{"id":5766335,"date":"2021-03-15T22:05:14","date_gmt":"2021-03-15T21:05:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5766335"},"modified":"2021-03-16T10:30:00","modified_gmt":"2021-03-16T09:30:00","slug":"nicola-berardi-il-contadino-che-fu-pur-poeta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5766335","title":{"rendered":"NICOLA BERARDI: IL CONTADINO CHE FU PUR POETA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\"><strong>Ricordo di Nicola Berardi,<\/strong> <strong>il contadino che fu pur poeta<\/strong><br><strong>di Angelo Colangelo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Berardi-copertina-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5766341\" width=\"407\" height=\"561\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Berardi-copertina-2.jpg 281w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Berardi-copertina-2-218x300.jpg 218w\" sizes=\"(max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Ricorre quest&#8217;anno l&#8217;anniversario di tre eventi significativi legati alla figura di Nicola Berardi, per alcuni anni ignorato da tutti anche nel suo paese natale e poi conosciuto e apprezzato almeno da una ristretta cerchia di persone grazie anche a un prezioso lavoro di Benito Urago, che nel 1969 per la BMG di Matera pubblic\u00f2 in un agile volumetto, \u201c<strong>Nicola Berardi contadino e poeta<\/strong>\u201d, la scarna e a molti ignota raccolta di poesie preceduta da un breve ma illuminante saggio introduttivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">        Per una curiosa e felice coincidenza del poeta stiglianese quest&#8217;anno non solo si celebra il 140\u00b0 anniversario della nascita, avvenuta nel 1881, e il 75\u00b0 della morte, sopraggiunta sempre nel paese natale il 10 gennaio 1946, ma si ricorda anche un altro evento che, come si vedr\u00e0, assume un significato importante e un ruolo forse decisivo nella sua biografia umana e poetica.\u00a0<br>Giusto 80 anni fa nell&#8217;ospedale di Matera, dove era ricoverato, Berardi conobbe il sacerdote materano Marcello Morelli (Matera, 1886 &#8211; 1972), che vi svolgeva le funzioni di assistente spirituale dei malati. Padre Morelli, che aveva indossato l&#8217;abito francescano prima di diventare sacerdote secolare, fu un intellettuale e storico molto apprezzato nella sua citt\u00e0 e, poeta egli stesso, nutr\u00ec una grande passione per la poesia in generale.<br>        Della sua intensa attivit\u00e0 poetica fanno fede alcune pubblicazioni risalenti ai primi anni del &#8216;900 e soprattutto un&#8217;opera, \u201c<strong>Patria. Versi<\/strong>\u201d, pubblicata nel 1918 da Zanichelli e ripubblicata circa un secolo dopo per i tipi di Villani con note e commento di Giovanni Caserta. I componimenti di \u201c<strong>Patria<\/strong>\u201d sono dedicati alle tragiche vicende del primo conflitto mondiale, che il sacerdote materano aveva vissuto da vicino come cappellano militare.<br>        Non poteva, dunque, sfuggire alla vigile attenzione di Padre Morelli, mentre si aggirava premuroso tra i malati, la figura di un uomo \u201csegaligno e asciutto, dagli occhi molto dolci, dalla anima semplice\u201d, il quale nel suo letto d&#8217;ospedale era impegnato per la maggior parte del tempo a scrivere versi, servendosi di materiale di fortuna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">        Sollecitato a spiegare le occasioni e le ragioni che lo avevano spinto a poetare, lo strano degente non si sottrasse alla richiesta e, con grande meraviglia del sacerdote, ripercorse in versi composti con facile vena il suo non breve iter poetico. Nel componimento \u201c<strong>Perch\u00e9 sono poeta<\/strong>\u201d Berardi dichiarava, tra l&#8217;altro, di non avere avuto altri precettori all&#8217;infuori dei maestri delle scuole elementari e poteva considerarsi, perci\u00f2, sostanzialmente un autodidatta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">        Le disordinate ma numerose letture, che