli si impose come un politico competente, in grado di trattare temi economici complessi, e come un abile negoziatore. Le sue posizioni vennero apprezzate dalle stesse autorit\u00e0 britanniche, come ebbe modo di affermare il capo della delegazione inglese alle trattative, Edward Heath, in una conversazione avuta con il Presidente del Consiglio Fanfani<strong>[5]<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">E&#8217; probabile che l&#8217;esperienza maturata nel negoziato economico di Bruxelles fosse una delle ragioni della nomina di Colombo nel giugno del 1963 a ministro del Tesoro nel governo \u201cbalneare\u201d presieduto da Giovanni Leone, una carica che Colombo avrebbe mantenuto in tutti i governi successivi (Moro I, II e III, Leone II, Rumor I, II, e Ill) sino all&#8217;estate del 1970. La dimensione internazionale di questo incarico fu rilevante e si bas\u00f2 anche su una stretta collaborazione instaurata con il governatore della Banca d&#8217; Italia, Guido Carli. Questo aspetto dell&#8217;attivit\u00e0 politica del leader democristiano \u00e8 stato al centro dell\u2019attenzione di Daniele Caviglia. Come \u00e8 noto, Colombo \u00e8 di solito ricordato per un suo intervento nel 1964 con il quale egli poneva in guardia il governo nei confronti delle difficolt\u00e0 nate da una fase di rallentamento della crescita economica &#8211; la cosiddetta \u201ccongiuntura\u201d -, un intervento che alcuni studiosi hanno inteso legare al tentativo di frenare la spinta \u201criformista\u201d del centro-sinistra. In realt\u00e0 \u00e8 probabile che Colombo fosse soprattutto preoccupato dalle conseguenze sulla situazione economica italiana derivanti dai vincoli posti dalla Comunit\u00e0 europea; a questo proposito va ricordata la contemporanea missione in Italia del vicepresidente della Commissione europea, Robert Marjolin, le cui prese di posizione si affiancarono a quelle di Colombo e del governatore della Banca d&#8217; Italia Carli, tanto \u00e8 vero che alcuni storici hanno considerato questo episodio come un primo esempio dell&#8217;applicazione del concetto di \u201cvincolo esterno\u201d. \u00c9 sempre in questi anni Colombo e Carli ebbero una parte di rilievo nei negoziati che coinvolsero i partner europei e gli Stati Uniti nei contesti della gestione del sistema monetario internazionale e del Kennedy Round.  La valutazione positiva sia dei ministri economici europei, sia delle autorit\u00e0 americane intorno alla competenza e all&#8217;azione moderatrice di Colombo ne usc\u00ec ulteriormente confermata <strong>[6]<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Il ruolo di Colombo non si limit\u00f2 comunque alla gestione di questioni di natura prevalentemente tecnica. Tra la primavera e l&#8217;estate del 1965 si manifest\u00f2 un netto contrasto fra la Francia e i cinque partner europei sui temi della Politica agricola comune (Pac) e delle competenze della Com- missione; tale divergenza condusse al ritiro da parte di Parigi dei propri rappresentanti a Bruxelles, dando cos\u00ec origine alla grave crisi detta della \u201csedia vuota\u201d. La questione venne in una prima fase gestita per l\u2019Italia dal ministro degli Esteri Fanfani, ma questi venne nel frattempo nominato presidente dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu; durante la sua permanenza a New York egli fu vittima al Palazzo di Vetro di un banale incidente che lo costrinse per qualche tempo in ospedale. Il Presidente del Consiglio Moro decise dunque che fosse Colombo a occuparsi della crisi della \u201csedia vuota\u201d. In occasione di una conferenza fra i rappresentanti svoltasi a Bruxelles il ministro del Tesoro ottenne soddisfazione su alcune richieste italiane circa la Pac; egli accett\u00f2 inoltre la prospettiva di un incontro fra i rappresentanti dei \u201ccinque\u201d e quelli francesi senza la presenza della Commissione; era una concessione alle tesi di Parigi, che