{"id":5766386,"date":"2021-03-30T16:41:33","date_gmt":"2021-03-30T14:41:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5766386"},"modified":"2021-03-30T16:43:29","modified_gmt":"2021-03-30T14:43:29","slug":"immaginando-di-tornare-a-tricarico-a-trovare-il-tempo-passato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5766386","title":{"rendered":"IMMAGINANDO DI TORNARE A TRICARICO A TROVARE IL TEMPO PASSATO"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/166143785_272709864490765_2149136261443605479_o.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5766387\" width=\"285\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/166143785_272709864490765_2149136261443605479_o.jpg 526w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/166143785_272709864490765_2149136261443605479_o-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 285px) 100vw, 285px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Dove va il tempo che passa? Non la si prenda per una domanda peregrina. Forse un tempo separato dal presente non esiste. Forse: la parola non nega e non afferma, apre una possibilit\u00e0. Sappiamo che, durante una passeggiata a Princeton, Albert Einstein chiede al matematico Kurt G\u00f6del<strong>,<\/strong> uno dei pi\u00f9 grandi logici di&nbsp; tutti i tempi, \u00abDove va il tempo che passa?\u00bb La domanda di Einstein costituisce il titolo di un libro del matematico Werner Kinnebrock, divulgatore scientifico di successo e autore di diversi libri su argomenti analoghi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Nel 2005 la \u00abJunge Akademie\u00bb di Berlino ha bandito un concorso sul tema \u00abDove si trova il tempo\u00bb. Le risposte fornite dai partecipanti furono pi\u00f9 di 600. Quella di una bambina di quarta elementare \u00e8 stata: \u00abil tempo si trova nelle cose che abbiamo fatto\u00bb. Una signora anziana era invece convinta che il tempo rimanesse imprigionato nelle pieghe della pelle di ognuno. La domanda presuppone, e le risposte confermano che il tempo si trovi da qualche parte, che c\u2019\u00e8 un tempo passato separato dal presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Immaginando di tornare a Tricarico percepisco misteriosi segni della separatezza del tempo passato dal tempo presente. Ci sono luoghi che favoriscono particolarmente la percezione. Primo su tutti: il cimitero. Poi: il pozzo di monsignore, lo scalone di Molinari, la fontana di Tre Cancelli.<br>I primi due sono i luoghi dei nostri assembramenti e delle infinite discussioni che spaziavano su tutto lo scibile. Riunioni pi\u00f9 ristrette sullo scalone di Molinari: quattro o cinque seduti sullo scalone che aveva alle spalle una vetrina del moderno negozio di tessuti, e altrettanti all\u2019impiedi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Le discussioni iniziavano con la massima seriet\u00e0, dando fondo a tutta la cultura che eravamo in grado di esibire, arricchita in alcuni dalla consultazione della mitica Enciclopedia Treccani dell\u2019avv. De Maria (don Mim\u00ec). Era molto, molto accogliente casa De Maria: se non ci fosse stata avremmo avuta una mesta vita. I figli, Giovanni Titina e Paola portavano stuoli di amici e amiche; potevano fare di tutto in qualsiasi luogo della casa, i giochi che volevano, gridare, litigare, prendere libri; l\u2019unica cosa proibita era la scrivania di don Mim\u00ec. L\u2019Enciclopedia la consultavamo in vista della tarda serata al pozzo di Monsignore. L\u00ec, dall\u2019esibizione della nostra migliore cultura, si passava al&nbsp; progressivo scivolamento nell\u2019ironia puntuta soprattutto contro Antonio Albanese, comunista in ciascuno dei suoi capelli, in ciascuna cellula del suo cervello e in ciascuna piega della sua pelle, che aveva per fede il marxismo e per Vangelo \u00abStato e Rivoluzione\u00bb di Lenin, e ci spiegava la dottrina marxista dello Stato e i compiti del proletariato nella rivoluzione, fin quando arrivava il momento che ci stufavamo, lo mandavamo a quel paese e ci accanivamo a sfotterlo. Pianse la morte di Stalin, ma rispettammo il suo dolore e ascoltammo il racconto della vita e delle opere del \u00abpiccolo padre della tenerezza del mondo\u00bb (Neruda); anche Rocco Scotellaro, che non era comunista, sciolse in morte di Stalin versi tra i suoi pi\u00f9 belli, nel ricordo del comune mestiere del padre suo e del padre di Stalin:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><em>L\u2019uomo che vide suo padre calzare<\/em><br><em>&nbsp;gli uomini e farli camminare<\/em><br><em>impar\u00f2 da quell\u2019arte umile e felice<\/em><br><em>&nbsp;la meraviglia di servire l\u2019uomo [\u2026.]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Un altro bersaglio contro cui si impuntava la nostra ironia, il nostro sfott\u00f2 (fatemela dire la parola giusta) era il dandy Pierino Lucchese, figlio del segretario comunale, detto Pierino Settebottoni dall\u2019abbottonatura delle giacche che si faceva confezionare per l\u2019appunto a sette bottoni (a quel tempo l\u2019industria degli abiti confezionati non era sorta o, per lo meno, non era arrivata in Lucania).