{"id":5765803,"date":"2020-11-06T18:57:04","date_gmt":"2020-11-06T17:57:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765803"},"modified":"2020-11-06T18:57:06","modified_gmt":"2020-11-06T17:57:06","slug":"benedetto-croce-e-la-tragica-storia-disabella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765803","title":{"rendered":"Benedetto Croce e la tragica storia d&#8217;Isabella"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-cyan-blue-color has-very-light-gray-background-color\">STORIA DI UN&#8217;ANIMA<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Per parlare di Isabella di Morra (Favale, oggi Valsinni, Matera, ca. 1520 &#8211; ca.1545) la pi\u00f9 interessante figura di poetessa che la terra di Basilicata ci abbia regalato, abbiamo ripreso una definizione leopardiana. Al poeta recanatese si lega idealmente il percorso biografico d\u2019Isabella, l\u2019isolamento forzato e costretto in una plaga sperduta, lontana dai centri di produzione artistica, fuori dalle splendide corti rinascimentali. I pochi componimenti della raffinata poetessa, sottratti all\u2019oblio del tempo e della storia, sono giunti a noi attraverso un\u2019antologia cinquecentesca curata da Ludovico Dolce (Venezia, Gabriele Giolito de Ferrari, 1552), che contiene dieci sonetti e tre canzoni: nessun altro scritto si conosce di lei, n\u00e9 in prosa n\u00e9 in poesia. La sua produzione per\u00f2 dilata il nostro sguardo sull\u2019abilit\u00e0 artistica, l\u2019aggiornamento culturale, la capacit\u00e0 rielaborativa di una giovinetta del mezzogiorno e smentisce, nel momento stesso in cui lo dichiara nei versi, &nbsp;l\u2019solamento. Non avrebbe potuto produrre poesia \u00abpetrarchista\u00bb, obbediente alle regole dettate da Pietro Bembo, non avrebbe potuto dedicare un sonetto a Luigi Alamanni, il poeta esule in Francia dopo il fallimento della congiura medicea a Firenze, non avrebbe rimpianto l\u2019ideale della corte rinascimentale, chi fosse vissuto senza contatti culturali e senza libri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Gran parte della poesia d\u2019Isabella risponde, prima che alle esigenze della sua anima o almeno insieme ad esse, alle mode culturali del tempo, che dettano il trionfo della lirica, del sentimento, del <em>Canzoniere <\/em>petrarchesco, sugli altri generi letterari. I temi di moda vengono per\u00f2 trasfigurati dalla straordinaria personalit\u00e0 della fanciulla, <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Valsinni in una foto d\u2019epoca (da \u00abLa Basilicata nel mondo\u00bb 1925)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">dalla capacit\u00e0 sentimentale di esprimere in immagini lucide e vivide la semplice complessit\u00e0 della sua vicenda umana. Isabella ritrae con forza il paese in cui, con l\u2019anima in rivolta, \u00e8 costretta a vivere, dipingendo spesso i paesaggi con aggettivi danteschi, <em>la valle inferna<\/em>, le <em>orride contrade<\/em>, le <em>selve incolte<\/em>, i <em>ruinati sassi<\/em>, il <em>torbido Siri<\/em>. Il senso della Fortuna crudele, del destino avverso, che ha una parte consistente in questi versi, si concretizza nella tragica vicenda biografica, ricostruita e consegnata alla storia solo recentemente per la paziente opera erudita di Benedetto Croce.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Valsinni-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5765805\" width=\"740\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Valsinni-1.png 496w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Valsinni-1-300x107.png 300w\" sizes=\"(max-width: 740px) 100vw, 740px\" \/><figcaption>Valsinni<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-cyan-blue-color has-very-light-gray-background-color\"><strong>B<\/strong><strong>ENEDETTO <\/strong><strong>C<\/strong><strong>ROCE E LA TRAGICA STORIA D<\/strong><strong>\u2019I<\/strong><strong>SABELLA<\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">L\u2019incontro ideale tra Benedetto Croce e Isabella di Morra avvenne per il tramite di un celebre orientalista, Angelo De Gubernatis, che recuper\u00f2 lo scarno canzoniere della fanciulla e la restitu\u00ec alla sua terra. Siamo nel 1907 e Croce, nella smania erudita dei suoi studi, abituato a ripercorrere leggende peregrine e a tracciare indimenticabili profili di uomini e donne dell\u2019Italia meridionale, si mette sulle tracce della fanciulla. Si imbatte cos\u00ec nella cruda narrazione di un nipote d\u2019Isabella, figlio del fratello pi\u00f9 piccolo di lei. Marco Antonio de Morra, nella genealogia della sua famiglia, <em>Familiae nobilissima de Morra historia <\/em>(Napoli, 1629) racconta l\u2019incredibile vicenda di violenza, di cui rimase vittima Isabella. Una vicenda, sostiene Croce, credibile, giacch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec disonorevole e dolorosa per tutti i componenti della famiglia, che il fatto che sia narrata da un nipote della donna \u00abha in ci\u00f2 stesso argomento dei veridicit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Isabella viveva nel castello di Favale, l\u2019antica Valsinni, insieme alla madre e ai fratelli. L\u2019avvicendamento tra francesi e spagnoli nel Regno di Napoli provoc\u00f2 il cambio della fortuna dei Morra: il padre Giovan Michele barone di Favale, filofrancese, fu costretto all\u2019esilio a Parigi nel 1528, dove lo segu\u00ec Scipione, il secondogenito,mentre il resto della numerosa famiglia rimase con la moglie Luisa Brancaccio in Basilicata, adattandosi ai rapporti &#8211; piuttosto difficili, in verit\u00e0 &#8211; con i nuovi governanti. Il feudatario della vicina Bollita, Diego Sandoval de Castro, inizi\u00f2 a frequentare con la moglie Antonia Caracciolo, la famiglia dei Morra, mostrando, lui letterato, una certa simpatia per la letterata Isabella.