non incontr\u00f2 il favore di Fanfani, ma venne sostenuta dal Presidente del Consiglio, il quale, come Colombo, propendeva per una soluzione di compromesso. In novembre la questione parve subire una battuta d&#8217;arresto proprio a causa dell&#8217;Italia perch\u00e9 la posizione di Fanfani venne scossa dapprima da una sua intervista all&#8217;\u00abEspresso\u203a\u203a in cui egli era parso critico nei confronti della politica governativa circa il riconoscimento diplomatico della Cina, in seguito a un&#8217;intervista del sindaco fanfaniano di Firenze, La Pira, che rivelava un tentativo di mediazione italiana sulla guerra del Vietnam. Fanfani fu cos\u00ec costretto a dimettersi; nel frattempo Colombo in un incontro avuto in dicembre con il ministro degli Esteri francese Couve de Murville affermava come \u00ab[&#8230;] nessun governo fosse contrario [ad] applicare [il] trattato nella costante ricerca di una unanimit\u00e0 di consensi quando siano in discussione interessi fondamentali di una delle parti\u203a\u203a <strong>[7<\/strong>]. La formula di Colombo prefigurava in ampia misura il senso di quello che sarebbe divenuto il \u201ccompromesso del Lussemburgo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Il ministro del Tesoro partecip\u00f2, al posto di Fanfani, a un primo incontro nella capitale del granducato fra i ministri degli Esteri dei \u201csei\u201dnel corso del quale egli ag\u00ec da mediatore nel contrasto emerso tra la delegazione francese, da una parte, e quelle tedesca e olandese dall&#8217;altra. In quella sede si decise che i \u201csei\u201d si sarebbero incontrati nuovamente da l\u00ec a poco, ma nel frattempo il governo Moro veniva battuto alle Camere sulla legge relativa relativa al finanziamento della scuola materna privata e si dimetteva; il Presidente del Consiglio chiedeva a dei partner europei fortemente perplessi di rinviare l&#8217;incontro comunitario. Furono le pressioni del Presidente della Repubblica Saragat e della diplomazia della Farnesina a far ricredere Moro che conferm\u00f2 la presenza della delegazione italiana, ancora una volta guidata da Colombo, alla riunione di Lussemburgo che avrebbe sancito il compromesso fondato sul cosiddetto \u201caccordo sul disaccordo\u201d, un concetto, come ricordato, che riprendeva quanto detto dal ministro del Tesoro nel colloquio con Couve de Murvilles.<strong>[8]<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">L&#8217;attenzione di Colombo nei confronti degli aspetti politici della costruzione europea risult\u00f2 confermata anche successivamente. Nella primavera del 1966 Fanfani, ritornato alla guida del Ministero degli Esteri nel terzo governo Moro lanciava il progetto per una stretta cooperazione nel settore tecnologico nel quadro dell&#8217;Alleanza atlantica o in caso negativo con gli Stati Uniti su un piano bilaterale. Tale ipotesi veniva esaminata in ottobre in un incontro alla Farnesina, al quale prese parte anche Colombo, il quale sembr\u00f2 invece puntare su un&#8217;iniziativa in ambito europeo, affermando che: \u00abla questione \u00e8 molto importante perch\u00e9 forse ci\u00f2 che pi\u00f9 conta non sono i risultati economici ma i risultati politici. Questo \u00e8 uno deipoochi argomenti che abbiamo sul tavolo per fare un rilancio dell&#8217; Europa\u203a\u203a<strong>[9<\/strong>]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Egli suggeriva come gli ambiti scienti\ufb01ci da privilegiare fossero \u00abil settore atomico, il settore spaziale, il settore elettronico\u203a\u203a. Colombo concludeva come si dovesse prendere le mosse da un foro di collaborazione all&#8217;interno della Comunit\u00e0 europea, al quale avrebbe potuto aggregarsi la Gran Bretagna e come ci\u00f2 dovesse costituire il \u201cfulcro\u201d dell&#8217;azione italiana. In realt\u00e0 l&#8217;iniziativa non diede i risultati sperati e nel 1967 il governo fin\u00ec con il concludere un accordo con l\u2019amministrazione americana. Nell&#8217;agosto del 1970 con la crisi del terzo governo Rumor per la prima volta Emilio Colombo era chiamato a guidare un esecutivo ed egli sarebbe rimasto a Palazzo Chigi per circa un anno e mezzo \ufb01no agli inizi del 1972.  