Fabrizio W. LUCIOLLI

L’impronta che Emilio Colombo ha impresso nella storia dell’Unione europea è confermata dai prestigiosi riconoscimenti internazionali che egli ha ottenuto nel corso della sua straordinaria carriera politica. Tra questi si annovera il premio Carlo Magno, attribuitogli nel 1979 ad Aquisgrana, in precedenza assegnato solo ad Alcide De Gasperi e ad Antonio Segni, e il premio Iean Monnet, conferitogli nel 2011.

Iacques Delors, il carismatico presidente di ben tre Commissioni europee, dichiarò che Colombo «figura tra le quattro o cinque personalità che hanno rappresentato veramente l’impegno europeo dell’Italia, voluto da De Gasperi all’indomani della guerra e grazie al quale il Paese è tornato a giocare un proprio ruolo nella comunità internazionale».

L’ Europa è sempre stata al centro della visione politica di Colombo che non ha mai mancato di affrontare le diverse questioni nazionali con un riferimento al più ampio quadro europeo e internazionale. La grandezza della visione europea di Colombo trova una delle espressioni più alte in un Atto di straordinaria lungimiranza che vede il suo nome legato a quello del collega tedesco Hans-Dietrich Genscher. L’Atto Colombo-Genscher costituisce uno dei passaggi storici più rilevanti del processo d’integrazione europea. Nel discorso sul futuro dell’Europa pronunciato in Campidoglio il 16 aprile 2002 l’allora Presidente della Repubblica tedesca, Johannes Rau, affermò che l’Atto Colombo-Gemscher ha rappresentato «il primo grande passo di riforma dopo anni di stagnazione».

L’ iniziativa italo-tedesca maturò in un momento di stallo del processo di integrazione europea che, agli inizi degli anni Ottanta, necessitava di essere rilanciato per rispondere alle nuove sfide e ai cambiamenti che interessavano il continente europeo. La Comunità dei Dieci aveva compiuto significativi progressi in campo economico ma era necessario rafforzare la cooperazione tra gli stati in vista di un ulteriore allargamento e per affrontare efficacemente uno scenario internazionale che richiedeva all’ Europa l’assunzione di maggiori responsabilità.

In tale contesto, nel gennaio del 1981, i ministri degli Esteri Colombo e Genscher si trovarono a esprimere, in occasioni diverse e senza alcuna concertazione, analoghi concetti relativi all’esigenza di un approfondi-mento della cooperazione europea in materia politica. La convergenza di tali posizioni condurrà i due statisti a coordinare i propri intenti e a dar vita all’Atto Colombo-Genscher che verrà sottoposto al Parlamento europeo il 12 novembre 1981 e al Consiglio europeo di Londra il 26 e 27 novembre dello stesso anno.

L’iniziativa di Colombo e Genscher oltre a rilanciare il processo d’integrazione europea a livello politico, prevedeva una azione europea concertata anche nella politica estera e di sicurezza, inclusi gli aspetti di collaborazione nella lotta al terrorismo. L’iniziativa venne successivamente paragonata dal ministro Genscher a un missile a “tre stadi”, che verrà lanciato con la Dichiarazione solenne di Stoccarda del 1983 e i cui effetti si concretizzeranno con la firma dell’Atto unico europeo del 1986 e troveranno definitiva attuazione nel Trattato di Maastricht del 1991.

Nell’intervento pronunciato al Parlamento europeo di Strasburgo il 19 novembre 1981, Colombo presentò l’iniziativa italo-tedesca come un «contributo, una sollecitazione all’avvio di una nuova fase dinamica della costruzione europea›› che scaturiva dalla necessità di far fronte agli urgenti problemi di ordine economico, monetario e politico nei confronti dei quali «l’Europa deve assumere una propria iniziativa, dotarsi di una propria strategia, divenire per conseguenza sempre più un’entità politica. Man mano che si avanza lungo questa via, i confini tra l’economico ed il politico, nella costruzione europea, vanno sempre di più stemperandosi››.

Al riguardo, Colombo sottolineò con veemenza la necessità che l’Europa divenisse «sempre più un’entità politica». In tale prospettiva, per lo statista lucano si rendeva necessario rilanciare il processo di integrazione europea e di cooperazione nei settori della sicurezza, della cultura, del diritto, rafforzando le istituzioni europee e migliorandone il processo decisionale. Secondo la visione lungimirante di Colombo, con l’attuazione di queste indicazioni gli aspetti politici, economici e monetari si sarebbero sostenuti a vicenda. In tale prospettiva, per Colombo «Occorre vieppiù impegnarsi per la realizzazione, sia pure con la dovuta gradualità, dell’unione economica e monetaria, la quale contribuirà in maniera determinante a rafforzare i vincoli esistenti tra i nostri paesi».

L’approccio di Colombo per assicurare un’attuazione rapida, concreta ed efficace del Piano si fondava sui principi della prudenza e della gradualità. Colombo riteneva che per attuare le riforme all’interno della Comunità fosse preferibile fare riferimento ai trattati esistenti, nell’ottica di migliorare, approfondire e perfezionare le direttive già esistenti. Per Colombo «L’ Europa come la natura non ƒacit saltus, deve procedere gradualmente, la gradualità è una regola della Comunità, è data dalla necessità di trovare un punto di incontro tra le esigenze che si presentano talvolta contrastanti».

