CONTRO L’ASTENIONISMO

Un no forte e chiaro al rischio che l’astensionismo pregiudichi il risultato delle elezioni del 25 settembre. I cattolici prendono una posizione netta in questo senso, con due manifesti di impegno civile, invitando i cittadini a votare per dare il proprio contributo in questo snodo particolarmente significativo per il Paese.

Ne sono convinte le cinquanta personalità cattoliche che hanno sottoscritto il manifesto sul tema «Spunti per un discernimento politico» – tra loro ci sono nomi del calibro di Rosy Bindi, Vannino Chiti, don Luigi Ciotti, Piero Grasso, Savino Pezzotta, Maurizio Portaluri, Livia Turco e Roberto Zaccaria – che invitano al voto spiegando che «di sicuro un serio problema per la salute della democrazia è rappresentato dalle dimensioni dell’astensionismo a contrastare il quale certo non contribuisce lo spettacolo avvilente offerto dai partiti nel compilare le liste dei nominati».

Una disamina che lascia spazio alla polemica con una critica non poi tanto velata alla sistema dei partiti, «ridotti a oligarchie autoreferenziali – si legge nel testo – ricettacolo di un ceto politico proteso a perpetuare se stesso. Dunque, non è priva di fondamento la preoccupazione per le sorti del nostro Paese». Uno scenario che richiama le elezioni del 1948 – quelle che videro proprio la schiacciante vittoria della Democrazia cristiana, il più famoso partito italiano di ispirazione cattolica – ed è proprio a quella coscienza civile che esplose in Italia che si fa riferimento nel documento, con un richiamo alla «sobria raccomandazione del Papa circa le elezioni italiane condensata in una parola: responsabilità», considerata la risposta alle tre grandi preoccupazioni per il futuro del Paese ovvero «talune pulsioni illiberali, la collocazione geopolitica dell’Italia, la prospettazione di ricette demagogiche che condurrebbero il paese al default». I cattolici italiani, dunque, vogliono essere della partita, per arginare il rischio di una paventata deriva, proponendo un pacchetto di questioni di prioritaria importanza per il futuro dell’Italia. L’elenco proposto dal manifesto spazia dall’ambiente alla legalità, dalla famiglia alla questione sociale, passando per guerra, immigrazione e terzo settore. «Trattasi solo di alcune priorità. Altre – precisano – se ne dovrebbero aggiungere. Priorità tutte da inscrivere nell’orizzonte programmatico-valoriale da assumere quale fondamento e obiettivo di un’azio  ne politica adeguata alle sfide del XXI secolo: l’europeismo e la scelta prioritaria per il sostegno e lo sviluppo della cultura, dell’istruzione, della scuola, dalla scuola dell’infanzia all’istruzione superiore, universitaria e post-universitaria. In questa duplice priorità Europa e cultura – sta il cuore della nostra stessa identità – si legge ancora nel manifesto – del nostro umanesimo, secondo un principio di fraternità aperto a tutti e a tutte».

Parole non poi molto lontane da quelle sottoscritte, tra gli altri, da Francesco Capone, Luigi Lochi, don Nicola Macculi, Dario Marangio, Marco Calogiuri, Lorenzo Sbarra, don Gaetano Tornese, Virgilio Vacca, Nadia Pattini, Antonio Capoccia, Luca Potì, Vincenzo Renna, Mario Dabbicco e Francesco Minervini che, nell’appello «Dalla parte della politica educata» si rifanno «all’insegnamento del Concilio circa la responsabilità dei cristiani nella lettura dei segni dei tempi». Anche in questo caso, il timore è un forte astensionismo, ecco perché l’appello è rivolto «soprattutto a quanti pensano di non andare a votare oppure sono an[1]cora indecisi e perplessi, a quanti nutrono ancora rabbia e rancore. La non partecipazione al voto non è la soluzione ai tanti problemi. L’indifferenza, il “me ne frego”– scrivono – spinge ai margini della comunità». Dieci punti contro i populisti e i nazionalisti, a sostegno di «una Repubblica fondata sui principi della Costituzione che sono i principi di una democrazia solidale e personalista. Stiamo dalla parte –si legge nel documento – degli Stati Uniti d’Europa, cui vorremmo ce[1]dere ancora pezzi della nostra sovranità nazionale,soprattutto in tema di sicu[1]rezza, di energia, di ambiente, di politiche fiscali e di politica estera»

(Articolo di Alessandra COLUCCI su «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 23.09.2022. pa. 8)

 

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