lo avevano avvicinato anche a poeti greci e latini attraverso preziose traduzioni, gli avevano permesso, pertanto, di conoscere i maggiori autori della storia letteraria nazionale, dal Boccaccio al Tasso, dal Marino e al Monti, fino a Foscolo, Leopardi, Manzoni e molti altri ancora. Insomma, egli non ha difficolt\u00e0 ad ammettere che \u00ab&#8230; <em>da solo venni a conoscenza \/ dei Grandi da cui presi la semenza<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">        Lo stesso Berardi non esita a definirsi correttamente contadino e poeta, che \u00e8 cosa diversa dalla definizione di poeta-contadino, con la quale fu poi da altri per molto tempo appellato. A tale proposito, se ci \u00e8 consentito di accostare le piccole cose alle grandi, \u00e8 il caso di precisare che per il poeta stiglianese, come per Rocco Scotellaro, \u00e8 improprio ricorrere all&#8217;abusata formula definitoria di poeta-contadino, quasi a significare la semplicit\u00e0 dei loro versi. In effetti, dalla pur limitata produzione poetica di Nicola Berardi, al pari che dalle ben pi\u00f9 consistenti e importanti opere poetiche del Tricaricese, si riverbera lo splendore di conoscenze letterarie non banali, le quali mostrano che l&#8217;autore, seppure da autodidatta, ha ben assimilato \u00able forme e i ritmi e i vari stili\u00bb dei maggiori poeti, della cui lettura si \u00e8 alimentato per tutta la vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-left has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">        Nei momenti pi\u00f9 felici della sua attivit\u00e0 poetica, cui si dedicava nella casetta di campagna sul monte Serra ereditata dal padre Giosu\u00e8, Nicola riesce comunque a imitare in maniera personale e creativa i suoi numerosi e autorevoli modelli letterari, sicch\u00e9 allafine pu\u00f2 con serena consapevolezza affermare:<br><br>\u00abE fo&#8217; dei versi anch&#8217;io, che se non belli<br>e non profondi son, sono gentili.<br>E ben si vede in loro, poverelli,<br>animo e cuore e tanti effetti umili,<br>e quella volont\u00e0 che cerca meta<br>e fa che un contadin sia pur poeta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">        Di Nicola Berardi ci sono rimaste in tutto sedici poesie, che propongono qua e l\u00e0 evidenti tracce autobiografiche. Il primo componimento, composto fra il 1915 e il 1918, \u00e8 il sonetto intitolato \u201c<strong>A mia madre<\/strong>\u201d. Esso fu ritrovato su una cartolina raffigurante una Madonna in lacrime e inviata alla madre dal fronte di guerra. Non \u00e8 difficile sentire nella prima quartina e nelle due terzine echi leopardiani della canzone \u201cAll&#8217;Italia\u201d e foscoliani del sonetto \u201cA Zacinto\u201d:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">\u00abTu piangi sempre, o madre mia, e il pianto<br>dagli occhi tuoi qual fosser fonti vive<br>riversi ognor qual n&#8217;hai versato tanto;<br>ma quelle tue son lacrime votive.<br>Trascorri i giorni tristi per mio amore<br>tra i pianti, le preghiere e li sospiri:<br>tu la Madre rassembri del dolore<br>presente del suo Figlio a li martiri.<br>Ma il cielo a me prescrisse una tal sorte<br>sino dall&#8217;ora che mi partoristi.<br>T&#8217;acqueta ormai ch\u00e9 ti darai la morte;<br>t&#8217;acqueta ormai ed abbi in Dio la fe&#8217;;<br>rassegnati: d&#8217;allor che mi nutristi<br>per Lui, per la Patria e non per te\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">        Di l\u00e0 dal tono retorico, che si percepisce nel richiamo finale a Dio e alla Patria, scorre nei versi del sonetto un sincero e profondo sentimento di amore filiale. \u00c8 la chiara testimonianza di una delicata sensibilit\u00e0, che si manifesta in altri componimenti quali \u201c<strong>La neve fiocca<\/strong>\u201d, che evoca tenere atmosfere pascoliane, \u201c<strong>Sogno<\/strong>\u201d, un lungo e raffinato componimento incompiuto, che s\u2019interrompe al verso 98 ed evoca l\u2019apparizione in sogno della donna della sua vita prematuramente scomparsa, \u201c<strong>Al milite ignoto<\/strong>\u201d, in cui si coglie una evidente ispirazione carducciana.