{"id":5767026,"date":"2021-09-01T10:42:50","date_gmt":"2021-09-01T08:42:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767026"},"modified":"2021-09-01T10:42:52","modified_gmt":"2021-09-01T08:42:52","slug":"introduzione-a-una-ricerca-sul-calcio-tricaricese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767026","title":{"rendered":"INTRODUZIONE A UNA RICERCA SUL CALCIO TRICARICESE"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Andrea Di Consoli<\/strong>, nella sua lettera lucana di oggi 1\u00b0 settembre racconta un pranzo sotto il sole rovente al ristorante Tre Cancelli di Tricarico e di aver mangiato molto e, orrore!, evitato di bere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, ripropongo in suo onore una mia <strong>Introduzione a una ricerca sul calcio tricaricese<\/strong>, dove si chiama chiamai in soccorso <em>Albert Camus, Enrico Remmet, Pier Paolo Pasolini, Giacomo Leopardi, Umberto Saba, Nick Horby, Adriasno Sofri, Biavati, Rivera, Mazzola, Maradona, Ezio Vendrame, Jorge Valdano, Osvaldo Soriano, Livio Paladin, George Yeah e, per finire, sicuro di averne scordato qualcuno, papa Francesco.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>L\u2019Introduzione \u00e8 troppo lunga e Di Consoli non mi legger\u00e0. Francamente non so se sbagliai io a farla cos\u00ec lunga o se sbaglia lui a non leggermi.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Venni a sapere dell\u2019esistenza di un progetto, allo stato pre-embrionale, per una ricerca sulla storia del calcio tricaricese e ricordai ai ricercatori che il calcio non significa semplicemente tirare calci a una palla di pezze o a un pallone. <strong>Albert Camus<\/strong> disse: \u00abTutto quello che so della vita, l\u2019ho imparato dal calcio\u00bb. Si tratta di una traduzione in italiano semplificata. La frase originale sarebbe: \u00abTutto quello che so della morale e dei suoi imperativi l\u2019ho imparato sui campi di calcio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia del calcio tricaricese inizia quando ragazzini d\u2019ogni ceto sociale, che tutti o quasi non ci sono pi\u00f9, affratellati, tiravano calci a palle di pezze o a un pallone in ogni spiazzo utile: a Santa Lucia, nel largo successivamente invaso dall\u2019edificio scolastico e dalla littorina, nella piazzetta del vescovado, nella petraia di Santa Maria. Racconto quel nostro tirar calci con la fedele descrizione dello scrittore torinese <strong>Enrico Remmert<\/strong>, memoria quasi mitica del calcio delle origini in Italia e nel resto d\u2019Europa e nei Paesi del Sud America, dove in ogni spiazzo o largo si vedevano ragazzi tirar calci. Remmert ricorda nel racconto \u00abTutti contro tutti, portieri volanti\u00bb: \u00ab A quei tempi le partite avevano una durata illimitata: fino a quando il pallone si perdeva o si bucava oppure fino al tramonto. Solo allora si tornava a casa da madri urlanti e preoccupate, con le strade buie ma con in corpo quella strana contentezza che si ha solo quando si \u00e8 sfiniti\u00bb. Le nostre mamme erano preoccupate per le scarpe: l\u2019unico paio di scarpe che avevamo, di cui il calcio affrettava velocemente l\u2019usura. Ipocritamente, invece, fingevano di essere preoccupate della nostra salute, della bronchite che, sudando, ci saremmo beccata. Le origini, per il vero, ci riportano anche alle fitte sassaiole che si scambiavano le tifoserie di Tricarico e di Grassano, con immancabile corollario di teste rotte e di sangue. E questo era un serio motivo di preoccupazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Saltellando su FB capita di vedere fotografie di <strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong>, che gioca al calcio nei campi di Carrara, altrettante petraie alla periferia di Bologna, oltre l\u2019ospedale Maggiore. Una fotografia, in particolare, bellissima, \u00e8 un osanna al calcio. Non riesco a