In un successivo intervento, reso in occasione della Dichiarazione solenne adottata a Stoccarda dal Consiglio europeo del 19 giugno 1983, Colombo ribadì tali concetti affermando che:

È innegabile che l’avanzamento verso la meta politica dell’Unione europea resta indispensabile se non si vuole che il processo di integrazione economica finisca per bloccarsi. Ed è anche lo stesso vasto assieme dei problemi internazionali, in particolare nel delicato momento che attraversano le relazioni Est-Ovest, a rendere più che mai evidente l’esigenza di pervenire all’Unione europea, mediante una crescente unità, non più soltanto economica, ma anche politica, ed estesa ai grandi problemi politici ed economici della difesa dell’Europa.

Nella concezione di Colombo, pertanto, integrazione politica, sicurezza e integrazione economica si sostengono vicendevolmente. Concetti che lo accompagnano sino all’ultima seduta a cui partecipa prima della sua scomparsa. In occasione di una riunione congiunta delle Commissioni Esteri e Difesa del Senato, Colombo prende la parola per spronare ancora una volta a guardare all’Europa come uno strumento di integrazione politica e non piuttosto di divisione e mero rigore economico.

Nella visione di Colombo l’avvio graduale di una politica estera e di sicurezza comune viene ritenuto un elemento fondamentale per la realizzazione dell’Unione stessa e per dare incisività all’azione dell’Europa nello scenario internazionale. Nella lettera di accompagnamento dell’Atto, Colombo definisce la proposta italo-tedesca come lo strumento con cui gettare, in un quadro evolutivo, le basi per la costruzione di una vera e propria Unione europea, ricordando che gli interessi nazionali devono lasciare il posto all’obiettivo comune di sviluppo e di progresso della Comunità, soprattutto in una «fase di grande instabilità internazionale in cui tale processo va rinforzato e disteso per dare sempre più pienamente quel contributo che ai Dieci si chiede alla pace e alla collaborazione in ternazionale››. E continua: «l’Europa può e deve costituire un prezioso ed insostituibile fattore di equilibrio, di progresso e di pace sulla scena internazionale. A tale utile funzione equilibratrice l’Europa è chiamata dai valori universali della sua storia e della sua cultura, dal suo peso economico, dalla sua vocazione di pace».

Una visione, quella di Colombo, che andava ben oltre i limiti del continente europeo e che si fondava su valori che sapevano associare il processo d’integrazione europea al rafforzamento del legame transatlantico. Per lo statista è attraverso un responsabile sviluppo di un pilastro europeo di sicurezza e difesa nell’ambito dell’Alleanza atlantica che gli interessi nazionali ed europei possono essere più efficacemente perseguiti. A tal  fine, per Colombo, i paesi europei possono assumere un ruolo di primo piano in un contesto euroatlantico e nella Nato solo attraverso decisioni politiche e azioni comuni, condivise e coordinate. È in questo quadro che si connota il suo ruolo di Colombo nella difficile crisi degli Euromissili che agli inizi degli anni Ottanta portò alla “doppia decisione” del loro schieramento in Italia. La decisione adottata dall’Italia fungerà da traino a quella tedesca e europea.

Una posizione, quella di Colombo, che ha sempre saputo coniugare con responsabile equilibrio l’europeismo più puro dei padri fondatori dell’Unione con un atlantismo ancorato ai più forti legami transatlantici di sicurezza. Una visione euro-atlantica che ha sempre ispirato l’azione di Colombo in politica estera e che ha caratterizzato il suo impegno quale presidente del Comitato atlantico italiano dal 1990 al 2014. L’°Europa, attraverso i valori della sua storia e della sua cultura, deve rappresentare un pilastro nella scena internazionale in grado di garantire pace, sicurezza e progresso.

I valori a cui fa riferimento Colombo vanno identificati in quelli cristiani che rappresentano le radici fondanti del continente europeo. Cristianesimo che ha impiantato nel cuore degli europei un sistema di valori comune per la costruzione di una società armoniosa e all’insegna del progresso. Egli afferma:

Vi è, credo, un convincimento comune che ci unisce, quale che sia il paese d’origine e quale che sia la parte politica cui apparteniamo; al mondo l’Europa deve tornare a proporre i valori dello spirito che sono a fondamento della sua millenaria cultura. Tutti ci riconosciamo in quei valori, a nome dei diversi ideali cui dobbiamo reciproco rispetto; per me, e credo per molti, sono i valori del cristianesimo, quelli che il cristianesimo ha illuminato e reso universali, che possono consentire agli europei di elaborare un modello di società che permetta all’uomo  di vivere in armonia con sé stesso ed il proprio ambiente naturale e di lavoro, e di ritrovare in se stesso la fiducia nel progresso della società umana.

Valori che hanno sempre ispirato la sua azione e che costituiscono il dna della Repubblica e della costruzione europea che così significativamente Colombo ha contribuito a edificare.

Fabrizio William Luciolli – Presidente del Comitato atlantico italiano e dell°Atlantic Treaty association, il prof. Luciolli svolge attività di formazione in varie istituzioni nazionali e internazionali, militari e accademiche. Dal 2000 al 2015, è stato docente di Organizzazioni internazionali per la sicurezza, politica militare e politica di sicurezza nazionale presso il Centro Alti Studi per la Difesa.

 

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