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Berardi-Al-campanile-di-Matera-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5766342\" width=\"359\" height=\"479\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Berardi-Al-campanile-di-Matera-1.jpg 303w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Berardi-Al-campanile-di-Matera-1-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 359px) 100vw, 359px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Una rara sensibilit\u00e0 umana e poetica rivelano anche tre poesie, che furono scritte durante la degenza nel nosocomio di Matera nella primavera del 1941, vale a dire \u201c<strong>Nell&#8217;ospedale<\/strong>\u201d, \u201c<strong>La suora dell&#8217;ospedale<\/strong>\u201d e \u201c<strong>Al Campanile di Matera<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Berardi-La-suora-dellospedale.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5766338\" width=\"371\" height=\"495\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Berardi-La-suora-dellospedale.jpg 303w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Berardi-La-suora-dellospedale-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 371px) 100vw, 371px\" \/><figcaption>Nicola Berardi La suora dell&#8217;ospedale<br><br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Ma, proprio a causa della sua delicatezza d&#8217;anima e della sua grande passione per la poesia, Nicola Berardi and\u00f2 incontro a spiacevoli incomprensioni anche con le persone che gli erano pi\u00f9 vicine, a iniziare dalla moglie Rosaria Fornabaio. Quest&#8217;ultima, infatti, non riusc\u00ec mai a comprendere e mal sopport\u00f2 l&#8217;attivit\u00e0 poetica del marito, che, a suo parere, finiva per distrarlo dal lavoro dei campi e gli impediva di occuparsi della famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Nel paese, inoltre, il contadino e poeta divenne addirittura oggetto di derisione e di scherno, sicch\u00e9 egli pian piano, sentendosi sempre pi\u00f9 incompreso, fin\u00ec per consegnarsi a una triste solitudine e per cercare nel vino un improbabile rimedio agli affanni e ai dispiaceri della vita quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Ne fa fede la poesia \u201c<strong>Autodifesa<\/strong>\u201d, un lungo e singolare componimento di 88 versi distribuiti in sette ottave e otto saffiche. Messo in carcere per essere stato colto in stato di ubriachezza mentre girovagava per le strade del paese, Nicola \u00e8 costretto a subire l&#8217;onta di convivere per qualche tempo con chi si \u00e8 macchiato di colpe ben pi\u00f9 gravi. Ma ancora di pi\u00f9 gli pesa il fatto di sentirsi incompreso, abbandonato e schernito. Per questo egli, chiedendo una benevola comprensione, si rivolge al Pretore con queste umili parole:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\"><br>\u00abbuon uom mi creda, e non da reo mi tenga;<br>commiserar ne voglia il mio dolore<br>e non rinchiuso a lungo mi trattenga:<br>dia premio ad un ingegno, ad un cuor buono,<br>cangiando la condanna col perdono\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Pure in un frangente tanto doloroso, comunque, non rinuncia a rivendicare, senza iattanza ma con grande dignit\u00e0, la sua condizione di uomo, cui la sorte ha concesso \u201cingegno\u201d e \u201ccuor d&#8217;un vate\u201d, ma anche molti malanni e tanta infelicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Non si pu\u00f2, alla fine di questa succinta disamina, non fare menzione di altri due componimenti. Uno, privo di titolo nell&#8217;originale, fu da Urago intitolato \u201c<strong>La Passione di Cristo<\/strong>\u201d, l&#8217;altro, che chiude la raccolta, \u00e8 intitolato \u201c<strong>Bardia!