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Sul tardi precipitavamo, sciaguratamente, nelle pi\u00f9 assurde delle cavolate, a chi la sparava pi\u00f9 grossa, incredibile o sciocca. La teoria della relativit\u00e0 di Einstein, della quale non sapevamo nulla, ci forniva il pretesto di elaborare le pi\u00f9 assurde previsioni sul destino della Terra e dell\u2019Universo.<br>Ma chi ora legge&nbsp; questi ricordi, se qualcuno li legger\u00e0, consideri che il pozzo di Monsignore era il nostro mare e la nostra montagna e che il campo di Santa Maria, dove il pomeriggio giocavamo al calcio, impegnava i nostri piedi e non le nostre teste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Segni diversi, talvolta inquietanti, percepisco alla fontana di Tre Cancelli. C\u2019\u00e8 stato un tempo in cui Tricarico non era collegata con la stazione di Grassano e con Potenza e Matera. Era isolata, non avevamo biciclette, scooter, non aggiungo macchine per non rendermi ridicolo scrivendo una tale ovviet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Per andare a Potenza, o tornare, ci servivamo dell\u2019autobus Potenza-San Chirico Nuovo, che percorreva la via Appia, fermava a Tre Cancelli, svoltando da o verso Fondi e San Chirico. Noi tricaricesi per andare a Potenza, o tornare, dovevamo sorbirci quei dodici chilometri o sperare in un mezzo di fortuna e nel bel tempo. Si parlava, si chiacchierava, si facevano pettegolezzi, ma dodici&nbsp; chilometri erano lunghi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Le riunioni pi\u00f9 lunghe, interminabili fino a quando le palpebre si abbassavano e sognavamo un materasso, si tenevano in particolare attorno al pozzo di Monsignore, in una piazzetta deserta, soffusa della discreta ombra della notte e protetta da un silenzio che lasciava libero campo al canto dei grilli. A tarda ora, una sagoma umana, curva, con la testa affondata nelle spalle, fendeva l\u2019oscurit\u00e0 della piazzetta. Era l\u2019ufficiale postale, don Michele Lauria, detto don Michele La Posta, che per la seconda volta nella giornata compiva il percorso Posta \u2013 Casa, che altre due volte, nelle stesse giornate, aveva compiuto in senso inverso. I piedi di don Michele, gran lavoratore,&nbsp; nel corso della sua vita non hanno calpestato altri itinerari. Assistevamo in silenzio al passaggio, sussurrando un timido \u00abbuonasera\u00bb, che non riceveva risposta, e restavamo in silenzio fin quando l\u2019ombra di don Michele non fosse sparita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Esperienze analoghe alle nostre dovrebbe aver fatto <strong>Renzo Arbore<\/strong>, suggerendogli la fantastica avventura della canzone \u00abIl materasso\u00bb:<\/p>\n\n\n\n<p><em>La sedia \u00e8 l&#8217;ideale per chi \u00e8 molto stanco e vuole riposare,<\/em><br><em>\u00e8 giusta la poltrona per chi vuole far salotto e chiacchierare.<\/em><br><em>E&#8217; comoda l&#8217;amaca per restare all&#8217;aria aperta a dondolare,<\/em><br><em>fantastico \u00e8 il divano per star l\u00ec sdraiati avanti alla tiv\u00f9&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-background has-very-light-gray-background-color\"><em>Ma il materasso, il materasso, il materasso \u00e8 il massimo che c&#8217;\u00e8<\/em><br><em>ma il materasso, il materasso, il materasso \u00e8 la felicit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><em>Meraviglioso \u00e8 il prato per guardare il cielo e mettersi a sognare,<\/em><br><em>\u00e8 bella anche la spiaggia per potersi addormentare in riva al mare.<\/em><br><em>E&#8217; ottimo il cuscino se sul morbido la testa vuoi posare,<\/em><br><em>e vengono i momenti che ti va di sprofondare sul sof\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\"><em>Ma il materasso? \u2026.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Titina trova a Tricarico novit\u00e0 e cambiamenti che non le piacciono e non accetta. Preferiva ricordarla com\u2019era. Dopo la morte di mia madre siamo tornati per circostanze del tutto eccezionali; solo due o tre volte tornai da solo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">L\u2019ultima volta tornammo in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria a Gilberto Marsellie e di un riconoscimento a Giovanni, fratello di Titina. Non ci sar\u00e0 un\u2019altra occasione, il peso degli anni ci impedisce di tornare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Lo dicevo a Titina: a Tricarico bisogna avere occhi e cuore per vedere il tempo passato, che l\u00ec c\u2019\u00e8, e nei figli gli amici che non ci sono pi\u00f9; bisogna separare il tempo e lasciare il presente a Ferrara.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"has-text-color has-background has-very-dark-gray-color has-very-light-gray-background-color\">Dove va il tempo che passa? Non la si prenda per una domanda peregrina. Forse un tempo separato dal presente non esiste. Forse: la parola non nega e non afferma, apre una possibilit\u00e0. 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