{"id":5767648,"date":"2022-01-30T10:44:02","date_gmt":"2022-01-30T09:44:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767648"},"modified":"2022-01-30T11:02:49","modified_gmt":"2022-01-30T10:02:49","slug":"ii-4-rileggendo-al-focolare-rocco-scotellaro-per-pasqua-alla-promessa-sposa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767648","title":{"rendered":"II. 4  Rileggendo al focolare Rocco Scotellaro &#8211; PER PASQUA ALLA PROMESSA SPOSA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\">E\u2019 fatto giorno: giugno 1954<br><em>E\u2019 calda cos\u00ec la malva<\/em><br><br><strong>PER PASQUA ALLA PROMESSA SPOSA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno, Isabella, maturer\u00e0.<br>Sentirai le raganelle suonare<br>il tempo nascosto tra le viole.<br>E se farai ch\u2019io non sia solo<br>quando l\u2019aria s\u2019intinge di burrasca<br>e cantano la morte del Signore<br>solo gli angioli deturpati, allora<br>con tutta l\u2019ansia che non ti so dire<br>potremo insieme vivere e morire.<br><br><em>(1947)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <em>A Spaccanapoli un mendicante suonava la fisarmonica. Cieco, le gambe amputate all\u2019altezza del tronco, si muoveva seduto su una tavoletta munita di piccole ruote agli angoli tra il primo breve tratto di via San Biagio dei librai, piazza del Ges\u00f9 Nuovo, e il proseguimento di San Biagio, che era un alternarsi di botteghe di librai, mescite di vino e pizzerie con forni a legna, alimentati con trucioli, e palazzi e chiese che, in un viluppo di miseria e nobilt\u00e0, che caratterizza il centro di Napoli, ricordano le nobili casate e raccontano la storia di Napoli. Non c\u2019era traffico: non un\u2019automobile, un motorino, una bicicletta; s\u2019incontrava qualche carretto con cibo di strada: polpi cotti nel loro brodo impepato e piedi di porco. Il proseguimento di via San Biagio dei librai ora \u00e8 intitolata a Benedetto Croce. Al n\u00b0 12, a pochi metri da piazza del Ges\u00f9, \u00e8 il palazzo Filomarino della Rocca, di cui il filosofo acquist\u00f2 il secondo piano, che adib\u00ec a sua dimora e, in un appartamento a questa adiacente, a sede dell\u2019Istituto Italiano per gli Studi Storici; e ora \u00e8 anche sede della Fondazione e Biblioteca Benedetto Croce. Nei tre secoli precedenti il palazzo fu sede di un intreccio di storie di nobilt\u00e0 napoletana dipanate nel giovanile saggio crociano, che ricorder\u00f2 pi\u00f9 avanti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mi era molto caro quest\u2019angolo di Napoli, che attraversavo ogni giorno per recarmi all\u2019Universit\u00e0 o alla mensa dell\u2019Universit\u00e0 dalla mia pensione nella vicina via San Domenico Soriano; ma mi rammentava anche un\u2019antica delusione, un grande dolore al termine della mia infanzia. Avevo 11 anni e mi mandarono a Napoli, presso miei zii, per frequentare la prima media; fui iscritto all\u2019Istituto Antonio Genovesi in piazza del Ges\u00f9 Nuovo, il pi\u00f9 rinomato e storico liceo-ginnasio di Napoli; per la sua collocazione il Genovesi \u00e8 conosciuto come la Scuola del Ges\u00f9 resa popolare da una famosa canzonetta di Aurelio Fierro. Quando mia zia mi ci port\u00f2 e mi trovai immerso nella vertigine dell\u2019imponente piazza del Ges\u00f9, circondata da storici palazzi nobiliari e dal monastero di Santa Chiara, che da il titolo e il motivo a una famosa canzonetta del dopoguerra, al centro il maestoso Obelisco dell\u2019Immacolata di marmo bianco e grigio e, lateralmente, la chiesa del Ges\u00f9 Nuovo, con la facciata in bugnato a punta di diamante e la \u00abmia\u00bb Scuola, che aveva sede nel seicentesco Palazzo delle Congregazioni, in origine sede di sei congregazioni Oratorio, restai a bocca aperta e provai una felicit\u00e0 che mi ripagava delle lacrime versate per aver lasciato mia madre e il mio piccolo paese lucano, i miei compagni e i miei giochi. Fui assegnato alla sezione I della prima media, che, per insufficienza di aule nell\u2019antico edificio, era situata, con altre due classi, nell\u2019appartamento di un condominio nella vicina via Santa Maria di Costantinopoli. Quell\u2019emarginazione mi provoc\u00f2 un dolore straziante, la vissi come una ingiustizia e un inquietante presagio, un\u2019onta che mi avrebbe macchiato per tutta la vita. Imparai cos\u2019\u00e8 l\u2019infelicit\u00e0. Tutte le notti, in un pianto silenzioso, soffocavo la nostalgia di Tricarico, il mio paese, e la delusione per il mio Genovesi perduto. Che senso aveva pi\u00f9 lo strappo doloroso delle mie radici?