Si tratt\u00f2 di un periodo di\ufb02\u00eccile caratterizzato da profonde divisioni tra i partiti, da una forte con\ufb02ittualit\u00e0 sociale e dall&#8217;avvio di serie difficolt\u00e0 economiche, basti ricordare in proposito il noto articolo del giornalista americano Sulzberger, apparso nel gennaio del 1971, sugli \u201cspaghetti in salsa cilena\u201d. Colombo dovette concentrare la sua attenzione sulle questioni interne, lasciando le di politica estera ad Aldo Moro che era alla guida della Farnesina. Ci\u00f2 nonostante Colombo nel corso del suo mandato come Presidente del Consiglio fu in parte investito di alcuni importanti temi connessi allo sviluppo del processo di integrazione che aveva fatto seguito al vertice dell \u201dAja del dicembre del 1969 nel corso del quale erano stati individuati gli obiettivi dell&#8217;allargamento\u201d, del \u201ccompletamento\u201d e dell&#8217;\u201capprofondimento\u201d<strong>[10]<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Il governo presieduto dall&#8217;uomo politico lucano si impegn\u00f2 in questi tre ambiti, puntando a una riforma della politica sociale europea, accett\u00f2 la prospettiva di un primo esperimento di unione monetaria con la creazione del cosiddetto \u201cserpente\u201d e ribad\u00ec il suo sostegno all&#8217;ampliamento della Comunit\u00e0 a nuovi Stati, in particolare all&#8217;ingresso della Gran Bretagna. A questo proposito va ricordata la visita u\ufb02\u00ecciale compiuta da Colombo e da Moro a Londra nel giugno del 1971. Nel corso degli incontri avuti ai Chequers con il Primo ministro Heath, che Colombo conosceva dai tempi del negoziato di Bruxelles, l&#8217;esponente italiano confermava la volont\u00e0 di Roma di favorire l\u2019ingresso di Londra nella Cee, nonch\u00e9 la sua convinzione che grazie a questo allargamento la Comunit\u00e0 europea avrebbe potuto giocare un ruolo significativo sullo scenario internazionale<strong> [11] <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">L&#8217;impegno verso il progresso della costruzione europea, in particolare attraverso l&#8217;adesione dei paesi che avevano presentato la loro candidatura, ovvero la Danimarca, l&#8217;Irlanda e la Norvegia, oltre al Regno Unito, fu confermata dal governo presieduto da Colombo nella seconda met\u00e0 del 1971 quando l\u2019Italia ricopr\u00ec la funzione di presidente della Comunit\u00e0;va ricordata ad esempio l\u2019iniziativa per una riunione dei ministri degli Esteri dei \u201csei\u201d allargata ai quattro colleghi dei paesi candidati, tenutasi a Bracciano agli inizi di novembre. Per quanto la conferenza non desse immediati esiti concreti, nel corso dei colloqui venne ribadito l&#8217;obiettivo dello sviluppo di una Cooperazione politica europea (Cpe), che sarebbe stata in effetti avviata negli anni immediatamente successivi<strong>[12]<\/strong>. Va comunque sottolineato come la politica europea del governo Colombo non fosse apprezzata da tutti i membri della comunit\u00e0, in particolare dalla Francia che considerava la posizione italiana verso la candidatura inglese troppo ottimistica e semplicistica <strong>[13]<\/strong>. Inoltre in due memorandum del Ministero degli Esteri francese del gennaio 1971 si sottolineava come a giudizio di Parigi l&#8217; Italia cercasse di conciliare due obiettivi che secondo il Quai d&#8217;Orsay erano in parte contraddittori: la realizzazione di una \u201cpolitica estera\u201d europea e la fedelt\u00e0 all&#8217;alleanza con gli Stati Uniti. N\u00e9 si mancava di indicare come l\u2019europeismo dei governi italiani non risultasse poi coerente con il rispetto delle norme comunitarie <strong>[14]<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"> Alla conclusione della sua esperienza quale Presidente del Consiglio, Colombo rivesti ulteriori incarichi ministeriali, fra cui quello di ministro delle Finanze nel quarto governo Rumor e ministro del Tesoro nel quarto governo Rumor, quindi nel quarto e nel quinto governo Moro; inoltre ricopri la carica di presidente del Parlamento europeo tra il 1977 e il 1979 sino alla vigilia delle prime elezioni a suffragio diretto dell&#8217;Assemblea di Strasburgo; al termine di questo mandato il suo impegno nel contesto comunitario venne riconosciuto con il conferimento del premio Carlo Magno. \u00c8 interessante notare come nel 1976 in occasione della nomina di Roy Ienkins a presidente della Commissione europea, l&#8217;esponente inglese propose a Colombo la nomina a commissario, un invito che il leader democristiano declin\u00f2, forse preferendo mantenere una funzione politica di carattere nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Nel 1980 Colombo veniva nominato ministro degli Esteri nel governo guidato da Arnaldo Forlani e avrebbe mantenuto tale incarico per tre anni con i successivi gabinetti sotto la presidenza di Giovanni Spadolini e di Amintore Fanfani. Fu questa una fase particolarmente significativa per la politica estera italiana; Colombo dovette gestire questioni delicate quali il ritorno a un duro scontro fra l&#8217;Occidente e l&#8217;Unione Sovietica con il problema connesso all&#8217;installazione degli euromissili, la crisi libanese che vide la partecipazione alla forza multinazionale di pace a Beirut, le difficolt\u00e0 connesse alla posizione italiana in occasione della guerra delle Falkland, per concludere con la stasi nella costruzione europea derivante dalla pregiudiziale posta dal governo di Margaret Thatcher circa il con-tributo britannico al bilancio comunitario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Su questo importante periodo nell&#8217;azione politica di Colombo non esistono al momento studi specifici, ove si escluda un recente voltune di Giulia Bentivoglio sulle relazioni italo-britanniche tra il 1976 e il 1983 <strong>[15]<\/strong>; persino a proposito del noto Atto Colombo-Genscher ci si limita spesso a citarlo come esempio della volont\u00e0 dell&#8217;uomo politico italiano di rilanciare l\u2019integrazione politica europea e di avviare una collaborazione stretta in questo ambito fra l`Italia e la Repubblica Federale Tedesca, sebbene poi il governo di Bonn, con l\u2019arrivo alla cancelleria di Helmut Kohl, avrebbe preferito rinnovare lo stretto rapporto di collaborazione con la Francia\u201d<strong>[16]<\/strong>. Questa carenza di ricerche \u00e8 &#8211; come \u00e8 stato ricordato in precedenza \u2013 la conseguenza di una mancanza di fonti da parte italiana a cui si spera che ora possa supplire l&#8217;archivio di Emilio Colombo. \u00c8 comunque possibile compiere in questa sede qualche cenno sulla base della documentazione archivistica inglese e francese disponibile e che chi scrive ha avuto modo di consultare nel quadro di un progetto di ricerca sul ruolo internazionale dell&#8217;Italia in et\u00e0 repubblicana. Quanto alla documentazione britannica, \u00e8 interessante citare qualche brano delle note biogra\ufb01che preparate dal Foreign office al momento della sua nomina a ministro degli Esteri: <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><em>Colombo is a devout Catholic. Unmarried, he is said to be a lay Franciscan who has taken a vow of celibacy. A handsome, highly intelligent and hard-working man with quiet sense of humour. He is a good speaker. Beneath his gentle exterior, he is a capable politician [. . .]. Colombo has been a good friend of Britain, which he has once visited&#8230;<\/em> <strong>[17].