{"id":5767792,"date":"2022-02-26T09:57:06","date_gmt":"2022-02-26T08:57:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767792"},"modified":"2022-02-26T09:57:06","modified_gmt":"2022-02-26T08:57:06","slug":"racconti-sconosciuti-il-vicinato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767792","title":{"rendered":"RACCONTI SCONOSCIUTI &#8211; Il Vicinato"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Nota di R.S.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Lettera al figlio<\/em><br><em>L&#8217;Amore<\/em><br><em>Il Vicinato<\/em><br>IL GIORNO DEI MORTI<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Premessa di A.M.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Introduco il bel racconto <em>Il Vicinato <\/em>della madre di Rocco con un paio di accenni in cui il tema ritorna nell\u2019opera del figlio. <br><em>Nel trigesimo di mio padre,<\/em> poesia di Rocco secondo l\u2019edizione Levi, si racconta la scena delle famiglie del vicinato riunite. <br><em>In quei viottoli neri <\/em><br><em>una serata di queste,<\/em> <br><em>sedevano le famiglie dopo cena <\/em><br><em>ai gradini delle porte, <\/em><br><em>contavano i defunti e i nati dell\u2019estate che correva. <\/em><br><em>E il contadino tardo che trascorse <\/em><br><em>per i monti sul mulo <\/em><br><em>con l\u2019ultimo raccolto <\/em><br><em>passava salutando i suoi compari. <\/em><br><em>Una porta era deserta <\/em><br><em>del compare scomparso un mese fa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>          Il vicinato che da ambito spaziale diventa istituto sociale con le sue norme, le sue tensioni e la sua funzione di comunicazione interna, ricorre come motivo formulare nelle serenate tradizionali lucane e con la stessa funzione ricade nel racconto del fidanzamento della madre nell&#8217;<em>Uva puttanella<\/em>: \u00ab And\u00f2 alla finestra: Vicini che dormite, risvegliatevi Ho contrattato di vendere, ho gi\u00e0 venduto L\u2019ultima figlia mia, risvegliatevi Bella nottata fresca, Francesca se ne va. \u00ab Erano parole che uscivano tra le corde. \u00ab I compari del vicinato vennero e le canzoni del fabbro, fatte pi\u00f9 allegre e piccanti, durarono fino al mattino. \u00bb<br>          Veramente bello il racconto della madre di Rocco, che descrive il vicinato con efficacia e sequela di scene divertenti, quasi esilaranti, e ce lo presenta come istituto sociale: \u00ab nei nostri paesi questi sono i divertimenti: liti, chiacchiere, sentenze, mormorazioni, e anche noi abbiamo cinema e variet\u00e0 senza pagare nulla \u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>IL VICINATO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>          Ritorna la primavera del 1953. Tutti lasciano il focolare, cominciano uscire vicino alle loro porte e ognuno dice: \u2013 Finalmente possiamo vedere qualche giornata buona, quest\u2019 inverno ci ha fatto rimanere ciechi accanto al focolare, le giornate cos\u00ec corte non si pu\u00f2 arrivare a fare tante faccende; e pi\u00f9 \u00e8 che non ci possiamo vedere fra vicini e fare un discorso, una chiacchierata, una quistione fra ragazze, e cosi passano le giornate. <\/p>\n\n\n\n<p>Nei paesi che tutti stanno fuori non \u00e8 come le citt\u00e0, che ognuno nelle loro case escono a fare spesa e le lunghe passeggiate e divertirsi. Il divertimento del paese \u00e8 questo. La primavera del 1952 ci facevamo delle belle risate, cominciando dal maggio fino a ottobre, tra primavera estate autunno, quando sono le belle giornate. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno scorso tre famiglie vicine la sera dopo avere cenato si mettevano fuori le porte, gli uomini giocavano alla morra, le donne come il solito discorsi, chi di figli, chi di marito, chi dei fatti degli altri, e passavano le serate. Una sera dovevano beversi il vino; presero ognuno un po\u2019 di pane, un po\u2019 di cipolla, un peperone, il companatico dei contadini, e uno di questi prese il coltello per tagliarsi il pane. Questo coltello spar\u00ec, non si trov\u00f2 pi\u00f9, nessuno lo aveva visto, nessuno lo aveva preso. La moglie del padrone del coltello, come posso spiegare che faceva? La sera, mattina presto, ogni volta che suonava la campana, gridava: \u2013 Campana santa, tu te ne devi pagare. Dov\u2019 \u00e8 il