{"id":5767276,"date":"2021-11-06T10:27:29","date_gmt":"2021-11-06T09:27:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767276"},"modified":"2021-11-06T10:27:31","modified_gmt":"2021-11-06T09:27:31","slug":"quando-mario-trufelli-si-levo-la-tonaca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767276","title":{"rendered":"QUANDO MARIO TRUFELLI SI LEVO&#8217; LA TONACA"},"content":{"rendered":"\n<p>Mario Trufelli \u00e8 stato il mio primo amico a Tricarico (l\u2019aggettivo numerale va inteso nel suo significato letterale) ed \u00e8 rimasto un carissimo amico, \u201cquasi un fratello\u201d, lungo il corso delle nostre vite. La pi\u00f9 lunga e bella e commovente telefonata per il mio libretto <em>FRANCHINO La romantica avventura di un ragazzo di Tricarico nelle citt\u00e0 che ha sempre amato le stelle<\/em> me l\u2019ha fatta lui. Ma di che meravigliarsi? Abitavamo faccia a faccia e Franchino l\u2019ha conosciuto che era bambino di un anno.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia famiglia non \u00e8 originaria di Tricarico, per il lavoro di mio padre ci trasferimmo a Tricarico da Accettura ed abitammo per alcuni anni in quell\u2019appartamento che era stato adibito ad albergo dal nonno di Mario, don Michele Valinotti. L\u2019ingresso \u00e8 all\u2019inizio di via Rocco Scotellaro, a un paio di metri dal livello stradale, collegato al portoncino da una breve scalinata. Nella casa di fronte abitava don Michele Valinotti, con nonna Valinotti, molto malata, che feci appena in tempo a conoscere, la figlia Vincenza e la figlia di questa, Lina. Di giorno abitavano in questa casa anche l\u2019altra figlia Lucietta, maritata Trufelli, con i figli Michelina, Antonio e Mario. Le due famiglie vivevano unite, mangiavano lo stesso cibo alla stessa tavola. Il pi\u00f9 grande dei fratelli, Ivo, era impiegato a Matera, il padre, Ciccio Trufelli, lavorava nelle Marche.<\/p>\n\n\n\n<p>Casa Valinotti sembrava un cassero con uno spazioso pianterreno e due stanze sovrastanti l\u2019un l\u2019altra di un piano. Don Michele aveva imponenti baffi a manubrio, dai quali spuntava la lunga canna ricurva che reggeva il fornello di terracotta della pipa col coperchietto di latta bucato per l\u2019areazione con abile mano d\u2019artigiano. Dopo il servizio alle ferrovie, don Michele divenne usciere di conciliazione con compiti di ufficiale giudiziario presso la locale pretura. Restato solo per il matrimonio della nipote Lina trasferitasi con la madre a Santeramo in Puglia, don Michele and\u00f2 ad abitare nell&#8217;altra casa, quella, diciamo, dei Trufelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Gran lavoratore, raggiungeva a piedi qualsiasi localit\u00e0 del vasto mandamento a notificare un atto per risparmiare fino all\u2019ultima lira possibile. E\u2019 morto vecchio senza fare un giorno da pensionato. Quando mor\u00ec, all\u2019alba di&nbsp; un giorno di marzo del 1953, Michele Molinari, studente in legge che in quel periodo gli venne il ghiribizzo di anticipare l\u2019esercizio della pratica legale in conciliazione, si rec\u00f2 da don Michele per chiedere la notifica di una citazione. Chiese al padre di Mario, seduto mestamente allo scalone: \u2013 Don Michele? \u2013 e quello rispose indicando la scala con un cenno degli occhi. Michele intese quel gesto come conferma che don Michele fosse ancora in casa e non era uscito prestissimo come il suo solito; salita la scala, entr\u00f2 nell\u2019appartamento, giacch\u00e9 la porta era aperta, riusc\u00ec a vincere rapidamente lo sconcerto che l\u2019aveva preso e fu quindi il primo a dare le condoglianze, col fascicoletto della causa sotto il braccio. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io non ho conosciuto nessuno dei miei quattro nonni e ne ho sentita la mancanza, vivendo questa condizione quasi con un senso di vergogna, e non mancai molto, giunto a Tricarico, ad eleggere don Michele a mio nonno. Non lo chiamavo don Michele, ma, per l\u2019appunto, papanonno e gli davo il tu, come se fosse un nonno vero, carnale.<br>Mario, che, mese pi\u00f9 mese meno, ha la mia stessa et\u00e0, divenne naturalmente il mio primo&nbsp;carissimo amico. Uscendo di casa, saltando i gradini due o tre alla volta, sulla spinta finivo dentro casa Valinotti-Trufelli. \u2013 Ng\u00ec Mario? \u2013 era il mio saluto. <\/p>\n\n\n\n<p>Quando andai a frequentare il ginnasio a a Potenza con Mario ogni giorno ci scambiavamo messaggi. Mario mi informava dei fatti di Tricarico e leniva la mia struggente nostalgia e una cotta ripagata con un aspro limone. Per corrispondere ci servivamo della targa dell\u2019autobus di linea della SITA. Allora le targhe, rudimentali, erano avvitate all\u2019automezzo con supporti di ferro, che davano modo di infilare messaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Verso il finire di un\u2019estate mi ammalai di tifo. Con Nicola Albanese andavamo a Fonti in bicicletta e ci fermammo a dissetarci a un rivolo che scendeva dal bosco. Animali del bosco l\u2019avevano inquinato con le loro feci e ci ammalammo tutt\u2019 e due di tifo. Il tifo era una grave malattia infettiva, a quel tempo praticamente incurabile, con frequenti esiti letali. Se non morivi restavi <em>ciuto<\/em> e spero di aver smentito la regola.Tifo \u00e8 parola che etimologicamente esprime lo stato di imbolsimento in cui ti riduce la febbre altissima, che supera i 40 gradi. Allora non c\u2019era altro da fare che cercare di abbassare la temperatura col ghiaccio, quel poco che si riusciva a recuperare dai proprietari delle <em>nevere<\/em>, che a fine estate erano praticamente esaurite, nonch\u00e9 osservare rigorosissime norme igieniche, che non sto a descrivere, e sottoporsi a una rigidissima dieta lattea: latte e solo latte, per un lungo periodo, credo una quarantina di giorni. Dopo di che m\u2019ero ridotto praticamente a una larva.