<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Nel primo caso si tratta di un elegante poemetto religioso, composto probabilmente nel 1941 su invito di don Marcello Morelli. In esso sono rievocati con grande pathos e notevole forza espressiva i momenti salienti della Passione di Ges\u00f9, ovverossia l&#8217;ascesa al Golgota, la Crocifissione e la Morte. Quasi a formare uno splendido polittico, ciascuna delle dodici ottave offre la rappresentazione plastica di una scena del drammatico evento, che con il Cristo vede protagonisti i soldati, i due ladroni, la folla dei giudei e le donne che, impietrite dal dolore, sono ferme con Maria e Giovanni ai piedi della Croce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">A rendere l\u2019idea della struttura e del valore del componimento pu\u00f2 essere utile proporre la scena iniziale, ritratta nella prima ottava con versi di pura e intensa liricit\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">\u00abSul Golgota fatal Ges\u00f9, spossato,<br>tutto di sangue orribilmente intriso,<br>deforme, pesto e tutto lacerato,<br>da quegli sgherri sempre pi\u00f9 deriso,<br>alfine giunge. Il legno smisurato<br>ivi deposto, volge al cielo il viso,<br>e poi a Lui le sacre mani tende<br>chiamando il Padre; poi la morte attende\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-background has-cyan-bluish-gray-background-color\">Ignota, invece, \u00e8 la data di composizione di \u201c<strong>Bardia!<\/strong>\u201d, che chiude la silloge berardiana e in cui si commemora la sanguinosa battaglia avvenuta nella localit\u00e0 della Libia fra inglesi e italiani nel corso della seconda guerra mondiale tra il 2 e il 5 gennaio del 1941. Le operazioni belliche durarono fino all&#8217;autunno dell&#8217;anno successivo, provocando tra le file dell&#8217;esercito italiano circa 1600 morti e oltre 3500 feriti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">L&#8217;esigua raccolta poetica di Nicola Berardi, composta di sedici poesie, \u00e8, dunque, appena un po&#8217; pi\u00f9 nutrita del ben pi\u00f9 celebre <strong>Canzoniere<\/strong> di Isabella Morra, che conta, come \u00e8 noto, solo dieci sonetti e tre canzoni. La sfortunata poetessa, che consum\u00f2 la sua giovane vita poetando nel sordido borgo di Favale, prima di essere barbaramente assassinata dai fratelli, fu ignorata per secoli. Nulla si seppe neppure della sua opera poetica, finch\u00e9 questa, tramite il critico Angelo De Gubernatis, fu intercettata da Benedetto Croce, che la impose all&#8217;attenzione del mondo letterario nazionale e fece s\u00ec che Isabella fosse considerata una delle voci pi\u00f9 rappresentative del petrarchismo cinquecentesco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Nicola Berardi, invece, pi\u00f9 modestamente, fu sottratto all&#8217;oblio da Padre Marcello Morelli, che, dopo l\u2019incontro nell\u2019ospedale di Matera, si occup\u00f2 per primo delle sue poesie, scrivendone nel 1941 sulla rivista parrocchiale materana \u201cI Santi Medici\u201d, da lui stesso fondata ventisei anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Il contadino e poeta stiglianese dovette, perci\u00f2, accontentarsi di acquistare meritata fama solo nei ristretti confini del paese natale, che molti anni dopo la morte ebbe il merito di ripagarlo delle tante amarezze che la vita gli aveva riservato, dedicandogli una strada cittadina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-center has-vivid-red-color has-very-light-gray-background-color\">Ricordo di Nicola Berardi, il contadino che fu pur poeta<br \/>di Angelo Colangelo<\/p>\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-cyan-bluish-gray-background-color\">Ricorre quest&#8217;anno l&#8217;anniversario di tre eventi significativi legati alla figura di Nicola Berardi, per alcuni anni ignorato da tutti anche nel suo paese natale e poi conosciuto e apprezzato almeno da una ristretta cerchia [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[947],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - 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