Torno sul nome della nostra Regione perché non riesco a capire – e domando al caro amico Angelo Colangelo di darmi una spiegazione – perché bisogna stuprare l’identità etnica Lucania-lucano (in Lucania/Basilicata-lucano/basilicatese), perché un paio di imbecilli in circolazione pensano che la Lucania sia regione diversa dalla Basilicata.

Comincio col dire che nell’Assemblea costituente non ci fu alcuna discussione, non fu pronunciata neppure una parola sul nome della nostra regione: il nome Lucania – come si potrebbe essere indotti a pensare – non fu scartato perché Mussolini nel 1932 aveva ordinato di cambiare il nome Basilicata in Lucania.

In Assemblea Costituente la questione dei nomi delle regioni si semplifica e risolve con l’approvazione del seguente ordine del giorno presentato dall’onorevole Ferdinando Tragetti, socialista di Firenze: «L’Assemblea Costituente delibera che — salva la procedura per istituire nuove Regioni — siano nell’articolo 123 costituite le Regioni storico-tradizionali di cui alle pubblicazioni ufficiali statistiche».
L’articolo 123 era l’articolo del disegno di legge, che nel  testo definitivo della Costituzione diventa 131.

La tradizione italiana in materia di regioni inizia, dunque, con la ripartizione del territorio del Regno di Italia in 14 compartimenti fatta da Pietro Maestri nel 1864 ai fini delle statistiche nazionali, sociali ed economiche per definire le diverse tipologie di produzione del territorio del nuovo Regno, che non comprendeva però l’allora ancora esistente Stato Pontifico.

La divisione in 14 compartimenti fatta dal Maestri fu poi ripresa da Alfeo Pozzi che nel 1870 fece un manuale ad uso scolastico dal titolo “L’Italia nelle sue presenti condizioni fisiche, politiche, economiche e monumentali”. In questo volume, che ebbe un grande successo e molte successive edizioni, il Pozzi aggiunse all’elenco del Maestri anche la regione Lazio, ormai diventata parte integrante dello Stato italiano, portando così a 15 il numero complessivo delle regioni.

L’uso massiccio in tutte le scuole del manuale di Pozzi fu poi la causa prima del fatto che in tutte le scuole del Regno per decenni la geografia del Paese, e in parte anche le sue caratteristiche economiche e monumentali, furono insegnate sulla base di quella ripartizione regionale.

All’Assemblea costituente, dunque, l’on. Targetti, proprio per superare la difficoltà posta dalle discussioni in ordine al numero e alla ripartizione delle istituende regioni, che rischiava di bloccare la discussione relativa all’introduzione delle regioni nella nuova Costituzione, riprese l’elenco del Pozzi, con qualche correzione. Infatti dal Lazio fu staccata la regione Umbria e invece la precedente regione romagnola fu aggregata alla regione Emilia. Inoltre vennero istituite la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia, regioni tutte la cui istituzione, così come la loro specialità, fu legata, come sappiamo, alle vicende successive alla seconda guerra mondiale e ai Trattati che ne seguirono.

Il numero delle regioni fu dunque fissato nell’ o.d.g. Targetti in 19, che divennero 20 con la l. cost. 27 dicembre n. 3, la quale modificando anche l’elenco dell’art.130 Cost. istituì la regione Molise.

 

2 Responses to LUCANIA: nome della nostra Regione e dei poeti, come dice Carlo Levi

  1. domenico langerano ha detto:

    Carissimo Antonio, continui a riempire vuoti di storia nel modo che solo tu sai fare.
    Bravo con abbraccio incorporato!
    Mimmo

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