{"id":5767865,"date":"2022-03-14T15:48:05","date_gmt":"2022-03-14T14:48:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767865"},"modified":"2022-03-14T15:48:06","modified_gmt":"2022-03-14T14:48:06","slug":"poesie-dialettali-u-metetore-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767865","title":{"rendered":"Poesie dialettali &#8211; U METETORE"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;La sezione&nbsp;<em>Canti popolari&nbsp;<\/em>delle poesie di Rocco Scotellaro termina con cinque poesie dialettali:&nbsp;<em>U vrazzale, Le cartulline, Terra, U metetore, \u2018N galera chi pane e lavoro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Con questo&nbsp;<em>post&nbsp;<\/em>propongo la lettura della poesia&nbsp;<em>U metetore<strong>[i]<\/strong>;&nbsp;<\/em>il prossimo&nbsp;<em>post&nbsp;<\/em>sar\u00e0 dedicato alla lettura delle altre quattro poesie.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vurria arreventane cavallette,<\/strong><br><strong>m\u2019avria pegghiane na spica chi lette.<\/strong><br><strong>Ie mo dorme nt\u2019a chiazza a la cuntrora<\/strong><br><strong>Quanne me tocche \u2018a mane ru segnore:<\/strong><br><strong>\u2013 Sveghiete, metetore metetore,<\/strong><br><strong>si\u2019 fauce a sola? Si\u2019 fatiatore? \u2013<\/strong><br><strong>Terra chi terra ie vachi metenne,<\/strong><br><strong>nt\u2019a chiazza li signuri penna penna,<\/strong><br><strong>pure \u2018a notte me scazzne passeggianne.<\/strong><br><br><strong>[1952]<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le carte di Scotellaro, in alto, sul margine del foglio dove \u00e8 dattiloscritto il canto del mietitore in dialetto con correzioni a penna di singole parole o interi versi e, di seguito, manoscritta la versione italiana, si legge: \u00ab<strong>Sono note le condizioni di vita dei mietitori migranti che riposano, appunto, sulle pubbliche piazze<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La versione italiana, pubblicata nell\u2019Oscar Mondadori 2004, \u00e8 la seguente:<br><br><strong>Vorrei diventare cavalletta<\/strong><br><strong>dovrei prendermi una spiga per letto.<\/strong><br><strong>Io, adesso, dormo nella piazza, alla controra<\/strong><br><strong>quando mi tocca la mano del Signore:<\/strong><br><strong>\u2013 Svegliati, mietitore, mietitore;<\/strong><br><strong>sei falce a solo? Sei lavoratore? \u2013<\/strong><br><strong>Terra per terra io vado mietendo,<\/strong><br><strong>in piazza i signori perdono tempo.<\/strong><br><strong>In piazza i signori sono oziosi<\/strong><br><strong>pure la notte mi schiacciano passeggiando.<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Di seguito alla versione italiana si leggono le seguenti note: \u00ab<strong>Falce a solo \u00e8 il mietitore isolato, che non \u00e8 in gruppo (paranza) solitamente composto da cinque mietitori<\/strong>\u00bb \u00ab<strong>Si dice andare \u201cpenna penna\u201d di chi non ha mestieri e preoccupazioni, di chi si pavoneggia passeggiando<\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il prof. G.B. Bronzini indica i riferimenti bibliografici su altri canti popolari riguardanti il tema dei mietitori[ii]. e nota che i canti lucani ed extralucani della mietitura offrono diverse varianti, tra le quali segnala due del melfese[iii], che per il loro tono contestativo si accostano a quella registrata da Scotellaro. <br>Il testo delle due versioni \u00e8 il seguente:<br><br><strong>1.