<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">La fiducia inglese in Colombo parve confermata dalla vicenda delle Falkland; in pi\u00f9 di un&#8217;occasione il Primo ministro inglese fece appello a Colombo, nonch\u00e9 al Presidente del Consiglio Spadolini, affinch\u00e9 l&#8217;Italia mantenesse le sanzioni decise dai paesi della Comunit\u00e0 europea nei con- fronti dell&#8217;Argentina <strong>[18]<\/strong>. Queste brevi note sull&#8217;azione di Emilio Colombo in campo internazionale confermano il rilievo del suo operato e intendono rappresentare uno stimolo a ulteriori ricerche che, anche sulla base della nuova docu- mentazione versata presso gli archivi dell&#8217;Istituto Sturzo, consentiranno di offrire un quadro pi\u00f9 preciso, non solo circa la figura di Colombo, ma anche su momenti significativi della storia dell&#8217;Italia repubblicana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\">NOTE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[1] <\/strong>Non esistono studi organici sull&#8217;attivit\u00e0 politica di Emilio Colombo, ad ogni modo cfr. E. Colombo, Per l&#8217;Italia, per l&#8217;Europa. Conversazione con Arrigo Levi, il Mulino, Bologna 2013.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[2]<\/strong> Su Alcide De Gasperi cfr. P. Craveri, <em>De Gasperi<\/em>, il Mulino, Bologna 2006; su Giovan-ni Gronchi: A. Varsori, F. Mazzei (a cura di), <em>Giovanni Gronchi e la politica estera italiana (1955-1962)<\/em>, Pacini, Pisa 2017; su Antonio Segni: S. Mura, Antonio Segni. <em>La politica e le istituzioni,<\/em> il Mulino, Bologna 2017; su Amintore Fanfani: A. Giovagnoli, L. Tosi (a cura di), <em>Amintore Ean\u0192an\u00ec e la politica estera italiana<\/em>, Marsilio, Venezia 2010; su Aldo Moro: G. Formigoni, <em>Aldo Moro<\/em>, il Mulino, Bologna 2016; su Giulio Andreotti: M. Barone, E. Di Nolfo (a cura di), Giulio Andreotti<em>. L&#8217;uomo, il cattolico, lo statista<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010; M. Franco, <em>Andreotti: La vita di un uomo politico<\/em>. <em>La storia di un\u2019epoca<\/em>,Mondadori, Milano 2010. Si citano solo alcuni fra i volumi esistenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[3]<\/strong> Su questa fase della costruzione &#8216;europea cfr. W. Loth, <em>Building Europe. A History of<\/em><em> <\/em><em>European&nbsp; Integration<\/em>, W. De Gruyter, Berlin`2015, pp. 75-122.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[4]<\/strong> &nbsp;Cfr. P. Ludlow, <em>Dealing with Britain. The Six and the First UK Application to the EEC<\/em>, Cambridge University Press, Cambridge 1997; W. Kaiser, <em>Using Europe. Abusing<\/em><em> <\/em><em>the Europeans. Britain and European Integration 1945-63,<\/em> Macmillan, Basingstoke 1996.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[5]<\/strong> Sul ruolo giocato da Emilio Colombo nel negoziato di Bruxelles e sulle valutazioni inglesi nei suoi confronti cfr. A. Varsori, <em>&#8216;The Art of Mediation. Italy and Britains Attempt to join the EEC 1960-1963<\/em>, in A. Deighton, A. Milward (a cura di), <em>Widening, Deepening and Acceleration. The European Economic Community 1957-1963<\/em>, Nomos, Baden-Baden, 1999, pp. 251-254.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[6]<\/strong> D. Caviglia, <em>La diplomazia della lira. L\u201dItalia ela crisi del sistema di Bretton Woods (1958-1973<strong>)<\/strong><\/em><strong>, <\/strong>Franco Angeli, Milano 2013.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[<\/strong>7<strong>]<\/strong> A. Varsori, <em>La Cenerentola d&#8217;Europa? L&#8217;Ital\u00eda e l\u2019integrazione europea dal 1947 a oggi<\/em>,Rubbettino, Soveria Mannelli 2010, pp. 200-201. Cfr. inoltre Id., \u201c<em>The Economy First?\u201d Italy and the Empty Chair Crisis (1965-66)<\/em>, in I.-M. Palayret, H. Wallace, P. Wimand (a cura di), <em>Visions, Votes and Vetos. The Empty Chair Crisis and the Luxembourg Compromise<\/em> Forty Years On, Pie-Peter Lang, Bruxelles-Berna 2006.