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Via Santa Maria di Costantinopoli, da Port\u2019Alba a via Foria, \u00e8 considerata tra le pi\u00f9 belle e monumentali vie di Napoli. Io scendevo alla fermata del tram di piazza Dante, mi avviavo verso Port\u2019Alba e, ivi giunto, imboccando via Santa Maria di Costantinopoli per andare a scuola, non potevo frenare l\u2019ammirazione per la bella vista che mi si parava davanti agli occhi. Entravo a recitare una preghiera nella chiesa di Santa Maria della Sapienza, con la facciata a loggiato, dove \u2013 lo appresi molti anni dopo \u2013 il vescovo di Tricarico mons. Delle Nocche fu ordinato sacerdote nel 1901, attraversavo poi la strada in tutta la sua lunghezza, fino al condominio dov\u2019era la mia scuola, a fianco della galleria Principe di Napoli. Il condominio era brutto, salendo le scale gli occhi perdevano la luce che avevano acquisito e la tristezza mi pesava sul petto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il mio insegnante di latino e greco, che aveva compiuto i suoi studi classici alla Scuola Normale di Pisa per tutti tre gli anni del corso di studi liceali ci aveva parlato con esuberante passione di Benedetto Croce e ora, passare davanti alla dimora del grande filosofo, vedere quello che immaginavo fosse il balcone della sua stanza da studio, in cui era certamente immerso, mi comunicava una qual certa emozione. Con un mio ex compagno di liceo avevamo appurato l\u2019ora della passeggiata del filosofo con i soliti amici, tra cui un prete, rettore del collegio Bianchi dei padri Barnabiti, d\u2019origine lucana, di Stigliano; e quella passeggiata divenne anche la nostra passeggiata a rispettosa distanza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Spaccanapoli si chiama cos\u00ec perch\u00e9 taglia in due buona parte della citt\u00e0, partendo dal rione della Pignasecca, ai piedi del Vomero, attraversando tutto il centro storico, tra cui la vecchia Toledo, piazza del Ges\u00f9, piazza San Domenico, San Gregorio Armeno e via Duomo e giungendo alle spalle di Castel Capuano, nei pressi della Stazione Centrale; e la nostra passeggiata percorreva Spaccanapoli quasi per intero, all\u2019andata e al ritorno, a partire da palazzo Filomarino. Talvolta si incontrava Renato Caccioppoli, matematico napoletano, coi suoi occhi che avevano la profondit\u00e0 e la tristezza di un lago, e con l\u2019eterno impermeabile stropicciato, che, con passo lento e strisciante, usciva da una mescita o vi entrava. Com\u2019\u00e8 sbagliato il personaggio di Caccioppoli nel film di <\/em>Mario Martone Storia di un matematico napoletano<em>con occhi sbarrati di un pazzo, che, mulinando le braccia, solca Spaccanapoli come una furia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La notizia della morte di Benedetto Croce ci fu data mentre io e un mio amico cenavamo nella modesta trattoria da zia Carmela di piazza Dante e subito ci recammo a palazzo Filomarino; mezzo portone era chiuso, come uso nel Meridione per la morte di un inquilino, con affisso un biglietto listato a lutto con una striscia nera tracciata con l\u2019inchiostro nell\u2019angolo in alto di sinistra e la scritta con l\u2019incerta mano del portiere: \u00ab<\/em>Per la morte di don Benedetto<em>\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mi era dunque familiare e caro e carico di memorie e rievocava emozioni quell\u2019angolo di Napoli dove il mendicante cieco e senza gambe suonava la fisarmonica sperando in qualche obolo. Grazie al mio professore di latino e greco, avevo letto e riletto le \u00abStorie e leggende napoletane\u00bb di Benedetto