\u00a0<\/strong><em>M\u2019ha fatt veve acqua d pantano \/abbuvrare pozz na caruana. \/Purtm a bbeve ca teng sekk \/e n\u2019ata cosa p\u2019accumpagn\u00e0. \/Quann la panza stai vacand \/ \u2018mpikk s sona \u2018mpikk s cant, \/quann la panza stai chiena \/ s ball s cant e s veve lu uene. \/ Quann la panza j\u00e8 chiena bona 7 tann s cant e tann s sona.<\/em><br><br>Traduzione. Mi hai fatto bere acqua di pozzanghera, posso abbeverare una carovana. Portami da bere perch\u00e9 ho sete e qualcos\u2019altro per accompagnare. Quando la pancia \u00e8 vuota non si suona n\u00e9 si canta, quando la pancia \u00e8 piena si balla si canta e si beve il vino. Quando la pancia \u00e8 piena bene allora si canta e allora si suona.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.\u00a0<\/strong><em>Da la Puglia patrone mei sem vnuti \/ca t vuleme fa la mititura. \/Da la Puglia vneme p mangiare\/e k sta faucia t vuleme aiutare. \/V\u00e0 patrone mei va la piglia \/va piglia na fiasca e la buttiglia. \/- Patr\u00f2 u camp quale j\u00e8 \u2013 J\u00e8 custu qua. \/Camp ca si\u2019 nnand fatt arreta \/ca j\u00e8 rruatu lu timp ca t\u2019agghia met<sub>e\u00a0<\/sub>\/\/La Puglia j\u00e8 rruata e s\u2019hadda met<sub>e\u00a0<\/sub>\/ la fossa p te j\u00e8 priparata. \/M\u2019agghio mangiato n\u2019aglio e na cipodd \/ forza no \u2018ngi nn\u2019\u00e8 a r garamedd. \/Metme cumpagn mei mtem in Puglia \/ la faucia senza dint eppure taglia, \/metme cumpagn mei mteme in Puglia \/ mteme pure k cipodd e agli.<\/em><br><br>Traduzione.\u00a0Dalla Puglia padrone mio siamo venuti e vogliamo mietere per te. Dalla Puglia veniamo per mangiare e con queste falci ti vogliamo aiutare. Va\u2019 padrone, prendi un fiasco e una bottiglia. Padrone, quel \u00e8 il campo? E\u2019 questo qua. Campo che sei avanti, fatti indietro, perch\u00e9 \u00e8 il tempo che ti mieter\u00f2. La Puglia \u00e8 arrivata e si deve mietere, la fossa per te \u00e8 preparata. Ho mangiato aglio e cipolla, forza non ce n\u2019\u00e8 nelle braccia. Mietiamo compagni mei, mietiamo in Puglia, la falce senza denti eppure taglia, mietiamo compagni miei mietiamo in Puglia anche con cipolle e agli.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 nel 1947 Scotellaro aveva scritto una breve poesia intitolata\u00a0<em>Mietitori,\u00a0<\/em>pubblicata nella sezione\u00a0<em>Margherite e Rosolacci\u00a0<\/em>delle due edizioni di poesie\u00a0<em>E\u2019 fatto giorno,\u00a0<\/em>che dice:<br><br><strong>Hanno alloggiato<\/strong><br><strong>sulla nostra piazza un mese.<\/strong><br><strong>Il mietitore leccese<\/strong><br><strong>\u00e8 partito per ultimo<\/strong><br><strong>con la sua bicicletta da passeggio.<\/strong><br><br>Sono versi in cui il dramma \u00e8 tutto sotteso, in sintonia poetica con quanto Scotellaro aveva appuntato al canto popolare da lui trascritto e tradotto e sopra riportato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il motivo dei mietitori in piazza che aspettano di essere assunti al lavoro dai padroni \u00e8 il\u00a0<em>leitmotive<\/em>\u00a0della poesia sociale di Scotellaro. \u00ab<strong>Le voci<\/strong>\u00bb che giungono al carcerato \u00ab<strong>sono le maledizioni\/ dei mietitori contro il sole<\/strong>\u00bb. Sono questi due versi della seconda strofa della poesia \u00abRispettate, uomini il carcerato\u00bb, pubblicata nel 1945 sulla rivista \u00abSud\u00bb edita a Napoli; e nella terza strofa si legge \u00ab<strong>I mietitori si sono dato \/convegno questa sera \/a batter pugni sulle panche. \/ Essi sanno la mano sulla spalla \/del datore di lavoro<\/strong>\u00bb.<br><br>C\u2019\u00e8, dunque, corrispondenza ideologica tra i canti popolari e poesie proprie di Scotellaro, corrispondenza che si riscontra in altri casi e per altri temi[iv].