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/croce-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5765806\" width=\"434\" height=\"305\"\/><figcaption>Benedetto Croce<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Una rapporto fondato, come sembra, pi\u00f9 su affinit\u00e0 elettive, su scambi di poesie e lettere, affidate alla mano complice di un pedagogo, che su una passione erotica. In ogni caso, la scoperta della segreta intesa tra Isabella e Diego provoc\u00f2 la reazione dei fratelli della poetessa, Cesare, Fabio e Decio, <em>imbarbariti<\/em>, sostiene il cronista, dall\u2019isolamento e dalla mancanza del padre. Essi quindi uccisero prima il pedagogo, poi la fanciulla, infine, in un agguato, Diego Sandoval de Castro. I tre giovani furono poi costretti all\u2019esilio: fuggirono per sottrarsi alla giustizia. Ci fu un processo: Croce ne cerc\u00f2 le tracce negli archivi napoletani e iberici, trovando solo le carte relative al delitto di Diego. Nessuna menzione dell\u2019omicidio di Isabella e del pedagogo, sottratti dall\u2019oblio solo nel racconto di Marco Antonio. E se dietro il triplice delitto si celassero ragioni politiche?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Croce cerc\u00f2 allora altre testimonianze e infine dimostr\u00f2 che quel padre, tanto implorato dalla giovane, avrebbe potuto tornare dall\u2019esilio ben prima che fosse consumata la tragedia della sua famiglia. Fin dal 1533, infatti, era stato sciolto dall\u2019accusa di tradimento. Giovan Michele invece prefer\u00ec rimanere a Parigi, nella splendida corte di Caterina de\u2019 Medici, disinteressandosi della sorte dei suoi figli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Croce percorse poi i luoghi della tragedia, in una sorta di pellegrinaggio alla ricerca dello spirito poetico d\u2019Isabella: vide il castello di Valsinni e dal castello il Sinni e il mar Ionio, implorati nei versi; verific\u00f2 l\u2019asprezza selvatica dei paesaggi, esecrati nelle rime. Ma non trov\u00f2 altro: nessun manoscritto, nessuna leggenda popolare, nessuna traccia n\u00e9 d\u2019Isabella n\u00e9 tanto meno di quella passione amorosa che procur\u00f2 la morte a una giovane cos\u00ec geniale. Una passione che \u00e8 difficile trovare anche nei versi della poetessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-cyan-blue-color has-very-light-gray-background-color\"><strong>L<\/strong><strong>A POESIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;Tredici componimenti che sono arrivati fino a noi ed \u00e8 ancora aperto il problema del come (cos\u00ec pochi anche per la mancanza di una tradizione manoscritta o a stampa diversa da quella antologica) lasciano intravedere in filigrana una sorta di canzoniere, che seguendo il modello petrarchesco, doveva culminare nella Canzone della Vergine. Perci\u00f2 l\u2019ordinamento e il commento di Maria Antonietta Grignani di questo possibile Canzoniere d\u2019Isabella restituisce ai componimenti un valore culturale oltre che poetico in senso stretto: il petrarchismo \u00e8 cio\u00e8 ben assimilato dalla poetessa, che lo dimostra proprio nella devianza rispetto al modello dato; se manca la tematica amorosa, il ritratto di Cristo della canzone XII (secondo l\u2019ordine della Grignani), compensa e supera l\u2019esigenza di amore terreno. Ma nel linguaggio e nella compenetrazione con il paesaggio, la poesia d\u2019Isabella si eleva in accenti solenni e originali, in cui \u00abil dato descrittivo non \u00e8 pi\u00f9 solo lo specchio di un\u2019analisi psicologica come nel Petrarca, ma allarga l\u2019orizzonte tematico all\u2019unisono con l\u2019indugio sugli affetti familiari\u00bb (Grignani). La mancanza del padre, il rimpianto per una corte che \u00e8 lontana, l\u2019assenza di interlocutori capaci di parlare la lingua della poesia, l\u2019avversa fortuna, i temi della tradizione letteraria insomma sono rivisitati e vivificati dalla fanciulla con una forza e una volont\u00e0 capace di spezzare anche il luogo comune letterario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Dal castello, ella guarda lontano, oltre l\u2019arco ristretto della sua breve tragica<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">vita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>D\u2019un alto monte onde si scorge il mare<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>miro sovente io, tua figlia Isabella,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>s\u2019alcun legno spalmato in quello appare,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>che di te, padre, a me doni novella.