{"id":5766096,"date":"2021-01-20T17:36:04","date_gmt":"2021-01-20T16:36:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5766096"},"modified":"2021-01-20T21:13:22","modified_gmt":"2021-01-20T20:13:22","slug":"vecchie-cronache-e-memorie-storie-di-emigrazione-e-storie-connesse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5766096","title":{"rendered":"Vecchie cronache e memorie: STORIE DI EMIGRAZIONE E STORIE CONNESSE"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"717\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/7-Turchiaro-1024x717-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5766097\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/7-Turchiaro-1024x717-1.jpg 1024w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/7-Turchiaro-1024x717-1-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/7-Turchiaro-1024x717-1-768x538.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>VII TAVOLA DI ALDO TURCHIARO: Che vogliono da noi?<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-very-light-gray-color has-vivid-red-background-color\">LA PICCOLA SAGA DELLA FAMIGLIA DESOPO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Sulla piccola saga di una famiglia di Tricarico \u2013 la famiglia Desopo di cui dubito che vi sia ancora qualcuno che la ricordi \u2013 si dipano alcune storie di emigrazione e storie connesse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">       Innocenzo De Sopo \u2013 il capostipite &#8211; emigr\u00f2 a Newark, New Jersey, meta dell\u2019emigrazione tricaricese. I primi emigrati avevano tracciato la strada e posto le basi per la formazione di una comunit\u00e0 tricaricese: fiato di casa, aiuto nel bisogno, garanzia alle mogli rimaste a Tricarico e sicurezza per la famiglia. Non erano pochi i miei amici che avevano il padre a Newark, con i quali la guerra aveva interrotto ogni rapporto.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp;I tricaricesi di Newark avevano tutti la doppia cittadinanza, americana e italiana. La cittadinanza italiana, durante la guerra, non provoc\u00f2 grattacapi, gli immigrati italiani furono lasciati in pace. Il tormento era il pensiero delle famiglie rimaste senza sostegni, dei figli in tenera et\u00e0, di come le mogli se la sarebbero cavate a sfamare quelle bocche.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp;Desopo, circa ogni paio d\u2019anni tornava a Tricarico, rivedeva gli amici con cui bere qualche birra giocata a padrone e sotto, e concepiva un figlio. Attravers\u00f2 l\u2019Atlantico sette volte, l\u2019ultima poco prima che avesse inizio il secondo conflitto mondiale e concep\u00ec il settimo figlio, Carmine, che, emigrato a sua volta bambino, \u00e8 stato un politico repubblicano nello stato del New Jersey e ha ricoperto incarichi di governo statale. Ma non conosce l\u2019italiano, non lo parla, non lo scrive, non lo legge e non lo comprende; spero per lui che almeno abbia avuto ritegno a non rimuovere il dialetto tricaricese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-background has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Rientrato definitivamente in Italia, nonostante che sette traversate dell\u2019Oceano dovevano essere costate una bella sommetta, Innocenzo Desopo compr\u00f2 una casa nel corso e una vigna con <em>vignale<\/em> sulla via Appia, poco dopo il camposanto. Al lato del cancelletto d\u2019ingresso alla vigna scorreva un rivolo di acqua sorgiva, fresca e leggera. Era un rito abbeverarsi al <em>pisciolo <\/em>di Desopo durante la passeggiata sulla via Appia fino a Santa Maria.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp;La sera sulla via Appia si riversava tutta Tricarico. Non c\u2019era passaggio di automobili, l\u2019aria era fresca, gli alberi di acacia in fiore diffondevano un gradevole odore, i ragazzi e le ragazze fraternizzavano e si facevano una corte discreta, qualche coppietta trovava modo di eclissarsi e darsi alla macchia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Innocenzo Desopo si arruol\u00f2 nella milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN), esercito personale del duce, e fu adibito al servizio di ricognizione antiaerea. Accampati sulla collina di Santa Maria, in cima al versante di destra che parte dall\u2019imbocco &nbsp;della strada di Malcanale, i militi erano incaricati di osservare il passaggio di aerei e segnalare con un telefono da campo quello di aerei nemici o sospetti. Cessato con l\u2019armistizio il servizio nella milizia, Desopo ottenne un posto di scrivano al Comune. Con lo stipendio che percepiva, unitamente ai vantaggi dei suddetti beni in propriet\u00e0, campava discretamente la numerosa famiglia e assicurava un\u2019istruzione ai figli. Ma non camp\u00f2 a lungo. Mor\u00ec lasciando la famiglia in una situazione critica non avendo raggiunto l\u2019et\u00e0 della pensione .