Da circa un mese è in libreria l’ultimo lavoro letterario di Antonio Sinisgallo, “Parlane con me”, pubblicato per le edizioni “Homo scrivens” di Napoli. È un romanzo di formazione, che affronta temi di viva e drammatica attualità, in cui sono coinvolti i due capisaldi della  vita sociale e civile, la famiglia e la scuola. È un libro che, peraltro, non desta nessuna sorpresa in chi conosce gli interessi e la sensibilità dell’autore, il quale per molti anni si è occupato dei problemi legati all’età adolescenziale come docente e continua ora a farlo come scrittore.

Stiglianese trapiantato da oltre mezzo secolo a Napoli, Antonio Sinisgallo, infatti, è impegnato da tempo in una significativa attività narrativa, che è divenuta particolarmente intensa, dopoché ha lasciato la scuola per godersi i meritati frutti di una operosa vecchiaia. Oltre ai lavori da lui curati come responsabile del laboratorio di Scrittura creativa presso la Fondazione Humaniter, piace ricordare le due significative raccolte di racconti Ladro il tempo, il suo libro di esordio nel 2007,e poi La ciminiera ha pigliato -racconti lucani-.

Tutta la scrittura di Sinisgallo oscilla in realtà tra due poli. Il recupero della memoria individuale e collettiva è il filo resistente che lo tiene legato sentimentalmente al paese natale, lasciato subito dopo gli anni della scuola elementare alla fine della seconda guerra mondiale e visitato sempre più di rado con il passare del tempo.

Per altro verso deve essere segnalata l’attenzione amorevole che Antonio assiduamente manifesta verso la città di adozione, di cui non ha mai tralasciato di raccontare con passione e maestria fatti, storie e leggende.

Il romanzo “Parlane con me” ruota intorno alle disavventure e alle vicende dolorose di un’umile famiglia napoletana, il cui capofamiglia, Pasquale, tentato e sedotto dal demone dei facili guadagni, si lascia inghiottire dal mondo della malavita. Così non solo causa la sua rovina, ma lascia in forti ambasce la moglie Assunta, che assume le sembianze di una vera eroina da tragedia greca, e i tre figli Antonio, Gabriella e Carlo, costretti ad una vita grama, resa ancora più tormentata dalla necessità di affrontarne le asperità senza il sostegno paterno, mentre vivono le difficoltà e i turbamenti propri della loro ancora tenera età.

Nel libro, così, si ha modo di esplorare la condizione di forte disagio che tanti ragazzi vivono durante la crescita psichica e fisica nell’età delicata dell’adolescenza, che s’intreccia inestricabilmente con i molti e gravi malesseri sociali prodotti dalla dispersione scolastica, dalla droga, dall’AIDS, dalla criminalità. E si scopre con amarezza e sconforto che spesso tali mali sono acuiti dalla persistenza di alcuni inaccettabili tabù, che si possono superare solo con il contributo irrinunciabile e determinante di una sana educazione familiare e di una buona scuola.

Per la narrazione di questo magma incandescente di fatti, di passioni e di emozioni lo scrittore si affida a una scrittura sobria e scorrevole, che è capace di coinvolgere nei momenti più lancinanti e diventa godibile nelle parti dialogate, quando balena con il suo splendore un meraviglioso dialetto napoletano rischiarato in lingua.

Mi piace, a questo punto, chiudere la mia breve nota con una riflessione. Non ricordo chi ha affermato, sfiorando il paradosso, che ogni testo, fosse anche un saggio critico, non può non essere autobiografico. Ebbene, in questo libro di Sinisgallo che, come si è già detto, può essere considerato un romanzo di formazione, non mancano tracce malcelate di autobiografia.

Non si fa fatica, a mio avviso, a intravedere il profilo dell’autore dietro la figura di nonno Carlo che, pazzo d’amore per il nipotino che porta il suo nome, è capace di tornare egli stesso bambino e diventa il suo inseparabile e brillante compagno di giochi.

E dell’autore, che fu già docente, si sente alitare il respiro nella fervida atmosfera del lungo capitolo finale, quando, sotto l’abile guida dell’insegnante di matematica, una classe intera di ragazzi di scuola media è impegnata, con straordinario entusiasmo, nello sforzo commovente di cercare attraverso la finzione teatrale il sapore vero e il senso autentico della vita.

 

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