1948, una estate straordinariamente calda e afosa. Di giorno ci si difendeva dal caldo e dall’afa tenendo le case sbarrate, perché, per generale convinzione, ciò che difende dal freddo difende dal caldo; di sera aprendo porte e finestre e prendendo il fresco seduti sui balconi o sugli usci delle case. Le maggior parte delle case della Rabata e della Saracena avevano un solo vano e i vicoli brulicavano di persone che prendevano il fresco. L’una di fronte all’altra, in quei vicoli stretti, con le porte spalancate, la case sembravano vani comunicanti.

Una sera di luglio, in un vicolo della Saracena, due case, una di fronte all’altra, erano gremite di gente, e nessuno era seduto sull’uscio a prendere il fresco. In una casa si festeggiava un matrimonio, si ballava e si beveva il rosolio; l’aria era bollente e irrespirabile per la folla di ospiti, il ballo e il rosolio, bevuto generosamente in bicchierini della grandezza di un ditale, colmi fino all’orlo. C’era Rocco Scotellaro e c’ero anch’io. Nella casa di fronte c’era una veglia funebre, tutti seduti attorno la vecchia morta stesa sul letto, con le scarpe di tela incerata legate alle punte, in attesa che il rigor mortis facesse il suo corso.

Dal vano dove si ballava, le scarpe parevano enormi e coprivano quasi per intero la visuale, lasciando appena intravedere la faccia lontana sul cuscino e il ventre gonfio della morta.

Questo è il mio ricordo di partecipante a quella festa di matrimonio. Inconsapevolmente partecipavo alla nascita di un canto poetico, alla comunicazione universale di quell’evento mediante cronaca poetica e cantata, che entrò a far anche parte del repertorio canoro di Maria Monti con la poesia di Rocco Scotellaro

È UN RITRATTO TUTTO PIEDI

Nella grotta in fondo al vico
stanno seduti attorno la vecchia morta,
le hanno legate le punte
delle scarpe di suola incerata.
Si vede la faccia lontana sul cuscino
il ventre gonfio di camomilla.
È un ritratto tutto piedi
da questo vano dove si balla.

MARIA MONTI, Canteautrice e cabarettista. Esordì nei cabaret milanesi alla metà degli anni Cinquanta, in un periodo di vivaci fermenti nel mondo dello spettacolo, esibendosi con Giorgio Gaber, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, e con Paolo Poli nelle «Canzoni del diavolo».

La voce che stregò Giorgio Gaber e ha cantato alcune poesie di Rocco Scotellaro

Maria Monti

 

One Response to UNA SERA DI UNA LONTANA ESTATE DUE CASE IN UN VICOLO DELLA SARACENA

  1. Maria Teresa Intoccia ha detto:

    Tanta malinconia di un vissuto infantile tra queste case deserte dove ancora aleggia lo spirito di quei morti

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