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Solo il primogenito, Peppe detto Stal\u00ecn (con l&#8217;accento sulla i), aveva un lavoro. Il soprannome gli fu affibbiato perch\u00e9 era stato il secondo di Rocco Scotellaro nella fondazione del partito socialista di Tricarico e nell\u2019intensa attivit\u00e0 politica espletata, e gli rimase amico anche quando, in occasione della scissione di Palazzo Barberini, scelse la corrente dell\u2019on. Saragat e, sonoramente fischiato dai socialisti e dai comunisti, present\u00f2 in piazza l\u2019on. Enzo Pignatari, che era venuto a spiegare le ragioni della scissione. Peppe rimase sempre Stal\u00ecn, almeno per gli amici, tra i quali io, anche quando dette definitivamente addio alla scelta socialista e ader\u00ec alla DC: e allora ci fu la rottura definitiva con Rocco Scotellaro.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp;Fu immesso a ruolo per l\u2019insegnamento di educazione fisica presso il liceo-ginnasio Quinto Orazio Flacco di Potenza e spos\u00f2 la professoressa Rosa Scaiano, che abitava al Monte, insegnante di matematica presso lo stesso istituto. Ma anche lui, come il padre, non visse a lungo. Colpito da una grave malattia, affid\u00f2 l\u2019ultima speranza a un&nbsp; ricovero presso il Policlinico di Modena, che si riteneva avesse le migliori specializzazioni per la cura del suo male. Io vivevo a Ferrara e lavoravo a Bologna. Mi resi conto che la sua vita era giunta al termine e andai pi\u00f9 volte a fargli visita. A Modena viveva mio fratello Franco, che, col suocero modenese, gli furono molto vicini. Dall\u2019America giunse la sorella Filomena, per portare l\u2019ultimo saluto della famiglia al fratello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Giuseppe Desopo ci ha lasciato, frutto di sue ricerche, interessanti e per certi versi sorprendenti materiali per una storia economica e sociale di Tricarico nei secoli XVII-XIX. Col consenso della famiglia e la presentazione di Carmela Biscaglia l\u2019opera \u00e8 stata pubblicata presso l\u2019editore Rocco Curto di Napoli (poi RCEMULTIMEDIA) a cura di alcuni amici per ricordare il suo impegno civile e il suo attaccamento alla terra natale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Pancrazio e Filomena, il fratello e la sorella pi\u00f9 anziani dopo Peppe, avevano preso il diploma di maestro di scuola e riuscivano a raggranellare qualcosa da incarichi saltuari d\u2019insegnamento in scuole serali; prima o poi \u2013 pi\u00f9 prima che poi \u2013 avrebbero ottenuto un incarico di ruolo. Il quarto fratello, Antonio, era aiutante in una bottega di barbiere; la vigna forniva frutta, vino e un paio di quintali di grano, pomodori e peperoni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Come altre famiglie che avessero avuto o avessero un familiare cittadino americano, decisero di avvalersi di una legge sull\u2019immigrazione varata dal Congresso degli Stati Uniti e raggiunsero alla spicciolata Newark. Prima Filomena, poi la madre, quindi i fratelli e le sorelle minorenni\u2026. ultimo Pancrazio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Innocenzo Desopo non aveva maturato il diritto a pensione, ma gli eredi avevano diritto a riscuotere l\u2019indennit\u00e0 di licenziamento corrispondente a tante mensilit\u00e0 quanti gli anni di servizio prestato dal capo famiglia. Il Comune faceva orecchi da mercanti per ragioni di ripicca politica. Ci volle del bello e del buono perch\u00e9 la proposta di delibera giungesse all\u2019esame del consiglio comunale e fosse discussa. Al primo esame l\u2019indennit\u00e0 