coltello di mio marito che per comperarselo \u00e8 andato un giorno a zappare schiena per terra e con pane e cipolla? Chi tiene il coltello deve spezzarsi una gamba, se lo deve mettere alla gola dalla disperazione. <br>          Questa tragedia dur\u00f2 pi\u00f9 di quindici giorni, e sera e mattina faceva la risveglia al vicinato. Poi non si sent\u00ec pi\u00f9 di parlare. Si vede che il marito aveva la tasca rotta, cio\u00e8 lacerata, lo mise nella tasca e se ne usc\u00ec pel buco rotto. Ognuno le diceva: \u2013 Perch\u00e9 non parli pi\u00f9 del coltello, non dici sentenze e non lo nomini pi\u00f9? \u2013 Rispose il marito: \u2013 Se quella invece di chiacchierare rattoppava la giacca, non ne perdevo un altro. Invece di uno sono due. <br>          Non passarono otto giorni, stavano al fresco, alla sera tutti andarono a dormire, essa si alz\u00f2 e se ne va anche lei lasciando la sedia fuori. Una vicina, che andava alla stalla a governare l\u2019asino, la prese e se la port\u00f2 a casa sua; e questa donna se ne and\u00f2 in campagna. <\/p>\n\n\n\n<p>          La donna padrona della sedia riprese a fare le stesse storie del coltello. \u2013 Chi tiene la mia sedia e non me la d\u00e0 devono portarlo sulla sedia morta, deve andare all\u2019ospedale sulla mia sedia. Campana santa, tu te ne devi pagare, campana, suonando a morto passando ed io strillando: \u00abChi se n\u2019\u00e8 pagato della mia sedia? <br>           Quella che la teneva era in campagna. Quando ritorn\u00f2 la padrona della sedia e conobbe la sedia: \u2013 Mio Dio, quante offese di Dio mi hai fatto fare! \u2013 Quella rispose: \u2013 Che ne vuoi da me? Anzi, questo \u00e8 il ringraziamento! Te l\u2019 ho presa, te l\u2019 ho conservata; le sentenze vengono sopra di te che sei sfaccendata. Prima non la sai custodire e dopo fai la cicala da mattina a sera. <br>          Nei paesi l\u2019estate rappresenta una rivoluzione. Chi si serra coi figli, quello mena uno, esce un altro, e, stretti, chi si mena bastonate, chi manda sentenze a destra e a sinistra, su e gi\u00f9 nelle vie, nelle strettuole, non si sente altro che fracasso, marito con la moglie, fratelli con le sorelle, la madre coi figli. <br>          Ora vi racconto di una madre e un padre che hanno un solo figlio che ora fa trent\u2019anni. Questo giovane non bello, per\u00f2 alto, si, ma neppure svelto, capisce tutto, lavora un p\u00f2 muscio, ma per\u00f2 tiene il libro del rotilio che spiega quando uno nasce o femmina o maschio seconda la data della luna, e spiega che fortuna tiene; e vanno tutti a indovinarsi, e lui e anche il padre spiegano quello che il libro dice. <br>          Lui, arrivato a venti sette anni, cominciava a trovarsi qualche fidanzata; poi andavano prima a vedere sul libro se era giornata bene o male per mandare l\u2019 imbasciata, cio\u00e8 la dichiarazione. Il padre diceva: -Adesso no, sono giornate malamente, dice il rotilio -. Poi si facevano dire che giorno era nata la ragazza, la vedono sul libro: \u2013 Ma no, diceva il padre, tiene una brutta fortuna. <br>          Senza prolungare, ognuna che pensava di dichiararla andava a finire cos\u00ec. Arriv\u00f2 a ventotto anni, si trov\u00f2 una che dichiar\u00f2. Mentre erano decisi di sposare (questa ragazza aveva per dote una terra), questa gente, cio\u00e8 del fidanzato, sempre furbi dissero: \u2013 Andiamo prima a fare l\u2019 istrumento di questo terreno, e dopo si cominciano a cacciare le carte per sposare. <br>          L\u2019 istrumento non si potette fare, ch\u00e9 questo terreno era della madre della ragazza, gliel\u2019avevano dato i genitori per dote e non si poteva dare agli altri. Cominciarono a fare guerra gli sposi, cio\u00e8 i fidanzati (noi ancora andiamo agli anni di sessant\u2019anni prima: dicevamo sposi i f\u00ecdanzati, dopo sposati marito e moglie). Sicch\u00e9 i genitori di lui dissero: \u2013 Se loro possono avere le carte che la possono dare la terra, si sposa; altrimenti ognuno resta a casa sua -. L\u2019avvocato disse di poterle avere, ma il tempo passava, non potettero fare niente, e questo giovine per contentare i genitori non and\u00f2 pi\u00f9 dalla fidanzata. La povera ragazza aspettava se si persuadevano: macch\u00e9, non c\u2019 \u00e8 stata pi\u00f9 speranza. <br>          Il giovane ha preso in odio il