Croce, la cui prima edizione fu del 1919. La prima storia, una delle pi\u00f9 belle di quegli scritti giovanili del grande filosofo, \u00e8 per l\u2019appunto intitolata <\/em>Un angolo di Napoli<em>, e narra le storie che quei luoghi rievocano e descrive le \u00abvetuste fabbriche che l\u2019una incontro all\u2019altra sorgono all\u2019incrocio della via di Trinit\u00e0 Maggiore con quelle di San Sebastiano e Santa Chiara\u00bb quando \u00ab<\/em>levandomi dal tavolino, mi affaccio al balcone della mia stanza da studio\u00bb. \u2026 terrarum mihi praeter omnes\/ angulus ridet. HORATIUS\u00bb<em>. Il mendicante suonava la fisarmonica con intensa partecipazione, gli occhi chiusi, la faccia, una bella faccia bruna di chi vive sempre all\u2019aria, prendeva l\u2019aspetto di una mobile maschera grottesca, solcata da mille smorfie come in un abbandono orgasmico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Una mattina \u2013 doveva essere un giorno dell\u2019 autunno del 1950 \u2013 passavo per San Biagio dei Librai con Rocco Scotellaro. Ci fermammo tra il gruppetto di persone che s\u2019era formato ad ascoltare una suonata del mendicante cieco e senza gambe. Quando fin\u00ec il pezzo, mentre gli consegnavamo un obolo, Rocco mi disse: \u2013 Ecco, l\u2019angiolo deturpato -. Capii che Rocco alludeva alla poesia <\/em>Per Pasqua alla promessa sposa<em>\u00bb (<\/em>e cantano la morte del Signore \/ solo gli angioli deturpati \u2026<em>) e fui sorpreso. Avevo sempre pensato che l\u2019immagine degli \u00abangioli deturpati\u00bb, che, solo loro, cantano a Pasqua la morte del Signore fosse stata ispirata dagli angeli della chiesetta dello Spirito Santo della nostra Tricarico, deturpati a causa dell\u2019intonaco scrostato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Conoscevo quell\u2019 \u00abangiolo deturpato\u00bb, cieco e senza gambe, che suonava la fisarmonica a Spaccanapoli e nei dintorni e ricordavo che aveva gi\u00e0 ispirato a Rocco la poesia <\/em>Invettiva alla solitudine<em>. Quando la nostalgia si fa invettiva e quindi si placa ritornando alle immagini del Milo bianco e del cieco di piazza Miraglia che <\/em>suona\/ al fresco di mattina ai marciapiedi \/vederlo che ci appare un Cristo vivo \/disceso nell\u2019inferno\/il giorno che Gli strappano i veli nelle chiese<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il \u201ccieco di piazza Miraglia\u201d era il nostro suonatore di fisarmonica. Si chiamava Felice e abitava in via Ecce Homo ai Banchi Nuovi, tra via Monteoliveto e via Mezzocannone, in fondo alla costa che da Spaccanapoli scende verso il Rettifilo e il mare. Era stato una mascotte dei rivoltosi delle Quattro Giornate di Napoli, si trascinava su una tavola di legno con quattro piccole ruote e suonava la fisarmonica con intensa partecipazione, il volto si segnava di profonde rughe, che mostravano sofferenza o orgasmica immedesimazione alle note che traeva dalla fisarmonica. Tutto il giorno la suonava negli stessi posti del decumano maggiore e del decumano inferiore, a Spaccanapoli, nei pressi della Chiesa del Ges\u00f9, a piazza Miraglia davanti al Policlinico e prima di via dei Tribunali. Felice aveva, dunque, talmente colpito la sensibilit\u00e0 di Rocco da ispirargli le belle immagini di due poesie quasi coeve (<\/em>Invettiva alla solitudine<em>e <\/em>Per Pasqua alla promessa sposa<em>)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"has-text-align-center\">E\u2019 fatto giorno: giugno 1954<br \/>E\u2019 calda cos\u00ec la malva<\/p>\n<p>PER PASQUA ALLA PROMESSA SPOSA<\/p>\n<p>Il giorno, Isabella, maturer\u00e0.<br \/>Sentirai le raganelle suonare<br \/>il tempo nascosto tra le viole.<br \/>E se farai ch\u2019io non sia solo<br \/>quando l\u2019aria s\u2019intinge di burrasca<br \/>e cantano la morte del Signore<br \/>solo gli angioli deturpati, allora<br \/>con tutta l\u2019ansia che non ti so dire<br \/>potremo insieme vivere e [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[959],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - 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