fu negata, illegittimamente perch\u00e9 si trattava di un diritto, di cui il consiglio comunale non poteva disporre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Ero presente tra il pubblico a quella seduta del consiglio comunale. Il sindaco e gli assessori e i consiglieri erano seduti attorno a un tavolo in una stanza del vecchio municipio, il pubblico quella sera numeroso, accalcato addosso agli amministratori, diceva la sua, secondo le simpatie o antipatie politiche di ciascuno. Il sindaco Nicola Locuoco faticava a far rispettare l\u2019ordine. Il segretario comunale si sforzava di far comprendere quella che alcuni consiglieri ritenevano, o fingevano di ritenere, la stranezza di una indennit\u00e0 di licenziamento a un morto. Desopo non \u00e8 stato licenziato, \u00e8 morto \u2013 dicevano. Il segretario spiegava e tornava a spiegare che per licenziamento si intende una condizione che obbliga per forza a smettere di lavorare: o per previsione di legge o per disposizione dell\u2019autorit\u00e0 amministrativa o giudiziaria; sempre di licenziamento si tratta. In caso di morte \u00e8 come se il licenziamento lo avesse disposto il Padre Eterno. Ma il segretario non riusc\u00ec a convincere chi non voleva farsi convincere. In realt\u00e0 si stavano sfogando risentimenti politici antichi e recentissimi: ma questa \u00e8 un\u2019altra storia che mi fa male ricordare e mai racconter\u00f2. Sono tra i pochissimi che conoscesse quella vicenda nei dettagli e credo di essere rimasto la sola persona che ne conservi il ricordo, che porter\u00f2 con me nella tomba.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;La delibera che negava l\u2019indennit\u00e0 fu annullata dal prefetto e il consiglio comunale finalmente si convinse a concedere l\u2019indennit\u00e0 fi licenziamento, anche perch\u00e9 gli amministratori cominciavano a rendersi conto che potevano essere accusati di abuso di ufficio. L\u2019avevano sempre saputo tutti, infatti, che si trattava di un diritto e non di una liberalit\u00e0 rimessa al buon cuore del consiglio comunale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;La somma riscossa, col provento ricavato dalla vendita della vigna, fu utilizzata per affrontare la grande avventura dell\u2019emigrazione di tutta la famiglia, sette persone in tutto, la madre e sei figli. Ne ho ricordati quattro, restano da ricordare due sorelle: Elena e Natalia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-very-light-gray-color has-vivid-red-background-color\">IL MACCARTISMO<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Nel dopoguerra dall\u2019Italia era partito un altro imponente flusso migratorio in diversi Paesi dell\u2019America e d\u2019Europa. La menzionata legge varata dal Congresso degli Stati Uniti favoriva il ritorno di chi avesse la cittadinanza americana e concedeva il diritto al ricongiungimento con familiari di cittadinanza non americana. Ma la prospettiva che la legge apriva venne in conflitto con uno dei capitoli pi\u00f9 neri e squallidi della storia americana, che si ricorda col nome di maccartismo, quasi a voler scaricare la vergogna su un modestissimo e squallido senatore del Wisconsin, che sul terrore americano per il pericolo comunista costru\u00ec il suo quarto d\u2019ora di celebrit\u00e0, trascinando sul banco degli accusati e facendo espellere dagli Stati Uniti il fior fiore della cultura, della scienza e dell\u2019arte americana. Il maccartismo fu l\u2019esplosione di un\u2019isteria generale, di un male profondo della societ\u00e0 americana, che avvelen\u00f2 la vita pubblica e danneggi\u00f2 gravemente la reputazione degli Stati Uniti nel mondo. Le radici di questo male profondo non affondavano certamente nell\u2019isteria, o nella furbizia, di un politico di mezza tacca, morto alcolizzato, ma in una crisi morale della societ\u00e0 americana. Male profondo che si \u00e8 in vario modo rinnovato col trumpismo, e speriamo che Joe Biden, che oggi si insedia alla Casa Bianca come 46.mo presidente degli Stati Uniti, riesca a sanare.