padre e la madre; non voleva pi\u00f9 lavorare, stava sempre senza parlare, mangiava quando gli piaceva e dormiva. I genitori andavano in campagna, lui se gli piaceva andava, lavorava un po\u2019 e si metteva a dormire; lo chiamavano: \u2013 Vieni a lavorare -, non li rispondeva. <br>          I genitori dissero: \u2013 La fidanzata gli ha fatto la fattura -. Lo fecero vedere, i fattucchieri per fare moneta dissero: \u2013 Si, \u00e8 fattura -, e spendevano moneta. Il padre and\u00f2 in un altro paese e gli dissero: \u2013 Ti sei trovato fortunato a venire adesso che si pu\u00f2 guastare la fattura -. E spendevano moneta, ma era sempre lo stesso. <br>          La madre mandava imprecazioni tutti i giorni: \u2013 O Dio, tu te ne devi pagare! Come mi fa consumare moneta, i nostri sudori \u2013 (veramente, stanno bene, tengono la propriet\u00e0), ma il figlio era sempre cos\u00ec. La madre poveretta piangeva. Un giorno le disse una commara: \u2013 Ma non andare appresso alle fatture, fallo vedere dal dottore -. Ma lui non si voleva fare vedere, si voltava con brutte parole verso i genitori. Un giorno un compare vicino, che si volevano bene, disse a questo giovine: \u2013 Domani mi devi fare un favore -. Quello poco rispondeva, ma riprese il compare: \u2013 Rispondimi, me lo devi fare, devi venire a un servizio con me -. Lui rispose: \u2013 A che ora? \u2013 Alle otto di mattina. <br>1          Cosi lo prese e lo port\u00f2 all\u2019ospedale e lo fece vedere per bene dai dottori, gli fece fare pure i raggi. Ma non aveva niente, era un dolore di testa. Gli ordinarono le iniezioni di vitamina, la madre l\u2019and\u00f2 a comperare e gli disse: \u2013 Te l\u2019 ha mandate il compare da Napoli -. And\u00f2 una vicina, anche commara, e disse al giovine: \u2013 Ti devi fare queste iniezioni, te l\u2019 ha mandate mio figlio -. Lui rispose di no, poi lo persuase, disse: \u2013 Si, ma devo vedere prima quando me le posso fare. \u2013 S\u00ec, quando vuoi \u2013 disse la commara, e gli trov\u00f2 un infermiere per fargliele. Dopo otto giorni la commara torn\u00f2 a dornandargli: \u2013 Quando deve venire a fartele? \u2013 Lui rispose: \u2013 Adesso, ho visto al rotilio, sono giornate malamente, le far\u00f2 nella settimana entrante -. Arrivammo alla settimana, torn\u00f2 a domandargli, e lui rispose: \u2013 Non me ne voglio fare, non sto ammalato. Mi devo far pungere per restare zoppo? \u2013 E non se ne volle fare. <br>          Cominciava andare in campagna, quando gli piaceva lavorava, non parlava mai. Noi, i vicini, lo chiamavamo: \u2013 Ma perch\u00e9 sei cosi? spiegalo a noi. Se tu non puoi vedere i tuoi che non ti hanno fatto prendere quella ragazza, noi li facciamo persuasi, i tuoi, e tu la vai a sposare; oppure ti troveremo un\u2019altra -. Lui si faceva una risata e diceva: \u2013 Come mi devo sposare, se ora fra breve faccio trent\u2019anni? Non tengo denari, ma se io lavoravo per conto mio mi potevo fare una casa e potevo sposare, non stavo soggetto ai genitori. Vedo se mi fanno fare il seminato a conto mio e vigne, mi faccio la moneta e mi trovo una fidanzata, e sposo. <br>          Ma la madre gli dice: \u2013 La diamo a te e la lavori per conto tuo, ma quella non te la devi sposare, ch\u00e9 ti ha fatto la fattura -. Non si fa persuasa che il figlio tiene la fattura che non pu\u00f2 vedere i genitori. <br>          Ora si miete, pare che cominci a lavorare. Fanno tutto come dice lui, i genitori dicono: \u2013 Ci vuole un po\u2019 di tempo, ch\u00e9 quello che leva la fattura ha detto che se ne va di tempo, \u2013 Adesso lavora, dice la madre, ma noi genitori non ci rispetta -. Ma noi vicini tutti le diciamo: \u2013 Non vi pu\u00f2 vedere perch\u00e9 non l\u2019avete fatto sposare quella che aveva preso affezione. Ora ci dice a noi vicini: \u2013 Vedr\u00f2 di sposare con un\u2019altra quando ho trentun anni, ora ne ho trenta: il rotilio dice di sposare di anni trentuno. <\/p>\n\n\n\n<p>          Mentre scrivo sento una quistione nella strada. Dio mio, \u00e8 buona l\u2019estate, ma nelle strade sempre liti! Due donne, una ha tre figli, l\u2019altra ne ha una sola, la prima \u00e8 pi\u00f9 grande, l\u2019altra sono due anni che \u00e8 sposata, ma tutte e due si volevano bene, tanto i mariti che le mogli. Il marito della pi\u00f9 grande