riprodurla e la descrivo. \u00ab \u00c8 una giornata di sole e Pasolini \u00e8 vestito di tutto punto, indossa un abito scuro e delle scarpe di cuoio, la cravatta e il pullover sotto la giacca. Nonostante l\u2019abbigliamento, con l\u2019interno del piede destro controlla un pallone, la gamba e il busto formano una sola linea assai inclinata, sotto il peso sull\u2019altra gamba flessa e ben piantata a terra. I pugni sono stretti e le braccia larghe, tese come ali alla ricerca dell\u2019equilibri; lo sguardo fisso a terra sul suo gesto tecnico. \u00c8 in una strada ai margini di un campo pietroso. Dovrebbe esserci un\u2019incongruenza tra quel vestito e l\u2019impegno sportivo, tra quel vestito e il \u2018gioco\u2019: sulle gambe i pantaloni si agitano in mille pieghe, sbalzati da cunei di ombra e luce, le code della giacca l\u2019aprono come un mantello e sventolano scomposte dietro la schiena. Invece tutto \u00e8 naturale in quella foto: la posa e lo sguardo, l\u2019abito e la strada; \u00e8 una bella fotografia del Pasolini calciatore, perch\u00e9 il calcio al pallone \u00e8 in essa un gesto di gioia e di libert\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>A quel tempo non avevamo mai sentito pronunciare il nome di Pasolini, ma poi, egli pi\u00f9 di tutti, ci ha fatto capire che il calcio \u00e8 poesia. Nel goal Pasolini vedr\u00e0 il momento poietico della poesia. E noi abbiamo scoperto il posto che il calcio ha nella letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p>Saliamo nella notte dei tempi, alla canzone di <strong>Giacomo Leopardi<\/strong> \u00abA un vincitore nel pallone\u00bb. Scritta nel 1821, la canzone faceva parte del ciclo delle cosiddette \u00abCanzoni civili e patriottiche\u00bb, che esortavano alla riscossa nazionale. Il canto \u00e8 gi\u00e0 emblematico di quel modo di intendere lo sport appunto come metafora della vita, perch\u00e9 Leopardi, cantando le gesta di un famoso campione, peraltro patriota e carbonaro, lo esalta come esempio di energia sportiva, incoraggiandolo a comportarsi cos\u00ec anche nella vita, vedendo nell\u2019azione coraggiosa e determinata l\u2019unico rimedio ad un\u2019esistenza altrimenti vuota e infelice.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Umberto Saba<\/strong>, un secolo dopo dedica al calcio cinque poesie, tra le quali la pi\u00f9 bella \u00e8 forse \u201c<strong>Goal<\/strong>, che mette in evidenza il momento pi\u00f9 importante della partita, quello del goal che risolve il gioco di squadra in un confronto diretto tra l\u2019attaccante il portiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Le altre quattro poesie sono: <em>Squadra paesana<\/em> (<em>Anch\u2019io tra i molti vi saluto, rosso \u2013 \/ alabardati, \/sputati \/dalla terra natia, da tutto un popolo \/amati<\/em>), Tre momenti, Tredicesima partita, Fanciulli allo stadio.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il calcio \u00e8 cos\u00ec misteriosa magia, nel suo primo romanzo \u00abFebbre a 90\u2019 \u00bb, lo scrittore inglese <strong>Nick Hornby<\/strong> pu\u00f2 scrivere: \u00ab Mi innamorai del calcio come mi sarei innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00ab<\/em>Febbre a 90\u2032<em>\u00bb<\/em> &nbsp;\u00e8 la storia della relazione tra l\u2019autore, Hornby stesso, e il calcio, in special modo con l\u2019Arsenal, squadra di Londra. Consiste di un buon numero di racconti , ognuno relazionato con una singola partita tra il 1968 e il 1992. Mentre Hornby racconta gli alti e bassi dell\u2019Arsenal, espone anche gli avvenimenti della propria vita, sempre intrecciati con l\u2019adorazione di idoli dell\u2019Arsenal e il disprezzo per giocatori deludenti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00ab<\/em>Febbre a 90\u2019\u00bb vendette pi\u00f9 di un milione di copie solo nel Regno Unito. Fu anche visto come una pietra miliare nella percezione pubblica del football, rendendo accettabile, o addirittura alla moda, l\u2019interesse per questo sport anche in circoli pi\u00f9 sofisticati.