<br>\u00a0 \u00a0 \u00a0L\u2019ondata migratoria del dopo guerra, che non ebbe negli Stati Uniti la pi\u00f9 consistente direzione, assunse dimensioni ragguardevoli, che ridussero a meno della met\u00e0 i residenti a Tricarico. Sorsero nuove professioni per l\u2019assistenza agli emigranti dal disbrigo delle pratiche burocratiche, al procacciamento di un posto di lavoro nel Paese di destinazione, ai contatti con i consolati per l\u2019ottenimento dei visti, all\u2019accompagnamento al punto d\u2019imbarco al porto di Napoli.<br>\u00a0 \u00a0 \u00a0Gli aspiranti emigranti negli Stati Uniti furono vittime, complice il maccartismo, d\u2019invidie, odii, malanimi. Bastava far giungere al consolato americano di Napoli una lettera anonima con l\u2019accusa di sovversivismo per bloccare, talvolta definitivamente, una pratica di emigrazione. In quel periodo furono scritte a Tricarico, e non solo a Tricarico, pagine indegne, che rimarranno purtroppo sconosciute. Il consolato americano di Napoli, che aveva la sede ufficiale in un imponente palazzo al Lungomare, dovette triplicare i suoi organici, assumendo anche personale italiano che avesse una buona conoscenza dell\u2019inglese, e a prendere in locazione alcuni edifici nella bella via Orazio, che da Mergellina sale al Vomero. Tra gli italiani assunti c\u2019era un mio amico, fresco laureato in Lettere, che mi spieg\u00f2 cosa stesse accadendo: si trattava di far fronte a un\u2019imponente massa di lavoro che era cresciuta per impedire l\u2019ingresso in America di <em>pericolosi sovversivi<\/em>. La prima segnalazione del <em>grave pericolo <\/em>era data da lettere anonime.<br>\u00a0 \u00a0 \u00a0Un giorno venne a cercarmi mastro Andrea Sellitti, barbiere con bottega nel corso di fronte alla cattedrale, che svolgeva anche funzioni di sagrestano; mi disse che nella sagrestia della Cattedrale mi aspettava un funzionario del consolato americano. Il suo arrivo a Tricarico, con un enorme macchinone, non era passato inosservato. Ero segretario della sezione di Tricarico della DC ed era quindi chiaro il motivo per cui il funzionario americano mi cercava e accettai di incontrarlo. Giunto al suo cospetto mi feci confermare ci\u00f2 che gi\u00e0 avevo supposto: ossia che aveva intenzione di incontrare il segretario locale della DC, ma non voleva chiedere in paese chi fosse e dove trovarlo per il timore che lo indirizzassero verso \u2026 un pericoloso sovversivo per depistare la sua missione. Entr\u00f2 nella Cattedrale e si rivolse a mastro Andrea intento all\u2019espletamento dei suoi compiti. La Cattedrale e il sagrestano gli dettero sicurezza.<br>\u00a0 \u00a0 \u00a0Aveva con s\u00e9 alcune pratiche di aspiranti emigranti e voleva chiedermi informazioni sul loro orientamento politico. \u2013 Non c\u2019\u00e8 una sola pratica \u2013 mi disse \u2013 senza segnalazioni anonime. Noi vogliamo essere giusti, vogliamo accertare senz\u2019ombra di dubbio chi \u00e8 veramente un sovversivo che non deve entrare in America, perch\u00e9 pensiamo che non tutti lo siano, che non dobbiamo prendere per oro colato tutte le lettere anonime -.<br>  \u00a0 \u00a0Gli risposi che se avessi collaborato avrei fatto il gioco delle lettere anonime, perch\u00e9 se non gli avessi indicato almeno un \u201csovversivo\u201d, avrei gettato un\u2019ombra su tutti gli altri.\u00a0 Aggiunsi che nessuno, assolutamente nessuno, costituiva un pericolo per gli Stati Uniti e che l\u2019aiuto di cui avevano bisogno se lo dovevano dare da soli, guarendo dall\u2019isteria che rendeva ridicola l\u2019America agli occhi del mondo intero.<br>\u00a0 \u00a0 \u00a0Ci rimase male, ma accett\u00f2 la stretta di mano che gli porsi per il commiato. Io lo lasciai vergognandomi dei miei paesani autori di vigliacche lettere anonime, che causarono non pochi patemi d\u2019animo e in almeno due casi produssero l\u2019effetto voluto.<br>\u00a0 \u00a0 \u00a0In un caso si tratt\u00f2 di Santino Paradiso, mio compagno di giochi e mio amico. Egli emigr\u00f2, in America si spos\u00f2 con un\u2019americana oriunda tricaricese. La follia maccartista lo travolse e fu espulso e rimandato in Italia.\u00a0Vissi con lui il suo dramma: per anni fece di tutto per risolvere il suo problema, vivendo con le rimesse che gli inviava la moglie. Anche per non continuare a pesare sulla moglie emigr\u00f2 nel Venezuela e, finalmente, quando l\u2019America riusc\u00ec a lenire il suo male profondo, rientr\u00f2 in America, ricongiungendosi alla famiglia.