<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso motivo assume un registro fortemente lirico in Albino Pierro[v]:<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hanno vinute da Lecce,<\/strong><br><strong>i mititore;<\/strong><br><strong>t\u00e8nene \u2018a faccia scure ma su\u2019 belle,<\/strong><br><strong>e cantene com\u2019i notte nd\u2019 \u2018a staggione<\/strong><br><strong>quanne su\u2019 chiine di stelle.<\/strong><br><strong>I\u00e9 m\u2019arricorde i f\u00e0vice lucente<\/strong><br><strong>ca tutt\u2019aunite av\u00ecne lampe e sone<\/strong><br><strong>come cchi ti risponne:<\/strong><br><strong>a tti ca ci rir\u00ecse e ci iuc\u00e0ise<\/strong><br><strong>nmenz\u2019i spiche d\u2019u gr\u00e8ne<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il tema assume un registro sbagliato nei versi di Silveria Gonzato Passarelli, che registra ricordi senza memoria a lei riferiti dai paesani. <br>Silveria Gonzato Passarelli, poetessa veronese, \u00e8 autrice di commedie e di poesie dialettali percorse da una vena ironica, che lei definisce talvolta spassosa, ma in cui \u00e8 presente pure una valenza didattica, dato che le sue opere consistono nella rielaborazione di classici molto famosi. Sposata a un tricaricese, tiene, riuscendoci, a mostrarsi verso la Lucania e Tricarico pi\u00f9 lucana dei lucani e pi\u00f9 tricaricese dei tricaricesi. A Tricarico ha dedicato un volumetto di 50 poesie intitolato semplicemente\u00a0<em>Tricarico,\u00a0<\/em>in cui verso Tricarico mostra uno sguardo acuto, curioso e amorevole, venato della sua vena ironica. <br>Sul tema dei mietitori ha scritto versi intitolati\u00a0<em>La piazza,\u00a0<\/em>scelta felice, perch\u00e9 il titolo coglie l\u2019antica visione dei mietitori che dormivano attorno al monumento, ma la perdita della memoria\u00a0\u00a0cancella, nelle ultime quattro strofe, il senso di quel sonno, precario riposo di fatiche inenarrabili e sacre, e disturbato dai perdigiorno che nella piazza facevano le ore piccole.<br><br><em>Li aiutava il buon vino<\/em><br><em>nella loro fatica dura; <\/em><br><em>tornavano tutti brilli <\/em><br><em>e ci facevano paura.<\/em><br>\u00a0<em>Il vino dell\u2019anno prima <\/em><br><em>picchiava forte in testa \u2026<\/em><br><br><em>Svaporavano i pensieri <\/em><br>n<em>ella voglia di far festa.<\/em><br>\u00a0<em>Le lame dei falcetti<\/em><br><em>diventavano un gioco <\/em><br><em>e il sinistro luccichio<\/em><br><em>era peggio del fuoco.<\/em><br><br><br>\u00a0<em>L\u2019aria di primavera <\/em><br><em>portava il suo tepore,<\/em><br><em>ma la sera non si usciva<\/em><br><em>per paura del mietitore.\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>[i]\u00a0G.B. Bronzini,\u00a0<em>L\u2019universo contadino e l\u2019immaginario poetico di Rocco Scotellaro,\u00a0<\/em>Edizioni Dedalo, Bari,1987, p. 276 ss.<br><br>[ii]\u00a0Mario Spinello,\u00a0<em>Terre di cencree. Canti popolari di Miglionico,\u00a0<\/em>Studio Arti Visive per Centro Cultura per la divulgazione dell\u2019arte, Matera, 1974, p. 127.<br><br>Franco Noviello,\u00a0<em>I canti popolari della Basilicata.\u00a0<\/em>Centro Studi di Storia delle tradizioni popolari, Bella 1976, pp. 60-61.<br><br>[iii]\u00a0Raffaele Nigro,\u00a0<em>Tradizioni e canti popolari lucani: il melfese.\u00a0<\/em>Edizioni Levante, Bari 1976 (Interventi culturali Bari e ARCI-UISP Melfi), pp. 321 \u2013 322.<br><br>[iv]\u00a0V. Bronzini, op. cit. pp. 206 ss.<br><br>[v]\u00a0\u00a0Albino Pierro,\u00a0<em>Ecc\u00f2 \u2018a morte\u00a0<\/em>[Perch\u00e9 la morte].