{"id":5766090,"date":"2021-01-22T18:19:28","date_gmt":"2021-01-22T17:19:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5766090"},"modified":"2021-01-22T18:19:30","modified_gmt":"2021-01-22T17:19:30","slug":"vecchie-cronache-e-memorie-la-distribuzione-della-posta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5766090","title":{"rendered":"Vecchie cronache e memorie: LA DISTRIBUZIONE DELLA POSTA"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/1641099015-PASQUALE.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5766091\" width=\"385\" height=\"584\"\/><figcaption>Foto di propriet\u00e0 di Paolo Picerno<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-vivid-cyan-blue-background-color\">La foto \u00e8 un\u2019istantanea nel corso di Tricarico di molti, molti anni fa.<br>In evidenza il postino <strong>Pasquale Picerno<\/strong>: <em>Pasquale \u2018u pustir<\/em> o ancora pi\u00f9 semplicemente <strong><em>\u2018u pustir<\/em><\/strong>. Con gesto solenne ed esibito consegna una lettera. Il postino a quei tempi acquietava ansie o comunicava delusioni, e ne aveva consapevolezza espressa con segni solenni o discreti. Due volte al giorno era atteso in tutte o quasi tutte le case del paese.<br>Appoggiati all\u2019anta della porta di una bottega a fianco della farmacia Biscaglia, sono i fratelli <strong>Pancrazio e Peppe Desopo<\/strong>, detto <strong>Peppe Stalin<\/strong>. Seduto al loro fianco su una cassa rovesciata, che legge il giornale, sono io. Sono sopravvissuto ai suddetti tre e ho memoria di storie legate alle loro vite, che meriterebbero di essere raccontate.<br>E non solo storie legate alle vite di Pancrazio e Peppe Desopo. Quante altre storie legate a questa fotografia si potrebbero raccontare. <br>Ora racconto com\u2019era e cos\u2019era la distribuzione della posta nei tempi passati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Due volte ogni giorno, mattina e pomeriggio, dopo l\u2019arrivo del postalino dalla stazione, Pasquale passava casa per casa col suo borsone di pelle carico di missive.<br>Il funzionamento del servizio era efficiente, la corrispondenza era recapitata e consegnata ai destinatari con una sollecitudine e puntualit\u00e0 che negli anni successivi si sono perse. Per fare un esempio: le ultime due lettere di Rocco Scotellaro alla madre e ad Antonio Albanese (per il vero si trattava di una sola busta indirizzata alla madre con un messaggio a lei e uno a Antonio Albanese) furono imbucate da un amico di Rocco alle Poste Centrali di Napoli, piazza Matteotti, la sera del 15 dicembre 1953, poco prima che Rocco morisse, e furono recapitate, da Pasquale, la mattina del 17, quando lo si accompagnava al camposanto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Alla solita ora, avanti l\u2019ufficio postale nella piazzetta di Monsignore, si radunava la solita piccola folla di partecipi al doppio rito quotidiano della distribuzione della posta. C\u2019era l\u2019attesa di un contatto personale tra il paese e il resto del mondo. Un contatto personale, non quello dato dal giornale, che pochi leggevano, o dalla radio, che pochi possedevano, o dal giornale radio che il caff\u00e8 Scardillo trasmetteva con l\u2019altoparlante. No: il contatto personale tra un tricaricese (in genere una tricaricese) nel paese e un tricaricese in un qualche angolo del mondo. Si viveva, infatti, nell\u2019attesa di una missiva dal proprio marito fidanzato genitore figlio su uno dei vari fronti delle guerre che si combattevano l\u2019una dietro l\u2019altra, dalla Spagna all\u2019Africa Orientale alla Grecia alla Russia, o dai vari luoghi dell\u2019emigrazione, dal Venezuela all\u2019Argentina all\u2019America ricca alla Svizzera alla Germania alle citt\u00e0 del triangolo industriale del Nord. Un ex sindaco di Tricarico, ma non originario di Tricarico, ha fatto parte della guarnigione italiana di stanza a Tien Tsin, in Cina..<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">La piccola folla radunata nella piazzetta assisteva al recapito della posta in sacchi di tela grezza rigata con una banda rossa e azzurra, scrutava il gonfiore dei sacchi e si predisponeva all\u2019attesa che Pasquale uscisse col borsone gonfio della posta da distribuire come se si aspettasse la fumata bianca o nera di un conclave.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">L\u2019attesa si faceva snervante, le operazioni di preparazione della posta si coprivano di mistero suscitato dalla segretezza dei locali dove le operazioni erano effettuate, che solo pochi privilegiati, meno della dita di una mano, avevano potuto vedere. L\u2019ufficio postale per il pubblico era un piccolo locale delimitato da una parete di legno di noce, con la cabina del telefono e tre sportelli. Durante le operazioni di preparazione della posta il servizio al pubblico era sospeso e i tre sportelli erano rigorosamente sbarrati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">I locali interni prendevano luce da finestroni che affacciavano sul giardino di Monsignore, fuori dalla portata d\u2019ogni sguardo. C\u2019era, \u00e8 vero, una finestra, con grata, che s\u2019affacciava sulla piazzetta di Monsignore, ma essa, schermata da tendine, aveva le imposte quasi sempre