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritorno a Pasolini rimarcando che fu fantasiosa ala destra (ispirato al suo modello, il grande <strong>Amedeo Biavati<\/strong>) e scrisse molto di calcio, definendolo \u00abl\u2019ultima rappresentazione sacra del nostro tempo\u00bb. Con originalit\u00e0 assimil\u00f2 il calcio a un vero e proprio linguaggio coi suoi poeti e prosatori (i cifratori sono i giocatori, noi, sugli spalti, siamo i decifratori). \u00ab<strong>Corso<\/strong>\u00bb \u2013 diceva Pasolini \u2013 \u00abgioca un calcio in poesia\u00bb. E ancora: \u00ab<strong>Rivera <\/strong>gioca un calcio in prosa: ma la sua \u00e8 prosa poetica, da \u2018elzeviro\u2019. Anche <strong>Mazzola<\/strong> \u00e8 un elzevirista che potrebbe scrivere sul \u2018Corriere della Sera\u2019, ma \u00e8 pi\u00f9 poeta di Rivera; ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa l\u00ec per l\u00ec due versi folgoranti.\u00bb E, infine, \u00abogni goal \u00e8 sempre un\u2019invenzione, \u00e8 sempre una sovversione del codice: ogni goal \u00e8 ineluttabilit\u00e0, folgorazione, stupore, irreversibilit\u00e0. Proprio come la parola poetica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In un\u2019intervista, Adriano Sofri disse: \u201cNon c\u2019\u00e8 niente che spieghi Pasolini quanto il suo modo di giocare a pallone.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Persino <strong>il papa Francesco<\/strong>, anch\u2019egli appassionato di calcio (spesso ha citato il gol del calciatore Pontoni che diede lo scudetto argentino al San Lorenzo nel 1946 come uno dei suoi ricordi pi\u00f9 belli) ha ripreso, a modo suo, il tema del calcio come metafora della vita. \u00abMi spiego\u00bb \u2013 ha detto rivolgendosi a dei calciatori \u2013 \u00abnel gioco, quando siete in campo, si trovano la bellezza, la gratuit\u00e0 e il cameratismo. Se a una partita manca questo, perde forza, anche se la squadra vince. Non c\u2019\u00e8 posto per l\u2019individualismo, ma tutto \u00e8 coordinazione per la squadra.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Se molti sono gli scrittori e poeti italiani, anglosassoni, sudamericani in particolare, ecc,. che hanno dedicato loro opere al calcio (sono tanti, impossibile citare anche solo i pi\u00f9 significativi \u2013 e, citandoli, dire qualcosa di essenziale sulle loro opere), non sono mancati e non mancano calciatori che hanno scritto dei libri \u2013 non quei libri-biografie scritti evidentemente da (o con l\u2019aiuto di) ghostwriter con intenti pi\u00f9 commerciali che letterari. Alcuni calciatori sono diventati anche grandi scrittori o poeti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo <strong>Ezio Vendrame<\/strong> (estroso e atipico calciatore degli anni Settanta, genio e sregolatezza), oggi apprezzato poeta; il campione argentino <strong>Jorge Valdano<\/strong>, compagno di nazionale del grande Maradona, e la promessa del calcio, sempre argentino, <strong>Osvaldo Soriano<\/strong>. Forse Soriano \u00e8 il pi\u00f9 grande scrittore di calcio (e perci\u00f2\u2026 di vita) con i suoi indimenticabili racconti proposti, come spesso accade nella narrativa sudamericana, con accenti visionari, poetici, fantastici.