{"id":5765862,"date":"2020-11-16T22:02:48","date_gmt":"2020-11-16T21:02:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765862"},"modified":"2020-11-16T22:09:04","modified_gmt":"2020-11-16T21:09:04","slug":"649-fratello-tra-antico-e-nuovo-testamento-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5765862","title":{"rendered":"649 &#8211; Fratello, tra Antico e Nuovo Testamento (3)"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"has-vivid-red-color has-text-color has-text-align-center wp-block-heading\"><strong>3. FRATELL<\/strong>I NELLA CO<strong>MUNITA&#8217; ECCLESIALE<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il termine \u00abfratello (<em>adelphos<\/em>)\u00bb compare decine e decine di volte negli scritti neotestamentari. A essi non \u00e8 ovviamente ignoto il riferimento parentale, tuttavia&nbsp; il salto qualitativo lo si ha allorch\u00e9 questa parola viene impiegata per indicare una condizione paritaria all&#8217;interno della comunit\u00e0 (una situazione che avrebbe trovato ben pochi riscontri effettivi nella millenaria storia delle Chiese cristiane): \u00abMa voi non fatevi chiamare \u201crabbi \u201d poich\u00e9 uno solo \u00e8 il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate \u201cpadre\u201d nessuno sulla terra, perch\u00e9 uno solo \u00e8 il Padre vostro quello celeste\u00bb (<em>Mt <\/em>23, 8-9). Una esemplificazione particolarmente efficace di questa accezione la si ha nel quarto dei cinque discorsi in cui Matteo raggruppa gli insegnamenti di Ges\u00f9. Si tratta di quello&nbsp; dedicato alla vita della comunit\u00e0 ecclesiale (<em>ekklesia<\/em>) (<em>Mt<\/em> 18). In questa sezione, in cui il termine \u00abcomunit\u00e0\u00bb \u00e8 privo di ordinamento gerarchico, la parola \u00abfratello\u00bb torna quattro volte (<em>Mt<\/em> 18,15 [due volte].21.35). Tutti i membri della chiesa sono perci\u00f2 posti sullo stesso piano. Ognuno \u00e8 responsabile a pari titolo dell&#8217;altro. Eppure non si tratta di una comunit\u00e0 di perfetti.&nbsp; In essa vi sono infatti comportamenti errati e conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;&nbsp; Nel brano c&#8217;\u00e8 una variante significativa. Molti autorevoli codici affermano semplicemente cos\u00ec: \u00abse tuo fratello pecca\u00bb, senza aggiungere \u00abcontro di te\u00bb (<em>Mt<\/em> 18,15). \u00c8 fratello ma pecca. Non pecca per\u00f2 contro di te. Se commettesse una colpa contro di te la risposta per eccellenza (come si affermer\u00e0 pochi versetti dopo <em>Mt<\/em> 18, 21-22) sarebbe quella del perdono. Ma se pecca non contro di te? Nei versi precedenti al passo dedicato alla \u00abcorrezione fraterna\u00bb, vi sono parole molto dure riservate allo scandalo (<em>Mt<\/em> 18,5-10). Ci sono forme di peccato rispetto alle quali la riconciliazione si d\u00e0 soltanto attraverso il cambiamento di vita di chi scandalizza. Non intervenire sarebbe questione non di comprensione ma di connivenza e collusione. In alcuni casi non c&#8217;\u00e8 altra scelta che quella dolorosa dell&#8217;amputazione, a cominciare da se stessi: \u00abSe la tua mano e il tuo piede ti \u00e8 motivo di scandalo taglialo e gettalo via da te&#8230;\u00bb (<em>Mt<\/em> 18,8).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;&nbsp;&nbsp; La versione accolta come ufficiale nella Chiesa cattolica recepisce per\u00f2 il \u00abcontro di te\u00bb: \u00abse il tuo fratello commetter\u00e0 una colpa contro di te\u00bb (<em>Mt<\/em> 18, 11). Si inizia tentando una riconciliazione a tu per tu. Pu\u00f2 fallire. In questo caso, secondo un modello biblico (cfr. <em>Dt<\/em> 19,15), si chiamano in causa due o tre testimoni. Vi \u00e8 per\u00f2 una differenza rispetto alla prassi antica; ora essi sono convocati per tentare una riconciliazione e non gi\u00e0 per accertare una colpa. Occorre&nbsp; cercare di attuare una pacificazione. \u00c8 un dato di realt\u00e0 che pure questo tentativo possa fallire. Da ultimo ci si rivolge perci\u00f2 alla comunit\u00e0; neppure in questo caso l&#8217;esito \u00e8 garantito. In luogo della riconciliazione irrompe l&#8217;estraneit\u00e0. Il fratello si trasforma in un \u00abaltro\u00bb. In una simile circostanza il fallimento lo si misura su entrambi i fronti. Ecco allora palesarsi l&#8217;altra via, quella del perdono (tema ampiamente sviluppato nell&#8217;enciclica, cfr. in particolare, nn. 237-239; 246)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;L&#8217;\u201caltra storia\u201d inizia con la domanda di Pietro: \u00abSignore se il mio fratello commette una colpa [alla lettera \u00abpeccher\u00e0\u00bb] contro di me, quante volte dovr\u00f2 perdonargli? Fino a sette volte?