\u00a0<em>Nuove poesie d\u2019amore in dialetto lucano,\u00a0<\/em>premessa\u00a0\u00a0di Francesco Gabrieli, Laterza, Bari, 1969, pp. 72-73Tagged with:\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;La sezione&nbsp;Canti popolari&nbsp;delle poesie di Rocco Scotellaro termina con cinque poesie dialettali:&nbsp;U vrazzale, Le cartulline, Terra, U metetore, \u2018N galera chi pane e lavoro.<\/p>\n<p>Con questo&nbsp;post&nbsp;propongo la lettura della poesia&nbsp;U metetore[i];&nbsp;il prossimo&nbsp;post&nbsp;sar\u00e0 dedicato alla lettura delle altre quattro poesie.<\/p>\n<p>Vurria arreventane cavallette,<br \/>m\u2019avria pegghiane na spica chi lette.<br \/>Ie mo dorme nt\u2019a chiazza a la cuntrora<br \/>Quanne me [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[33],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.4.1 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow\" \/>\n<meta name=\"googlebot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta name=\"bingbot\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767865\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Poesie dialettali - U METETORE - Rabatana\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"&nbsp;La sezione&nbsp;Canti popolari&nbsp;delle poesie di Rocco Scotellaro termina con cinque poesie dialettali:&nbsp;U vrazzale, Le cartulline, Terra, U metetore, \u2018N galera chi pane e lavoro. Con questo&nbsp;post&nbsp;propongo la lettura della poesia&nbsp;U metetore[i];&nbsp;il prossimo&nbsp;post&nbsp;sar\u00e0 dedicato alla lettura delle altre quattro poesie. Vurria arreventane cavallette,m\u2019avria pegghiane na spica chi lette.Ie mo dorme nt\u2019a chiazza a la cuntroraQuanne me [...]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767865\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Rabatana\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2022-03-14T14:48:05+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2022-03-14T14:48:06+00:00\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/\",\"name\":\"Rabatana\",\"description\":\"Bagatelle e cammei Tricaricesi\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767865#webpage\",\"url\":\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767865\",\"name\":\"Poesie dialettali - U METETORE - Rabatana\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#website\"},\"datePublished\":\"2022-03-14T14:48:05+00:00\",\"dateModified\":\"2022-03-14T14:48:06+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#\/schema\/person\/8ae44538803ac6a67f0cd815db619f41\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5767865\"]}]},{\"@type\":[\"Person\"],\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#\/schema\/person\/8ae44538803ac6a67f0cd815db619f41\",\"name\":\"antonio-martino\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.rabatana.it\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/a486d333e02364a09fa3f55794b910ec?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"antonio-martino\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5767865"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5767865"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5767865\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5767867,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5767865\/revisions\/5767867"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5767865"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5767865"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rabatana.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5767865"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}