{"id":5765699,"date":"2020-10-12T16:35:12","date_gmt":"2020-10-12T14:35:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765699"},"modified":"2020-10-12T16:37:05","modified_gmt":"2020-10-12T14:37:05","slug":"edizione-critica-del-memoriale-di-aldo-moro-1978","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765699","title":{"rendered":"Edizione critica del Memoriale di Aldo Moro 1978"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"has-text-color has-text-align-center wp-block-heading\" style=\"color:#f71c1c\">MEMORIALE SANGUINANTE DI MORO<\/h4>\n\n\n\n<h6 class=\"has-vivid-red-color has-text-color has-text-align-center wp-block-heading\">Raffaese Liucci &#8211; Il Sole 24 Ore, Domenica, 11 ottobre 2020<\/h6>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Una ricorrenza significativa. Trent\u2019anni fa, il 9 ottobre 1990, ristrutturando il vecchio covo milanese delle Brigate Rosse in via Monte Nevoso a Milano, un muratore scopr\u00ec dietro un pannello di gesso le fotocopie dei manoscritti del \u00abmemoriale\u00bb di Aldo Moro (ossia le sue risposte scritte agli interrogatori cui era stato sottoposto), insieme a buona parte delle lettere da lui vergate durante la prigionia. Anche se 12 anni prima, nel medesimo bilocale, era gi\u00e0 stata ritrovata una versione dattiloscritta parziale dello stesso memoriale, sar\u00e0 soltanto con il rinvenimento nel 1990 del ben pi\u00f9 corposo manoscritto che questo straordinario e inquietante documento &#8211; forse il pi\u00f9 importante dell\u2019Italia repubblicana, secondo alcuni storici &#8211; pot\u00e9 essere attribuito con certezza ad Aldo Moro. Se le lettere riflettono i suoi frustranti tentativi d\u2019interscambio con il mondo esterno (ne furono recapitate pochissime), il memoriale apre uno squarcio di luce sul mondo chiuso e sconvolgente del processo inquisitoriale sub\u00ecto dal presidente della Democrazia Cristiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Ricavarne un\u2019edizione critica &#8211; come ha fatto il gruppo di lavoro coordinato da Michele Di Sivo (vicedirettore dell\u2019Archivio Centrale di Stato) e composto da Francesco M. Biscione, Sergio Flamigni, Miguel Gotor, Ilaria Moroni, Antonella Padova e Stefano Twardzik &#8211; \u00e8 stata una vera impresa. Ci troviamo di fronte, infatti, ad un testo &#8211; rinvenuto, come si \u00e8 detto, in duplice versione, dattiloscritta (1978) e manoscritta fotocopiata (1990) &#8211; assai complesso, non datato, pieno di cancellature, aggiunte,&nbsp;<em>lapsus calami<\/em>, errori di battitura, del quale tuttora non possediamo l\u2019autografo originale (il cosiddetto \u00abur-memoriale\u00bb), probabilmente diventato oggetto di scambio in una trattativa segreta. \u00c8 inoltre un documento mutilo e sanguinante. Mutilo, perch\u00e9 ne mancano alcuni segmenti (forse relativi a temi sensibili alla ragion di Stato, quali la strategia della tensione, Gladio e il conflitto mediorientale). Sanguinante, perch\u00e9 ha lasciato dietro di s\u00e9 un\u2019impressionante scia di persone morte nel tentativo di recuperarlo, come documentato gi\u00e0 nel 2011 in un affascinante libro di Miguel Gotor, uscito ora in una nuova edizione tascabile&nbsp;<em>(Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l\u2019anatomia del potere italiano<\/em>, Einaudi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Quali sono dunque le novit\u00e0 apportate da questa monumentale edizione critica &#8211; ricca di apparati, tavole di raffronto e note storiche &#8211; frutto di un impegno multidisciplinare che ha unito le competenze di storici, filologi, archivisti e grafologi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Innanzitutto, si restituiscono alla scrittura di Moro il ritmo e l\u2019ordine cronologico originari. Se in precedenza distinguevamo soltanto una serie di frammenti spezzati, adesso siamo in grado di cogliere l\u2019intero flusso di pensiero del prigioniero. In una prima fase, Moro risponde alle domande dei suoi carcerieri (qui ricostruite dai curatori). Ma dopo la condanna a morte (16 aprile 1978), da memoria difensiva il memoriale si trasforma