{"id":5768131,"date":"2022-05-17T11:45:41","date_gmt":"2022-05-17T09:45:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rabatana.it\/?p=5768131"},"modified":"2022-05-18T12:03:36","modified_gmt":"2022-05-18T10:03:36","slug":"cantina-tardomedievale-non-taverna-in-via-santa-teresa-di-tricarico-terzo-e-ultimo-pst","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rabatana.it\/?p=5768131","title":{"rendered":"CANTINA TARDOMEDIEVALE, NON TAVERNA, IN VIA SANTA TERESA DI TRICARICO (Terzo e ultimo post)"},"content":{"rendered":"\n<p>La cantina \u00e8 un locale completamente interrato destinato alla corretta conservazione principalmente in botti prima del consumo o della vendita del vino e di altri cibi o bevande. Il vino, essendo una sostanza delicata e in continua evoluzione va conservato in un luogo protetto ma aerato, scuro, umido, fresco, al riparo da vibrazioni, esente da fonti di cattivo odore. Ogni cantina, quali che siano le sue caratteristiche, rispetta quindi dei principi oggettivi.<\/p>\n\n\n\n<p>La cantina diventa un luogo particolare. Il rituale della sua maturazione e conservazione ne fa un luogo sacro destinato a una bevanda che inebria e libera dagli affanni. La mitologia l\u2019attribuisce a una divinit\u00e0: Dioniso per i Greci, Bacco per i Latini. Bacco deve il nome all\u2019appellativo con cui Dioniso veniva indicato nel momento della possessione estatica. Si crea il boccanale, un culto di Bacco per celebrare la liberazione dagli affanni, il piacere dei sensi anche erotici e del divertimento.<\/p>\n\n\n\n<p>In un precedente posto in tema mi sono definito asino che ragiona. Pensando al prosieguo della conversazione mi venne in mente la poesia <strong>Il canto del cafone<\/strong>. E\u2019 una poesia di <strong>Michele Parrella<\/strong>, dedicata a <strong>Ignazio Silone. <\/strong>Il cafone, dice Silone, \u00e8 un asino che ragiona, perci\u00f2 la sua vita \u00e8 pegiore degli asini veri, che non ragionano.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono stato compagno di Michele Parrella quando eravamo molto giovani. Eravamo convittori del Nazionale di Potenza in Piazza Duca della Verdura, che formava corpo unico con l\u2019edificio del Ginnasio-Liceo Orazio Flacco. Io e Parrella (a scuola e in convitto ci chiamavamo col cognome) diventammo veramente amici. Egli aveva un anno pi\u00f9 di me e frequentava una classe avanti la mia. Io avevo iniziato&nbsp; a frequentare a Napoli la seconda media, che interruppi dopo alcuni giorni per un lutto. Passato al Convitto Nazionale di Potenza fui assegnato a una sezione con ragazzi di terza media, quarto e quinto ginnasio e nessuno di prima e seconda media. Mi sentivo solo, ignorato, senza alcun riferimento. Parrella mi dette la sua amicizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Andavamo a passeggio, in fila per due per via Pretoria, io e Parrella in coppia, a refettorio mangiavamo allo stesso tavolo, uno di fronte all\u2019alto, in sala studio i nostri banchi erano affiancati e cos\u00ec pure i nostri letti. Mio padre conobbe suo padre, medico a Laurenzana; andai a casa sua e lui venne a Tricarico.<\/p>\n\n\n\n<p>Finito il ginnasio, cambiai la sede dei miei studi e ci perdemmo di vista, non lo cercai e non mi cerc\u00f2, a quell\u2019epoca solo le lettere mantenevano i contatti. Quando si cominci\u00f2 a conoscerlo come poeta non fui interessato anche perch\u00e9 mi ero trasferito al Nord e non ricevevo informazioni. In verit\u00e0 c\u2019erano anche altri motivi insignificanti sui quali quindi non \u00e8 il caso che mi soffermi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La poesia di Michele Parrella \u00e8 pertanto una poesia che ho recuperato tardi. Tra i pochi libri sempre sul mio tavolo, che quindi torno a sfogliare, ci sono le sue poesie con la prefazione di <strong>Giuseppe Lupo<\/strong> e la postfazione di <strong>Andrea di Consoli<\/strong>, i libri di <strong>Giovanni Caserta<\/strong>, <strong>Michele Parrella \u2013 <em>il rapsodo che raccont\u00f2 la storia al suono del cupo cupo<\/em><\/strong><em> \u2013<\/em> e di <strong>Gaetano Fierro, <em>Omaggio a Michele Parrella<\/em><\/strong>, che mi sono stati donati dall\u2019<strong>Editore Villani<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Parrella ha un problema, mi pare che l\u2019abbia rilevato benissimo Andrea Di Consoli<strong>: <\/strong>un conflitto tra il corpo del personaggio e il corpo della poesie. Leggendo le sue poesie talvolta riaffiora il corpo del personaggio, cosa che mi disturba. Torna immancabilmente se leggo, o penso al canto del cafone: il suo corpo e il suo vissuto. lui elegantissimo, col panama e il sigaro toscano spento in bocca, la sciarpa di seta bianca e il foulard di seta colorata annodato al collo, il bastone col manico d\u2019argento. Un dandy e penso a <strong>Rocco Scotellaro<\/strong> e credo di sapere che cosa Rocco avrebbe pensato e detto. Mi dispiace, ma \u00e8 quello che penso e non riesco a non pensare.