Da quella porta è il titolo dato alle ultime 11 strofe dalla poesia La Montagna di tufo di Michele Parrella. La montagna di tufo è il groviglio dei Sassi, un simbolo della Lucania. Un buco nero che un giorno / fu la porta di una casa. Da quella porta sono usciti i lucani, gli ultimi: un ordine, una chiamata biblica: un ordine scandito dal martellante ripetersi dell’aggettivo possessivo «tuo», contraddistinto da uno stravolgimento della successione dello spazio: «Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò.» (Genesi 12, 1).

Il titolo e la scelta delle 11 strofe mi è stato suggerito dalla Postfazione di Andrea Di Consoli, che ringrazio, all’Antologia delle Poesie di Michele Parrella a cura e con la Prefazione di Giuseppe Lupo.

Ma, a giorno fatto,
scendendo con lui nel tufo,
ho portato un giovane poeta
davanti a un buco nero
che un giorno fu
la porta di una casa,


e gli ho detto:
guarda, da quella
porta possono uscire
i poeti, gli zingari,
i ladri, gli assassini.


Da quella porta
possono uscire gli ultimi,
ma con l’orgoglio di essere ultimi.


Da quella porta
sono usciti i nostro padri,
i nostri fratelli,
che in Europa fanno ruotare
i mulini, i torni.

A quella porta
erano appese le camicie
dei nostri padri,
simili a bandiere di stracci.

Per molto tempo
il nostro paese è stato fermo
come un vagone arrugginito
bloccato dal rosmarino.

Ma appena fu teso il binario
come la corda di un arco,
tutti gli uomini sono fuggiti.

Da quella porta
siamo usciti tutti noi.
Leonardo Sinisgalli
Rocco Scotellaro
Vittorio Fiore
Rocco Mazzarone
Luigi Guerricchio
Giacomo Schettini
Alberto Jacoviello
Donato Scutari
Michele Strazzella
Domenico Bonelli
Vincenzo Lacorazza
Aldo Musacchia
Mauro Masi
Gerrardo Corradi
Giuli Stolfi
Francesco Ranaldi
Vito Riviello
Felice Scardaccione
Lucio Tufano
I miei fratelli
Giuseppe e Vincenzo.

Ma da quella porta,
ricordalo,
non possono uscire
gli avvocati, i notai,
gli aguzzini, i sensali.

 
Da quella porta
non possono uscire
i vermi.


Ricordalo,
quando scriverai
le poesie sul tuo paese
che una volta fu il mio.

(Michele Parrella, 21 agosto 1975)

 

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