accostate e di rado lasciava intravedere un corridoio in penombra e, in fondo, la centrale del telefono e il tavolo dell\u2019alfabeto Morse. Si scorgeva una pizza con una strisciolina di carta arrotolata e una levetta alla cui estremit\u00e0 c\u2019era una punta. L\u2019ufficiale postale, don Michele Lauria, si sedeva al tavolo e, premendo la levetta, a intervalli irregolari, corrispondenti a un punto o a una lineetta, che erano i segni dell\u2019alfabeto Morse, trasmetteva col tipico ticchettio il testo dei telegrammi. Restava invece al suo posto allo sportello quando il ticchettio annunciava la trasmissione di un telegramma in arrivo. Ascoltava il ticchettio e comprendeva il messaggio che gli impulsi elettrici trasmessi dal cavo telegrafico tramettevano; prendeva quindi un modulo telegrafico &#8211; giallo o rosso se il telegramma era urgente \u2013 e con la sua bella calligrafia, senza bisogno di una verifica coi segni tracciati sulla strisciolina di carta,&nbsp; scriveva il testo del messaggio, incollava e dava incarico all\u2019addetto di recapitarlo urgentemente al destinatario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">In quei locali c\u2019era il centro operativo che connetteva Tricarico con l\u2019Italia e qualche volta col resto del mondo. L\u00ec si veniva a conoscenza dei segreti di tutti: si sapeva chi scriveva, chi telegrafava, chi telefonava, e a chi. L\u00ec si misuravano e confrontavano le risorse finanziarie delle famiglie in depositi postali, buoni del tesoro e pensioni erogate.<br>Da quei locali, insomma, promanava il terrore che ispira un potere misterioso, da cui ci si difende lasciando fiorire in libert\u00e0 dicerie pettegolezzi calunnie.<br>L\u2019attesa di Pasquale pareva sempre troppo lunga e faceva porre puntualmente domande su come mai egli tardasse tanto a uscire, si facevano supposizioni e ci si perdeva in calunniosi pettegolezzi sul rispetto del segreto della corrispondenza. Ogni giorno era uguale al precedente, anche se Pasquale usciva col suo borsone con puntualit\u00e0 cronometrica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Appena metteva piede nella piazzetta Pasquale si guardava attorno, con rapidi impercettibili cenni lasciava capire chi era inutile che continuasse ad aspettare. La piccola folla cominciava a diradare, i pochi rimasti si stringevano attorno a Pasquale, che, senza guardare, come il pappagallino che becca il biglietto della fortuna, estraeva dal borsone una busta una cartolina e con un ampio e solenne gesto del braccio, sventolandola, la consegnava al destinatario. Poi proseguiva per il suo giro, iniziando dal corso e, sempre seguendo ogni giorno, per due volte, il medesimo percorso, faceva il giro del paese con tale cronometrica regolarit\u00e0 che chi avesse voluto raggiungerlo sapeva esattamente,&nbsp; a quella data ora, dove trovarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">La professionalit\u00e0 del postino era unica. Pasquale era insostituibile. E fu infatti per questa singolarit\u00e0 del suo mestiere che egli divenne il consulente elettorale della Democrazia Cristiana di Tricarico, non per fede politica, infatti non era democristiano, ma per non usare una scortesia. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">I partiti avevano (e credo abbiano ancora) il diritto di nominare nei seggi elettorali propri rappresentati di lista, i quali avevano il compito principale di annotare il numero corrispondente dell\u2019elettore sulla lista elettorale. A fine mattina, a met\u00e0 pomeriggio e a chiusura del primo giorno elettorale e a met\u00e0 del secondo giorno rappresentanti del partito passavano a ritirare i cartelloni e li portavano in un centro operativo, dove si osservava l\u2019andamento delle elezioni e ci si organizzava per recuperare i voti dei ritardatari, che erano o semplicemente da sollecitare o da accompagnare ai seggi perch\u00e9 inabili o da andare a prendere nelle campagne dove si trovavano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Il problema, che con le conoscenze che solo Pasquale possedeva, era che l\u201980 per cento degli elettori non erano identificabili per nome e cognome, ma per&nbsp; soprannome, e per una percentuale ancora maggiore era ignoto il nome delle vie. La toponomastica aveva una funzione burocratica ma non era lo strumento che consentisse di individuare in massima parte i luoghi del paese. Un nome e cognome, con l\u2019indicazione del luogo di residenza e del numero civico spesso non diceva niente a nessuno. Solo Pasquale era capace di riconoscerlo a spiegare di chi si trattasse, con l\u2019indicazione del soprannome o di intrecci di parentele e amicizie, e dove si trovasse, con indicazioni ognuna delle quali era un piccola storia paesana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Foto di propriet\u00e0 di Paolo Picerno <\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-vivid-cyan-blue-background-color\">La foto \u00e8 un\u2019istantanea nel corso di Tricarico di molti, molti anni fa.<br \/>In evidenza il postino Pasquale Picerno: Pasquale \u2018u pustir o ancora pi\u00f9 semplicemente \u2018u pustir. Con gesto solenne ed esibito consegna una lettera. 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