<br>\u00a0 \u00a0 \u00a0Sorte analoga tocc\u00f2 a Vincenzo Miseo, zio di Santino. Egli abitava in via Roma, di fronte alla casa di Rocco Scotellaro, di cui era parente, faceva il muratore e aveva gestito con Vincenzo Carolillo il cinema pure in via Roma, in un locale sotto il palazzo di don Giovanni Santoro. A Vincenzo Miseo, cittadino americano, dovette nuocere la parentela con Rocco Scotellaro, al pi\u00f9 era stato iscritto al partito socialista. Anche lui, come Santino, riusc\u00ec a tornare negli Stati Uniti dopo alcuni anni di traversie, previa sosta nel Venezuela.\u00a0Rocco Scotellaro ricorda la parentela con Vincenzo Miseo e il visto per l\u2019emigrazione che gli veniva negato:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-light-gray-color has-very-dark-gray-background-color\">[\u2026]<br>altre cinquantamila lire,<br>se il cugino non sfondava il tetto<br>della cappella per porlo l\u00ec,<br>come lo spuntone di una trave,<br>dopo tre giornate di fatica offerta<br>perch\u00e9 lui spera che io lo faccia partire<br>in America, dove ha figli e moglie,<br>e lui, gi\u00e0 cittadino, non lo vogliono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Pancrazio Desopo, dunque, fu l\u2019ultimo della famiglia a emigrare. Part\u00ec col viaggio inaugurale della Cristoforo Colombo in un pomeriggio del mese di luglio del 1954, nei giorni in cui al San Carlo si celebrava il IV congresso della Democrazia cristiana che segn\u00f2 l\u2019epilogo dell\u2019era degasperiana. Con lui part\u00ec anche Michele Armento, detto Michele Battaglia, che abitava in via Roma.&nbsp;Li accompagnai alla partenza fin sulla panchina d\u2019imbarco, grazie alla complicit\u00e0 di un amico sottufficiale di marina in servizio al porto, che mi procur\u00f2 un permesso di accesso, non so quanto regolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Io e Pancrazio eravamo molto amici e lo siamo rimasti per sempre, fino alla sua morte, tenendoci in qualche modo in contatto. Negli ultimi anni divenne abbastanza frequente lo scambio di lunghissime telefonate. Aveva nostalgia, voleva sapere di Tricarico, ma non \u00e8 mai tornato in Italia. La morte del fratello e di Peppe Giannotta, il magistrato, altro suo carissimo amico, col quale era rimasto costantemente in contatto, gli aveva reciso importanti legami con Tricarico. Gli ero rimasto solo io.&nbsp;Ci rivedemmo alla fine del 1986. Mia moglie e io avevamo fatto un viaggio negli USA, di cui non lo informai. Erano giorni di festa, non avevo idea quanto fosse precisamente lontana da New York la localit\u00e0 in cui abitava, Totowa, e non volevo creargli problemi. Ma un giorno, percorrendo un\u2019autostrada del New Jersey, vidi un\u2019uscita per Totowa. Mi fermai alla localit\u00e0 successiva, Caldwell, gli telefonai e mi raggiunse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">La notizia della sua morte mi giunse improvvisa. S\u2019era ammalato un paio d\u2019anni prima d\u2019un male pesante, ma s\u2019era rimesso e mi diceva di stare bene.<br>Feci telefonicamente le condoglianze alla sorella Filomena e parlammo a lungo, oltre un\u2019ora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VII TAVOLA DI ALDO TURCHIARO: Che vogliono da noi? <\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-very-light-gray-color has-vivid-red-background-color\">LA PICCOLA SAGA DELLA FAMIGLIA DESOPO<\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">&nbsp; &nbsp; &nbsp;Sulla piccola saga di una famiglia di Tricarico \u2013 la famiglia Desopo di cui dubito che vi sia ancora qualcuno che la ricordi \u2013 si dipano alcune storie di [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[32],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow\" \/>\n<meta name=\"googlebot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta name=\"bingbot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5766096\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Vecchie cronache e memorie: STORIE DI EMIGRAZIONE E STORIE CONNESSE - Rabatana\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"VII TAVOLA DI ALDO TURCHIARO: Che vogliono da noi? 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