\u00bb (Mt 18,21). Le parole dell&#8217;apostolo restano nella memoria soprattutto per la misura abbondante, ma pur sempre limitata, entro la quale ritengono di dover imbrigliare il perdono; Ges\u00f9 invece indica che occorre perdonare sempre. Tuttavia non va dimenticato che \u00e8 stata proprio quella domanda a spostare il discorso dalla sfera dell&#8217;ammonimento all&#8217;atto di perdonare. Trascritta in termini della vita comune, la successione proposta in questo brano evangelico va, in effetti, capovolta. In <em>Matteo<\/em> si passa dall&#8217;ammonimento al perdono, nelle nostre vite il perdono \u00e8 invece l&#8217;indispensabile precondizione per essere in grado di ammonire, con costrutto, chi ci ha offeso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;&nbsp; Tutta la parte conclusiva del diciottesimo capitolo di <em>Matteo<\/em> \u00e8 dominata dalla necessit\u00e0 di conservare una \u00abproporzione\u00bb all&#8217;interno di una \u00absproporzione\u00bb.&nbsp;&nbsp; Anche il settanta volte sette umano \u00e8 solo un piccolo riflesso rispetto all&#8217;infinito perdono divino. La parabola del \u00abservo spietato\u00bb, a cui \u00e8 annullato un debito inestinguibile ma che rifiuta di dilazionare il pagamento del piccolo credito che ha nei confronti di un suo compagno (alla lettera \u00abconservo\u00bb), \u00e8 spesso collegata alla \u00abproporzione\u00bb contenuta nel <em>Padre<\/em> <em>nostro<\/em>:\u00abrimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori\u00bb (<em>Mt<\/em> 6,12; <em>Lc<\/em> 11,4); \u00abInfatti se perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che \u00e8 nei cieli perdoner\u00e0 anche a voi; ma se non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdoner\u00e0 le vostre colpe\u00bb (<em>Mt<\/em> 6, 14-15). Vi \u00e8 per\u00f2 una differenza: nella chiosa matteana alla \u00abpreghiera di Ges\u00f9\u00bb si comincia dal basso, nella parabola del capitolo diciottesimo si inizia invece&nbsp; dall&#8217;alto, vale a dire dal condono dell&#8217;enorme debito attuato dal re (figura del Padre). Non bisogna trascurare la presenza della sproporzione. Il peccato umano nei confronti di Dio \u00e8 inestinguibile; tema un tempo posto, persino in modo ossessivo e non di rado improprio, al centro della vita di fede e ora evaporatosi come nebbia al sole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;&nbsp; Ai nostri giorni si crede in un Dio sempre disposto a perdonare mentre si stempera a tal punto la dimensione del peccato da non essere pi\u00f9 consapevoli dell&#8217;enormit\u00e0 del debito che abbiamo contratto nei confronti del Padre. Nella parabola le cose non stanno in questo modo: il rapporto tra diecimila talenti e cento denari, secondo gli studiosi, \u00e8 di circa uno a seicentomila. In sostanza, al primo servo (parola nobile nella tradizione biblica, qui si tratta di luogotenente, di un funzionario di alto rango) il debito \u00e8 condonato perch\u00e9 egli non \u00e8 nelle condizioni di onorarlo (diecimila talenti \u00e8 una cifra da bilancio statale). Dal canto suo, per quanto grave sia la colpa commessa contro di noi da un fratello, essa \u00e8 piccola cosa rispetto al peccato che si evidenzia quando ci si pone di fronte a Dio. Ma in che consistono questi diecimila talenti fatti di peccato? Sono debiti. Che significa? I debiti indicano la dimensione della colpa non quando li si contrae ma quando non li restituisce. Il nostro peccato rientra pi\u00f9 nella sfera dell&#8217;omissione che in quella dell&#8217;azione. Nel quinto discorso (quello escatologico) contenuto nel <em>Vangelo di Matteo<\/em>, &nbsp;le \u00abpecore\u00bb saranno salvate in virt\u00f9 di quanto da loro compiuto nei riguardi di \u00abquesti miei fratelli pi\u00f9 piccoli\u00bb (<em>Mt<\/em> 25, 40) che sono nel bisogno, mentre le \u00abcapre\u00bb saranno condannate per quel che non hanno fatto e non gi\u00e0 per le azioni malvagie da loro compiute (cfr. <em>Mt<\/em> 25, 41-46). Davanti a Dio ci si coglie sempre al di sotto di quanto si \u00e8 chiamati a essere. Per questo occorre essere perdonati. Il Padre \u00e8 un&#8217; \u201ceccedenza perdonante\u201d. Rispetto a Dio non si tratta tanto di singole colpe quanto della nostra condizione di peccatori, mentre nei confronti degli altri \u00e8 in gioco sempre e solo una serie di colpe specifiche. Sono piccole cose. Il fatto che si sia chiamati a perdonare significa che l&#8217;offesa subita non \u00e8 quella suprema che priva l&#8217;altro della vita. Quando il fratello diventa in senso letterale Caino la parola ultima, infatti, \u00e8 concessa soltanto al Signore (cfr. <em>Gen<\/em>&nbsp; 4,8-16). Il perdono umano, per quanto sempre da concedersi, \u00e8 racchiuso in limiti invalicabili (cfr. <em>Fratelli tutti<\/em>, n. 246).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3. FRATELLI NELLA COMUNITA&#8217; ECCLESIALE <\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il termine \u00abfratello (adelphos)\u00bb compare decine e decine di volte negli scritti neotestamentari. 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