{"id":5767372,"date":"2021-11-26T12:16:24","date_gmt":"2021-11-26T11:16:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767372"},"modified":"2021-11-26T12:16:26","modified_gmt":"2021-11-26T11:16:26","slug":"linverno-di-una-volta-quando-la-sera-cominciava-alle-5-e-non-sapendo-che-fare-si-imparo-a-raccontare-storie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767372","title":{"rendered":"L&#8217;INVERNO DI UNA VOLTA, QUANDO LA SERA COMINCIAVA ALLE 5 E, NON  SAPENDO CHE FARE, SI IMPARO&#8217; A RACCONTARE STORIE"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.altosannio.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Davanti-al-camino.jpeg\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nella lunghe solitarie serate d\u2019inverno non si sapeva che fare, ci si annoiava da morire, arrostendo le gambe al braciere o al camino, mentre le spalle ghiacciavano. Le gambe facevano i <em>fizz<\/em>: un reticolo tendente al bluastro che si formava sulle gambe arrossate. Quando divenni funzionario del ministero della sanit\u00e0 e avevo contatti con i luminari della sanit\u00e0, mi fu spiegato che i <em>fizz <\/em>con linguaggio medico si chiamano eritema da scaldino o ab igne.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci riunivamo al focolare di casa Albanese, un appartamento in affitto nel palazzo di donna Giuseppina Santoro in via Rabata, subito dopo palazzo Gagliardi. Quando Rocco Scotellaro non aveva impegni, che erano riunioni presso altri focolari socialisti o comunisti allietate da bei boccali di vino e Ben\u00ec Cataldo non trascorreva la serata a casa della fidanzata Celeste, c\u2019erano anche loro. Rocco e Ben\u00ec, fratelli pi\u00f9 che amici, che pi\u00f9 diversi non si pu\u00f2 essere, uno socialcomunista, come allora si diceva, l\u2019altro cattolico democristiano, si beccavano come galli da combattimento. Io, Nicola e Antonio, almeno, c\u2019eravamo sempre o quasi, col padre, Rocco, e qualche amico di questo. Si arrostivano le patate sotto la cenere calda, si discuteva e si raccontavano storie.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arriv\u00f2 la televisione e cambi\u00f2 il mondo. Rocco Scotellaro era gi\u00e0 morto, lui la televisione non l&#8217;ha conosciuta.<br>Noi eravamo gi\u00e0 vicini ai trent\u2019anni. Peraltro erano poche le serate\u00a0 trascorse a\u00a0 Tricarico d\u2019inverno, finite le elementari passavamo in citt\u00e0 per proseguire gli studi, vivendo in case a pensione o in convitti senza bracieri e senza camini, dove il freddo un po\u2019 si soffriva.<\/p>\n\n\n\n<p>Enrico Buono, figlio di don Giulio, l\u2019icona dei maestri di scuola ha raccontato le serate trascorse a casa del \u201ccommendatore\u201d, un notaio oriundo di Salandra, che guadagnava pi\u00f9 che bene e aveva messo su una considerevole fortuna. Il commendatore si chiamava Francesco Rivelli, oriundo di Salandra. Era il solo notaio del posto e uno dei pochi del distretto. Lavorava molto e guadagnava bene. Abitava una bella casa, che veniva chiamata Palazzo Rivelli, aveva dotato di beni i suoi discendenti e favorito buoni matrimoni. Io non l\u2019ho conosciuto, ma ricordo gli eredi che a Tricarico trascorrevano periodi di vacanza. Erano ragazze o signore un po\u2019 snob, che, ad esempio, segnavano su una lavagnetta in cucina il menu del giorno dagli strani nomi: <em>Rari Nantes<\/em>, che erano pastine naviganti nel brodo o <em>Mare dei Sargassi<\/em>, che doveva essere una zuppa bianca di pesce; di tanto in tanto veniva anche un ingegnere, che forse era figlio del notaio. con la moglie e un figlio della mia et\u00e0. Vivevano a Milano, l\u2019ingegnere, richiamato alle armi, a Tricarico veniva in divisa da maggiore. Poi, i Rivelli furono una delle famiglie estinte di Tricarico, il palazzo, per un certo periodo, fu adibito a sede del fascio e in quell\u2019occasione ebbi modo di frequentarlo. Pare che qualcuno dei discendenti si sia affermato, se non ricordo male, nel mondo della televisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il commendatore tornava dal circolo quando le signore erano gi\u00e0 riunite in folta compagnia attorno al focolare. Su appunti dell\u2019avv. De Maria &nbsp;leggo che al circolo si giocava, perch\u00e9 l\u2019ambiente non permetteva altre distrazioni e a sera, quando ci si riuniva, qualche cosa si doveva fare \u2026 per ammazzare il tempo. Il batuffo dei vecchi era una vera seduta accademica: discussioni su un piombo non accusato, su un asso non passato sul busso del compagno, e l\u2019ultima parola a Chitarella; le sgridate di don Pancrazio per un cappotto dovuto alle \u2018fesserie\u2019 del compagno; le mortificazioni del commendatore Rivelli. I pi\u00f9 famosi batuffisti e calabresisti costituivano la \u2018Cassazione\u2019 ed il primo presidente ne era ritenuto l\u2019avv. Lorigi, che mor\u00ec prematuramente.<\/p>\n\n\n\n<p>Di tanto in tanto uscivano dattilografate le \u201cCronache di batuffo\u201d, dove si consacravano le giocate e gli incidenti pi\u00f9 interessanti.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 vero che si cenava e subito si andava a letto, in ossequio al precetto della Scuola medica salernitana: <em>Post prandium aut stabis aut lente deambulabis.<\/em> Era il precetto per l\u2019inverno. Ma i saggi medici salernitani non avevano mancato di prescrivere per l\u2019estate la penichella postprandiale e la passeggiatina del dopo cena: <em>Post prandium stabis, post coenam deambulabis.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La sera cominciava alle cinque ed era lunga a passare. I carboni nei bracieri e la legna nei camini si spegnevano, bisognava coprire con la cenere le braci accese per accendere nuovi fuochi l\u2019indomani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella lunghe solitarie serate d\u2019inverno non si sapeva che fare, ci si annoiava da morire, arrostendo le gambe al braciere o al camino, mentre le spalle ghiacciavano. Le gambe facevano i fizz: un reticolo tendente al bluastro che si formava sulle gambe arrossate. 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