{"id":5767287,"date":"2021-11-08T15:53:50","date_gmt":"2021-11-08T14:53:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767287"},"modified":"2021-11-08T15:53:52","modified_gmt":"2021-11-08T14:53:52","slug":"leggo-quando-i-galli-si-davano-voce-di-mario-trufelli-1-paese-di-confino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767287","title":{"rendered":"LEGGO &#8220;QUANDO I GALLI SI DAVANO VOCE&#8221; di Mario Trufelli &#8211; 1) PAESE DI CONFINO"},"content":{"rendered":"\n<p>Paese di confino fu ogni paese della Lucania Lucania nel ventennio fascista.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Trufelli negli anni dell\u2019infanzia aveva avuto rapporti di stretta frequentazione, in un certo senso familiari, con i confinati a Tricarico, tutti accusati di reali o presunti motivi politici o comuni o di mafia. Di questa lontana esperienza Trufelli ha consegnato il ricordo nel racconto \u00abCarcere preventivo\u00bb, il primo di tre racconti raccolti in un bel libretto intitolato \u00abLo specchio del com\u00f2\u00bb.<br>Il racconto si presenta sotto forma di un diario di quattro giornate, a gennaio, febbraio e marzo del 1936, in base ai ricordi di un bambino di sei anni. Soggetti del racconto sono quattro confinati, politici e comuni, dimoranti nell\u2019 \u00abalbergo Valinotti\u00bb, gestito dal nonno di Mario, don Michele Valinotti.<\/p>\n\n\n\n<p>Di confinati Trufelli torna a parlare con le storie di Carcere preventivo nel libro \u00abQuando i galli si davano\u00a0 voce\u00bb, \u00a0a cui aggiunge l\u2019invenzione di una nota sulla politica razziale del fascismo.<br>Una esperienza di confinati ebrei \u00e8 stata pressoch\u00e9 sconosciuta in Lucania e non fu conosciuta a Tricarico, per cui a Trufelli occorse inventare il personaggio dell\u2019ebreo fiorentino Samuele Hanau, che leggeremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Una esperienza di confinati ebrei fu invece fatta ad Accettura. Stranamente non ne parla Leonardo Sacco nel suo libro \u00abProvincia di confino \u2013 La Lucania nel ventennio fascista\u00bb, ma io l\u2019ho vissuta.<br>Un bel libro questo di Leonardo Sacco, risultato di una accurata, completa e dettagliata ricerca, nel quale, oltre alle persecuzioni subite dai lucani, \u00e8 documentato dettagliatamente il nutrito fenomeno dei confinati arrivati tra il 1926 il 1943 \u2013 intellettuali del calibro di Carlo Levi, Manlio Rossi-Doria, Eugenio Colorni, Franco Venturi, Camilla Ravera, Guido Miglioli, unitamente a tanti modesti militanti ed operai, professionisti, contadini, donne, sacerdoti, mafiosi -, che si legge come un romanzo storico. Peccato che manchi un indice dei nomi dei confinati.<br>La ricostruzione operata da Sacco si basa, nonch\u00e9 su ricerche d\u2019archivio, sul riscontro di un\u2019abbondante letteratura, in cui non manca il racconto di Mario Trufelli, che non \u00e8 quello del Carcere preventivo<em>, <\/em>ma quello, che non conosco e non so quanto coincidente con Carcere preventivo<em>, <\/em>di \u00abTricarico\u00bb, pubblicato in \u00abLucania\u00bb, aprile 1955, pp. 5 \u2013 9.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco ora il confino degli ebrei ad Accettura. Vi fu confinato un commerciante di stoffe romano, Settimio Bruno Mieli, che aveva come soprannome Zi&#8217; Cardato. In quel periodo (1939-41) ad Accettura abitava la mia famiglia. La figlia Giuditta faceva compagnia al padre. La famiglia aveva pensato cos\u00ec di farle superare lo choc dell\u2019espulsione dalla scuola. Giuditta era una bambina di 6\/7 anni, coetanea di mio fratello Michele e di 2 o 3 anni pi\u00f9 giovane di me. Giuditta fu compagna di giochi mia e di mio fratello Michele, ad Accettura si trovava bene e si divertiva, e prendeva lezioni private.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra Settimio Mieli e i miei genitori si strinse una grande e affettuosa amicizia: mio padre e Settimio si chiamavano \u201ccugino\u201d; noi bambini lo chiamavamo affettuosamente zi\u2019 Cardato; ricordo quel periodo come uno dei pi\u00f9 gioiosi della mia infanzia. Non ho mai dimenticato l\u2019intensit\u00e0 di quell\u2019amicizia e nei miei occhi \u00e8 rimasta indelebilmente impressa la visione della tristezza di z\u00ec Cardato quando ci salut\u00f2 nella piazzetta di Accettura il giorno (era il 2 aprile del 1941) della nostra partenza per Tricarico, dove mio padre era stato trasferito.<\/p>\n\n\n\n<p>Non li abbiamo pi\u00f9 visti. Seppi dopo che il maresciallo dei Carabinieri di Accettura, amico di mio padre che era un sottoufficiale dei Carabinieri in congedo, al momento di partire consigli\u00f2 di cogliere l\u2019occasione del trasferimento a Tricarico per interrompere ogni rapporto con gli ebrei, essendo pervenuta una intimazione in questo senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il soggiorno di zi\u2019 Cardato e di Giuditta ad Accettura non dur\u00f2 a lungo e, scontata la pena del confino, tornarono a Roma. Fossero rimasti ad Accettura! Il 16 ottobre 1943, il sabato nero del ghetto di Roma, furono entrambi coinvolti nella retata degli ebrei e deportati.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fecero ritorno.<br>Per vicende che non mi piace ricordare sono state distrutte tutte le fotografie conservate nella mia vecchia\u00a0 casa familiare di Tricarico, comprese alcune foto con zi\u2019 Cardato e Giuditta, cos\u00ec cancellati definitivamente anche dai nostri occhi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paese di confino fu ogni paese della Lucania Lucania nel ventennio fascista.<\/p>\n<p>Mario Trufelli negli anni dell\u2019infanzia aveva avuto rapporti di stretta frequentazione, in un certo senso familiari, con i confinati a Tricarico, tutti accusati di reali o presunti motivi politici o comuni o di mafia. 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