Una bambina trova in soffitta una scatola di latta contenente una stella di stoffa che una volta doveva essere gialla, ma il colore è ormai sbiadito. È, insomma, una stella che non brilla.

Nel piccolo contenitore ci sono anche un dente e una foto che raffigura un gruppo di uomini in pigiama dall’aspetto scheletrico. Eva, questo il nome della piccola, sa che la mamma e il papà non vogliono che si porti via nulla da quella soffitta. Ma la curiosità prende il sopravvento, torna in casa e mostra quel che ha trovato, chiedendo al papà di che cosa si tratti e da dove vengano quegli oggetti. L’uomo impallidisce e dice alla figlia che sarà il nonno a raccontarle la storia. Quel pomeriggio stesso l’anziano signore arriva a casa proprio per lei e per la storia che aspetta.

Non è una vicenda allegra,ammonisce, anzi è tristissima: «Hai sentito parlare della guerra?». Così comincia il racconto di quegli anni e delle persecuzioni contro gli ebrei. Un racconto che farà piangere la bambina ma, le dice il nonno, la cosa più importante è sapere. E soprattutto, ricordare: «Devi solo ricordare perché niente del genere possa mai ripetersi».

È questo il messaggio che La stella che non brilla, il libro per bambini in edicola con Il Sole 24 Ore in vista della Giornata della Memoria, vuole trasmettere. Attraverso un racconto semplice e asciutto, e perciò efficace, arricchito da belle illustrazioni, il volume risponde all’imperativo di rendere consapevoli anche i lettori più giovani di che cosa è stato lo sterminio.

Una storia che, con delicatezza e con parole adatte al pubblico di riferimento (i piccoli dai 9 anni in avanti), è istruttiva rispetto alla conoscenza di quanto accaduto, e al tempo stesso è un monito a non abbassare mai la guardia.

La stella che non brilla. La Shoah narrata ai bambini (pagg. 48) di Guia Risari e con i disegni di Gioia Marchegiani sarà in edicola fino al 22 febbraio in abbinata non obbligatoria con «Il Sole 24 Ore» a € 9,90 oltre al prezzo del quotidiano; lo si trova online sul sito di Shopping24 a € 9,90:

IL MIO PERSONALE RICORDO DEL SACRIFICIO DI ZI’ CARDATO E GIUDITTA

SETTIMIO BRUNO MIELI E GIUDITTA: PADRE E FIGLIA.

Settimio Bruno, commerciante di stoffe romano, fu confinato ad Accettura, dove allora (1939-41) abitava la mia famiglia, perché ebreo. Tra Settimio Mieli e i miei genitori si strinse una grande, intensa e affettuosa amicizia, mio padre e Settimio si chiamavano “cugino”, noi bambini lo chiamavamo affettuosamente zi’ Cardato, e Giuditta, coetanea di mio fratello Michele e di qualche anno più giovane di me, fu nostra compagna di giochi. A Giuditta avevano fatto superare lo choc dell’espulsione dalla scuola a causa delle
leggi razziali affidandole il compito di fare compagnia al padre ad Accettura, dove lei prendeva lezioni private. Non ho mai dimenticato l’intensità di quell’amicizia e nei miei occhi è rimasta indelebilmente impressa la visione della tristezza di zì Cardato quando ci salutò nella piazzetta di Accettura il giorno (era il 2 aprile del 1941) della nostra partenza per Tricarico, dove mio padre era stato trasferito. Il soggiorno di zi’ Cardato e di Giuditta ad Accettura non durò a lungo e, scontata la pena del confino, tornarono a Roma.

Fossero rimasti ad Accettura! Il 16 ottobre 1943, il sabato nero del ghetto di Roma, furono entrambi coinvolti nella retata degli ebrei e deportati. Non hanno fatto ritorno.

Per vicende che non mi piace raccontare sono state distrutte tutte le fotografie conservate nella mia vecchia casa familiare di Tricarico, comprese alcune foto con zi’ Cardato e Giuditta, così cancellati definitivamente dalla mia faccia della terra.

 

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