{"id":5767331,"date":"2021-11-20T16:45:15","date_gmt":"2021-11-20T15:45:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767331"},"modified":"2021-11-20T16:45:17","modified_gmt":"2021-11-20T15:45:17","slug":"angelo-colangelo-la-mia-amica-m2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767331","title":{"rendered":"Angelo COLANGELO: LA MIA AMICA &#8220;M2&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-8-768x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5767340\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-8-768x1024.png 768w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-8-225x300.png 225w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-8-1152x1536.png 1152w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-8-1536x2048.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Da settembre a luglio mi attende a casa, muta e rassegnata, nel suo piccolo angolo, all&#8217;ingresso dello studio. L\u00e0 per dieci mesi circa se ne sta quieta e, adagiata su un comodo sgabello, osserva con vigile attenzione i libri che, ben allineati, foderano accuratamente le pareti della stanza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-3-768x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5767335\" srcset=\"https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-3-768x1024.png 768w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-3-225x300.png 225w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-3-1152x1536.png 1152w, https:\/\/www.rabatana.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-3-1536x2048.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u00c8 sempre lei, poi, che per prima saluta il mio arrivo a Stigliano con rinnovata emozione ad ogni mio ritorno. E, dopo avermi invitato con soave fermezza a riprendere possesso del mio piccolo \u201cregno\u201d, incomincia a dare con febbrile impazienza la stura ai ricordi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando nacque nel 1938, fu iscritta all&#8217;anagrafe con il nome ufficiale di <strong>Olivetti \u201cStudio 42\u201d<\/strong>, ma a me piacque sempre chiamarla amichevolmente con il suo appellativo pi\u00f9 noto, <strong>\u201cM2\u201d<\/strong>. Mi affezionai subito a quella scatola magica e con il passare degli anni fui preso dal desiderio di saperne di pi\u00f9 e di conoscerla meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Col tempo appresi cos\u00ec che il progetto meccanico era stato affidato nel 1935 a Ottavio Luzzati. Del design si occuparono poi il pittore Xanti Schawinsky e due famosi architetti del cosiddetto \u201cGruppo Sette\u201d, Luigi Figini e Gino Pollini, che in quegli anni realizzarono i pi\u00f9 importanti edifici fatti costruire a Ivrea dal mitico ingegnere Adriano Olivetti, figlio di Camillo, fondatore dell&#8217;azienda. Affascinante per l&#8217;armonia delle parti, la bellezza della \u201cStudio 42\u201d era esaltata dall&#8217;elegante frontale e dalla stupenda tastiera, che era priva dei tasti dello \u201c0\u201d e dello \u201c1\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi capita spesso di ricordare che, pi\u00f9 anziana di me di circa otto anni, M2 mi ha tenuto piacevole compagnia da quando ero un bambino, prima ancora di andare a scuola. Incoraggiato da mio padre, incominciai fin da piccolo a prendere confidenza con lei e ne pestavo gli eleganti tasti di vetro in maniera timorosa e maldestra, ma con rispettosa e affettuosa delicatezza. Con i due piccoli diti indice, piano, per non farle male.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che, per\u00f2, m\u2019inebriava pi\u00f9 di ogni altra cosa, era la forza che M2 mostrava nel solleticare la mia fantasia di bambino. Ogni volta che con una minuscola chiavetta mio padre apriva la bella custodia nera e toglieva il rigido coperchio, io me la guardavo beato, anzi estasiato, per un bel po\u2019 di tempo. Iniziavo allora a fantasticare e immaginavo di rimpicciolirmi fino al punto di entrarvi e di scorrazzare in giro per il mondo. M2, insomma, diventava per me una sorta di magica scopa volante o di Maggiolino tutto matto, che mi consentiva di vivere mille straordinarie avventure.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre mi raccontava di essersi aggiudicata la bella Olivetti a un concorso a premi, che era stato indetto quando fu immessa sul mercato la seconda serie della produzione. Impar\u00f2 subito a utilizzarla per scrivere i suoi ordini commerciali ad alcune ditte di Napoli, di Bari o di Taranto. Ne conservo ancora i nomi nell&#8217;archivio della memoria, come se appartenessero a persone di una mia famiglia allargata: Camillo Pane, Arturo Iossa Fasano, Ettore De Pace e molti altri ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte le lettere erano spedite per posta e la merce arrivava a destinazione dallo scalo ferroviario di Grassano tramite il corriere Stefano Maria. Altre volte, invece, ero io stesso