in una pi\u00f9 ampia rivisitazione dell\u2019intera storia repubblicana, nella quale Moro ha giocato un ruolo assai meno dominante di quanto credessero i suoi sequestratori. C\u2019\u00e8 poi una sezione finale, che riproduce un lungo scritto risalente alla fine di aprile: dando per scontata l\u2019imminente liberazione, Moro parla della prigionia come di un\u2019esperienza ormai conclusa e riacquista il piglio del politico tornato nell\u2019agone. Alla luce dell\u2019infausto epilogo (9 maggio 1978), sono queste le pagine pi\u00f9 enigmatiche e angoscianti dell\u2019intero memoriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">In secondo luogo, la presente edizione ci permette di apprezzare l\u2019acume non solo politico, ma anche intellettuale di Moro. Che scriva sulla libert\u00e0 di stampa in Italia, sulla destra profonda boicottatrice sin dall\u2019inizio del centro-sinistra, su Piazza Fontana, sul ritardo culturale della Dc di fronte ai nuovi fermenti della societ\u00e0, il suo sguardo \u00e8 sempre lucidissimo. Quando poi affronta argomenti quali l\u2019evoluzione (o involuzione) tecnocratica delle democrazie, i finanziamenti illeciti alla politica (scoperchiati da Tangentopoli nel \u201992) e le sorti dell\u2019europeismo, diventa addirittura preveggente. Il suo stile, qui, \u00e8 tutt\u2019altro che fumoso, bens\u00ec schietto e diretto, venato di una punta di malinconia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">In terzo luogo, l\u2019analisi grafologica ha stabilito che nelle prime settimane del sequestro Moro ha scritto su di un ampio tavolo, in una posizione comoda, mentre da met\u00e0 aprile in poi ha lavorato in condizioni pi\u00f9 critiche, con il bloc-notes appoggiato sulle ginocchia. Questa scoperta incrina la vulgata brigatista (sostanzialmente avvalorata dall\u2019autorit\u00e0 giudiziaria), secondo cui Moro sarebbe rimasto per tutti i 55 giorni rinchiuso nell\u2019angusto cubicolo di via Montalcini (Roma), senza mai avere a disposizione un tavolo e senza mai cambiare prigione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-drop-cap has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Infine, il problema pi\u00f9 spinoso, quello dell\u2019autorialit\u00e0 del memoriale, sul quale gli stessi curatori &#8211; nei loro saggi introduttivi &#8211; non sembrano aver raggiunto una posizione unanime. Dietro queste pagine, c\u2019\u00e8 il vero Moro? La risposta \u00e8 duplice. Da un lato, vi si scorge la sua \u00abintelligenza prigioniera\u00bb (Di Sivo), il suo abituale e costante lavorio di limatura dei testi, la sua irriducibilit\u00e0 alle ragioni dei carcerieri. Moro, insomma, non scrisse sotto dettatura o sotto l\u2019effetto di droghe o in preda alla sindrome di Stoccolma. Dall\u2019altro lato, non bisogna dimenticare che lavor\u00f2 in condizioni disumane di cattivit\u00e0, con la morte sempre accanto e ben quattro costole rotte e doloranti (vedi autopsia). Sotto lo stretto controllo dei suoi carnefici, ingaggi\u00f2 con loro un estenuante corpo a corpo di cui ora si cominciano a intuire i contorni. \u00c8 dunque possibile, come gi\u00e0 dimostrato da Gotor per le sue lettere, che anche nel memoriale Moro sia stato costretto ad aggiunte e omissioni che non rispecchiavano la sua volont\u00e0. Pur se l\u2019impronta di fondo resta indubbiamente morotea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">Possiamo, in definitiva, considerare il memoriale come un tipico esempio di scrittura sotto persecuzione, nella quale, per usare le parole di Leo Strauss, \u00abla verit\u00e0 sulle questioni cruciali appare esclusivamente fra le righe\u00bb, poich\u00e9 il perseguitato \u00e8 continuamente impegnato a celarla con trucchi e stratagemmi ai suoi stessi carcerieri. L\u2019attuale edizione critica ci offre molte chiavi per ricomporre questa verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MEMORIALE SANGUINANTE DI MORO Raffaese Liucci &#8211; Il Sole 24 Ore, Domenica, 11 ottobre 2020 <\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Una ricorrenza significativa. 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