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[8]<\/strong>, <em>Ivi, <\/em>p. 201<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[9]<\/strong>. <em>Ivi, <\/em>pp, 206-207<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[10]<\/strong> Su questa fase del processo di integrazione cfr. M.E. Guasconi, <em>L&#8217;Europa tra continuit\u00e0 e cambiamento. Il vertice dell\u2019Aja del 1969 e il rilancio della costruzione europea<\/em>, Polistampa, Firenze 2004.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[11]<\/strong> A. Varsori, <em>La Cenerentola<\/em>, cit., pp. 245-246. Sull\u201dazione di Emilio Colombo in questo periodo cfr. anche Archivio della Presidenza della Repubblica, U\ufb02\u00eccio per gli Affari Diplomatici, busta n. 362, lettera Willy Brandt a Emilio Colombo, 11.5.1971; lettera&nbsp; E. Colombo a G. Pompidou, 15.4.1971; lettera E. Colombo a M. Schumann, 15.4.1971; nonch\u00e9 busta n. 799.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[12 ] <\/strong>A. Varsori, <em>La Cenerentola<\/em>, c\u00ect., p. 247.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[13]<\/strong> Archivi del Quai d\u203aOrsay, Serie Europa 1971-1976, busta n. 193\/QO\/476, tel. n. 866-874, Burin des Roziers (Roma) al Quai d&#8217;Orsay, 30.3.1971, r\u00e9serv\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[14]<\/strong> Archivi del Quai d\u201dOrsay, Serie Europa 1971-1976, busta n. 193\/Q0\/476, Nota della Direzione Affari Politici, sotto direzione Europa Occidentale del Quai d&#8217;Orsay \u201cL\u201d Italie et la cooperation politique\u201d, 19.1.1971 e Nota della Direzione degli Affari Economici e Finanziari, Servizio della Cooperazione Economica del Quai d&#8217;Orsay, \u201cL\u201d Italie et le March\u00e9 Commun\u201d, 23.1.1971.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[15]<\/strong> G. Bentivoglio, <em>The Two Sick Men of Europe? Britain and Italy between Crisis and Renaissance (1976-1983)<\/em>, Pie-Peter Lang, Bruxelles-Berna 2018.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[16] <\/strong>Ad ogni modo sull&#8217;Atto Colombo-Genscher cfr. H. Stark, <em>Kohl, Dillemagne et l&#8217;Euro- pe. La politique d&#8217;int\u00e9grat\u00econ europ\u00e9enne de la R\u00e9publique F\u00e9d\u00e9rale 1982-1988<\/em>, L&#8217;Harmattan, Paris 2004, pp. 32-42.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[17]<\/strong> The National Archives (Kew), Foreign Commonwealth Office 33\/4434, FCO Brie\ufb01ng &nbsp;\u201cVisit by the Italian Foreign Minister\u201d\u00a7 27.5.1980.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\"><strong>[18] <\/strong>Bentivoglio, <em>op.cit., pp. 191-192. Cfr.<\/em> anche una serie di documenti reperibili nell\u2019Archivio storico della Presidenza della Repubblica, Ufficio degli Affari diplomatici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">PREMESSA<\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">La presentazione su questo blog di un libro su Emilio Colombo edito a cura dell\u2019Istituto Luigi Sturzo, a causa di incompresi inconvenienti, non \u00e8 stata vista sui computer che l\u2019hanno ricevuta con la mailinglist del blog . In ogni caso pu\u00f2 essere opportuna la seguente [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[948],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow\" \/>\n<meta name=\"googlebot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta name=\"bingbot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765599\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Antonio VARSORI: Emilio Colombo e la politica estera italiana - Rabatana\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"PREMESSA La presentazione su questo blog di un libro su Emilio Colombo edito a cura dell\u2019Istituto Luigi Sturzo, a causa di incompresi inconvenienti, non \u00e8 stata vista sui computer che l\u2019hanno ricevuta con la mailinglist del blog . 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