<\/p>\n\n\n\n<p>La poesia \u00e8 dedicata a <strong>Ignazio Silone<\/strong>, la voce dei cafoni. Silone fu amico di Rocco Scotellaro prima di <strong>Carlo Levi<\/strong>.<br><strong>Fontamara, <\/strong>il suo libro ingiustamente dimenticato, scritto sotto il regime fascista e stampato in Francia o Svizzera (non ricordo bene), con dedica dell\u2019autore, \u00e8 stato il primo libro di formazione che ho letto, prestatomi da Rocco Scotellaro, alla caduta del fascismo e guerra ancora in corso. Quando Rocco fu arrestato, nel 1950, con <strong>Antonio Albanese<\/strong> ero a casa sua piena di gente; leggevamo i telegrammi e i biglietti e le lettere di solidariet\u00e0. C\u2019era anche una lettera di Ignazio Silone, non era come le altre, conteneva dei soldi. Mi venne un nodo alla gola, quella lettera mi fece capire molte cose. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Nel canto del cafone \u2013 \u00e8 pi\u00f9 forte di me \u2013 vedo il dandy che fa mostra di sapere che Ignazio Silone \u00e8 la voce dei cafoni della <strong>Marsic<\/strong>a e dei contadini di tutto il mondo e intende apparire come voce dei contadini lucani. Sbaglia Giuseppe Lupo scrivendo nella prefazione \u00abAddirittura la strofe iniziale di Il canto del cafone \u00e8 costituita dall\u2019incipit di una canzone dialettale: \u201cSe mio padre fosse morto \/ e l\u2019asino vivo. L\u2019asino andava a legna\/ e mio padre a vino\u201d\u00bb. A me invece pare che non ci sia nulla di pi\u00f9 diverso di pi\u00f9 imparagonabile della strofe iniziale della poesia con l\u2019incipit della canzone popolare, un (non) incipit che non si fa leggere ma cantare. La canzone nasce per piangere la morte dell\u2019asino, l\u2019unit\u00e0 lavorativa della famiglia pi\u00f9 valida di ogni altra. \u201cQuann murette muglierema \/ io mi mangiai lu prusutt \/ e mo ch\u2019\u00e8 mort u ciucciu mio \/ io m\u2019aggia mette lu luttu. \/ Chiagniti, chiagniti guagliuni \/ ch\u2019\u00e8 murt un ciucciu mio \/ accuss\u00ec ha vulut Dio \/ e io nun sacc com\u2019aggia fa\u201d Si aggiunse quindi una quartina, che Lupo ritiene sia l\u2019incipit \u201c E foss<em>e <\/em>murt tatta e non<em>e <\/em>u ciucc<em>io<\/em> ! \/ U ciucc<em>io <\/em>sc\u00eca a l\u00e8una e tatta non<em>e \/ <\/em>u ciucc<em>io <\/em>guadagnava li quattrini \/ e tatta si li fr<em>e<\/em>cava inda cantina\u201d. A me pare che nella strofe iniziale risulti smarrito il suono musicale e \u201ccantabile\u201d della poesia di Parrella. L&#8217;assoluta estraneit\u00e0 del poeta dal mondo di cui vuole essere voce sta proprio nella mancanza della parola cantina. <br>Nella canzone contadina il vecchio padre chiude con brio e ironia, bevendo vino nella cantina il suo animo si \u00e8 rinrancato. \u201cPeau Peau Peau \/ So fatt vecchio e none vale cchiu \/ la peddecchia \u00e8 arrippilata \/ e la pistola nun spara cchiu\u201d.\u201d Nella poesia si vede solo un vecchietto che col rizzulo in mano che va a comperare il suo quarto di vino coi soldi guadagnati dall\u2019asino appena morto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019insegna della cantina, INGRESSO DI AMICI E OTTIMO VINO si completa con altri segni scolpiti sulla parete della cantina: una mano col dito indice puntato verosimilmente verso l\u2019ingresso della cantina e un mascherone ricco della narazione del bacconale. Suppongo che la narrazione sia scolpita sulle pareti di altre cantine e che tra le diverse narrazioni ci siano differenze secondo l\u2019abilit\u00e0 dello scalpino e la visione della Mitologia del tempo e del luogo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cantina \u00e8 un locale completamente interrato destinato alla corretta conservazione principalmente in botti prima del consumo o della vendita del vino e di altri cibi o bevande. 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