che, dall&#8217;et\u00e0 di 8 o 9 anni, le recapitavo ai corrieri locali Vito Peragine, Marco Lucarelli o Salvatore Sarubbi. Questi con i propri mezzi provvedevano a ritirare a Bari o a Napoli la merce per conto dei numerosi commercianti di Stigliano e a consegnarla loro entro un paio di giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra macchina per scrivere conobbe, per\u00f2, anche un altro uso, che oggi pu\u00f2 apparire incredibile, ma che si pu\u00f2 ben comprendere se solo si ricorda il contesto sociale stiglianese negli anni Cinquanta. Allora si celebravano molti matrimoni e ci\u00f2 dipendeva da due ragioni essenziali. La prima \u00e8 che dopo gli anni tremendi della guerra c\u2019era una gran voglia di tornare alla vita; l\u2019altra era una conseguenza della politica demografica del fascismo, che negli anni Trenta aveva fatto aumentare le nascite in misura esponenziale. Prima della guerra a Stigliarono si contarono oltre 150 nascite all&#8217;anno!<\/p>\n\n\n\n<p>In quel tempo i matrimoni, come si pu\u00f2 facilmente immaginare, non avevano nulla a che vedere con quelli sfarzosi di oggi. Il mio paese, come tanti altri paesi, per la morigeratezza dei costumi, derivante dalla cultura contadina, assomigliava molto alla \u201cFiorenza\u201d evocata da Cacciaguida nel XV canto del Paradiso di Dante, che<\/p>\n\n\n\n<p>\u00absi stava in pace, sobria e pudica. \/ Non avea catenella, non corona, \/ non donne contigiate, non cintura \/ che fosse a veder pi\u00f9 che la persona. \/ Non facea, nascendo, ancor paura, \/ la figlia al padre, che \u2018l tempo e la dote \/ non fuggien quinci e quindi la misura\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>A iniziare dal mese di maggio e per tutta l&#8217;estate nel negozio paterno sul tardi si assisteva a cortei di donne, appartenenti alle famiglie dei futuri sposi, che venivano ad acquistare, oltre ai confetti, lo zucchero, lo \u201cspirito\u201d e gli \u201cestrattini\u201d, che dovevano servire per preparare in casa le bottiglie di liquore. Spesso le clienti erano in difficolt\u00e0 e non sapevano decidersi sulla quantit\u00e0 e sulla qualit\u00e0 dei prodotti e si affidavano all&#8217;esperienza di mio padre, lasciandosi da lui consigliare per il meglio. Le riunioni, perci\u00f2, spesso si protraevano fino alle dieci, che era l&#8217;ora della chiusura serale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pian piano, poi, le donne si convinsero anche ad accettare il suggerimento di ordinare un centinaio di biglietti d&#8217;invito, che mio padre stesso provvedeva a scrivere con la sua Olivetti. Nei periodi pi\u00f9 intensi non mancava di farsi aiutare dai due nipoti Vito e Franco, il primo studente al liceo classico e l&#8217;altro di ragioneria in quel di Potenza. Dopo qualche anno il testimone pass\u00f2 a me e ai miei cugini Antonio e Giambattista e molto godemmo dell&#8217;incarico che ci valeva anche qualche regalia.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima che andassero di moda i biglietti cartacei, gli inviti avvenivano diversamente. Gruppi di 5 o 6 uomini, vestiti a festa, giravano&nbsp; per le case e, a nome degli sposi, andavano a \u201cportare l&#8217;invito\u201d a parenti e amici per la prossima cerimonia nuziale. Le famiglie destinatarie dell&#8217;invito accoglievano gli ospiti, senza venire mai meno ai sacri doveri dell&#8217;ospitalit\u00e0. Facevano accomodare gli ospiti e, tra una chiacchiera e l&#8217;altra, scambiandosi cordiali parole di vive felicitazioni e di sinceri ringraziamenti, offrivano loro da bere qualche buon bicchiere di vino. Si capisce bene perch\u00e9 il giro durasse per diversi giorni e non era raro che qualcuno della brigata itinerante la sera se ne tornasse a casa alticcio e malfermo sulle gambe. Pian piano, comunque, M2 contribu\u00ec a indebolire questa tradizione fino a soppiantarla del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Circa venti anni fa, per\u00f2, anche M2 dovette porre fine alla sua storia. Non senza fatica, infatti, io fui obbligato a convertirmi alla nuova tecnologia e rinunciai all&#8217;uso della macchina per scrivere. Ma devo confessare che ancora oggi a Stigliano, mentre sto scrivendo al computer, mi capita di girarmi e di rivolgerle un tenero sguardo accompagnato da un impercettibile e malinconico sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi mi alzo, mi avvicino e la sfioro con una fuggevole carezza. Ho subito l&#8217;impressione che M2 non rimanga insensibile e compiaciuta mi ringrazi. A modo suo. Non potendo pi\u00f9 farmi sognare come al tempo in cui ero bambino, mi regala dolcissimi ricordi di meravigliosi anni lontani. Gli anni della perduta fanciullezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da settembre a luglio mi attende a casa, muta e rassegnata, nel suo piccolo angolo, all&#8217;ingresso dello studio. 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