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPensare con i piedi\u00bb e \u00abF\u00f9tbol\u00bb: le sue raccolte pi\u00f9 famose, nelle quali parla di calcio, certo, ma anche della storia sofferta dell\u2019Argentina, del suo immaginario privato, della sua infanzia, del suo orgoglioso genitore, antiperonista ed eterno perdente, storie dove spesso l\u2019avversario \u00e8 un stopper arcigno che ti rifila calcioni senza pensarci due volte, proprio come fa la vita, ma dove puoi anche sognare: \u00abAvevo l\u2019impressione di guadagnarmi qualche attimo di paradiso ogni volta che entravo in area e mi ritrovavo tra due disperati che si credevamo macellai e assassini\u2026\u00bb. \u00abIl rigore pi\u00f9 lungo del mondo\u00bb \u00e8 un capolavoro e non a caso \u00e8 probabilmente il racconto di calcio pi\u00f9 conosciuto al mondo. Straordinaria la lettura di <strong>Baricco<\/strong> \u2013 scrittore per il quale non nutro particolare simpatia \u2013 qualche anno fa in un programma televisivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i tanti, tantissimi non ricordati, non posso tuttavia ignorare quella sorta di thriller sportivo che \u00e8 \u00abIl centravanti \u00e8 stato assassinato verso sera\u00bb del grandissimo scrittore spagnolo <strong>Manuel V\u00e1zquez Montalb\u00e1n<\/strong>, scomparso nel 2003. Montalb\u00e1n prende a pretesto una vicenda sportiva per scrivere un giallo (protagonista il suo mitico personaggio, il detective Pepe Carvalho) e per raccontare una Barcellona sconvolta dai lavori e dalle speculazioni per i Giochi Olimpici del 1992.<\/p>\n\n\n\n<p>La personalit\u00e0 del costituzionalista e regionalista <strong>Livio Paladin<\/strong> (ordinario di diritto costituzionale all\u2019Universit\u00e0 di Padova, presidente della corte costituzionale e due volte ministro, chiamato al governo come tecnico in momenti di gravi crisi politiche e governative), presentava lati diversi, oltre quello del giurista, al quale univa la grande passione per la musica e l\u2019amore per lo sport, in particolare la montagna e il calcio. Giovanissimo fu giocatore della squadra della Triestina, che militava in serie B, e fu anche presidente della Commissione d\u2019appello federale della Federazione italiana giuoco calcio (CAF) dal 1986 al 1992. L\u2019accettazione di questa carica suscit\u00f2 grande sorpresa e qualche critica. Il 1\u00b0 luglio 1986 scadde il mandato di presidente della corte costituzionale e, potrebbe dirsi, senza soluzione di continuit\u00e0 Paladin pass\u00f2 a presiedere il supremo tribunale della giustizia calcistica. La CAF, infatti, era l\u2019organismo che giudicava in ultima istanza sulle controversie di giustizia sportiva che via via si presentavano nel calcio italiano. Tali controversie, solitamente, venivano sottoposte dapprima al giudizio delle Commissioni Disciplinari pertinenti e poi, in secondo grado, alla CAF. La sentenza d\u2019appello emessa da quest\u2019ultima era quella definitiva ed inappellabile, anche grazie alla cosiddetta \u201cclausola compromissoria\u201d che impediva a tesserati e societ\u00e0 di ricorrere alla giustizia ordinaria&nbsp;per risolvere le controversie sportive. La mancata conoscenza del calcio trattato giuridicamente dalla penna dl grande giurista Livio Paladin \u00e8 un vuoto, che non spero di poter colmare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andrea Di Consoli, nella sua lettera lucana di oggi 1\u00b0 settembre racconta un pranzo sotto il sole rovente al ristorante Tre Cancelli di Tricarico e di aver mangiato molto e, orrore!, evitato di bere.<\/p>\n<p>Ora, ripropongo in suo onore una mia Introduzione a una ricerca sul calcio tricaricese, dove si chiama chiamai in soccorso Albert [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[956],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow\" \/>\n<meta name=\"googlebot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta name=\"bingbot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767026\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"INTRODUZIONE A UNA RICERCA SUL CALCIO TRICARICESE - Rabatana\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Andrea Di Consoli, nella sua lettera lucana di oggi 1\u00b0 settembre racconta un pranzo sotto il sole rovente al ristorante Tre Cancelli di Tricarico e di aver mangiato molto e, orrore!, evitato di bere. 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