era andato ad aiutare con il mulo ad arare la terra per seminare, a questo marito della pi\u00f9 piccola e, arrivato che si mieteva, ancora non l\u2019avevano pagato. Ha chiamato questo, ha detto: \u2013 Ora devo andare a mietere, vuoi venire ad aiutarmi che sconti quello che mi devi dare? Giacch\u00e9 \u00e8 quasi un anno che ti ho dato l\u2019aratro per seminare, ora fra breve devo mietere; aiuta prima me, che \u00e8 arrivato\u00b7 prima che \u00e8 l\u2019avena; a te \u00e8 grano, ci vuole un altro po\u2019 di tempo-. Il debitore ha detto di si: \u2013 Mi devi dare lire mille al giorno-. Ha risposto quello che doveva avere: -Vanno a settecento lire, tu vuoi mille. Quello che vuoi ti prendi -. E ha lavorato tre giorni: erano lire tremila, doveva dare di resto altre lire millecinquecento, pi\u00f9 altre millecinquecento perch\u00e9 gli aveva dato un chilo d\u2019olio. <br>          Voleva essere di nuovo aiutato per mietere grano. Ha risposto il debitore: \u2013 Ora non posso, devo mietere il mio che vuole essere fatto. \u2013 E va bene, non venire. <br>          Sono passati pi\u00f9 di dieci giorni. Questo debitore andava agli altri, aveva guadagnato. Disse quello che doveva avere, cio\u00e8 la moglie: \u2013 Dammi la mia moneta, ora guadagni -. Ha detto: \u2013 Si, domani te la fai dare da mia moglie. <\/p>\n\n\n\n<p>Il domani mand\u00f2 una ragazza, cio\u00e8 la figlia di cinque anni, erano vicini. Rispose la donna: \u2013 Non te la posso dare -. La madre era seduta vicino alla porta, la ragazza disse: \u2013 Mammina, ha detto non te la vuole dare -. Esce di fuori la donna che doveva pagare e dice: \u2013 Non te ne posso dare: a mio marito gli devi dare millecinquecento lire al giorno, e stiamo pace, e se parli ti d\u00f2 il resto con le mani -. Esce fuori, tante parolacce che le diceva. <br>           Ma come si volevano bene! Mangiavano insieme quando i mariti erano in campagna. Questa che doveva avere sta bene, tiene tutto. Il debitore era pi\u00f9 povero, ma siccome, dice il proverbio, tre sono i pi\u00f9 potenti, il Re, il Papa e chi non tiene niente, questa pi\u00f9 povera \u2013 aveva avuto del bene \u2013 si men\u00f2 addosso alla donna che doveva avere e se ne dettero bastonate fra tutte e due! Avevano tutte e due i figli in braccio, di cinque mesi; li lasciarono in braccio ai vicini, e loro si lacerarono i vestiti che indossavano e i capelli. Quella che aveva sempre da mangiare chiamava: \u2013 Schifosa, sozzosa, non sai fare niente, sono venuta a mangiare e mi hai fatto guastare lo stomaco! \u2013 Ecco come va a finire, dopo dato a mangiare e dati i muli a seminare, questo si merita! <br>          L\u2019inverno ci vediamo malamente col freddo, ci vogliono molte legna, ma almeno stanno tutti dentro, si sta pi\u00f9 quieti, pi\u00f9 calmi, ognuno ha il suo focolare, qualche giorno va qualche vicino a fare un discorso: \u2013 Sai commara che \u00e8 successo? Quella donna tiene l\u2019 amante, quella ragazza se n\u2019\u00e8 scappata col fidanzata -. Ma la primavera, l\u2019estate, l\u2019autunno ci divertiamo. Nelle citt\u00e0 vanno al mare, alle montagne, ai teatri, i cinemi, passeggiate; nei nostri paesi questi sono i divertimenti: liti, chiacchiere, sentenze, mormorazioni, e anche noi abbiamo cinema e variet\u00e0 senza pagare nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nota di R.S.<\/p>\n<p>Lettera al figlio<br \/>L&#8217;Amore<br \/>Il Vicinato<br \/>IL GIORNO DEI MORTI<\/p>\n<p class=\"has-text-align-center\">Premessa di A.M.&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Introduco il bel racconto Il Vicinato della madre di Rocco con un paio di accenni in cui il tema ritorna nell\u2019opera del figlio. <br \/>Nel trigesimo di mio padre, poesia di Rocco secondo l\u2019edizione Levi, si racconta la scena delle famiglie [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[554],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow\" \/>\n<meta name=\"googlebot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta name=\"bingbot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767792\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"RACCONTI SCONOSCIUTI - Il Vicinato - Rabatana\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Nota di R.S. 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