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma la mia adversa e dispietata stella<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>non vuol ch\u2019alcun conforto possa entrare<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>nel tristo cor, ma, di piet\u00e0 rubella,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>la calda speme in pianto fa mutare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ch\u2019io non veggo nel mar remo n\u00e9 vela<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(cos\u00ec deserto \u00e8 l\u2019infelice lito)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>che l\u2019onde fenda o che la gonfi il vento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Contra Fortuna alor spargo querela<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>ed ho in odio il denigrato sito,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>come sola cagion del mio tormento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Una linea culturale che affonda le sue radici nella poesia di Dante, pi\u00f9 ancora che nel modello petrarchesco, ma che lascia anche intravedere una tonalit\u00e0 napoletana, con il richiamo alle <em>Rime <\/em>e all\u2019<em>Arcadia <\/em>di Jacopo Sannazaro, autore assai apprezzato in Basilicata fino a tempi a noi pi\u00f9 recenti (si veda la testimonianza del critico Francesco Torraca), e insieme una discendenza classica, virgiliana sono gli elementi che creano la suggestione di questo sonetto, dove la natura sembra gridare insieme alla poetessa il dolore per l\u2019infelicit\u00e0. La voce che si innalza dai versi diventa quasi profetica: il viandante pu\u00f2 ancora ascoltare nei luoghi d\u2019Isabella la sua tragica testimonianza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ecco ch\u2019un\u2019altra volta, o valle inferna,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>o fiume alpestre, o ruinati sassi,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>o ignudi spirti di virtute e cassi,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>udrete il pianto e la mia doglia eterna.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ogni monte udirammi, ogni caverna,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>ovunqu\u2019io arresti, ovunqu\u2019io mova i passi;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>ch\u00e9 Fortuna, che mai salda non stassi,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>cresce ogn\u2019or il mio mal, ogn\u2019or l\u2019eterna.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Deh, mentre ch\u2019io mi lagno e giorno e notte,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>o fere, o sassi, o orride ruine,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>o selve incolte, o solitarie grotte,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>ulule, e voi del mal nostro indovine,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>piangete meco a voci alte interrotte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>il mio pi\u00f9 alto miserando fine.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Un altro sonetto ripropone l\u2019accostamento tra il paesaggio e lo stato d\u2019animo della poetessa. L\u2019accorato richiamo al padre, il presagio della morte, ancora un appello all\u2019<em>aspra <\/em>fortuna e al fato <em>avaro<\/em>, infine l\u2019immagine gi\u00e0 barocca dei <em>fiumi <\/em>per le lacrime della fanciulla mettono in rilievo la rara bravura tecnica di Isabella:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Torbido Siri, del mio mal superbo,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Or ch\u2019io sento da presso il fine amaro,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fa\u2019 tu noto il mio duolo al padre caro,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se mai qui \u2019l torna il suo destino acerbo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dilli com\u2019io morendo, disacerbo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019aspra fortuna e lo mio fato avaro,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E, con esempio miserando e raro,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nome infelice a le tue onde io serbo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tosto ch\u2019ei giunga a la sassosa riva<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(a che pensar m\u2019adduci, o fiera stella,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>come d\u2019ogni ben mio son cassa e priva !)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>inqueta l\u2019onda con crudel procella,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e d\u00ec : \u00abM\u2019accrebber s\u00ec, mentre fu viva,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>non gli occhi no, ma i fiumi d\u2019Isabella<\/em><em>\u00bb.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-cyan-blue-color has-very-light-gray-background-color\">STORIA DI UN&#8217;ANIMA<\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Per parlare di Isabella di Morra (Favale, oggi Valsinni, Matera, ca. 1520 &#8211; ca.1545) la pi\u00f9 interessante figura di poetessa che la terra di Basilicata ci abbia regalato, abbiamo ripreso una definizione leopardiana. Al poeta recanatese si lega idealmente il percorso biografico d\u2019Isabella, [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[953],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow\" \/>\n<meta name=\"googlebot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta name=\"bingbot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765803\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Benedetto Croce e la tragica storia d&#039;Isabella - Rabatana\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"STORIA DI UN&#8217;ANIMA Per parlare di Isabella di Morra (Favale, oggi Valsinni, Matera, ca. 1520 &#8211; ca.1545) la pi\u00f9 interessante figura di poetessa che la terra di Basilicata ci abbia regalato, abbiamo ripreso una definizione leopardiana. 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