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti gli amici sparirono, giustamente preoccupati di non immolare le loro vite per testimoniarmi amicizia. Mario si immol\u00f2, mi fece compagnia tutti i giorni, da mattina a sera, seduto al mio capezzale, parlando, parlando sempre e leggendo. Mi rimbambiva pi\u00f9 del tifo, ma l\u2019aspettavo con ansia, spiando attraverso i vetri del balcone della mia stanza da letto che sbucasse dal portoncino di casa Trufelli, la seconda casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario aveva deciso di lasciare il seminario, che aveva frequentato per un paio di anni, ma indossava ancora la tonaca; si vergognava a toglierla. Quando prese coraggio, lo vidi schizzare dal suo portoncino come la palla di un fucile, indossava pantaloncini corti e, correndo come un pazzo, in un <em>amen <\/em>fu al mio capezzale<em>. <\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La bocca non la teneva mai chiusa: quando non parlava, leggeva. La testa mi turbinava, mi sentivo trasportato su una nuvola, dalla quale mi pareva poi di precipitare. Ma la compagnia di Mario mi faceva piacere.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra l\u2019altro mi lesse un libraccio (e chi se lo pu\u00f2 scordare?) intitolato \u00ab<em>La mano del defunto (Continuazione al Conte di Montecristo<\/em>\u00bb, l\u2019oltraggio pi\u00f9 infame che un ignoto scribacchino potesse tramare contro il povero Alessandro Dumas. <br>Mi lesse anche un suo romanzetto rosa, dove, senza risparmio d\u2019inchiostro, narrava la lacrimevole storia di un povero ragazzo timido, che si struggeva d\u2019amore senza trovare il coraggio di dichiararsi al suo sdegnoso amato bene. So chi era la fanciulla, ma non lo dico. La storia era tutta inventata, ma in letteratura, si sa, tutto ci\u00f2 che \u00e8 inventato \u00e8 vero.<br>Di questo romanzo mi resta il solo ricordo di un brevissimo frammento da cui partono le divagazioni di questa bagatella. <\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna sapere che Mario, nel 1948, partecip\u00f2 a Roma alla imponente manifestazione dei \u201cbaschi verdi\u201d di omaggio e saluto al Papa Pio XII. Centinaia di migliaia di ragazzi, esaltati dalla voce suadente di Carlo Carretto, segretario generale dell\u2019Azione Cattolica, esultavano a voce alta: \u2013 Su, Su! Saltiamo sul carro di Carretto!<br>Nel viaggio di ritorno nella notte Mario sub\u00ec il furto della valigia, che racchiudeva tutti i suoi scritti, che egli era solito portare con s\u00e9 ovunque andasse. Di colpo svanirono tutte le prove letterarie di un aspirante scrittore e poeta! Chi piange quel furto, ora, sono io, che darei non so che cosa per leggere quella storia d\u2019amore che mi imbambol\u00f2 pi\u00f9 del tifo.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel viaggio di ritorno coi baschi verdi una disavventura di diverso genere capit\u00f2 a Benito Lauria, che nove anni dopo sar\u00e0 eletto sindaco di Tricarico. Egli, per fare il filo a una ragazza, prese posto nella carrozza di coda, che a Sicignano fu agganciata al treno per la Calabria. Il filo non agganci\u00f2 e Benito si addorment\u00f2. <br>Dormiva placidamente, non si accorse di nulla e placidamente continu\u00f2 a dormire tutta la notte. Quando si svegli\u00f2, si affacci\u00f2 al finestrino ancora insonnolito e si godette lo spettacolo del mare sciabordante nella valle del Basento. Fece fatica a capire che non era la costa calabrese.<br>Il padre, don Michele La Posta, furioso e preoccupato, sperando e sospettando che il figlio si fosse fermato a Napoli con Paolo Iuvone, disse: \u2013 Gliela faccio vedere io a quel delinquente! \u2013 e cos\u00ec telegraf\u00f2 a Paolo: \u201cDimmi se Benito teco\u201d. Paolo prontamente rispose: \u201cVistolo una volta, non vistolo pi\u00f9\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Torno al brevissimo frammento del romanzo trafugato. Alla fine il giovanotto vince la timidezza, perfora la corazza di ritrosia della fanciulla e sfiora con un bacio le sue labbra. (Si ricordi: in letteratura ci\u00f2 che \u00e8 inventato \u00e8 tutto vero!) \u00abE con quel bacio \u2013 diceva il finale \u2013 ei la conquise\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Esausto, cercai con tutto me stesso di recuperare un po\u2019 di forze e, soprattutto, un&nbsp; po\u2019 di fiato, e con quel po\u2019 fiato che recuperai non dai polmoni rinsecchiti ma dalle ossa, dissi: \u2013 Ei la conquise?! Ah Ma\u2019, ma vaffa \u2026\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mario Trufelli \u00e8 stato il mio primo amico a Tricarico (l\u2019aggettivo numerale va inteso nel suo significato letterale) ed \u00e8 rimasto un carissimo amico, \u201cquasi un fratello\u201d, lungo il corso delle nostre vite. 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